Il depistaggio di Sgrò e il MSI

Avvenuto l’attentato all’Italicus, a quattro giorni dalla sospensione delle misure straordinarie di protezione al treno “Palatino” ed alla Stazione di Roma Tiburtina, si ebbe l’opportunità di imba­stire una speculazione politica su presunte quanto insussistenti responsabilità del Ministro per l’Interno. Manovra presupponente che all’atto della denuncia si fosse identificato anche nell’Italicus un possibile obbiettivo dell’azione terroristica: di qui le dichiarazioni in tal senso dell’ on.Almirante al dibattimento di primo grado. Può darsi che l’uomo politico missino non abbia voluto deporre il falso: il tema non rientra nell’oggetto di questo processo, e non deve essere quindi approfondito. Certo è che non v’è corrispondenza tra quanto da lui dichiarato e la verità oggettiva. Se si fosse anche solo supposto di pericoli per l’Italicus, come si fece per il “Palatino”, così si sarebbe fatto per l’Italicus stesso. Questo rilievo dà forza alla costante negativa con cui tutti i funzionari dell’antiterrorismo hanno escluso che si sia comunque pensato all'”Italicus”, anche dopo aver sentito l’avv.Basile per acquisire ulteriori elementi sulla denuncia presentata dagli on.Almirante e Covelli. Si è detto che costoro – legati alla P2, cui apparteneva il secondo – sarebbero stati a conoscenza del piano di attentati preparato in vista di un prossimo colpo di stato e che, con una denuncia volutamente vaga, avrebbero inteso darsi una sorta di alibi politico senza impedire l’effettuazione dell’attentato.

COVELLI

Come s’è notato ad altri effetti, l’ iscrizione dell’on.Covelli nelle liste della P 2, i contatti della Loggia con ambienti terroristici toscani, e propensioni golpiste del Gelli ed il probabile coinvolgimento piduista nella trama eversiva che si andava tessendo, fatto essenzialmente di pene­trazione nell’ambiente militare e dei Carabinieri, tutto ciò autorizza senza meno sospetti sul piano storico-politico. Quando però da. questo si passi a quello giudiziario e della prova, deve riconoscer si come le proposizioni anzi indicate non siano per niente conclusive. Gli elenchi P 2 sono – come è noto – tutt’altro che completi ed affidabili, comprendendo anche mas soni “in sonno” o addirittura persone non ancora iscritte. Ne è vero che tutti gli adepti della P2 avessero consapevolezza delle aspirazioni del Gelli e dei suoi ambigui collegamenti. Al di là quindi di interessate forzature, può ritenersi verosimile che i vertici politici del II. S.I. avessero più acuto e preciso il sentore delle manovre golpiste in atto, coinvolgenti, come s’è visto, ambienti extra-parlamentari di derivazione missina che in molte realtà locali – si ricordi proprio quella aretina, lucidamente descritta dal Brogi in contrapposizione a quella tutta diversa di Firenze- erano rimasti vicini al partito. Questa consapevolezza può aver contribuito ad indurre l’on Almirante a dar credito alla segnalazione di un pericolo vago e fumoso ed a portarla a conoscenza dell’antiterro­rismo. Può pensarsi cioè che l’on. Almirante, al di là delle ovvie considerazioni sulla convenienza in termini politici della denuncia, abbia supposto che in concreto potessero verificarsi degli attentati, e che la denuncia avrebbe potuto giovare ad indirizza­re in un certo senso le indagini. Più in là non può andarsi, dovendosi respingere come sostanzialmente calunniosa la supposizione che il segretario politico del M.S.I. abbia quanto meno non impedito che l’attentato all’Italicus venisse portato a compimento.

Sentenza appello Italicus 1986

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