Dinamica omicidio Occorsio – sentenza primo grado 1985

Alle ore 8,30 circa del 10 luglio 1976, in Roma, il magistrato dott. Vittorio Occorsio, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di quella città, uscito dal garage della sua abitazione sita in Via Mogadiscio, si dirigeva alla guida della sua auto Fiat 125 verso il suddetto ufficio giudiziario, allor­ché, giunto all’incrocio di Via Mogadiscio con  Via del Giuba, veniva raggiunto da una prima raffica di mitra, esplosa frontalmente da un individuo che si trovava quasi al centro della strada, che lo attingeva nella parte alta del torace ed al sopracciglio destro, e poi, mentre apriva lo sportello in un disperato tentativo di fuga, da una seconda raffica di mitra, esplosa dallo stesso individuo da distanza ravvicinata, che lo attingeva all’omero destro ed alla regione parietale destra dietro l’orecchio; un colpo, penetrato nella massa encefalica dalla zona parietale destra, determinava la paralisi dei centri bulbari e la morte immediata del magistrato, che si accasciava sul fianco sinistro.

occorsio

Sul corpo senza vita del magistrato, l’omicida appog­giava nove esemplari, in fotocopia, di un volantino, intestato. “Movimento Politico Ordine Nuovo”, recante sotto l’intestazione al centro il simbolo grafico dell’ascia bipenne ed a destra la scritta “Il nostro onore si chiama fedeltà”, e contenente il seguente testo:
“La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Un tribunale speciale del M.P.O.N. ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica per­seguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori. Vittorio Occorsio ha, infatti, istruito due processi contro il M.P.O.N.; al termine del primo, grazie alla complicità dei giudici marxisti Battaglini e Cairo e del barone D.C. Taviani, il Movimento politico è stato sciolto e decine di anni di carcere sono stati inflitti ai suoi diri­genti. Nel corso della seconda istruttoria, numerosi militanti del M.P.O.N. sono stati inquisiti e incarcerati e condotti in catene dinanzi ai tribunali del sistema borghese. Molti di essi sono ancora illegal­mente trattenuti nelle democratiche galere, molti altri sono da anni costretti ad una dura latitanza. L’atteggiamento inquisitorio tenuto dal servo del sistema Occorsio non è meritevole di alcuna attenuante: l’accanimento da lui usato nel colpire gli ordinovisti lo ha degradato al livello di un boia. Anche i boia muoiono! La sentenza emessa dal tribunale del M.P.O.N. è di morte e sarà eseguita da uno speciale nucleo operativo. Avanti per l’ordine nuovo!” (f.19 vol.1 proc. 18/79 Ass.).

Sul luogo dell’omicidio, la Polizia rinveniva trenta bossoli. Dagli accertamenti peritali balistici, emergeva che l’arma omicida era ima pistola mitragliatrice INGRAM M.A.C.M 10 in calibro 9 mm. Parabellum (Luger), pressoché nuova, e probabilmente munita di silenziatore; infatti testi oculari avevano visto in mano all’omicida un’arma con la canna lunga, e non avevano avvertito un particolare fragore prodotto dagli spari né avevano visto alcuna vampa, contrariamente a quelle che dovevano essere le caratteristiche dell’INGRAM se usata senza silenziatore. Erano state impiegate cartucce di calibro 9 mm. Parabellum, di fabbricazione Smith Wesson, dotate di due tipi di proiettili, solidi ed espansivi, e l’alternanza dei due tipi di proiettili trovava spiegazione nel fatto che, con i proiettili solidi, l’omicida si era proposto di far breccia nella carrozzeria e nel parabrezza dell’auto, sì che i proiettili espansivi trovassero la via già tracciata dai primi e raggiungessero più facilmente il bersaglio umano, nel quale erano capaci di arrecare traumatismi invalidanti e di immediato effetto schoccante, tali da uccidere o ferire gravemente (cfr. I° perizia Ugolini-Iadevito in vol. 1/C proc. 18/79 Ass.).

Sentenza di primo grado corte d’assise di Firenze 1985 pag 8-10