Lettera del senatore PCI Giuseppe Corsini al “fratello” massone Menotti Baldini – 30.04.1972

(…) Ed ora parliamo un po’ di Licio Gelli.
Era il factotum della federazione ed era l’organizzatore di tutte le azioni di rappresaglia, anche senza motivazione, che vennero compiute in quel tempo. Aveva una Fer americana (un’auto) a diposizione e l’inseparabile mitra che non esitava a puntare ed, anche scaricare quando avesse voluto imporre il suo volere. Assieme al suo degno compare Fronzuroli di Bardolino davano corso alle più spietate torture su coloro che erano arrestati sotto il pretesto di appartenenza o di semplice simpatia verso le formazioni partigiane. Tanto erano brutali ed inumani che un povero giovane arrestato quale supposto partigiano e collocato in cella nella caserma dei reali carabinieri dove giaceva altro giovane seviziato non ebbe il coraggio di resistere allo spettacolo che gli venne offerto e trovò modo di impiccarsi (si chiamava: Guerrini Augusto). Aveva un cognato (Fedi Gino) già condannato per antifascismo che si adoperava per farlo desistere da tale comportamento e ad indurlo ad operare con noi per salvarsi, ma rifiutò sempre i suggerimenti del cognato nonostante fosse consapevole che lo aveva salvato già due volte da sicura morte.
Si decise, alfine, quando capì che per il fascismo non poteva esservi più via di scampo (Aprile-Maggio 1944) e promise che avrebbe collaborato con noi fornendo anche le notizie utili per la salvaguardia delle nostre formazioni e delle personalità notoriamente antifasciste oltre che gli spostamenti della milizia e delle truppe tedesche tendenti all’attacco delle formazioni partigiane.
Per far ciò avrebbe dovuto mettersi in contatto col nostro comandante militare (Gori Girino) ma le promesse non le mantenne.
Fu allora che volli essere posto a contatto diretto con lui per fargli comprendere che aveva intrapreso un gioco molto pericoloso e che le nostre azioni non potevano attendere le decisioni incerte o sua discrezione. Ebbi il risultato di vederlo alcune volte a casa di sua sorella per sentirmi comunicare notizie che mi erano già a conoscenza (avevo un vice-brigadiere dei carabinieri che mi teneva informato garantendomi di ciò che veniva deciso in federazione). Gli feci capire che di questo servizio non né avevamo bisogno e che lui, se intendeva riabilitarsi veramente si fosse unito ai partigiani della zona delle operazioni che compivano ai danni delle truppe tedesche. Aveva abbandonato la federazione fascista ed andava dicendo che gli era stata posta una taglia di 50,000 lire sulla persona. Si nascose e con la protezione del cognato riuscì a salvarsi la pelle per la quale avevo disposto che fosse fatto il dovuto trattamento.

Quando verrai a Pistoia e spero presto ti dirò anche qualche altra cosa che riguarda il signore e che potrà interessare a te.

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