Martino Siciliano – dichiarazioni 9.8.1997: Argo 16 – Zorzi e il ministero dell’Interno

La caduta di Argo 16
Ricordo che nel novembre del 1973 precipitò a Marghera, nella zona industriale, un velivolo militare che subito dopo sapemmo essere solitamente impiegato con i vetri oscurati. Apprendemmo questa circostanza dal quotidiano locale “Il Gazzettino” e ovviamente l’avvenimento destò il nostro interesse e quindi la necessità di approfondimenti, senonché pervenne in discesa la direttiva di non interessarci dell’avvenimento, direttiva cui noi ottemperammo in un contesto in cui il Direttivo di Ordine Nuovo, al momento rientrato nel M.S.I., era composto da Carlo Maria MAGGI, Alvise BARBARO, Giangastone ROMANI e, aggiungo, Paolo MOLIN che aveva il ruolo di reperire finanziamenti e tenere i contatti con i camerati degli altri Paesi, ma che formalmente non faceva parte del Direttivo. Al momento tale direttiva mi stupì perché il dibattito sulla caduta di un tale tipo di velivolo, per giunta con un pericolo di strage essendo l’aereo caduto appresso ad un deposito di fosgene, poteva essere funzionale ad un discorso politico rivolto alla cittadinanza di Venezia in un clima preelettorale in quanto le elezioni amministrative si sarebbero svolte di lì a qualche tempo.

All’interno di Ordine Nuovo era sorta la notizia che il velivolo era stato abbattuto dagli israeliani in quanto verosimilmente impiegato per trasportare piloti arabi in addestramento. Questo discorso venne fuori subito dopo la caduta. Aggiungo che si era in un contesto in cui nel territorio veneto era già operante un’alleanza operativa tra Ordine Nuovo e alcuni esponenti dei Servizi di Sicurezza israeliani, in particolare FOA’ e ALZETTA in merito ai quali ho già riferito nell’interrogatorio dinanzi al G.l. di Milano in data 30.6.1997. Voglio anche aggiungere che quello che io definisco il “quinto elemento” di Ordine Nuovo, almeno in una prima fase, e cioè l’avv. Giampietro CARLET, era sempre stato su posizioni filo-israeliane. Tale atteggiamento era stato anche da lui stesso sancito con mozioni ufficiali formalizzate, già alla fine degli anni 60, nell’ambito del M.S.I., nelle quali sosteneva che lo Stato di Israele era la punta avanzata dell’Occidente nei confronti della barbarie araba filosovietica (…).

Zorzi e il Ministero dell’Interno

In merito alla conoscenze di Delfo ZORZI con funzionari del Ministero dell’Interno, confermo innanzitutto quanto ho già dichiarato in data 5.8.1996 in relazione alle notizie che appresi dallo stesso ZORZI circa il fatto che eravamo “coperti” da funzionari del Ministero dell’Interno in occasione del nostro viaggio a Trieste per essere interrogati dal Giudice sull’attentato alla Scuola Slovena. Poiché l’Ufficio mi fa il nome del Viceprefetto SAMPAOLI PIGNOCCHI quale contatto di Delfo ZORZI al Ministero, accertato giudizialmente anche attraverso le dichiarazioni di Federico Umberto D’AMATO dinanzi alla Corte d’Assise di Venezia nel 1987, rispondo che effettivamente ricordo il nome SAMPAOLI come quello di un funzionario del Ministero dell’Interno in contatto con Delfo ZORZI; questo nome mi fu fatto nell’ambiente mestrino di Ordine Nuovo non dallo stesso ZORZI, bensì da MAGGI, MOLIN e da Bobo LAGNA.

In particolare quest’ultimo mi fece cenno al nome SAMPAOLI come una delle persone che lui e ZORZI frequentavano a Roma allorché anche Bobo LAGNA sì era iscritto all’Università.

Nello stesso contesto LAGNA mi disse che sempre a Roma frequentavano il prof. Pio FILIPPANI RONCONI, esperto di dottrine esoteriche e orientali e di cui Delfo ZORZI mi regalò due dispense appena pubblicate sulla filosofia induista (…).

Confermo quanto ho già dichiarato il 9 agosto 1997 ed aggiungo che i militanti di Ordine Nuovo di Mestre, il cui ambiente era da me frequentato – io militante emarginato dal 1971 al 1974 – inquadrarono l’evento della caduta nell’ipotesi dì una collaborazione tra i servizi di sicurezza italiani e l’Aeronautica militare statunitense con sede in Aviano, località a me nota in quanto dipendente della A.S.S.T. in quanto Base da cui erano partiti gli U2 che avevano l’incarico di spionaggio nei paesi oltre Cortina. Ribadisco che fu presa in considerazione l’ipotesi di sabotaggio da parte del MOSSAD contro l’attività di istruzione da tempo avviata a pro di piloti arabi da parte dei nostri Servizi e dell’Aeronautica italiana.

A domanda sul perché il direttivo di Ordine Nuovo bloccò lo sviluppo di ulteriori informative da parte nostra e lo sviluppo delle conseguenze dell’avvenimento della caduta di Argo 16 per fini propagandistici, visto il sito dove ebbe a precipitare il velivolo militare, e cioè la zona industriale, rispondo che interpretammo il divieto come un tentativo da parte della corrente filo-israeliana di Ordine Nuovo di coprire eventuali responsabilità del MOSSAD in ordine al fatto terroristico concernente il sabotaggio del velivolo. L’ordine di non ulteriore approfondimento provenne da Roma e fu trasmesso a Venezia per il tramite del dr. Carlo Maria MAGGI del Direttivo del Triveneto.

Ricordo altresì che l’interpretazione circa un esperito sabotaggio fu avvalorata dalla subitanea scomparsa dagli organi anche nazionali di stampa di notizie ulteriori riguardanti gli esiti della caduta del velivolo e la natura dello stesso.

Preciso che io dalla primavera del 1974 comunque cominciai ad allontanarmi dal territorio italiano per motivi affettivi e di cui ho già parlato nel corso della mia collaborazione.