“Da Cefis a Gelli” – Massimo Teodori

Lo sviluppo del sistema di potere che trova rappresentazione nella P2 attraversa un momento cruciale a metà degli anni ‘70. E’ allora che la loggia gelliana, da organizzazione che raggruppa prevalentemente personalità del mondo militare e dei servizi segreti, diviene il punto di coagulo anche di uomini inseriti in gangli essenziali del mondo finanziario, dell’informazione e di altre istituzioni. Da centro di potere monospecializzato la P2 diviene organizzazione multidimensionale che raccorda uomini e forze di molti e importanti settori della vita nazionale. La nuova P2, quella nota che è stata in azione negli anni più recenti, nasce dopo il 1975.

Questa trasformazione si determina grazie allo stretto intreccio che gli uomini della Loggia stabiliscono con il sistema politico che assume sempre più le caratteristiche di regime partitocratico. Vale a dire che la lotta per il potere fuoriesce dalle sedi istituzionali, passa attraverso schieramenti politicamente non tradizionali e si avvale di centri e di organizzazioni specializzate in guerre per bande. La P2 diviene progressivamente più importante e Gelli, soprattutto dopo il 1975, si presenta con una nuova fisionomia sulla scena italiana. Il suo potere è ormai esercitato non in forza di risorse proprie ma come risultante e intermediazione di incontri e scontri di potere altrui.

cefis

Fenomeni simili a quello gelliano, ma non equivalenti, non sono però nuovi al “caso italiano”. Basta ricordare quel che hanno rappresentato nel precedente ventennio Enrico Mattei e Michele Sindona, pur nella radicale diversità degli obiettivi perseguiti e degli strumenti adoperati. Anche Mattei, usando della posizione di capo dell’ENI, aveva costituito un suo sistema di potere che esercitava influenze e pressioni, stabiliva alleanze politiche, insomma svolgeva un ruolo di protagonista molto al di là della sfera naturale del grande imprenditore pubblico. Anche Sindona arrivò ad essere all’inizio degli anni ‘70 un grande protagonista, ma il suo regno era essenzialmente circoscritto alla dimensione finanziaria pur se attraverso di essa esercitò pressioni e stabilì stretti collegamenti con settori politici.

Tuttavia, il sistema di potere che prima della P2 è comparabile con il centro gelliano è quello organizzato e promosso da Eugenio Cefis, presidente dell’ENI nella seconda metà degli anni ‘60 e quindi alla testa della Montedison dal maggio 1971.  A differenza di Gelli, Cefis usa la preminente posizione in campo economico e finanziario, delegatagli dai politici, per organizzare un centro di potere che si avvale in maniera sempre più aggressiva delle risorse del gruppo da lui gestito per annettere a sé uomini, gruppi e risorse nei diversi settori della vita nazionale.

Il sistema Cefis diviene progressivamente un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti. La capacità dell’uomo e del suo sistema di coinvolgere elementi nei più disparati settori è esemplare. Come c’era stato un “partito” di Mattei che aveva spostato equilibri politici e condotto un’autonoma politica estera, così all’inizio degli anni ‘70 si era formato un “partito” di Cefis che in Parlamento poteva contare sostenitori in tutti i settori dello schieramento politico. L’ENI prima e la Montedison poi, con la presidenza Cefis non sono semplici anche se potenti lobbies economico-finanziarie, ma vengono usate come strumenti di intervento per influenzare il corso degli avvenimenti del paese. L’uso illecito di apparati dello Stato a fini privati ed extraistituzionali raggiunge il massimo nel rapporto tra Cefis e i servizi segreti. Il presidente della Montedison assolda un vero e proprio servizio di informazioni con elementi appartenenti o appartenuti al SID, che preparano fascicoli e informative su uomini politici e imprenditori da utilizzare per manovre di ogni tipo. Il capo del SID del tempo, Miceli, era in ottimi rapporti con Cefis tanto da chiedergli, nel momento della sua incarcerazione, un contributo in denaro per alleviare le presunte cattive condizioni finanziarie. Ma l’asse principale con l’apparato del servizio segreto è stabilito con il generale Maletti, responsabile del servizio parallelo di intercettazioni e spionaggio realizzato per conto della Montedison con collegamenti anche con il comandante generale dei carabinieri, generale Enrico Mino.

Anche l’importanza del controllo della stampa al fine dell’esercizio del potere non sfugge a Cefis e al suo gruppo di “amici” con in prima fila Gioacchino Albanese, Ugo Niutta e Umberto Ortolani. Il giorno stesso del referendum sul divorzio (13 maggio 1974) viene annunziato che “Il Messaggero” è stato comperato dalla Montedison per evitare che si ripetessero campagne di libertà come quella che il giornale romano aveva condotto in prima linea a favore del divorzio. L’acquisto del »Messaggero del resto non è che il caso più aperto di una più generale offensiva per la conquista e l’assoggettamento della stampa. Alcune testate vengono direttamente comperate e altre finanziate (“il Giornale nuovo”, “La Gazzetta del Popolo”, “Il Borghese”, “Paese Sera”); e i giornalisti sono sottoposti a condizionamenti e corruzione, perfezionando quelle pratiche che erano già state ampiamente sperimentate da Mattei. Potere economico e finanziario, controllo della stampa e uso dei servizi segreti non erano altro per Cefis che le premesse e gli strumenti per esercitare pressioni sul mondo politico, per stabilire alleanze e per usare i partiti che a loro volta utilizzavano i servizi di Cefis.

Il presidente della Montedison fu il padrino della più importante operazione politica del tempo, il cosiddetto “patto di Palazzo Giustiniani”, che nel giugno 1973 riportò Fanfani alla testa della DC e delineò l’assetto del partito sotto la guida congiunta dei due “cavalli di razza”, Moro e Fanfani. Anche l’assoggettamento dei giornali, oltre ad essere finalizzato al sostegno delle manovre economico finanziarie, doveva servire per Cefis come merce di scambio con i partiti: «Ho comperato “Il Messaggero” per fare piacere a Fanfani e a De Martino» dichiara Cefis nel 1976 in una intervista a Biagi. In definitiva questo complesso sistema di potere cefisiano, al tempo stesso occulto (non si dimentichi l’ossessione del personaggio per la segretezza) e funzionale alla natura della lotta politica del paese, puntava anche a trasformazioni istituzionali dell’assetto dello Stato. Al culmine dell’espansione del suo potere, Cefis enuncia una sorta di proposta tecnocratico autoritaria, la cui ispirazione di fondo viene annunciata in un discorso non casualmente tenuto all’Accademia militare di Modena nel febbraio 1972.

Che cosa significava sulla scena italiana il “caso” Cefis , non nuovo ma certamente più complesso di altri simili che lo avevano preceduto? Voleva dire che trovavano spazio e ragion d’essere nella struttura del sistema politico economico-istituzionale italiano dei veri e propri centri decisionali alternativi in grado di surrogare le istituzioni dello Stato a causa del progressivo indebolimento dei meccanismi democratici e parlamentari e della degenerazione dei partiti nonché della loro capacità di rappresentare ed esprimere le grandi scelte politiche. Più in particolare il sistema di potere cefisiano protagonista della vita nazionale nella prima metà degli anni Settanta, non si sarebbe potuto sviluppare senza il logoramento del partito DC inteso come organismo unitario dotato di autonomia politica, capace di rappresentare mediandoli gli interessi di uno schieramento moderato di centro maggioritario nel paese. La crescita di poteri occulti intrecciati con i poteri ufficiali, come era quello che aveva preso corpo intorno a Cefis, trae la sua origine, al tempo stesso, dalla trasformazione partitocratica del regime democratico e dalla crisi dei partiti della maggioranza, a cominciare dall’asse portante dei governi di oltre un ventennio, la Democrazia cristiana.

Il sistema P2 si sviluppa nello stesso periodo in cui il sistema Cefis comincia a declinare come tale fino all’uscita di scena del suo organizzatore nel 1977. Sarebbe superficiale affermare che il nuovo sistema di potere prende piede perché il precedente tramonta oppure che la P2 eredita, in quanto tale, il sistema cefisiano. In un campo così complesso come quello dell’organizzazione del potere, nulla avviene automaticamente o per meccanica eredità. Certo è però che vi sono degli elementi di continuità tra il sistema cefisiano e quello gelliano e non pochi sono i punti di contatto fra le due fasi della vita politica italiana, nelle quali hanno avuto un peso rilevante dei raggruppamenti palesi occulti operanti nell’illegalità .

Emblematica è la vicenda Rizzoli “Corriere della Sera”. E’ Cefis che consente ai Rizzoli di comperare il quotidiano nel 1974 con la promessa di finanziamenti di molte decine di miliardi per il rilievo della quota e per la pubblicità. Ed è ancora Cefis che, non onorando nel 1976 gli impegni precedentemente assunti, costringe Rizzoli a ricorrere al credito di ambienti bancari piduisti. Anche per quel che riguarda i servizi segreti, le due vicende hanno singolari coincidenze e parallelismi. Cefis si serviva del SID di Maletti ed aveva stabilito una rete di rapporti e di alleanze che comprendeva il comandante generale dei carabinieri Mino e il capo della Guardia di Finanza Raffaele Giudice. Gli stessi personaggi si ritrovano insieme a Gelli che usa il SID prima, il SISMI e il SISDE di Santovito e Grassini poi, per commerciare in informazioni sugli affari nascosti del regime. Nell’orbita dell’uno e dell’altro si ritrovano personaggi militari e dei servizi segreti che pure all’interno dei loro apparati si combattevano aspramente.

Anche la costellazione dei personaggi di contorno ha singolari sovrapposizioni. Gioacchino Albanese, che era stato l’uomo di fiducia di Cefis per i rapporti con i politici e per le operazioni sulla stampa, finisce per iscriversi alla P2 nel 1980 con le presentazioni dello stesso Gelli e di Mazzanti, cioè nell’ambito di quell’»affare costituito dalla tangente del contratto ENI Petromin a servizio di una gigantesca operazione di corruzione di partiti e giornali. Umberto Ortolani, che gravitava nell’area cefisiana, diviene il numero uno bis dell’organizzazione gelliana. Carlo Pesenti e Attilio Monti, che avevano operato di conserva e in accordo con il presidente della Montedison, si ritrovano nelle operazioni piduistiche legate alle grandi speculazioni finanziarie guidate da Calvi. Il servizio Italia della Banca Nazionale del Lavoro con Gianfranco Graziadei che aveva servito Cefis continuerà a servire Gelli e Calvi.

Al di là delle simmetrie formali per le quali Gelli può essere considerato l’erede di Cefis, è rivelatore di questa continuità trasformazione il fatto che tra il 1975 e il 1976 il maestro venerabile chiede a Ugo Niutta, (5) conosciuto a casa di Francesco Cosentino, di presentarlo al presidente della Montedison. Non si sa se quell’incontro sia mai avvenuto ed eventualmente cosa esso possa aver rappresentato. Si potrebbe a lungo speculare sul passaggio delle consegne del regno del potere occulto e illegittimo da Cefis a Gelli o sull’investitura che il presidente può aver dato al nuovo grand commis. Non è questo però che interessa e neppure un’ulteriore indagine sui sistemi di collegamento fra personaggi e siffatti ambienti, primo fra i quali quello facente capo a Ugo Niutta, indicato da taluni come membro della P2 non incluso nella lista di Castiglion Fibocchi. Il braccio destro di Cefis era amico dei generali Giudice e Mino, collaboratore stretto dei ministri Bisaglia, Piccoli e Rumor, mediatore per Mattei, Monti e Cefis, intimo di Cosentino e di Stammati, foraggiato da Rizzoli e utilizzato per le grandi consulenze statali e parastatali.

Il passaggio dal sistema Cefis al sistema Gelli non è tanto una questione di coincidenze di uomini, che pure si potrebbero indicare in abbondanza. Riguarda la funzione ormai permanente che le strutture volte all’organizzazione e gestione del potere esercitano nel sistema politico italiano. Entrambi i sistemi, quello cefisiano e quello gelliano, si possono insediare sopra e in vece del sistema politico grazie alla degenerazione istituzionale e democratica. Le lotte di potere nella DC disgregata avevano rappresentato il terreno propizio per Cefis. Dal canto suo Gelli, quando arriva al controllo dei servizi segreti, di buona parte della stampa e di un’importante porzione del sistema bancario e finanziario diviene allora arbitro influente anche nella politica e fra i politici.

P2 la controstoria, Massimo Teodori

http://www.radioradicale.it/exagora/p2-la-controstoria-10-da-cefis-a-gelli

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