Lettera raccomandata di Carmine Pecorelli a Licio Gelli – 18.5.1977

Caro Licio, ho atteso invano una Tua comunicazione riguardo fratello Gigi (Mariotti). All’atto di sollecitare il tuo autorevole intervento, ti avevo rappresentato anche la mia premura data l’imminenza del processo. Se la risposta non è arrivata vuol dire che nella Famiglia è venuta meno, o forse non c’è mai stata, la solidale assistenza dei suoi componenti. Che, nella migliore ipotesi, essa è indirizzata verso una unica direzione. Esistono, per caso, Fratelli di serie A e Fratelli di serie B? Oppure quello che è in alto non è uguale a quello che è in basso? Ho notizia che Fratello Gigi almeno in due occasioni ha evitato guai per merito proprio della Famiglia.
Io invece: potrei essere punito per aver esercitato un diritto sancito dalla legge comune. Nel constatare siffatta disparità, ti rassegno la mia decisione di uscire definitivamente dall’Organizzazione.
Ho fatto una breve ma significativa esperienza che mi conforta nel credere che non ci sono Templi da edificare alla Virtù, bensì solo all’ingiustizia e all’arroganza. Per quanto riguarda i nostri personali rapporti mi auguro, se lo desideri, che essi possano rimanere immutati.

Mino Pecorelli

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