Antonio Labruna – dichiarazioni 09.10.1992

E’ comparso il testimone seguente cui rammentiamo anzitutto, a mente dell’ articolo 357 cpp, l’ obbligo di dire tutta la verita’ e nulla altro che la verita’ e le pene stabilite contro i colpevoli di falsa testimonianza.

Prendo atto che vengo sentito al fine di approfondire una mia dichiarazione resa al GI di Milano il 07.07.92 relativamente ad una proposta fattami dal Benincasa e dal D’Ovidio. Effettivamente su proposta di Maletti il Benincasa ed il D’Ovidio mi fecero un discorso relativo ad un atto di provocazione. Intendevano dare fuoco alla 500 di Lazagna, a Bobbio e farvi trovare nell’ autovettura incendiata dei documenti evidentemente compromettenti per il Lazagna stesso. Ripeto che l’ iniziativa era del Maletti ed i due si rivolsero a me, dietro indicazione del Maletti per trattarne l’aspetto operativo. Naturalmente rifiutai di partecipare a questa operazione che non rientrava nei compiti del Nod.

Adr: e’ certo che il Mannucci Benincasa era strettamente legato al Maletti anche perche’ – come mi era stato detto – suo padre aveva militato in Africa alle dipendenze del padre di Maletti. Circa la carriera del Mannucci so che questi occupo’ una posizione in sottordine presso il centro cs di Padova fino a quando non fu nominato capocentro a Firenze in sostituzione del colonnello Viezzer, che venne a Roma ad occupare il posto di capo della segreteria del reparto D.
A questo punto desidero fornire spontaneamente alcune precisazioni in merito alla mia iscrizione alla loggia P2. Fu il Viezzer a propormi l’ iscrizione ed il Maletti mi disse di accettare in quanto cosi’ avrei potuto conoscere quell’ ambiente. Naturalmente a quel tempo non si sapeva nulla sulla loggia P2; non sapevo che il Maletti appartenesse a tale loggia, ne’ sapevo che ne facesse parte anche il D’Ovidio. Viezzer dunque, avuto il mio consenso ad associarmi, mi condusse a Roma, all’ albergo Excelsior dove sottoscrissi il documento di iscrizione alla presenza di Gelli. Non c’ erano altre persone. Successivamente la mia iscrizione venne formalizzata alla presenza del gran maestro Salvini Lino e del Gelli. Di cio’ ho gia’ parlato a suo tempo al dr Sica.

Adr: non so se il Mannucci fosse iscritto alla massoneria, ne’ so se avesse legami con Gelli.

Adr: come ho gia’ detto in altre mie dichiarazioni, nell’ ambito della mia indagine sul golpe Borghese presi contatto col maresciallo Rossi di Pistoia e con l’ avvocato degli innocenti. Insieme a me c’ era l’ allora colonnello Romagnoli. In quell’ occasione appresi, fra l’ altro, che il colonnello santoni – allora capitano – aveva richiesto al Rossi un’ informativa sul Gelli, che l’ aveva richiesta con urgenza, ma che poi non si era piu’ curato di farsela consegnare. Cio’ e’ quello che mi ha detto il Rossi, il quale visto che il Santoni sembrava non avere piu’ bisogno di quel documento lo diede a me. Io e Romagnoli consegnammo il predetto documento al Viezzer.

Adr: ricordo chiaramente che il maresciallo Rossi ci disse che aveva chiamato santoni per telefono dicendogli che l’ appunto era pronto e che questi gli aveva risposto che non aveva piu’ tanta fretta.

Adr: fra le altre cose dall’ avvocato Degli Innocenti appresi che il Gelli frequentava il centro CS di Firenze. Spontaneamente ora dico che nel 1973 il mio nome e’ stato bruciato in quanto comparve sulla rivista OP di Pecorelli. Dal 1973 Pecorelli mi ha costantemente attaccato sino alla sua morte, anzi fino a quattro o cinque mesi prima, quando mi fu presentato al palazzo di Giustizia di Roma dall’ avvocato Antetomaso. Ricordo che il Pecorelli in quella circostanza mi disse che avrebbe potuto aiutarmi nel procedimento pendente a mio carico a Catanzaro. Come ho detto sono stato “bruciato” nel 1973 e dal 1976 ho cessato il mio rapporto con il servizio. Gia’ al tempo del mio arresto, comunque, ero stato sospeso.

Adr: nella mia indagine sul golpe Borghese ho raccolto informazioni da diverse fonti, fra queste Paglia Guido il quale mi venne indicato dal generale Maletti come persona che aveva bisogno del mio aiuto in una serie di accertamenti riguardanti il genero di Monti. Preso contatto col Paglia in realta’ non ebbi il tempo di fare quanto richiestomi dal Maletti, ma appresi dal Paglia stesso delle informazioni su Avanguardia Nazionale e in particolare sul coinvolgimento di tale organizzazione nel golpe Borghese. Le informazioni del Paglia si riferivano soprattutto alla notte della madonna. Inoltre il Paglia mi consegno’ una sua relazione su AN.
Inoltre mi mise in contatto con Delle Chiaie tramite Giorgi Maurizio che mi accompagno’ a Barcellona. A Barcellona trascorsi due giorni con Delle Chiaie e feci una relazione su questo incontro che aveva come scopo quello di raccogliere elementi sul golpe Borghese. Chiestomi che cosa sappia della cosiddetta provocazione di camerino dico che chi comandava la compagnia dei carabinieri di camerino era l’ allora capitano D’Ovidio. Chiestomi per quali ragioni Delle Chiaie mi accusi dei fatti di camerino dico che lo fa per gli stessi motivi per i quali smentisce la relazione di Paglia su AN.
Inoltre il Delle Chiaie continua a formulare delle accuse contro di me tanto che a Venezia pende a mio carico un processo per calunnia intentato da Delle Chiaie.

Adr: altre fonti circa il golpe Borghese li acquisii nelle seguenti occasioni. Ora non ricordo se nel 1972 o nel 1973 ricevetti l’incarico di prelevare un carico di armi da una nave che si trovava nei pressi della costa sarda in acque extraterritoriali. Dovevo portare tali armi a Capo Teulada. A dirigere questa operazione era il generale Viviani. L’ operazione non ebbe seguito poiche’ la nave in questione fu intercettata da sottomarini inglesi e israeliani costringendo il comandante a gettare il carico in mare. Questo episodio venne anche riferito dalla televisione. Nel contesto di questa attivita’ conobbi comunque l’ armatore napoletano che apparteneva alla societa’ di navigazione della nave suddetta.
Questo armatore, del quale ora non ricordo il nome, appariva molto preoccupato del fatto che potessero nuovamente verificarsi iniziative golpiste analoghe a quelle del 1970 cui egli stesso aveva partecipato mettendo le proprie navi a disposizione per il trasporto degli internati. Questo armatore mi disse che poteva mettermi in contatto con tale Orlandini. Autorizzato dal Maletti incontrai piu’ volte l’Orlandini, che mi racconto’ molte cose sul golpe Borghese.
Mi presentai col mio nome come dipendente del servizio e, senza che l’ Orlandini se ne accorgesse, registrai tutte le conversazioni. Nel frattempo, come ho gia’ prima accennato, avevo preso contatto con l’ avvocato degli innocenti – uomo dell’ Orlandini – nonche’ con tale Nicoli Torquato.

Adr: le mie fonti furono dunque l’ Orlandini, il Nicoli, il Degli Innocenti e le relazioni del Paglia e del Giannettini. Il Delle Chiaie, invece, non volle parlarmi del golpe. (…)

Adr: circa corsi speciali organizzati dal servizio in Sardegna ricordo che gia’ all’ epoca dei fatti – cioe’ prima che mergesse la questione Gladio – sapevo che il D’Ovidio, il Romagnoli e l’Esposito avevano frequentato un corso in Sardegna presso una base ove avevano notato un biliardo, dono di Andreotti, nonche’ un registro dei visitatori.

Adr: sentito in merito ai miei rapporti con Fachini Massimiliano, ricordo che un mio brigadiere, tale Pasin, Padovano, recatosi a Padova per un permesso, al suo ritorno mi segnalo’ il nominativo di Fachini come eventuale fonte di notizie. Il Pasin aveva un parente nella destra Padovana o forse un amico ed è per questo che conosceva il nominativo del Fachini. Convocai quest’ ultimo a Roma e gli fissai un incontro – che effettivamente ebbe luogo – in una via cittadina. Questo incontro non fu molto importante – fu un primo contatto – ed in pratica il Fachini non mi disse nulla. Incontrai il Fachini una seconda volta a Roma, alla stazione termini ove mi ero recato, insieme al Giannettini, per incontrare tale Zanella, cioe’ il Pozzan. Questi giunse accompagnato appunto dal Fachini. Credo che Giannettini conoscesse gia’ il Fachini. Io mi ero recato a questo appuntamento su incarico del generale Maletti e ritenevo che questo Zanella potesse essere utilizzato come fonte sull’ estremismo di destra. Il Fachini se ne ando’ da solo ed io condussi il Pozzan negli uffici di via Sicilia assieme al Giannettini incontrai una terza volta Fachini a Milano. Ero col generale Maletti e con un giornalista al Biffi e mi stavo recando dal giudice d’ ambrosio che mi aveva convocato per l’ indomani. Vidi il Fachini da lontano, mi fece cenno di avvicinarmi, cosa che feci. Il Fachini sapeva della mia convocazione presso il giudice in quanto l’ unica cosa che mi disse fu chiedermi di non dire a D’Ambrosio che lo conoscevo. Poiche’ il Fachini per me era un personaggio del tutto privo di importanza effettivamente non ne parlai al D’Ambrosio. Io mantenni questa versione sulla non conoscenza del Fachini anche durante il dibattimento di Catanzaro su indicazione scritta da Maletti.

Adr: col Fachini ho avuto dunque soltanto i tre incontri di cui ho parlato.

Adr: ritengo che il Maletti disponesse di informazioni sul Fachini ulteriori rispetto a quelle conseguenti ai miei contatti con quest’ultimo. E’ una conseguenza logica della disposizione impartitami e dei fatti successivi di cui sono venuto a conoscenza. Tali notizie il generale Maletti poteva averle raccolte o tramite i centri CS da lui dipendente o tramite un colonnello e un sottufficiale del reparto D, che dipendevano direttamente dal Maletti ed i cui nomi ora non ricordo. Credo di avere indicato i nomi di costoro in una memoria che le faro’ avere.

Adr: le mie attivita’ si conclusero nel 1973, allorquando il mio nome comparve su op. L’ indagine sul golpe Borghese passo’ al colonnello Romagnoli.

Adr: ricordo un incontro che ebbi con Degli Innocenti e Orlandini in una villa ove sopraggiunse anche il generale Ricci. Parlavano di golpe, di armi e il Degli Innocenti tendeva a smorzare gli entusiasmi. Agli occhi di Ricci potevo essere un probabile alleato.

Adr: ritornando alla posizione di Delle Chiaie ripeto cio’ che ho detto piu’ volte, cioe’ affermo formalmente che era un agente dell’Ufficio Affari Riservati. Non sono il solo a dirlo. Lo afferma anche il Paglia nella sua relazione, il Giannettini in una sua relazione, l’ Orlandini nelle registrazioni che ho consegnato al GI di Milano.

Lo diceva anche il Nicoli probabilmente anche nelle registrazioni. ­

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