Lineamenti della strategia stragista. Golpismo e stragismo. Depistaggio e disinformazione – seconda parte

La paura del comunismo ha unito dunque forze politiche fra loro estremamente eterogenee: democratici moderati filoatlantici; fascisti del M.S.I., gruppi della destra extraparlamentare, che hanno tentato di condizionarsi reciprocamente per far prevalere i rispettivi progetti, usando tutti i mezzi a loro disposizione. In questo ambiente sono state elaborate forme di guerra non ortodossa, di guerra psicologica e di disinformazione che si vedranno meglio in seguito, che sono state praticate in funzione anticomunista da uomini dei Servizi Segreti, del Ministero degli Interni e dei gruppi di destra.

I servizi segreti ed alcuni ambienti militari, per parte loro, come già si è accennato, hanno istituito strutture segrete tipo GLADIO e hanno favorito e coperto il formarsi di organizzazioni quali la c.d. “Rosa dei Venti” o il “M.A.R.” di Carlo FUMAGALLI -anch’ esse con finalità anticomuniste- nelle quali convivevano la componente militare e quella eversiva. Nella lotta al comunismo, insomma, i moderati filoatlantici hanno accettato e ricercato la collaborazione di quei gruppi politici più ferventemente anticomunisti, quali i fascisti e le organizzazioni della destra extraparlamentare, soprattutto Avanguardia Nazionale e ORDINE NUOVO, ed hanno loro delegato alcune fra le azioni più torbide, proprie della “not ortodox war”, come peraltro è avvenuto anche in alcuni stati del Sud America e in altre parti del mondo.

Tutto ciò in consonanza con l’insegnamento di appositi manuali di guerra psicologica e di disinformazione, alcuni dei quali rinvenuti, nel corso di indagini di p.g. nella disponibilità degli eversori. Tali strategie apparirebbero incomprensibili se non si considerasse il contesto politico, sociale e culturale in cui sono maturate: le potenze occidentali, prima ancora che la seconda guerra mondiale avesse termine si erano poste il problema di come contenere la espansione dell’ area di influenza Sovietica e la diffusione del comunismo ed a tal fine -a guerra finita- erano giunte a patti con personaggi già legati ai fascismi europei o al nazismo e con organizzazioni che si ispiravano all’ ideologia dei regimi sconfitti.

L’anticomunismo in certi momenti era divenuto addirittura ossessivo ed era forte la preoccupazione che l’Italia -ove la presenza comunista era massiccia- potesse cadere nelle mani di quello che era considerato il principale nemico. I mezzi della democrazia apparvero quindi insufficienti a scongiurare tale eventualità, soprattutto allorquando, negli anni sessanta, il maturare di nuovi stili di vita e di nuove aspettative sociali mise in crisi i vecchi valori su cui si era sino ad allora fondato il potere democristiano e favori la crescita delle sinistre e di vastissimi movimenti di massa. Cominciò qui la politica delle stragi, dopo le manifestazioni studentesche ed operaie del 1968 e del 1969. Gli anni dal 1969 al 1974, poi, videro crescere la forza delle sinistre e correlativamente furono percorsi da persistenti tensioni golpiste.

Queste, in alcune ricostruzioni, sono state ridicolizzate adombrando l’ipotesi che non fossero altro che i vagheggiamenti di pochi nostalgici e di pochi militari infedeli, ma la loro effettività e pericolosità per l’assetto democratico risulta evidente solo che si consideri che altri stati occidentali -ove la forza delle sinistre era cospicua o che erano agitati da forti turbolenze sociali- sono stati effettivamente assoggettati, in quei tempi, a regimi militari di destra – Ciò è avvenuto, ad esempio in Grecia, Cile, Argentina. Forse non è avvenuto in Italia solo in considerazione della sua posizione geopolitica.

Ma al di là di un radicale anticomunismo, non esisteva un progetto comune alle diverse componenti del blocco di forze cui si è accennato; anzi è sull’ ambiguità degli sbocchi da dare alla comune politica anticomunista che si giocano le collusioni, gli ammiccamenti, i reciproci condizionamenti che univano, e allo stesso tempo dividevano, le componenti in gioco. Da un lato c’era la prospettiva del c. d. “golpe bianco”, cioè il progetto di creare -anche attraverso attentati- una situazione di tensione sociale e di caos tale da rappresentare la premessa di un intervento normalizzatore da parte delle forze moderate e di importanti settori dell’apparato militare. Questi, nel ricostruire l’ordine infranto dalle loro stesse iniziative, avrebbero rimodellato la costituzione in chiave presidenzialista e autoritaria, pur mantenendo una struttura dello stato formalmente democratica.

Dall’altro lato c’era il progetto dei gruppi eversivi della destra extraparlamentare , il c. d. “golpe nero”, il golpe alla cilena o addirittura l’utopistica supposizione di una rivoluzione ispirata ai principi del nazismo. E’ nell’ambito di tali ultime prospettive, ad esempio, che un noto eversore del tempo -Giancarlo ESPOSTI- confidava ad un camerata l’aspirazione a divenire ” ministro dello sterminio”, una volta che il golpe avesse avuto successo; ed è in tale prospettiva che nell’ambiente degli eversori si facevano piani di rastrellamento degli oppositori politici e di istituzione di strutture simili ai campi di concentramento.

due progetti (golpe nero e golpe bianco) tendevano a condizionarsi reciprocamente, in un intrico di complicità e di ricatti reso ancor più complesso dalla asserita vocazione nazionalrivoluzionaria dei gruppi della destra. Questi erano portatori di un’ideologia composita, in larga parte fondata sul concetto nazista di “Konservative Revolution”, cioè sull’idea di una rivoluzione restauratrice di un ordine pre­borghese . A tale idea si affiancavano inoltre tendenze terzomondiste (v. “La Disintegrazione del Sistema” di Franco FREDA), suggestioni esoteriche, nonché apporti di varie culture (ad es. quella celtica, quella germanica, quella pagana, ecc.) ormai dimenticate dalle vicende reali della storia.

Tale miscela ideologica, tale utopia negativa priva di qualsiasi presa effettiva rispetto alla realtà, ma ricca di suggestioni, venne vissuta in maniera convinta da molti eversori, che si ritennero partecipi di una comunità aristocratica destinata a spazzare via con un atto di potenza non solo il comunismo, ma anche l’altrettanto odiato ordine borghese. Alla luce degli eventi successivi, è facile dire che i ben più lucidi fautori della semplice conservazione hanno avuto buon gioco nel piegare ai propri fini i portatori di tali ambigue utopie, ma questi ultimi, comunque, hanno mantenuto sui vecchi complici un enorme potere di ricatto.

Sentenza Italicus bis pag 36-38

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