Carlo Digilio – dichiarazioni 10.12.1997

Premetto che intorno alla zona del Lido di Venezia, alla fine degli anni ’60, si coagulava un gruppo facente riferimento sia al FRONTE NAZIONALE sia a ORDINE NUOVO e che era impegnato nella progettazione di quello che poi sarebbe stato il tentativo di golpe del Principe BORGHESE. Di questo gruppo facevano parte, come ordinovisti, Giangastone ROMANI, BARBARO (quello che faceva il grossista di bibite), un certo DE COL (che era un elemento esaltato) e alcuni componenti della squadra di pallavolo dell’associazione sportiva FIAMMA e cioè Erminio DORIA (in seguito affogato in Sardegna) e suo fratello Marco che sposò la sorella di Marino GIRACI (di nome Gabriella) e che aveva un negozio di specialità veneziane in Calle delle Rasse.
Sempre del medesimo gruppo, ma aderenti al Fronte Nazionale, c’erano Osvaldo GIRACI, suo figlio Marino e suo fratello Livio, poi Emilio NOVELLAe suo figlio Gastone, che faceva il croupier al Casino del Lido, e poi il capitano di Lungo Corso GODEAS, molto amico dell’armatore LIGABUE.
Ai margini di questo gruppo gravitava Roberto ROTELLI che metteva a disposizione il suo peschereccio per battute di pesca e anche per l’ispezione delle navi affondate al largo del Lido. Faccio presente che fu proprio ROTELLI, insieme a DE COL, a deporre, nuotando sino ai giardini di Sant’Elena, l’ordigno che distrusse il Monumento alla Partigiana all’inizio degli anni ’60.
Voglio ancora far presente che in questo contesto di persone una figura di notevole spicco era Emilio NOVELLA, il quale, durante la seconda guerra mondiale, aveva combattuto in Garfagnana, credo nella Divisione Monterosa, nell’ultima fase della lotta e della resistenza delle forze italo- tedesche. Emilio NOVELLA parlava molto bene il francese anche perchè proveniva da Montecarlo ed era un massone di “grado 33”, appartenente ad una loggia credo proprio facente riferimento a Montecarlo.
Ricordo che suo figlio Gastone propose anche a me di aderire ad una loggia massonica esponendomene i vantaggi, ad esempio in relazione alla possibilità di trovare posti di lavoro e vincere concorsi pubblici. Io tuttavia rifiutai perchè non ho mai avuto simpatia per la massoneria.
Sempre di quest’area di persona faceva parte anche Giorgio BOFFELLI, pur non abitando vicino al Lido.
Nel periodo in cui si stava preparando il golpe BORGHESE e vi era la necessità di utilizzare ogni elemento utile e, in particolare, che avesse capacità operative, sentii parlare da Gastone NOVELLA, da BOFFELLI e da Marino GIRACI di due militanti di Padova, Dario ZAGOLIN e del suo luogotenente BEPI, che erano elementi molti fidati e che avrebbero costituito il retroterra operativo per gli elementi veneziani.
Di questo BEPI, certamente diminutivo del nome Giuseppe, non ricordo il cognome, ma ricordo tuttavia che aveva combattuto nella Legione Straniera francese, da cui era uscito con il grado di sergente e con una pensione, e quindi poteva svolgere il ruolo di istruttore.
Invece ZAGOLIN era più portato per compiti informativi e di raccordo. Dopo il fallimento del tentativo del Principe BORGHESE, vi fu un notevole allarme perchè vi era il timore che potessero essere aperte indagini e ZAGOLIN era fra quelli che sapevano tutto sulla cospirazione e disponevano del quadro completo degli affiliati. Effettivamente una sera anch’io conobbi Dario e Bepi.
Era venuto da me Gastone NOVELLA e insieme ci recammo a Mestre in Corso del Popolo dove incontrammo Dario e Bepi che venivano da Padova su una vecchia CITROEN DS19 guidata dal Bepi.
Ci portammo in una zona isolata in quanto Gastone doveva parlare con i due dello sviluppo della situazione. Erano trascorsi circa 6 mesi dal fallito golpe BORGHESE, infatti ricordo che era tarda primavera o inizio estate.
Ricordo anche, a titolo di curiosità, che mentre ci portavamo in questa località isolata, un’automobilista di passaggio con targa di Treviso non ci diede strada e Dario e Bepi, che erano molto robusti di corporatura e che quella sera erano molto nervosi, si fermarono con l’intenzione di pestarlo anche se poi lo scontro rientrò.
Ricordo che i discorsi tra Gastone e i due padovani riguardarono il rischio che la vicenda del golpe divenisse nota. In seguito, nell’ambiente di cui ho parlato, la figura di ZAGOLIN cadde in disgrazia in quanto si diceva che egli aveva reso nota una serie di nomi ad una struttura informativa e in particolare a quella della Questura di Verona. Ricordo che Gastone NOVELLA era arrabbiatissimo e diceva che ZAGOLIN doveva essere punito.
Quando si seppe che ZAGOLIN era fuggito in Grecia vi fu una fitta corrispondenza fra l’Italia e i fuoriusciti italiani in Grecia per rintracciarlo e sottoporlo ad una sorta di processo e quando Angelo ANGELI, molti anni dopo, mi disse che in Grecia era stato una sorta di custode o carceriere di ZAGOLIN e avrebbe potuto decidere della sua vita, tale racconto mi si ricollegò subito a quello che era avvenuto all’inizio degli anni ’70. Faccio presente che, all’epoca, in Grecia vi erano anche MASSAGRANDE e BESUTTI e credo siano stati anch’essi coinvolti nella vicenda ZAGOLIN.

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