Paolo Bianchi – dichiarazioni 07.09.1981

Quando si verifico’ l’ omicidio Leandri, io ero detenuto a Regina Coeli, IV sezione, sotto l’ accusa di rapina a mano armata. Il mio difensore era l’ avvocato Arcangeli Giorgio. Da Massimi Marco Mario, che era in cella con me, seppi che i camerati avevano commesso un errore di persona, poiche’ l’ obiettivo da colpire era l’ avvocato Arcangeli. Costui, secondo il Massimi, che riportava la conversazione di Signorelli ed altri, era un delatore, responsabile della cattura di alcuni camerati tra cui Concutelli e della scoperta del covo di via Sartorio. Arcangeli sarebbe stato anche l’autore della scoperta del covo dei Nap ove era stata uccisa Mantini Anna Maria. Arcangeli avrebbe appreso la notizia tramite un familiare della moglie appartenente alla malavita comune.

Successivamente parlai con l’ avvocato Arcangeli, il quale mi apparve estremamente preoccupato della voce secondo la quale egli doveva essere eliminato e mi chiese una dichiarazione di solidarietà nei suoi confronti che servisse a ridargli credito presso gli ambienti di destra. Aderii alla sua richiesta e provocai una manifestazione di solidarietà scritta da parte dei camerati di Regina Coeli. Riuscii anche a fargli avere la nomina di Pedretti Dario che in seguito lo revocò. Anche io lo revocai. Nel corso della istruttoria per l’ omicidio Leandri fui interrogato come teste dal giudice Destro il quale mi chiese notizie su un’ intervista da me rilasciata al “Messaggero” nello studio dell’ avvocato Traldi Andrea. In tale intervista, rilasciata alla presenza e con l’ accordo di Signorelli -ed in cio’ modifico la dichiarazione resa al dr Destro – dissi che gli arresti di Concutelli e di Cochi e il mio, erano partiti dallo studio dell’ avvocato Arcangeli, che ne era stato l’ ispiratore.

Il Signorelli mi disse che dovevo accusare principalmente l’ avvocato Vitale, perche’ per quanto riguardava l’ avvocato Arcangeli, la organizzazione si sarebbe occupata della sua eliminazione fisica. A proposito dell’ omicidio Leandri, la dottoressa Buresti mi ha detto di avere conosciuto il Leandri nello studio di Arcangeli. Ella sarebbe uscita anche insieme al Leandri di cui conosceva anche i genitori.

L’ omicidio di Amato Mario.
Per quanto riguarda l’ omicidio del giudice Amato, io ne ho sentito parlare sia dal Massimi Marco Mario che era con me in cella (nr 19 della IV sezione di Regina Coeli), sia dall’ avvocato Arcangeli Giorgio. Il primo a parlarne fu il Massimi il quale mi disse, tra le altre cose, che il gruppo dirigente della organizzazione nata dalla fusione tra elementi dei Nar e dell’ Mrp facente capo a Signorelli Paolo, Semerari aldo, Calore Sergio e Fioravanti Valerio, avevano deciso un programma di azioni politiche tra cui l’ uccisione di Amato Mario. Costui era considerato come il successore di Occorsio, anche per persecutorio nei confronti dei camerati. Una delle riunioni avvenne a casa di Signorelli, poco prima dell’ arresto del Massimi.

A questa riunione v’era sicuramente anche il Semerari. Di questi m’aveva gia’ parlato Neri Maurizio a Rieti, attualmente inquisito per la strage di Bologna, il quale mi aveva detto della funzione dirigenziale del professore Semerari Aldo nella organizzazione dell’ Mrp, di cui i Cop (Comunita’ Organiche di Popolo) costituivano la facciata legale. Il Neri mi disse che era stato anche nella villa di Semerari con altri camerati, tra cui Calore, Signorelli e un ragazzo incriminato per la strage di Bologna, scarcerato recentemente per motivi di salute.Il Massimi non mi parlo’ di Arcangeli come di un partecipante alle riunioni. Vero e’ che invece, qualche giorno prima dell’ omicidio di Amato Mario, l’ avvocato Arcangeli mi prospetto’ la necessita’ di uccidere il giudice Amato Mario. Soggiunse che costui era un persecutore che indagava sui camerati. Arcangeli disse che io avrei dovuto procurargli un killer che doveva associarsi al gruppo degli esecutori dell’ agguato, gia’ da lui preparati a questo fine.

Avrei dovuto inoltre procurargli una pistola del tipo Beretta 92 con silenziatore. Arcangeli sapeva che sono un esperto di armi (fui arrestato con armi molto sofisticate) e che conoscevo persone in grado di procurare sia l’ arma che il silenziatore da applicare all’ arma. L’ avvocato Arcangeli mi chiese inoltre di stilare una bozza di rivendicazione politica della uccisione del giudice a sigla GAO (Gruppi di Azione Ordinovista). La proposta di Arcangeli mi lascio’ interdetto per la ragione che io sapevo che il giudice Amato Mario era impegnato proprio nell’ individuazione dei mandanti del piano criminoso diretto alla sua eliminazione fisica. D’ altro parte la proposta di Arcangeli mi diede la conferma di una notizia che io gia’ possedevo da tempo, e che cioe’ egli era in contatto clandestino con Signorelli Paolo, Tilgher adriano e Delle Chiaie Stefano, che egli ando’ a trovare in Francia recentemente, e cioe’ poco prima dell’omicidio Amato. In partica avevo percepito che Signorelli ed Arcangeli avevano raggiunto una perfetta intesa per quanto concerne l’ omicidio di Amato Mario. Entrambi subivano le direttive e le decisioni prese da Delle Chiaie Stefano del quale riconoscevano la posizione di preminenza assoluta nell’ organizzazione e la sua straordinaria abilita’ politica.

Lo stesso Arcangeli, parlando con me di cose varie durante la mia detenzione, disse che si era incontrato ripetutamente prima dell’omicidio Amato con Signorelli, con il quale aveva chiarito alcuni contrasti e aveva raggiunto una perfetta intesa. Ricordo in questo momento che a proposito dell’ omicidio Amato, l’ avvocato Arcangeli mi disse che l’ agguato poteva essere agevolmente attuato nel parcheggio coperto del tribunale ove il magistrato giungeva tutti i giorni senza scorta. Cio’ egli sapeva per avere dato lui stesso dei passaggi al magistrato. Soggiunse che il giudice Amato portava con se’ una pistola a tamburo calibro 38. Durante una conversazione Amato Mario avrebbe detto scherzosamente all’ avvocato Arcangeli che la pistola non lo poteva salvare da un eventuale agguato. Mi pare, ma di cio’ non sono certo, che l’ avvocato Arcangeli mi abbia parlato di una utilitaria di cui talvolta si serviva Amato Mario, forse una 500.

A proposito della responsabilita’ di Signorelli Paolo nell’omicidio Amato, posso riferire che nel carcere di Regina Coeli, nella iv sezione nella mia stessa cella, durante uno dei tanti colloqui con me il Signorelli mi disse che egli avrebbe dovuto sostenere un confronto con Massimi nel carcere di Ascoli e soggiunse che Massimi certamente non avrebbe sostenuto l’ accusa perche’ debole, anche se l’ accusa era fondata. Il Signorelli mi parlo’ di un errore nel quale era caduto involontariamente il Massimi (…) Mi si chiede se sono a conoscenza di altri particolari concernenti l’ omicidio Occorsio, seppi nell’ ambito di ordine nuovo, che alla notizia dello omicidio del magistrato, i latitanti rifugiatisi in Spagna tra cui Massagrande, Graziani, Pomar, brindarono per il successo dell’ operazione. In quella occasione Delle Chiaie se ne dissociò dicendo che non era giusto brindare alla uccisione di un uomo, anche se si tratta di un’ azione politicamente necessaria. In quella occasione il Massagrande diede uno schiaffo a Delle Chiaie, con cio’ ponendo la premessa per una scissione tra Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo.