Roberto Incardona – dichiarazioni 30.03.1987

Fino a pochi mesi addietro (circa un anno) gestivo una libreria esoterica in questa via Dante insieme con mia moglie, ELLI Patrizia; quindi, essendomi separato da mia moglie, da allora non svolgo, in pratica, alcuna attività lavorativa, non avendo, tra l’altro, impellente bisogno di lavorare, poiché dispongo di risorse economiche.

ADR Circa la mia attività politica, posso dire che ho sempre coltivato idee riconducibili all’area della Destra. Fino al 1969-1970 ho militato nel M.S.I., e più precisamente nella sua organizzazione giovanile (Fronte della Gioventù). Dal 1970 fino al 1974-1975, ho fatto parte, contemporaneamente, della suddetta organizzazione giovanile e anche del M.S.I.. In tale data, non condividendo la linea politica di tale partito ho deciso, insieme con altri amici (Luigi FLORIO, Roberto MIRANDA, Enrico ASCIONE ed altri), di costituire un movimento politico autonomo da noi denominato “Forze Nuove”. Nel 1976, in previsione del congresso nazionale del due esponenti catanesi di tale partito (GALATA’ Stefano e tale MANNELLO) mi invitarono ad aderire insieme con i miei amici alla corrente del M.S.I. denominata “M.S.I. per la lotta popolare”, che aveva un orientamento critico rispetto alla segreteria del partito. La corrente, però, si autosciolse dopo il congresso, non avendo ottenuto un apprezzabile numero di consensi.
Noi a Palermo, però, mantenemmo la sigla di “Lotta Popolare” al nostro movimento, ma solo in sede locale e senza alcun collegamento con altri gruppi, a Palermo o altrove. Nel 1977 mi pervenne un ciclostilato di Terza Posizione, in cui erano esplicitate le finalità di questo gruppo politico e le sue intenzioni di coordinare i movimenti della Destra su posizioni analoghe; pertanto, ritenni di mettermi in contatto, previ colloqui telefonici, con i capi di Terza Posizione, Roberto FIORE e Gabriele ADINOLFI, coi quali mi incontrai a Roma, nella primavera del 1977 (se mal non ricordo), concordando l’adesione del mio gruppo a Terza Posizione, della quale assunse il nome, sostituendolo a quello di “Lotta Popolare”. Fino al dicembre 1978-gennaio 1979, diressi, insieme con Francesco MANGIAMELI, in sede locale, il movimento in questione, ma poi, essendomi trasferito a Milano in previsione del mio imminente matrimonio con ELLI Patrizia, decisi di non occuparmi più attivamente di politica.

A.D.R. Per la mia attività politica, ho subito soltanto una condanna penale; ero in compagnia di Sandro SABATINI e Davide MARTINEZ, a Palermo, e fummo colti mentre eravamo intenti a scrivere sui muri della città, frasi concernenti Forze Nuove (i fatti avvennero nell’Aprile 1975). Poiché il SABATINI era in possesso di un’arma, tutti e tre fummo tratti a giudizio, a titolo di concorso, per il reato di detenzione e porto abusivo di armi e fummo condannati. Inoltre, adesso sono indiziato di appartenenza ad associazione sovversiva e banda armata, in un procedimento penale in corso di istruzione formale presso il Tribunale di Roma e concernente un’associazione denominata FULAS (Fronte Unitario di lotta Arabo-Sicula), che si assume essersi costituita fra il 1974 e il 1975.

A.D.R. In effetti, conosco Paolo SIGNORELLI. Quest’ultimo era il promotore di quella iniziativa, di cui ho parlato, per creare un’opposizione interna contro la gestione del M.S.I. da parte della segretaria dell’epoca. Lo conobbi, quindi, tramite GALATA’ e MANNELLO. Ebbi diversi contatti con lui e ne nacque una sincera amicizia, tanto che, per due anni consecutivi (1976 e 1977), egli con la famiglia fu mio ospite a Trabia.

A.D.R. Conosco anche Paolo ALEANDRI, perchè presentatomi da Paolo SIGNORELLI, a casa sua, a Roma. L’ALEANDRI, insieme con la fidanzata del tempo, di cui non ricordo il nome, è stato mio ospite, credo nel 1977, contemporaneamente al SIGNORELLI.

A.D.R. In effetti, ricordo, poiché la S.V., me lo chiede, che, durante la permanenza dell’ALEANDRI a Palermo, quest’ultimo fu arrestato e rimase in carcere per un paio di giorni, avendo picchiato un agente in borghese o un vigile. Ricordo che quel giorno, l’ALEANDRI a pranzo aveva bevuto più del solito ed era piuttosto brillo; noi c’eravamo recati a Palermo per visitare la città, ed era presente anche Paolo SIGNORELLI la moglie ed i figli Luca e Silvia. Recatici all’Extrabar di Piazza Politeama, ci incontrammo casualmente con Roberto MIRANDA, il quale rimase coinvolto in una rissa. L’ALEANDRI, proprio a causa del suo stato di scarsa lucidità, immotivatamente, prese a pugni un vigile (questo è almeno il mio ricordo) e fu arrestato.

A.D.R. Non mi risulta che Paolo SIGNORELLI avesse rapporti di alcun genere con il Servizio Segreto.

A.D.R. Non conosco tanto bene Paolo ALEANDRI da poterne dar una valutazione sufficientemente attendibile. Da quello che è stato il suo comportamento in Palermo, debbo dedurne che avesse una certa instabilità caratteriale.

Il G.I. fa presente al teste che, dagli accertamenti svolti, risulta che l’arresto dell’ALEANDRI è avvenuto nell’Agosto 1978 e non già nel 1977: gli dà lettura, altresì, delle dichiarazioni rese sul punto da ALEANDRI Paolo (voi.481 ff.128-129) .

Il teste risponde: “In effetti, ricordavo male circa la data in cui è avvenuto l’episodio in questione e confermo che i fatti si sono svolti così come riferito dall’ALEANDRI, tranne il punto in cui egli afferma che noi avevamo un appuntamento con Roberto MIRANDA. Infatti, l’incontro col medesimo fu del tutto casuale. Quanto, poi, alla visita, a casa mia, di un personaggio qualificatosi come appartenente ai servizi segreti, debbo dire che le cose si sono svolte in maniera parzialmente diversa da quanto riferito dall’ALEANDRI. Quest’ultimo, infatti, ritornò a casa mia dal carcere dopo un paio di giorni, e quello stesso pomeriggio o il pomeriggio successivo, si presentò a casa mia un uomo di circa quarantacinque – cinquant’anni di statura medio-alta corporatura robusta – carnagione scura, tanto che non mi sembrava di nazionalità italiana.
Portava un vistoso anello di pietra verde  all’anulare e fumava la pipa. Disse che aveva letto dai giornali dell’arresto di ALEANDRI e del coinvolgimento nella vicenda di Paolo SIGNORELLI, suo buono amico, e che era venuto per salutarlo. Effettivamente, in quel momento, eravamo a casa soltanto ALEANDRI ed io, ma SIGNORELLI e sua moglie rientrarono dopo pochi minuti dall’arrivo dello sconosciuto. Escludo, dunque, che lo sconosciuto ci abbia chiesto notizie sulle nostre idee politiche e tanto meno che il SIGNORELLI sbiancò in viso, al suo rientro, quando ci vide in compagnia del predetto. Lo sconosciuto, dopo aver parlato del più e del meno ed averci invitato a casa sua a Trabia, si accomiatò dopo pochi minuti. Da quel     che ricordo, l’individuo in questione si trovava soltanto in villeggiatura a Trabia e anzi ci disse che quello era il secondo anno consecutivo che trascorreva le vacanze estive a Trabia. Quando andò via, il SIGNORELLI ci fece presente che l’individuo in questione era un suo conoscente e anzi ci riferì le modalità di tale conoscenza. Ci disse che in occasione di un suo arresto, sua moglie si era recata al Palazzo di Giustizia per ottenere un colloquio con lui,- e che, essendogli stato rifiutato tale colloquio, si era seduta in un corridoio del Palazzo di Giustizia e, sconfortata, si era messa a piangere.
Si era avvicinato, a questo punto, il soggetto di cui sopra che, evidentemente, era uno che aveva dimestichezza col Palazzo di Giustizia, poiché, impietositosi, era riuscito a fare ottenere a sua moglie il chiesto colloquio. Reso edotto di quanto era accaduto, esso SIGNORELLI, dopo la sua scarcerazione, si era. incontrato con quell’individuo per ringraziarlo e di tanto in tanto si erano rivisti. In effetti, con SIGNORELLI e con ALEANDRI mi sono recato nella casa dell’individuo di cui si discute, ed ho potuto notare che era con la moglie e con i due figli piccoli. La casa era situata lungo lo stradale Trabia-S.Nicola, in un viottolo interno, lato monte. Ritengo di essere in condizione di indicare la casa in questione.

A.D.R. E’ possibile che io conosca Sergio CALORE, ma non ne sono certo. Sono a conoscenza che quest’ultimo ha fatto delle dichiarazioni che mi riguardano, mostrando di conoscermi. Ora, io non escludo di averlo incontrato a casa di Paolo SIGNORELLI a Roma, poiché, quando mi ci recavo, c’erano sempre altre persone. Comunque, il suo nome non mi dice nulla.

A.D.R. La S.V. mi chiede se conosco una persona che si chiami MILADI Ibrahim. Ho conosciuto un uomo a nome Ibrahim in compagnia di ELLI Patrizia, che ancora non era mia moglie a casa di Paolo SIGNORELLI. Anzi, in quella occasione la ELLI mi disse che stava per venire a lavorare a Palermo e il SIGNORELLI, in mia presenza, le disse che poteva rivolgersi a me per quanto le potesse occorrere nella sua nuova sede di lavoro. Questa fu l’occasione della mia conoscenza con la ELLI che ci portò a sposarci. Io ignoravo, poiché la S.V. me lo chiede, che l’Ibrahim facesse parte dei Servizi Segreti Libici; ho appreso ciò dalla ELLI dopo che ci eravamo sposati. La ELLI mi disse che era stato lo stesso Ibrahim a confidarle questa sua qualità.

A.D.R. La ELLI non mi ha mai confidato se l’Ibrahim avesse un nome in codice per la sua attività di agente segreto.

A.D.R. Non conosco Aldo SEMERARI ed escludo, quindi, di essere mai stato nella sua villa.

A.D.R. Prendo atto che ELLI Patrizia, sentita come teste, ha sostenuto di non essere a conoscenza che l’Ibrahim facesse parte dei servizi segreti libici. Io non posso che ribadire che è stata lei stessa a riferirmi tale circostanza assumendo di averla appresa dallo stesso Ibrahim.

A.D.R. Mia moglie non mi ha mai riferito di essere stata nella villa di SEMERARI in Castel S. Pietro.

A.D.R. Ricevo lettura delle dichiarazioni di ELLI Patrizia nella parte in cui quest’ultima riferisce sulle cause dei nostri dissapori e circa un colloquio tra me e Ciccio MANGIAMELI, nel corso del quale io gli comunicai, alla fine del 1979, la mia intenzione di non occuparmi più di politica e fui appellato da quest’ultimo come traditore. Confermo che vi fu effettivamente questo colloquio tra me ed il MANGIAMELI alla presenza della ELLI, e che lo stesso si svolse con le modalità e nei termini riferiti dalla ELLI.

A.D.R. Sono buon amico di Pierluigi CONCUTELLI che conosco fin dai tempi in cui entrambi militavamo nel M.S.I. Ho avuto modo di frequentarlo fino al 1969-1970, quando, cioè, risiedeva a Catania in virtù di un provvedimento di dimora obbligatoria, su cui non potrei essere più preciso. Quando egli si allontanò arbitrariamente da Catania non l’ho più rivisto se non qualche volta in Tribunale. Apprendo soltanto adesso dalla S.V. che vi fosse un progetto per fare evadere CONCUTELLI dal carcere di Palermo. Non conoscevo VOLO Alberto e non riesco a comprendere come quest’ultimo affermi di aver fatto parte di “Terza Posizione”.

A.D.R. Ricevo lettura della dichiarazione di Sergio CALORE nella parte in cui quest’ultimo afferma di avere incontrato Francesco MANGIAMELI, a Roma, nel 1978, a casa di Paolo SIGNORELLI in occasione di un convegno di Terza Posizione ed ha sostenuto che col MANGIAMELI vi erano anche Roberto MIRANDA ed anche altri due esponenti palermitani di Terza Posizione. Escludo categoricamente che ciò sia vero. Quando mi recavo col MANGIAMELI, e ciò è avvenuto soltanto due volte, a Roma, per questioni attinenti a “Terza Posizione”, eravamo ospiti o di FIORE o di ADINOLFI. Escludo, altresì, che il MANGIAMELI conoscesse il SIGNORELLI. Non riesco a comprendere perchè il CALORE affermi queste cose e faccio presente che non vi era motivo perchè io facessi conoscere MANGIAMELI al SIGNORELLI dato che le loro posizioni politiche erano abbastanza divergenti e, del resto, anch’io stavo allontanandomi dal SIGNORELLI, avendo aderito a “Terza Posizione””.

 

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