“Quella bomba sul treno, quarant’anni fa” Trentino Corriere Alpi 30.09.2007

Oggi, quaranta anni fa. Trento, stazione ferroviaria, marciapiede 2, ore 14.15 del 30 settembre 1967. L’Alpen Express, già in ritardo di mezz’ora, rimane fermo perché dalla precedente stazione di Bolzano è arrivata una telefonata che sulla reticella di uno scompartimento è stata abbandonata una valigia verde dagli angoli metallici. E’ sospetta. Due agenti, Filippo Foti e Edoardo Martini, della polizia ferroviaria di Trento, si incaricano di prelevarla e di portarla il più lontano possibile per evitare, semmai, una strage tra i passeggeri e tra la gente ferma sulla pensilina. I due, svelti, attraversano i binari dirigendosi ai margini della stazione in zona di sicurezza. Sono le 14.44 e quella maledetta valigia zeppa di esplosivo scoppia tra le loro mani. Quello che sono costretti a vedere i primi che accorrono in mezzo al polverone sollevato dallo scoppio è tanto orribile da non essere nemmeno riferibile.
A Trento, ma in tutta la regione, si torna cosi a tremare di paura per il terrorismo di marca, anche questa volta, – tutti ne sono convinti – sudtirolese. C’era stata si, qualche mese prima la strage di Cima Vallona in provincia di Belluno quasi a cavallo con quella di Bolzano. Erano morti in tre e questa volta il terrorismo aveva assunto strategie della peggiore specie: abbattuto un traliccio e ucciso un alpino che ne era a guardia, i terroristi avevano fatto saltare in aria poche ore dopo i militari che erano intervenuti sul posto ad indagare. E molto tempo prima ancora c’erano stati una serie di attentati tra cui una bomba al bagagliaio della stazione ferroviaria di Trento (senza vittime) e una, con il morto, a Verona.
Ma era acqua passata anche perché Roma e Vienna, diplomaticamente, non erano più molto distanti. Quanto al suo caratteristico spirito costruttivo, poi, la popolazione di Trento aveva finito di rimboccarsi le maniche dalla sciagura dell’alluvione dell’anno precedente e la vita era ripresa senza piagnistei. In estate era arrivato il Giro d’Italia e l’opinione pubblica si divideva più sull’utilizzo del miliardo e quattrocento milioni dello Stato, omaggiati alla città in ricordo dell’annessione all’Italia, che sulle ragioni del Loss von Trient (und Italien) degli altoatesini. In dirittura d’arrivo c’era poi il ‘pacchetto” che avrebbe sanato (e sanerà) gli appetiti dei sudtirolesi.
Insomma, c’era una tregua nella preoccupazione dei trentini la quale, dopo la tragedia della stazione, si trasforma in angosciante incredulità dipinta sui visi di tutti i presenti nell’impressionante affluenza ai funerali, incredulità che diventa da angosciante a sconsolata nell’ascoltare in Duomo l’omelia del vescovo che parla di perdono. Dalle prime indagini risultava che un giovanotto biondo aveva alloggiato la valigia su quella reticella e che poi era sceso alla stazione del Brennero.
Di qui i sospetti di due donne che avevano avvertito la polizia ferroviaria di Bolzano. Non molto altro si saprà. Di definitivo, poi, e quindi di condanne, assolutamente nulla. Sarà opera di ignoti. Ci si rende conto che le indagini procederanno a singhiozzo: aperte e chiuse, aperte e chiuse. A distanza di trent’anni da quel tragico 30 settembre, in una quinta ripresa delle indagini sulla base di documentazione prima non considerata – ma anche questa volta tutto è avvolto nel condizionale – la bomba che strazia Foti e Martini non parla tedesco ma italiano, un italiano in codice, linguaggio da servizi segreti. Non sarebbe che una delle prime tappe della strategia della tensione ordita da schegge impazzite delle istituzioni democratiche che hanno estrema libertà di movimento con le cui ‘imprese” si vuole tenere gli italiani con il fiato sospeso, inducendoli cosi a propendere per governanti di destra che usino il pugno di ferro. In altre parole, si tenta di fertilizzare il terreno per avventure. Grazieaddio l’obiettivo non viene raggiunto. Dopo la tragedia di Trento saranno molte altre le tappe di questa tensione che suggerisce, come obiettivo in subordine, l’esistenza di ‘opposti estremismi”. Ci sarà piazza Fontana con tante vittime, ci sarà Brescia e ci saranno bombe anche a Trento, inizio ’71, che non fanno vittime soltanto per puro caso e per le quali molti anni dopo vi sarà l’assoluzione piena per (quasi) tutti. Rimane la sconsolata certezza che Foti e Martini sono stati uccisi da ignoti.

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2007/09/30/AT8PO_AT801.html

Annunci