Maurizio Abbatino – dichiarazioni 08.01.1993

Come ho gia’ avuto modo di dichiarare in precedenti interrogatori, gia’ prima che si cementasse l’ unione tra il nostro gruppo – cioe’ quella che si potrebbe definire “Banda della Magliana” – e quello di Selis Nicolino, tra questi ed il professor Semerari Aldo esistevano rapporti abbastanza stretti, avendo il primo, unitamente ad D’Ortenzi Alessandro, fruito di consulenze e, comunque di perizie psichiatriche di favore da parte dello stesso Semerari. Non so se e quanto fossero costate, in termini di denaro, quelle prestazioni professionali; so, tuttavia, che rientrava nel piu’ complessivo disegno politico del professor Semerari intrattenere rapporti operativi con gruppi della criminalita’ comune e fu proprio il D’Ortenzi, legato al gruppo di Selis Nicolino, a sollecitare gli incontri – dei quali ho gia’ parlato -tra noi ed il Semerari. In proposito, dal tenore dei colloqui avuti con il Semerari, potei capire che preesistevano rapporti tra i neofascisti – e, in particolare, il gruppo facente capo a Carminati massimo, Alibrandi Alessandro ed i fratelli Bracci – e il gruppo del Selis, come pure mi risulta che i predetti neofascisti avevano gia’ stretti contatti con Giuseppucci Franco, in forza dei quali si spiega perche’ venne accolta la mediazione di Carminati massimo in ordine al rilascio di Aleandri Paolo, sia la liberta’ dello stesso Carminati di accedere al deposito di armi del ministero della sanita’.

Selis Nicolino, per come ho gia’ riferito, intratteneva rapporti, sia personali con Cutolo Raffaele, sia operativi tra il suo gruppo e la Nuova Camorra Organizzata, facente capo a Cutolo. A sua volta, il gruppo del Carminati intratteneva rapporti oltre che con il Giuseppucci anche con i “Testaccini” , gruppo al quale – percome ho avuto modo di chiarire in precedenza – il Giuseppucci stesso era legato, prima ancora di unirsi, durante la detenzione di De Pedis Enrico, a noi e per i quali teneva armi.

Adr: per come ho riferito in precedenti interrogatori, quando ormai i vari gruppi – cioe’ il nostro, quello che era stato il gruppo di Selis Nicolino e quello dei “Testaccini” – si erano riuniti in una unica associazione, il gruppo del Carminati intratteneva rapporti un po’ con tutti, rientrando cio’ in un piu’ generale contesto di scambi di favori. In particolare, comunque, ricordo, per intensità degli stessi, sia quelli tra il Giuseppucci e gli uomini di Carminati cointeressati, per le ragioni gia’ spiegate, al recupero di crediti, in parte comuni, sia quelli con Abbruciati Danilo, attese le entrature che questi aveva in ambienti dediti al riciclaggio e al reinvestimento dei proventi delle attivita’ criminali.

Adr: Abbruciati Danilo, come ho gia’ detto, prima di unirsi al nostro gruppo, era stato un grosso boss della malavita romana, all’ epoca in cui a Roma operavano i cd “marsigliesi”, Faiella e Tabarrani. Egli oltre che con i vari Berenguer Jacques e Bergamelli Albert, Bellicini Maffeo e De Santis Laudavino, aveva avuto stretti rapporti con Turatello Francis. Il campo di attivita’ al quale era certamente dedito, prima della sua detenzione, a meta’ degli anni Settanta, era quello delle rapine; probabilmente, ma sul punto non posso essere preciso, trafficava anche cocaina. Dopo la sua scarcerazione, anche a seguito di una “guerra” nella quale era stato coinvolto con Tabarrani e Faiella – ma non so direda quale parte egli fosse schierato, suoi nemici di vecchia data, comunque, erano Belardinelli Bebo, col quale nelle carceri mi sembra avesse sempre avuto divieti d’ incontro, e Garofalo Fernando, detto “ciambellone” – Abbruciati Danilo non aveva legami con alcun gruppo in particolare: economicamente egli non aveva problemi di nessun genere, per cui si dedicava, di tanto in tanto, a qualche colpo, magari limitandosi a fornire delle “dritte” . Una volta che della nostra associazione erano entrati a far parte, grazie a Giuseppucci Franco, i vari De Pedis, Maragnoli e Pernasetti, venne da costoro cooptato nel gruppo.
A ragione dei suoi trascorsi malavitosi, avvalendosi anche delle numerose ed importanti conoscenze acquisite in ambiente carcerario, sia tra i comuni, sia tra i mafiosi, sia tra i politici – egli non disdegnava di tenere rapporti con estremisti di destra – Abbruciati Danilo, una volta entrato a far parte della banda, strumentalizzò la stessa ai suoi personali interessi, di fatto impedendo la incondizionata integrazione nel sodalizio dei “Testaccini”.
L’ Abbruciati teneva sostanzialmente per se le proprie “conoscenze” e faceva partecipi delle attivita’ finanziarie attraverso le quali riciclava e reinvestiva il denaro provento del traffico degli stupefacenti non già l’intera banda, ma soltanto i “Testaccini” , i quali, ben presto acquisirono un consistente patrimonio mobiliare, societario ed immobiliare, che si andava a cumulare ai proventi dell’ attivita’ di “strozzinaggio” da essi sempre praticata.
Abbruciati Danilo, infatti, aveva un campo di interessi assai diversificati, dall’ edilizia al commercio di auto, alla finanza, rispetto ai quali i traffici criminali rappresentavano la principale, se non unica, fonte di finanziamento. Tutto questo aveva necessariamente comportato un salto di qualita’ per i “Testaccini” , il cui comportamento, improntato ad insofferenza per le regole dell’ associazione di cui tutti facevamo parte, aveva indotto negli altri associati una certa diffidenza nei loro confronti, destinata ad acuirsi ed a sfociare in veri e propri propositi di vendetta, specie dopo la morte di Giuseppucci Franco, il quale aveva rappresentato, comunque, l’ elemento di mediazione: propositi la cui attuazione venne rinviata tuttavia, per dar corso a quella che fu la “guerra” contro i proietti, della quale ho ampiamente riferito. Questa “guerra” , infatti, impedì il dissolversi del sodalizio, rappresentando un forte momento di aggregazione. I propositi di regolare i conti con i “Testaccini” , comunque, si rafforzarono irreversibilmente dopo l’ omicidio di Balducci Domenico, come ho gia’ in precedenza spiegato.

Adr: Abbruciati Danilo, quando entro’ a far parte della banda, oltre ad essere particolarmente legato prima a Tigani Giovanni e poi a Frau Paolo – che per lui rappresentava nulla piu’ che dei “portaborse” – nonche’ ai vari De Pedis, Marognoli e Pernasetti – con i quali aveva invece, rapporti molto piu’ intensi di carattere economico finanziario, oltre che criminale – contava su amicizie di un certo rilievo: mi risulta che fosse in ottimi rapporti con Balducci Domenico, con cui fece affari nel mondo dell’ edilizia residenziale, in quanto cointeressato, anche assieme ai “Testaccini”, nella realizzazione di un villaggio turistico in Sardegna, nei pressi di porto rotondo: questo mi risulta anche perche’ ebbi occasione di presenziare ad un incontro tra l’ Abbruciati e il Marognoli, nel corso del quale il primo mostro’ al secondo le fotografie del suddetto villaggio turistico e dei villini; con Carboni Flavio e con Calò Pippo esponente della mafia siciliana a Roma.
Quanto a quest’ ultimo, a prescindere da cio’ che e’ emerso successivamente a suo carico, a quei tempi non godeva di particolare fama nel nostro ambiente, poiche’ l’ essere “cassiere” della mafia non significava di per se che egli rappresentasse un vertice di tale organizzazione, dal momento che tale ruolo di vertice, all’ epoca, era svolto da Bontade Stefano, la cui morte segno’ l’ ascesa del Calò: da parte mia, comunque, non ebbi mai occasione di conoscerlo e d’ incontrarlo, ne prima ne dopo tale evento. Neppure ho mai conosciuto personalmente Carboni Flavio, di cui, tuttavia, sentii parlare dall’ Abbruciati, come di persona ben introdotta, al pari del Balducci, nel mondo politico e finanziario.

Spontaneamente l’ imputato dichiara: ricordo che una volta accompagnai Selis Nicolino in macchina nei pressi di una villa dell’ Eur – tale villa si trova su una strada chiusa alle spalle del “fungo” , che si chiudeva con una specie di piazzola circolare – dove, mi disse il Selis abitava una persona che doveva essere ferita. Il Selis non mi forni’ particolari ulteriori: non posso escludere che si trattasse proprio di Carboni Flavio; si trattava, comunque di persona che io non conoscevo. Nell’ occasione, su altra autovetture, ricordo che c’ erano altre persone – si trattava di amici del Selis, forse un napoletano – ma della vicenda conservo un ricordo piuttosto vago.

Adr: Abbruciati Danilo era anche legato ad Diotallevi Ernesto, che ebbi modo d’ incontrare, su sollecitazione dell’ Abbruciati stesso, poco prima dell’ omicidio di Balducci Domenico, come ho avuto modo di riferire. In quella occasione, Diotallevi Ernesto ci venne presentato da Abbruciati come suo tramite con la mafia siciliana, e fu uomo di Bontade Stefano – o come “contatto” con costui – del quale avevamo cominciato a “lavorare” l’eroina. A tal ultimo riguardo, mi preme ribadire che dopo la morte di Bontade Stefano si chiuse il relativo canale di approvvigionamento, senza ne che si prendessero contatti col Calò, ne che questi prendesse contatto con noi, anche perche’ noi subimmo degli arresti e nel frattempo morì anche lo stesso Abbruciati. Non posso escludere, comunque, che Calò Pippo fosse restato in contatto con i “Testaccini” . Da quanto potei capire, sia per quanto si disse in quell’ incontro, sia per quanto diceva l’ Abbruciati, sia infine per quanto appresi in carcere, il Diotallevi si trovava in posizione subordinata rispetto all’ Abbruciati, il quale se ne serviva come tramite verso le altre associazioni malavitose e verso il mondo economico finanziario, nel quale il Diotallevi stesso vantava notevoli entrature.
Debbo ancora dire che, a seguito della morte di Abbruciati Danilo, avvenuta mentre questi stava attentando a Rosone Roberto, a Milano, ignorando tutto di tale operazione, chiesi spiegazioni, al riguardo, a De Pedis Enrico e Pernasetti Raffaele, i quali mi riferirono di aver a loro volta appreso da Diotallevi Ernesto che, per un suo tramite, l’ Abbruciati aveva ricevuto cinquanta milioni di lire per eseguire l’ attentato. I predetti non mi fornirono ulteriori particolari, dicendo che l’ Abbruciati aveva agito anche a loro insaputa. La spiegazione, ricordo, mi lascio’ alquanto perplesso, atteso che, sebbene l’ Abbruciati fosse non poco avido, tuttavia era strano che avesse agito solo come killer, senza anche avere propri nell’attentato, tanto più che avrebbe dovuto, secondo le regole, comunque, dividere con i due i cinquanta milioni che ne costituivano, a loro dire, il prezzo.

Adr: personalmente non conoscevo Nieddu Bruno, anche egli amico dell’Abbruciati, ma mi era noto, oltre che come amico di Abbruciati Danilo, quale esperto motociclista con trascorsi di scippatore.

A questo punto, sono le ore 18.10, poiche’ l’ imputato accusa un malore e non e’ in condizioni di continuare l’ interrogatorio, lo stesso viene sospeso e rinviato a domani 930109, ad ore 9.00 e seguenti.

Letto confermato e sottoscritto.­

 

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