L’arresto di Elio Ciolini; le sue dichiarazioni, il suo contegno processuale – seconda parte

Peraltro il CIOLINI anche in questi interrogatori stava ancora una volta mentendo, almeno su alcuni punti, come emerge ad esempio dal riferimento al colloquio avuto col Gen. DALLA CHIESA nel corso della estradizione provvisoria in Italia:
“…Faccio spontaneamente presente che ebbi un colloquio riservato col Generale DALLA CHIESA, nel corso del quale ammisi che la mia era tutta una montatura. Tale colloquio venne registrato e per quanto ne so la registrazione è scomparsa”.

Infatti la registrazione non era affatto scomparsa e il colloquio col Gen. DALLA CHIESA ha avuto un andamento evidentemente ben diverso da quello indicato dal CIOLINI. Questi, inoltre, appariva ancora elusivo circa i suoi rapporti col FEDERICI, il quale ha certamente dato un contributo fondamentale allo sviamento delle indagini assumendo un ruolo complementare a quello del CIOLINI:
“…Conoscevo da anni FEDERICI. Questi era effettivamente legato a GELLI, ma non ha mai voluto presentarmelo. Inserii il FEDERICI nella mia costruzione accusatoria senza che vi fosse un accordo fra noi, anzi, a quel tempo, trovandomi in Svizzera, avevo un po’ tagliato i ponti col FEDERICI…”.

I rapporti fra i due comunque non dovevano essere poi così deteriorati se è vero quanto soggiunge immediatamente dopo il CIOLINI, cioè’ che: “…Una volta uscito dal carcere, in Svizzera, incontrai subito il FEDERICI che era lì ad aspettarmi con l’avv. CECCHI. E’ su sollecitazione…anche del FEDERICI che feci le ritrattazioni di cui ho parlato. Il FEDERICI mi sottopose dei testi da lui stesso redatti che mi limitai a sottoscrivere. Prima di procedere nell’esposizione degli ulteriori esiti -come si vedrà’ non certo positivi per l’istruttoria- delle dichiarazioni del CIOLINI, conviene affrontare una volta per tutte la questione dei suoi rapporti col FEDERICI e, conseguentemente, con l’ambiente P.2. e Licio GELLI. Interessante anche a tal proposito e’ la deposizione del Gen. LUGARESI che oltre a tratteggiare la strategia complessiva del depistaggio delle indagini per la strage di Bologna, indica il CIOLINI come persona legata a GELLI e alla P.2.:

“…Dissi anche che se gli atti per accreditare la cosiddetta pista tedesca segnarono il primo tempo (agosto 80/giugno 81) dell’azione disinformativa e di depistaggio, il 2° tempo fu caratterizzato dal caso CIOLINI protrattosi per oltre due anni (novembre 81/marzo 84); caso che allora definii una grande operazione di disinformazione e di discredito delle Istituzioni dello Stato, allestita dalla dirigenza P.2. per ridicolizzare le Istituzioni e disorientare gli inquirenti bolognesi. Infatti piduisti sono gli esecutori materiali: CIOLINI e FEDERICI.
CIOLINI è solo un burattinaio che agisce sotto l’attenta regia di FEDERICI. La documentazione appare in gran parte di mano FEDERICI; questo avvocato che affianca CIOLINI nelle interviste ai 2 giornali ginevrini nel giugno 83; è sempre FEDERICI che testimonia con una sua lettera la verità del Memoriale CIOLINI, nel quale ha certamente messo mano; è ancora FEDERICI che consegna le 24 informative nel marzo ’84 alla Procura ed ai Carabinieri di Firenze e che certamente compila direttamente inserendove1e, quella ultima dichiarazione di CIOLINI che rappresenta un conclusivo ma anche palese atto di discredito. E’ stato osservando questi documenti che ho tratto la convinzione che anche la redazione del verbale di Montecarlo e del rapporto di Beirut appartenga alla stessa mano. Da questo, risalire agli ispiratori di tutta l’operazione, la deduzione sembra abbastanza facile io ho indicato gli ispiratori di questa colossale truffa nel sistema di potere P.2. non avendo dati di riferimento certi ma solo indicazioni e indizi che dicono che:
I. GELLI, CIOLINI, FEDERICI formano con altri toscani il nucleo di staff della Loggia P.2. e di quella di Montecarlo;
II. CIOLINI dichiara a PANORAMA il 20.9.82 di avere avuto “lunghi, non disinteressati e avventurosi rapporti” con l’avvocato FEDERICI e Licio GELLI:
III. GELLI, CIOLINI e FEDERICI hanno punti di riferimento in Svizzera (Ginevra) dove i loro incontri possono essere frequenti e indisturbati… Queste furono le convinzioni che mi portarono allora e mi portano ancora oggi a ritenere che dietro il caso CIOLINI vi sia stata la dirigenza della Loggia P.2. . . . ” . (LUGARESI al P.M., 22.2.1990).

Peraltro che il FEDERICI fosse perfettamente integrato nell’ambiente della P.2 risulta di tutta evidenza (anche se il suo nome non compare negli elenchi di Castiglion Fibocchi), sia dalle dichiarazioni del CIOLINI stesso, del tutto attendibili sul punto, sia dagli esiti della perquisizione dello studio del FEDERICI cui si e’ accennato in precedenza. In tale occasione, infatti, tra l’altro, a FEDERICI fu sequestrato un tesserino del comitato esecutivo massonico di Montecarlo, corrispondenza con tale TADDEI da Buenos Aires, numerosa corrispondenza con e di CIOLINI a partire dal ’78, un biglietto del C.S.M. con ringraziamenti firmati verosimilmente da Ugo ZILLETTI, lettere e copie di lettere indirizzate a SINDONA, VON BERGER, GELLI, GIUNCHIGLIA, CRAXI, LEDEEN, LAGORIO e bobine riproducenti conversazioni telefoniche registrate. Queste furono trascritte e occorre qui richiamare l’attenzione su una conversazione telefonica tra FEDERICI e GELLI dalla quale appariva una grande confidenza tra i due. FEDERICI durante tale conversazione tra l’altro fornisce a GELLI dei suggerimenti sul modo di operare in favore della P.2. dopo la scoperta della stessa, e dalle espressioni usate sembra identificarsi nell’ambiente piduista.
Pacifica è anche l’esistenza di un rapporto di affari e di collaborazione di vecchia data fra il CIOLINI e il FEDERICI risalente al 1977, come risulta dalle dichiarazioni dello stesso CIOLINI (al G. I. 8.2.92), in questo caso attendibili in quanto confermate dalle dichiarazioni di Franca GHELLI, nonché riferimenti negli appunti S.I.S.M.I. sequestrati a Firenze (in particolare quello di data 16.12.’77):

“…In relazione alla mia attività per quel movimento cattolico anticomunista di cui ho già parlato, ero in contatto con i francesi del S.A.C. (Servizio di Azione Civile). Questa organizzazione era favorevole alla Massoneria in quanto anticomunista. Ad un certo punto fui contattato da questa organizzazione che mi incaricò di accertare se era vera la notizia che un certo avvocato fiorentino stava preordinando di fare qualcosa contro il Gran Maestro SALVINI. Questo avvocato era il FEDERICI e fu per sondare le sue intenzioni verso il SALVINI che mi recai a Firenze e lo conobbi. Da quanto potei capire effettivamente il FEDERICI- aveva intenzione di assumere iniziative contro il SALVINI. Chiestomi per   conto di chi agisse dichiaro che mai mi ha detto di aver agito per conto di GELLI. Questo episodio, come ho già detto è avvenuto alla metà degli anni ‘ 70.
Ma tornando alle varie fasi del depistaggio, conviene rimarcare come fra il CIOLINI e il FEDERICI vi sia stato un vero e proprio gioco delle parti messo in evidenza non solo dal fatto che il CIOLINI ha firmato le lettere di ritrattazione già’ predisposte dal FEDERICI, non solo dal perfetto accordo fra i due, dopo i fatti, durante il loro comune soggiorno a Miami (accordo impensabile se le false accuse mosse dal CIOLINI contro il FEDERICI non fossero state concordate con quest’ultimo), ma anche dalla deposizione del Cap. PANDOLFI (al G.I. 22.3.90) che qui si cita, dalla quale emerge espressamente il rinvio che l’uno fa all’altro nell’indicare all’ufficiale un’ utile fonte di notizie sulla strage di Bologna:

“…In pratica CIOLINI ci ha detto cose che noi avevamo già verificato oltre a precise indicazioni su AVANGUARDIA NAZIONALE, le sue sedi ed i suoi appartenenti. Ed i rapporti in Italia di questa organizzazione con A.N.. In più disse cose non verificabili e vere e proprie menzogne che sono servite a fare crollare le nostre verità che avevamo autonomamente accertato. Ancora. oggi mi domando per quale ragione il CIOLINI si sia fatto arrestare in Svizzera quando non aveva nessun bisogno di rientrare in Svizzera, dove sapeva di essere ricercato ed avendo a disposizione sicuri recapiti in Francia ovvero a Miami…Fui io a scoprire la identità dell’avvocato FEDERICI indicatomi da CIOLINI sin dal primo o secondo incontro come uno che poteva sapere molto sulla strage. Ricordo peraltro che quando perquisimmo lo studio dell’avvocato FEDERICI intorno al marzo ’81 questi, quando lesse che eravamo lì per indagini sulla strage del 2 agosto, immediatamente disse a me ed a), magistrato dr. GENTILE presente : “C’è un detenuto italiano in Svizzera che sa molte cose sulla strage”. Ovviamente egli non sapeva che noi eravamo lì a seguito delle indicazioni del CIOLINI ed in pratica sia CIOLINI che FEDERICI si indicavano reciprocamente come persone al corrente sugli autori della strage di Bologna. In quella stessa occasione il FEDERICI fece una telefonata di circa mezz’ora e subito dopo ci fece capire che aveva parlato con GELLI. Difatti la telefonata era registrata e potemmo riscontrare che la cosa era vera…”.

Come si è notato citando i precedenti brani delle dichiarazioni di CIOLINI, oltre al FEDERICI, CIOLINI indica come implicato nell’attività’ preparatoria al suo ingresso nel processo per la strage anche il console MOR, persona dalla quale afferma di aver ricevuto tutto il materiale necessario per preparare la sua parte e che afferma di aver frequentato anche dopo la sua dimissione dal carcere di Ginevra, come peraltro aveva fatto anche il GELLI (“…Sono stato spesso a cena nella residenza di MOR. Incidentalmente faccio presente che anche il GELLI e’ stato là ma del console MOR, già prosciolto dal G. I. di Firenze dal delitto di calunnia attribuitogli in concorso con CIOLINI, REITANI, GENTILE e CECCHI (v. sentenza/ordinanza 20.11.90 del G.I. di Firenze) verrà’ detto oltre. Qui occorre notare che il CIOLINI nei suoi primi interrogatori aveva anche ricostruito le modalità’ del suo rientro in Italia ed alcuni suoi contatti con il S.I.S.D.E. e il Ministero degli Interni :

“…Prendo atto che fra i documenti sequestrati in occasione del mio arresto, nella mia agenda è indicato il nominativo TONIETTI con accanto la dicitura “S.I.S.D.E.”. Il TONIETTI era uomo di fiducia di VON BERGER e so che ha fatto parte della Polizia. Avevo il suo numero telefonico in quanto l’ho chiamato alcuni anni fa…Prima di venire in Italia e di essere qui arrestato mi trovavo a Lima. Da Lima ho telefonato più volte a Roma, al Ministero dell’Interno facendo presente che era mia intenzione ritornare in Italia. Il mio interlocutore -persona che non voglio nominare- mi diceva invece che facevo bene a starmene dov’ero… Comunque, da ultimo, il mio interlocutore al Ministero dell’Interno mi aveva finalmente detto che potevo rientrare in Italia, ove avrei potuto costituirmi dopo il sette gennaio. Sono rientrato dunque in Italia passando attraverso la Svizzera. Ho viaggiato in aereo da Lima alla Svizzera sotto falso nome, o meglio sotto un nome di copertura che corrispondeva a quello col quale avevo preso la cittadinanza a Lima. Dalla Svizzera sono arrivato in Italia clandestinamente senza documenti d’identità italiani. La carta di identità che mi è stata sequestrata, recante le generalità “Landò SANTONI”, mi è stata data in Italia da persona che non intendo nominare. Il nome Lando SANTONI corrisponde a persona realmente esistente che non ho mai conosciuto, e mi è stato consigliato da colui che mi ha dato la carta d’identità. Rettifico, sono stato frainteso, la carta d’identità sono andato a ritirarla al Comune di Firenze e l’ho ricevuta con già apposto il nome SANTONI. Ovviamente tutto era stato predisposto da quella persona che non voglio nominare…”.
Tale era dunque la situazione all’8.2.92, data dell’ultimo interrogatorio di CIOLINI sin qui citato. Vi erano molte zone d’ombra e certo c’erano molte difficoltà nel seguire un testimone che già’ si era rivelato cosi pericoloso, ma pareva comunque esservi la possibilità di arrivare ad un definitivo chiarimento, allorquando, deviando completamente dal tema trattato negli interrogatori, Elio CIOLINI, in data 4.3.92 inviò a questo ufficio la lettera che qui si trascrive per intero :

” A chi e per quanto di competenza.
All’attenzione del Dr. GRASSI -Giudice Istruttore Bologna. Oggetto: Nuova strategia tensione in Italia periodo: marzo-luglio 1992.
Verità, sì bisogno di verità. Ma a che serve la verità se nessuno vuole ascoltarla.
Se tutti credono che sei un mostro un bugiardo!
Come fare, a esplicare al mondo che i bugiardi sono “loro” e loro mi hanno costruito per il loro bisogno!
In questa, storia, la mia, sul mio comportamento ci sono stato tirato dentro, compromesso in una tragica storia, eventi tristi, inumani.
Sono stato travolto dal contrasto, tra la passione di essere “qualcuno” e la legge, dominato dalle forze che reggono la nostra vita, soccombo e sono vittima.
Vittima come il “capro” di “Dioniso” l’essere vivente destinato allo smembramento, ad assumere su di se le colpe della società di cui è parte (vedi Bologna) e viene immolato dopo che sono state addossate a “Lui” le contraddizioni della sua comunità, fino alla catarsi, finché grazie alla sua morte gli altri, purificati, possono riprendere la vita di ogni giorno.
Per questo, e per quanto sta accadendo a mia moglie, Carmen CUBAS PENA, non sono più d’accordo ad essere ancora il capro!
Pertanto, a parte la collaborazione prevista per i fatti di Bologna, dopo averne stipulati i termini, informo la S. V. che: Nel periodo marzo-luglio di quest’anno avverranno fatti intesi a destabilizzare l’ordine pubblico come:
“Esplosione dinamitarde intente a colpire quelle persone “comuni” in luoghi pubblici”
“Sequestro e eventuale “omicidio” d’esponente politico, P.S.I., P.C.I., D.C.”
“Sequestro e eventuale “omicidio” del futuro presidente della Repubblica.
Tutto questo è stato deciso a Zagabria -YU- (settembre-91 ) nel quadro di un “riordinamento politico” della destra europea e in Italia è intesa ad un nuovo ordine “generale” con i relativi vantaggi economico-finanziari (già in corso) dei responsabili di questo, nuovo ordine-deviato-massonico politico culturale, attualmente basato sulla commercializzazione degli stupefacenti! La “storia” si ripete -dopo quasi 15 anni ci sarà un ritorno alle strategie omicide- per conseguire i loro intenti, falliti. Ritorno, come l’Araba Fenice.

Elio CIOLINI”.

Ovviamente questa lettera suscitò perplessità sia per il tono che per gli argomenti trattati, ma quando il giorno 12 marzo 1992 fu ucciso l’On. Salvo LIMA si ritenne necessario girare al Ministro per l’Interno le segnalazioni ricevute dal CIOLINI ai sensi dell’art. 165 ter C.P.P..

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 241-247

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