Maurizio Del Dottore – dichiarazioni 02.03.1984

Ricevuta lettura del verbale del 16.02.84, aggiungo che in quel periodo di tempo (siamo nell’ ottobre – novembre 1974) mi capitò di rincontrare una ragazza di Montevarchi, certa Donella, che conoscevo da tanto tempo. Non ricordo il cognome di questa Donella, ha la mia età piu’ o meno; allora stava in piazza della Repubblica a Montevarchi.
Il nome Donella è quello effettivo di battesimo. Rividi la Donella a Montevarchi e la Donella all’ epoca era fidanzata con un certo Tinacci di San Giovanni Valdarno, che aveva fatto le scuole con me. Chiacchierando con la Donella, che io pensavo fosse su posizioni di sinistra. Proprio per quello che lei mi disse mi resi conto che doveva essere passata ad idee politiche opposte. Ricordo di una conversazione svoltasi in macchina mia, avuta con la Donella il Tinacci ed altra persona che non ricordo, la Donella mi disse che conosceva il Cauchi e chiese anche a me se lo conoscevo, al che io le dissi che conoscevo il Cauchi come si poteva conoscere altre persone; la Donella aggiunse qualcosa come per dire che ci credeva fino ad un certo punto che io avessi solo una conoscenza superficiale con il Cauchi e dal tipo di atteggiamento che teneva parlando io mi feci l’opinione che questo discorso, riferito al Cauchi, la Donella lo conoscesse abbastanza approfonditamente anche se in maniera esplicita non si sbilanciò. Il Tinacci potrebbe chiamarsi Alessandro ma non sono sicuro.

Non mi e’ capitato di vedere la Donella ad Arezzo, ne’ di sapere per altra fonte, che avesse rapporti personali con le varie persone di cui io ho parlato nelle mie dichiarazioni. Per quello che puo’ valere questo particolare che mi accingo a riferire, ricordo che, dopo scoppiato lo scandalo della P2 mi capito’ di leggere un articolo su L’ Europeo dove si parlava prevalentemente della moglie del Cauchi, la De Bellis la quale avrebbe detto in certe riunioni svoltesi nella villa posta in localita’ “La Verniana” in zona Monte San Savino, riunioni alle quali avrebbero partecipato svariate persone i cui nomi comparivano nel testo dell’ articolo e tra di essi c’era il nome “Donella di Montevarchi”, non meglio identificata nell’ articolo stesso.
L’ articolo faceva anche il mio nome con riferimento in particolare ad una riunione definita come preparatoria all’attentato all’ Italicus; io ricordo che leggendo l’ articolo, e rilevando il collegamento che si faceva tra il mio nome, a quella asserita riunione e l’Italicus, valutai la idea di fare i miei passi in sede giudiziaria, trattandosi di un accostamento del tutto arbitrario non avendo io mai conosciuto la De Bellis, non essendo mai stato in questa villa della “Verniana”, e non avendo soprattutto mai partecipato a quella asserita riunione.
Rammento che di questa mia idea oltre che parlare con il mio legale parlai anche con il dr Cappelli, allora sostituto alla procura di Arezzo (il dr Marsili era sospeso in quel tempo dalle funzioni) ed alla fine decisi di non prendere ulteriori iniziative per non sollecitare nuova attenzione alla mia persona pur rimanendo convinto di essere stato diffamato dall’ articolo.

Ricordo infine che l’ articolo portava anche il nome e cognome della persona che io ho indicato come “il Pietrino Del Pirana” e mi pare che questi, anzi son certo perche’ lui me lo disse, che egli fece querela al giornale. Riprendendo il filo del mio racconto, ricordo in quell’ epoca avvenne questo episodio, un giorno, ritengo una domenica, nel primo pomeriggio, capito’ a casa mia il Franci, il quale era rimasto senza benzina nella sua macchina, il famoso 1100; mi chiese se avevo benzina ed un imbuto per travasarla. Mentre prendevo queste cose, dato che si era passati nel mio laboratorio di materiali elettrici ed altro, il Franci vedendo quella roba si fece prendere dall’ispirazione dei soliti discorsi di ordigni e di cose varie. Io lo invitavo a tagliar corto in quanto, considerata la occasione ed anche che si era in casa mia, non mi sembrava il momento opportuno perche’ lui si dilungasse ulteriormente su certi argomenti. Il Franci pero’ seguito’ sullo stesso tema anche quando si era giunti alla sua auto e si stava travasando la benzina, dato che avevo visto che in macchina aveva un’ altra persona, una ragazza che prima di allora non avevo mai visto, mi rivolsi al Franci per ribadire che la presenza di quella ulteriore persona che avrebbe potuto sentire i discorsi, mi sembrava sconsigliare certi argomenti; al che il Franci, alludendo alla ragazza che era in macchina, di cui non fece il nome, e perche’ io non avessi preoccupazioni, se ne uscì con questa frase: “Quella gira con la pistola in borsa e con l’ ergastolo sul groppone”. Questa frase e’ testuale, tal quale la disse il Franci e io me la ricordo bene.

Il Franci non aggiunse nulla ed io mi guardai bene dal fare domande. Solo in seguito ho saputo chi era la ragazza, che era la Luddi Margherita avendola conosciuta per tale nome quando successe quest’ altro episodio: anticipando quello che poi preciserò, ad un certo punto io iniziai a mettere al corrente di quello che sapevo la polizia; un certo giorno mi ricapitò di vedere il Franci insieme alla stessa ragazza su una Fiat 500 blu di cui rilevai la targa; passai la targa in questura e gli accertamenti stabilirono che la targa era intestata a Luddi Margherita. L’ episodio della benzina ora riferito si verifico’ a casa mia quando abitavo ad Olmo di Arezzo.

Circa a meta’ novembre di quell’ anno si verificò questo: in casa mia avevo tenuto tutti all’ oscuro del fatto che mi stavo dando da fare per acquistare certe conoscenze e che riferivo quello che venivo a sapere al maresciallo Cherubini. Mio padre, preoccupato del semplice fatto che ero sempre fuori casa, che non frequentavo i corsi serali, che facevo delle assenze sul lavoro, mi affronto’ un giorno ed io allora gli spiegai che cosa c’ era sotto. Mio padre non si dimostro’ per nulla soddisfatto di quello che gli dissi ed anche preoccupato e comunque, volendo approfondire la questione; provocò un incontro a tre, tra lui quindi, tra me ed il maresciallo Cherubini.
Prima di questo incontro con il maresciallo Cherubini io non avevo messo quest’ ultimo al corrente delle rimostranze di mio padre. Fatto sta che avvenne questo incontro, in macchina, e mio padre interpellò il Cherubini in mia presenza per sapere come stavano le cose.

Al che il maresciallo Cherubini, suscitando una mia reazione, disse in sostanza a mio padre che era vero che io lo avevo tenuto al corrente di svariate cose, ma che lui mi considerava un esagerato un megalomane, e che le cose che gli avevo detto erano cose non importanti o comunque da prendersi con molte riserve. Ricordo che io, assistendo a questo tipo di discorsi, me ne uscii di macchina e me ne andai via a piedi, ripromettendomi tra me e me di lasciar perder tutto, disinteressandomi quindi di tutte le cose che avevo saputo e che avrei potuto ancora sapere. A distanza di un po’ di tempo, pero’ , mi capito’ di essere fermato mentre ero con la mia macchina , da una pattuglia stradale comandata dal brigadiere Proietti Luigi, che conoscevo bene e col quale avevo rapporti di confidenza anche se era un po’ di tempo che non lo vedevo. Dato tali rapporti mi venne naturale sfogarmi con il proietti al quale fece gli accenni sulla situazione; il Proietti convintosi che non gli parlavo di cose campate per aria, per l’ indomani mi fece incontrare con un maggiore della stradale, di cognome Assetta o qualcosa di simile; a questo colloquio era presente lo stesso brigadiere Proietti ed il maresciallo Petruzzi. A queste persone a grandi linee esposi i fatti;

Queste persone presero atto di quanto gli raccontai e mi dissero che si sarebbero fatti vivi loro. Passano dei giorni ed una sera tornando a casa da lavoro venni a sapere che ero stato cercato per telefono varie volte da gente della Questura. Fatto sta che, accompagnato da mio padre, mi recai in questura per sapere le ragioni di queste telefonate.

In questura fui fatto salire all’ ufficio politico e mi rivolsero domande il dr. Luongo, il maresciallo Baldini ed altre persone ancora, in sostanza questi assumevano che io sapevo cose che riguardavano storie di attentati o di armi e volevano da me particolari. Io dissi che non sapevo nulla e d’ altra parte, dato che non avevo avuto rapporti di alcun genere con la questura, non mi sembrava il caso di sbilanciarmi; poi qualcuno, non mi ricordo che, si rischiamo’ al fatto che io avevo gia’ fatto delle anticipazioni alla stradale e questa osservazione mi prese un po’ contropiede. Sul momento io non dissi gran che di quello che sapevo pero’ si rimase d’ intesa che in seguito si sarebbe ripreso il discorso. Passarono un paio di giorni ed una sera rientrando a casa trovai ad attendermi due della squadra mobile, Feri ed Amato, con i quali ebbi una conversazione abbastanza lunga all’esito della quale andai in questura dato che io mi ero convinto della possibilità di avere un rapporto chiaro con il dirigente della quadra mobile, il dr. Farina. La prima volta che fui chiamato in questura penso che fosse successiva di poco od a un attentato o a qualcosa di simile.

– nel corso del primo contatto e ovviamente anche di quelli successivi (nel corso del primo colloquio furono presenti Feri ed Amato) io riferii al dr Farina le cose di cui ero a conoscenza. Durante questo periodo di tempo i contatti con il Franci non mi avevano portato a sapere cose ulteriori; fu solo dopo che ebbi instaurato questi rapporti con la Questura di Arezzo che le mie conoscenze si fecero piu’ approfondite, nel senso che cercai di trovare un inserimento nelle faccende del Franci.
Questo avvenne perche’ in questura, in sostanza, fui sollecitato a cercare di introdurmi nei fatti del Franci, dando quanto piu’ spago possibile a quest’ ultimo e tenendo un atteggiamento di disponibilita’ nei confronti del Franci e delle iniziative alle quali il Franci si dedicava e nelle quali avesse voluto eventualmente inserirmi. Ora, poiche’ ricordo bene che l’ atteggiamento della questura era improntato all’ urgenza di venire a sapere tutto quanto fosse stato utile, rispondendo ad una sua domanda, ritengo che questi rapporti con la questura presero una fisionomia di concretezza quando erano gia’ successi i tre attentati sulla linea ferroviaria verificatesi dalla fine del 1974 ai primi giorni del 1975. Questo comunque non e’ un mio esattissimo ricordo.

A proposito di questi tre attentati, dico subito che, pur parlandone con il Franci, costui non fu’ mai esplicito nel darmi indicazioni al riguardo, ne’ nei propri confronti, ne’ nei confronti di terzi. Preciso che essendosi verificato l’ attentato ad Olmo io trattai male il Franci in quanto l’ attentato era avvenuto vicino a dove abitavo, con la conseguenza che, anche perche’ non ero stato preventivamente informato, io avrei potuto trovarmi al centro di sospetti, pur essendone totalmente estraneo. Il Franci mi replico’ che questa storia della vicinanza non mi doveva per nulla preoccupare e che anzi le indagini non avrebbero toccato quelli vicini al luogo dell’ attentato perche’ chi avesse fatto le indagini non avrebbe sospettato quelli che stavano vicino al luogo dell’ attentato.
Il Franci aggiunse a proposito dell’ attentato di Rigutino o Terontola che anche vicino a tale luogo (non so quanto vicino) ci stava un altro in qualche modo legato al gruppo, ma non mi fece il nome, il quale, diversamente da me, non aveva fatto rimostranze proprio perche’ la vicinanza dell’ attentato la considerava una copertura piuttosto che un motivo di sospetto. Nel fare questi discorsi il Franci che, ripeto, non fu esplicito su responsabilita’ proprie o di terzi, teneva un certo atteggiamento verbale che secondo me si interpretava facilmente come l’atteggiamento di uno che in mezzo agli attentati e all’organizzazione di essi c’era. Naturalmente io elementi specifici, a parte il discorso del Franci, non li ebbi nemmeno da altre fonti per stabilire l’ esatta collocazione del Franci rispetto agli attentati.

E questo punto essendo le ore 13,45 il Pm sospende il presente verbale e ne rinvia la prosecuzione a data da fissare.

Letto confermato sottoscritto.­

 

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