Angelo Izzo – dichiarazioni 10.06.1991

Chiestomi se conosca Dantini e Nardi Gianni, dichiaro che conosco benissimo Dantini. Nardi, invece credo proprio di non conoscerlo di persona, anche se puo’ essere che mi sia stato presentato in occasione di una cena tenutasi nella montagna ascolana, in una baita. A questa cena parteciparono una trentina di persone fra le quali Ortenzi e Viccei e puo’ essere che vi fosse anche Nardi. Il Dantini, invece, l’ ho frequentato per vari anni ed e’ con lui che sono entrato in “Lotta di Popolo”. Chiestomi se sia al corrente di collegamenti del Dantini con ambienti militari o ambienti dei servizi, ricordo un episodio. Nell’ottobre ‘73, assieme all’ Esposito e al Ghira commisi una rapina ai danni di un industriale collezionista di armi residente in via Panama, rapina che ho gia’ a suo tempo confessato.
Per tale rapina Ghira venne arrestato. Scrisse da Rebibbia presso un nostro comune amico, tale Gianni Giancarlo, residente allora in via villa Ada, e attraverso il Gianni mi chiese di rivolgermi al Signorelli e a Dantini perche’ lo facessero uscire dal carcere. Il tono della richiesta del Ghira, come l’ ho percepito nella lettera inviata al Gianni, era vagamente ricattatoria, nel senso che faceva capire che era il momento che i due dovevano fare qualcosa per lui. Seppure con un certo imbarazzo, durante uno dei consueti incontri col Signorelli e Dantini dissi loro della richiesta del Ghira. Mi stupii quando i due anziche’ protestare o chiedere spiegazioni, si dimostrarono preoccupati e si dissero disponibili. Mi dissero di far sapere ad Andrea che doveva stare calmo e che lo avrebbero tirato fuori.

Tempo dopo Dantini mi disse che per risolvere la faccenda di Ghira mi avrebbero fatto incontrare un personaggio dei servizi. L’appuntamento venne fissato in una villa di tale Coppola Frank ad Aprilia. Questo Coppola e’ un mafioso italo americano espulso dall’America attorno al 1946 che aveva una grande tenuta agricola ad Aprilia. Poiche’ non volevo espormi mandai a questo incontro un mio amico, tale Parboni Arquati Giampiero.
Questi, presente il nipote del Coppola, tale Pino, si incontro’ con un individuo che mi descrisse di mezza eta’, molto elegante e con accento siciliano. A questo incontro fu presente anche Dantini. Questo individuo chiese il nome del giudice che si occupava del processo di Ghira, nome che ora non ricordo, e dopo averlo appreso fece capire che per il momento non c’ era nulla da fare ma che si impegnava ad aiutare Ghira piu’ tardi, finita l’ istruttoria.

Non seguii la faccenda poiche’ al tempo del processo di Ghira io mi trovavo in carcere. Aggiungo che il personaggio che si trovo’ col Parboni nella villa di Coppola, stando a quello che Parboni stesso mi disse lo aveva gia’ incontrato a casa del ministro Stammati. In merito a Dantini mi ha colpito anche un’ altra circostanza, cioe’ che lui, assieme a Signorelli, abbia svolto un ruolo di paciere fra un gruppo di pregiudicati romani evasi da Velletri, tali Bianchini, Nastase, Anzi, e un’ organizzazione criminale siciliana. I romani avevano commesso dei reati in Palermo e temevano una reazione da parte della mafia.

Da quanto mi e’ stato detto grazie a Dantini e a Signorelli questi pregiudicati romani ottennero un incontro chiarificatore col Calo’ ed altri siciliani. All’ incontro furono presenti anche esponenti della ‘Ndrangheta imparentati con Nastase Gaetano.L’ incontro ebbe luogo in un ristorante romano che saprei identificare e avvenne nel giorno di chiusura settimanale.

Aggiungo poi che Dantini frequentava una immobiliare di via Condotti che era anche sede di una loggia massonica con una denominazione inglese. Tale immobiliare era frequentata oltre che da persone rispettabili anche da Bergamelli. Ricordo poi che mi fu detto che era frequentata anche da argentini. Adr: nulla so aggiungere invece per quanto riguarda Nardi Gianni. So che effettivamente veniva spesso a Roma. Prendo atto che da dichiarazioni che ella ha raccolto le risulta che frequentava il poligono di Tor di Quinto.

Lo ritengo probabile in quanto detto poligono era frequentato da numerosi studenti ascolani che io stesso ho conosciuto, e che sono ben conosciuti a Viccei Valerio. Quest’ ultimo, inoltre, mi diede in custodia una SIG 765 Parabellum, arma cui teneva moltissimo, che aveva ricevuto da Esposti, che a sua volta l’ aveva avuta da Nardi.
Non ricordo che fine abbia fatto quest’ arma, se se la sia ripresa Viccei o se l’ abbia presa Esposito. Adr: chiestomi se sia al corrente delle attivita’ di organizzazioni illegali anticomuniste operanti negli anni Settanta, ricordo che nel 1974 i fratelli Sermonti mi fecero un certo discorso. Mi dissero infatti che era imminente un colpo di stato militare e che occorreva organizzare squadre miste di militari e civili per compiere dei rastrellamenti.

Avremmo avuto a disposizione delle armi e saremmo stati riconoscibili grazie a delle fasce da mettere all’ avambraccio che al momento giusto ci sarebbero state consegnate. Io misi a disposizione un gruppo di sei sette persone. Ricordo che i fratelli Sermonti mi fecero presente che le armi ci sarebbero state date al momento opportuno ed io replicai che avevo gia’ armi a sufficienza per conto mio.

Mi fu spiegato che in questo rastrellamento non dovevamo occuparci di gente di Lotta Continua o di altre organizzazioni extra parlamentari cioe’ di nostri abituali antagonisti del tempo. Ci avrebbero fornito loro le liste dei nomi. Ci fecero presente che dovevamo occuparci di militanti del Pci, del sindacato e di appartenenti ad organizzazioni di ispirazione comunista o cattolico progressista. Ricordo che in un momento successivo mi vennero indicati due obiettivi considerati prioritari, i coniugi Spaini, appartenenti ad una organizzazione di genitori ed un tale Moretti, salumiere, segretario di una sezione del Pci, quella di via Tigre’. Questi avrebbero dovuto essere presi con priorita’ assoluta. I Sermonti erano in possesso di una lista con nomi e indirizzi, dalla quale trassero i nominativi che ho detto.

Adr: i fratelli Sermonti erano gente di Signorelli. Preciso che sinora ho parlato genericamente dei fratelli Sermonti, in realta’ intendevo riferirmi ad Andrea e a Marco Sermonti, i quali fra loro sono cugini. La famiglia Sermonti e’ molto numerosa e sono tutti estremisti di destra.

Adr: vi fu poi una riunione in un appartamento situato in corso Trieste che saprei senz’ altro localizzare, all’ epoca abitato da tale Fiammetta. A questa riunione parteciparono numerose persone. Oltre al Dantini e al Pascucci c’erano degli abruzzesi, della gente del circondario di Roma ed infine dei veneti. Queste persone le ho viste in quell’ unica circostanza e non ne conosco i nomi perche’ non ci presentammo anzi ci fu detto di prendere tutta una serie di precauzioni per evitare di essere identificati. Ricordo inoltre che c’erano persone da me conosciute quali Adinolfi, Bertinotti Giancarlo e Palumbo Massimo. Durante la riunione venne detto che quando l’ esercito e i carabinieri si fossero mossi avremmo dovuto iniziare la nostra attivita’ di fiancheggiamento, e cio’ non tanto per assicurare il successo al colpo di stato, quanto piuttosto per guadagnarci dei meriti innanzi al nuovo regime.
Questo gruppo che si trovo’ a casa di fiammetta sembrava costituire la componente rivoluzionaria chiamata a muoversi all’ interno di progetto golpista di tipo reazionario.

A questo punto interviene il pm dr Mancuso.

Successivamente ebbi un altro incontro con i Sermonti, i quali mi dissero che ormai era questione di giorni. Mi dissero che mi avrebbero presto invitato attraverso una telefonata convenzionale a recarmi al parco Nemorense con i miei uomini e con le armi. Qui ci avrebbero consegnato le fascette. Ci spiegarono che avremmo dovuto utilizzare automobili prive di targa per prelevare le persone che ci avevano indicato e quindi portarle in un luogo convenuto che poteva essere una caserma. Io, insomma, avrei dovuto occuparmi di quadri intermedi di organizzazioni che ho gia’ detto. Pascucci piu’ avanti nel tempo mi confido’ che nelle medesime circostanze avrebbe dovuto sequestrare almirante e Carli Guido, indicando per entrambi i luoghi dove avrebbe dovuto rintracciarli e prelevarli.

Adr: non conosco personalmente Lo Presti Giuseppe. So che si scriveva con Buzzi e so che era in rapporto epistolare con tale Miano Luigi, che aveva conosciuto nel 1981 o nel 1982 nel carcere di Rimini. Ho incontrato Miano nel carcere di Ascoli e ho visto le lettere che riceveva da Lo Presti.

Spontaneamente aggiungo che su parte degli argomenti affrontati in questo verbale sono stato sentito circa un anno fa dal pm di Bologna dr Ricchi.

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