Lettera inviata da Gelli a «L’Unità» il 16 maggio 1976, non pubblicata

Egregio Signor Direttore,

Avendone ottenuta la facoltà dal Gran Maestro, -al quale, per nostra Costituzione compete l’esclusiva rappresentanza dell’Ordine -, mi risolvo ad indirizzarLe la più vibrata protesta per l’inclusione del mio nome in uno degli articoli di cronaca nera apparsi sul Suo giornale. La Loggia “Propaganda Massonica n° 2”, che io presiedo per regolare elezione, non si occupa di politica, – né di destra, né di centro, né di sinistra -, e tanto meno ha a che fare con trame dei vari colori o con attività criminose di qualsiasi natura.
Sono ben lontano dal negare i diritti di cronaca, ma alla cronaca contesto 1’uso dei punti interrogativi e del tempo condizionale allorquando questi mezzi so­no impegnati a ledere impunemente l’onorabilità dei cittadini, neppure di quelli che furono fascisti oltre trent’anni or sono, ma che, subite dopo gli eventi bel­lici e per il non breve periodo di oltre quindici anni si son potuti permettere di rimanere nella propria Città, attendendo alle proprie attività commerciale ed industriali, rispettati e stimati da tutte le persone con cui sono venuti a con­tatto, a qualunque fede politica appartenessero.
Questo è proprio il mio caso: i miei concittadini, compresi quelli di fede comu­nista, tra i quali conto da sempre amici sinceri, mi hanno sempre dimostrato ri­spetto e stima. Tanto per dimostrarLe la veridicità di questa mia affermazione, Le allego, in copia fotostatica, la dichiarazione rilasciata dal Sig. Italo Carobbi, comunista mi­litante e fervente, già Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia.
Io non ho mai spadroneggiato, durante la R.S.I., né a Pistoia, né altrove; né con mitra, né con “una jeep americana”. E’ un tocco, questo, – e non il solo -, che rileva la confusione mnemonica del mio tardo accusatore il quale non solo inquadra inesattamente gli avvenimenti di diverse epoche storiche, ma travisa, soprattutto, i personaggi che vi hanno partecipato.
Non intendo contestare il diritto alla libertà di Stampa, ma tra la pubblicazione di notizie e la diffamazione, – che altro non è l’avermi attribuito, a di­stanza di oltre trent’anni, azioni da me mai commesse —, mi sembra che ci corra una certa differenza che coinvolge, screditandola, la serietà del Suo giornale.

Con stima»

(Licio Gelli)

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