Caratteristiche dell’infiltrazione nei movimenti anche eversivi della destra – sentenza Argo 16

La tipologia dell’infiltrazione degli apparati di Polizia nelle strutture della destra ha assunto funzioni e forme diverse in relazione a differenti situazioni storiche. Vi fu una prima fase, quella dell’immediato dopoguerra, in cui la riorganizzazione degli apparati repressivi dello Stato comportò una cooptazione di buona parte del personale già in servizio durante il regime fascista nella polizia repubblicana e nei Servizi di sicurezza. Contemporaneamente la destra neofascista si andò riorganizzando: primi in testa gli ex militanti della repubblica di Salò.

Si versava in una situazione di contiguità oggettiva e soggettiva dunque fra la destra e gli apparati dello Stato riorganizzati che, al più, richiedeva una buona tecnica di manipolazione. Fino a verso la fine degli anni Sessanta sarebbe perciò improprio parlare di infiltrazione; piuttosto si trattò di un rapporto osmotico – sostenuto dalla influenza e dai mezzi della NATO – che percorse i binari di una stretta collaborazione fra la destra tutta e lo Stato. Sarebbe altresì non pertinente, in ordine a quel periodo, il parlare di un doppio Stato e di una doppia Obbedienza: quella formale, alla Repubblica nata dalla Resistenza e un’altra, sostanziale, ai dettami transnazionale dell’Alleanza atlantica e dell’anticomunismo.

In quella fase, semmai, la destra – e principalmente l’M.S.I. di Michelini e Almirante – svolsero una funzione di tipo subordinato e quindi non alternativa nella trama anticomunista costituendo l’esercito di riserva e la cassa di risonanza per le imprese eversive di apparati dello Stato: non è un caso che il generale DE LORENZO come l’Ammiraglio BIRINDELLI, disvelati i loro piani, trovarono un comodo rifugio in Parlamento e proprio nelle file del Movimento Sociale o della Destra Nazionale.

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Con l’intenso sconvolgimento socioculturale causato dal Sessantotto fu modificato in radice lo schema appena descritto in quanto i movimenti di destra, e non solo quelli istituzionali, furono proiettati nel conflitto di massa che divideva il paese acquistando, per molti versi, una loro autonoma dimensione: gli eversori si erano fatti, per così dire, le ossa, erano divenuti adulti e lasciavano la mano del padre.

Gli apparati dello Stato e i referenti atlantici, dal canto loro, pur continuando ad avere una sorta di contiguità preferenziale con i movimenti della destra ne compresero l’insorta autonomia. Fu quindi alla fine degli anni Sessanta che va inquadrato l’inizio di una autentica infiltrazione capillare nelle formazioni della destra, soprattutto quella extraparlamentare, ad opera degli strateghi di Stato. Il M.S.I. persevererà nel suo ruolo di basso profilo e di subalternità alle strategie atlantiche che, attraverso l’anticomunismo che le caratterizzò, costituì il collante ideologico ed un comune assioma in un periodo storico segnato da grossi movimenti di carattere sociale orientati a sinistra idonei a renderlo ancora più solido.

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Dopo il Sessantotto gli apparati repressivi dello Stato e i Servizi di sicurezza avvertirono che le formazioni della destra eversiva avevano, come già detto, assunto una propria autonomia e la trama dell’infiltrazione fu ordita proprio al fine di negarla per far rientrare quelle pulsioni eversive della piazza di destra in una camera più misteriosa ove si andò ridisegnando quel grande filone strategico, gestito dagli americani, della contrapposizione al comunismo. Con l’ingresso degli agenti infiltrati nella destra eversiva, a differenza di quanto fu possibile in ordine alle formazioni di sinistra, non si trattò di svolgere soltanto un ruolo volto ad una raccolta conoscitiva di dati.: i soggetti infiltrati furono attivi nell’orientare in una certa direzione la linea politica di quei gruppi e quando questo non fu possibile giunsero persino alla decisione di creare essi stessi dei nuovi raggruppamenti politici, come avvenne, secondo quanto sancito in dichiarazioni di alcuni militanti della destra armata di Avanguardia Nazionale poi divenuti collaboratori di giustizia, per il DELLE CHIAIE il cui ruolo dopo il 1968 divenne più specifico (cfr. dep. Paglia del 12.3.1990: “nel gennaio del 1970 fu rifondata Avanguardia Nazionale”)

E’ questa la fase centrale della strategia della tensione: Guido GIANNETTINI e Giovanni VENTURA da una parte e DELLE CHIAIE dall’altra indirizzarono i gruppi di destra verso una attività di aperta provocazione contro la sinistra per conto degli apparati dello Stato. In questa strategia vi furono esiti stragisti. Alcuni di essi possono ritenersi incidenti di percorso in cui incorsero anche i mandanti: gli agenti infiltrati erano infatti ispirati da una filosofia di stabilizzazione centrista e, dopo aver lavorato per la destabilizzazione il concreto esito stragista si rifletté in modo assai negativo sulle loro Operazioni. Solo per alcuni di quei fatti di strage si potrebbe ormai affermare che si trattò di una affermazione di autonomia della destra eversiva nei confronti della intrusiva presenza degli apparati dello Stato: è il caso dell’attività terroristica di Mario TUTI.

Si arriva così ad un’ultima fase storica caratterizzata da una profonda modificazione della strategia dell’infiltrazione nel settore della destra eversiva – il periodo va collocato dalla metà degli anni Settanta ai primi anni Ottanta – e segnata dall’attività dei gruppi autodenominatisi Terza Posizione e N.A.R. e dalla quella parte più movimentista e determinata dei gruppi di estrema destra rappresentata da Ordine Nuovo, Lotta di Popolo, Europa Civiltà che decisero di praticare la lotta armata non solo contro lo storico nemico, la sinistra, ma contro lo Stato. Fu così che lo scenario dell’infiltrazione ne uscì stravolto a fronte di una insorgenza di organizzazioni clandestine, di militanti latitanti, di cellule fasciste compartimentate: i vecchi metodi di infiltrazione e quella originaria contiguità oggettiva non contarono più.

Non cambiò tuttavia la strategia complessiva degli apparati dello Stato e dei Servizi di sicurezza che ancora pretesero di controllare e indirizzare questi spezzoni fuori controllo della destra armata. Non potendolo più fare direttamente anche a causa del rischio ritenuto enorme rispetto al passato in presenza di una magistratura ormai mutata nei suoi quadri, del serio impegno di alcuni apparati della polizia e dei carabinieri profuso nelle indagini, di una stessa politica americana improntata a parametri meno unidirezionali arginarono, il vuoto di uno scenario capovolto e attuarono una ennesima fase di infiltrazione nella destra armata. Questa fu caratterizzata dal ricorso alla mediazione di organizzazioni criminali o di apparati lobbistici.I N.A.R. – principale organizzazione terroristica della destra e difficilmente infiltrabile a causa della estrema esiguità dei suoi nuclei militari – fruivano di ottimi rapporti con i boss della banda della Magliana con cui si andavano scambiando favori reciproci e così Terza Posizione, che aveva capi carismatici introdotti nella loggia P2. La stessa Cosa Nostra, attraverso i canali carcerari e la continua attività del traffico d’armi, era in grado di agganciare e stabilire buoni rapporti con i nuclei del terrorismo nero.

Il fatto che alcuni apparati repressivi dello Stato avessero un’ampia agibilità nella banda della Magliana, nella Loggia P2 e in Cosa Nostra è un dato ormai accertato negli esiti di molte inchieste giudiziarie.

 

Sentenza ordinanza Argo 16 pag 2156-2158

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