“Dagli assalti squadristi alla strage: la carriera di Giancarlo Rognoni”

Il 4 novembre 1970 davanti alla stazione centrale di Milano un fascistello di nome Paolo Crosti fu trovato incatenato a un’automobile. Alla polizia raccontò che aveva voluto compiere un gesto dimostrativo “contro il materialismo comunista e a favore della Cecoslovacchia”. Risultò che la macchina a cui si era legato apparteneva a una certa Anna Maria Cavagnoli residente in via Brusuglio 47, nel quartiere di Affori, insieme al marito venticinquenne, certo Giancarlo Rognoni. Allora questo nome passò del tutto inosservato e la moglie Anna Maria se la cavò sostenendo che il fascista si era incatenato alla loro macchina che avevano lasciato aperta. Ma due mesi dopo il nome di Rognoni risalta fuori. Siamo in dicembre e nella sede del MSI di via Mancini 8 fascisti scoprono un compagno anarchico, Riccardo Scalici che, dicono loro, faceva la spia. Nel grande trambusto che ne segue, un gruppo di giovani fascisti di Ordine Nuovo propongono di giustiziarlo sul posto e tentano di passare a vie di fatto. Lo stesso Servello è costretto a intervenire per dissuaderli. A capo di questi risulta Giancarlo Rognoni.

Francesco_Servello

In seguito all’episodio, Rognoni e altri undici “camerati” vengono cacciati dal MSI e nei giorni immediatamente successivi provocano risse e si danno ad atti vandalici. Ma poco dopo lo scioglimento di O.N. rientreranno insieme a Pino Rauti, e Servello li appoggia nella pubblicazione del giornale “La Fenice”. Ma la notorietà di Rognoni comincia a crescere dopo il 21 giugno 1971 quando – sempre a Milano – organizza l’aggressione contro il circolo Perini di Quarto Oggiaro dove è in corso una conferenza di un magistrato democratico. Insieme a lui ci sono i fascisti De Amici, Pier Luigi Pagliai (allora appena diciassettenne e ora riparato in un collegio di Salò), ma ci sono soprattutto i giovani fascisti dell’istituto Feltrinelli  fra i quali Rognoni recluta i più fidi picchiatori. Fra di essi Marzorati, Arlotti, Stepanoff.
Dopo l’assalto al Perini, iniziano riunioni organizzative  tra i responsabili del MSI di Quarto Oggiaro capeggiati da Casagrande e il gruppo Rognoni. I risultati si vedono alla ripresa delle scuole. L’11 ottobre del 1971 viene assaltato il liceo Manzoni , due compagni studenti sono accoltellati. L’organizzatore è ancora lui, Giancarlo Rognoni: i fascisti attuano la provocazione presentandosi davanti agli studenti con il giornale “La Fenice” in mano. In quell’occasione vengono arrestati, oltre lo stesso Rognoni, i picchiatori De Amici, Battiston e quel Di Giovanni che è oggi indicato da Vittorio Loi come uno dei partecipanti alla riunione del bar Dubini alla vigilia del 12 aprile. Anche Nico Azzi era con loro. Durante il processo contro i compagni dell’11 marzo il presidente del tribunale riceve lettere anonime di minacce. Gli avvcati della difesa si accorgono di essere pedinati. Uno di loro prende la targa della macchina che lo segue. Il numero corrisponde a Giancarlo Rognoni. nella primavera del ’73 celebra il processo delle Sam. Per tutta la durata del dibattimento Giancarlo Rognoni segue la discussione in aula, attentissimo, nello spazio riservato agli avvocati e ai giornalisti.

Lotta Continua 20.04.1973

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