Antonio Labruna – dichiarazioni 07.07.1992

E’ comparso il testimone seguente cui rammentiamo anzitutto, a mente dell’ articolo 357 cpp, l’ obbligo di dire tutta la verita’ e nulla altro che la verita’ e le pene stabilite contro i colpevoli di falsa testimonianza. L’ ufficio comunica al teste che e’ stata acquisita la documentazione sequestrata nell’ abitazione del generale Maletti nel novembre del 1980 e, fra di essa, due cartelline contenenti appunti di colloqui con il capo servizio ed un elenco di 23 nomi, con nomi in codice, rappresentanti certamente gli informatori di Maletti. L’ ufficio chiede al teste se abbia sentito parlare, come informatori di Erra Enzo e Buscaroli Piero.

Il teste dichiara: si’, me li presento’ il generale Maletti e facevano parte entrambi del mondo della stampa; Buscaroli, se non vado errato, era il direttore del quotidiano “Roma” di Napoli. Erano sue fonti e io ho avuto occasione di incontrarli solo un paio di volte. Erra era amico di Giannettini; io personalmente non ho mai avuto rapporti con queste fonti del mondo della stampa.

labruna2L’ ufficio chiede al teste se conosca una fonte dal nome in codice “Vanni”, anch’ essa fonte di pertinenza di Maletti.
Questo nome mi dice qualcosa: potrebbe trattarsi di un soggetto in relazione al quale Maletti, alla chiusura del Nod, mi lascio’ della documentazione. Se si tratta di costui, questa documentazione dovrebbe trovarsi insieme ad un’ agenda che mi lascio’ lo stesso Maletti. Mi riservo di controllare questa documentazione e di produrla all’ ufficio. Non conosco quale potesse essere il nome in codice di Paglia Guido.

Io l’ ho visto solo quattro o cinque volte nel 1971/1972 in quanto Maletti mi mando’ da lui e Paglia mi consegno’ la relazione su Avanguardia Nazionale che io ho prodotto all’ ufficio. La relazione era stata battuta a macchina direttamente da Paglia. Non so spiegarmi perche’ Paglia Guido abbia fatto avere a Maletti questa relazione facendogli sapere praticamente tutto sull’ attivita’ di Avanguardia Nazionale. Subito dopo, Paglia propose a noi l’incontro con Delle Chiaie che avvenne nel 1972 a Barcellona.

A domanda dell’ ufficio, con Fachini mi incontrai due volte poiche’ mi fu segnalato dal brigadiere Pasini del Nod; una volta lo incontrai a Milano e una volta a Roma. A Milano ci vedemmo in galleria per qualche minuto, prima che io andassi a testimoniare dal giudice istruttore. Credo che fosse nel 1972, al massimo 1973. Non so dire se Fachini avesse rapporti con altri esponenti del servizio. Non sono al corrente se a Padova esistessero altre fonti; in quell’ epoca, vice capo servizio era Mannucci Benincasa. Ricordo questo episodio che mi fece capire il tipo di mentalità che avevano alcuni dirigenti del servizio: un giorno, era il 1972 o 1973, Maletti mi disse di parlare con Benincasa e D’Ovidio, il quale ultimo non era ancora nel servizio. Essi mi proposero di studiare un piano che consisteva nel far bruciare la Fiat 500 dell’ avvocato Lazagna, nella zona di Bobbio. All’ interno della macchina dovevano essere messi dei documenti compromettenti che poi sarebbero stati ritrovati da chi interveniva.
Io mi rifiutai perche’ mi sembrava che fosse una cosa assolutamente non degna del nostro lavoro. Posso aggiungere che qualche tempo fa ho saputo da una persona che non vedevo da anni, e comunque persona non di estrazione politica, ma piuttosto del giro del piccolo illecito, che questi era stato incaricato di procurare parecchi sacchetti di biglie di vetro a persone facenti parte del servizio. Mi riservo di approfondire la questione e posso solo far presente che io conosco questa persona dagli anni 1973/1974 e mi era stato presentato da D’Ovidio a Roma. ­

 

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