“Occorsio, l’obiettivo è trovare i mandanti” – La Repubblica 19.1.1985

Si scopre il capo di imputazione e sembra di sfogliare un vecchio album di famiglia. Gli stessi nomi, gli stessi percorsi politici e terroristici. Poi, compaiono in aula gli imputati, chi nella gabbia, chi a piede libero, chi in barella, chi dall’ altra parte dell’ aula perchè è un pentito, e l’ impressione si rafforza. Sono sempre gli stessi di quindici-venti anni fa, quelli i cui nomi comparivano nelle carte processuali di altri attentati, di altre stragi, tragedie legate da un unico filo nero, o magari soltanto di attività al limite della legalità ma sempre di matrice neofascista.

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C’ è il processo-bis per l’ assassinio del giudice romano Vittorio Occorsio, qui a Firenze, otto anni e mezzo dopo il delitto, ma anche sei anni dopo la condanna-lampo inflitta ai due esecutori materiali di esso, già nel marzo ‘ 78. Ora, tocca ai mandanti ed organizzatori, cioè a quel “livello” rimasto per anni e anni pressochè inesplorato. C’ è stato il lavoro instancabile del Pm Pierluigi Vigna e del giudice istruttore Rosario Minna. Ci sono state le rivelazioni di tanti pentiti neri. Si è reso così possibile, ed è la prima volta, un processo ai capi storici dell’ eversione neofascista, ritenuti dagli inquirenti ispiratori di un omicidio, che rappresenta ancora uno dei tanti misteri degli anni bui dell’ eversione nera, e la lunga stagione di sangue che, senza voler andare troppo indietro nel tempo, va dalla strage di piazza Fontana (12 dicembre ‘ 69) alla bomba che meno di un mese fa (23 dicembre ‘ 84) ha fatto quindici morti e circa duecento feriti. Il presidente della Corte d’ Assise Cassano fa l’ appello degli imputati. “Graziani Clemente! Massagrande Elio! Delle Chiaie Stefano…”. Nomi diventati quasi mitici nella storia del terrorismo nero. Naturalmente, per loro rispondono gli avvocati. C’ è anche qualche altro latitante: Claudia Papa, Saverio Sparapani, Mauro Meli. Ma gli altri ci sono quasi tutti: nella gabbia, l’ altro Sparapani, Sandro, e Giuseppe Pugliese, detto Peppino l’ impresario, grande amico di Mario Tuti. Steso in una barella, guardato a vista da sei carabinieri, c’ è Paolo Signorelli, ideologo dei Nar, già condannato all’ ergastolo per avere fatto uccidere Antonio Leandri e il giudice Mario Amato che raccolse l’ eredità di Occorsio alla procura di Roma. Signorelli ha grossi problemi con la colonna vertebrale e soffre di disturbi circolatori. Durante una pausa dell’ udienza, dopo aver abbracciato la moglie e il figlio, si sente male. Viene soccorso dai carabinieri, poi sopraggiunge un medico. Lo ricoverano in un ospedale. Il suo difensore chiede la sospensione del processo perchè il cliente è “intrasportabile”, ma, d’ altra parte, non vuole rinunciare alle udienze. Il dibattimento viene aggiornato a martedì, ma per un altro motivo: non si hanno notizie di un altro imputato, Mario Rossi, che doveva essere trasferito da Roma a Firenze. Dicevamo degli imputati presenti. A piede libero, seduti davanti alla gabbia, sono Salvatore Francia e Flavio Campo, accusati solo di ricettazione (reato commesso in Spagna) di tredici documenti falsi, tra passaporti, patenti e carte d’ identità. Il primo è un ex cameramen della Rai, fondatore e direttore di periodici di estrema destra, coinvolto anche nell’ inchiesta sul golpe Borghese. Il secondo apparteneva ad “Avanguardia nazionale”, il gruppo che faceva capo a Stefano Delle Chiaie. Dall’ altra parte dell’ aula, protetti da tre poliziotti in borghese, due pentiti celebri, Aldo Tisei e Sergio Calore, che da tempo stanno aiutando la giustizia a ricostruire gli anni di piombo del terrorismo nero. Un altro pentito, Giorgio Cozi, non s’ è fatto vedere. Mancano infine, anche gli altri imputati di ricettazione, un episodio che ha poco a che vedere con il delitto Occorsio: Maria Mascetti, Mario Tedeschi e Pietro Benvenuto, oltre ad un certo Eustachio Greco, accusato di calunnia e autocalunnia per un episodio marginale. Imponente lo schieramento degli avvocati, sedici, più il legale della famiglia Occorsio, che si è costituita parte civile. Sul banco dell’ accusa, Pierluigi Vigna, il magistrato che da anni combatte il terrorismo nero e che ha raccolto le confessioni di tutti i pentiti trasmettendole poi ai colleghi che in tutta Italia stanno indagando sulle stragi e su altri attentati.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/01/19/occorsio-obiettivo-trovare-mandanti.html

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