L’affidavit di Gelli per Sindona

Sono azionista e dirigente di una società italiana di confezioni per uomini e donne. Faccio parte di questa società da cinque anni. Precedentemente sono stato per 11 anni direttore generale della Permaflex in Italia e prima ancora sono stato direttore commerciale della Remington Rand per la zona Toscana in Italia. In base alla mia esperienza, conosco le attuali possibilità che gli uomini di affari hanno in Italia.
Per circa 20 anni sono stato membro della Cida (una organizzazione per dirigenti d’azienda). Ho organizzato conferenze in Italia riguardanti argomenti aziendali. Sono particolarmente al corrente delle attuali disperate condizioni esistenti in Italia perché mi hanno coinvolto direttamente. Negli ultimi mesi sono stato accusato dalla stampa di essere, tra l’altro: un agente della Cia, il capo delle squadre della morte dell’Argentina, un rappresentante della polizia segreta portoghese, il coordinatore dei servizi segreti della Grecia, Cile e Germania occidentale, capo del movimento internazionale del fascismo nero, ecc.
Questi attacchi sono aumentati man mano che il potere dei comunisti è cresciuto in Italia. Sono notoriamente anticomunista e sono il capo di una loggia massonica di nome «P2».

L’influenza dei comunisti è già giunta in certe aree del governo (particolarmente nel ministero della giustizia) dove, durante gli ultimi cinque anni, c’è stato uno spostamento dal centro verso l’estrema sinistra. Ho passato tutta la mia vita combattendo il comunismo. Quando avevo 17 anni ho lottato contro i comunisti in Spagna assieme a mio fratello. Soltanto io sono tornato vivo.

Nella mia qualità di uomo d’affari sono conosciuto come anticomunista e sono al corrente degli attacchi dei comunisti contro Michele Sindona. E’ un bersaglio per loro e viene costantemente attaccato dalla stampa comunista. L’odio dei comunisti per Michele Sindona trova la sua origine nel fatto che egli è anticomunista e perché ha sempre appoggiato la libera impresa in una Italia democratica.
E’ cosa nota nella comunità italiana degli affari e nel­l’ambiente delia stampa che, al momento della richiesta per l’aumento di capitale della Finambro, il Comitato intermi­nisteriale per il credito e il risparmio, che generalmente si riuniva una volta alla settimana, non fu convocato per circa un anno in modo da bloccare la richiesta della Finambro e conseguentemente causare il crollo degli interessi finanziari di Michele Sindona. Era altrettanto cosa nota nell’ambito politico e finanziario e nell’ambiente della stampa che Ugo La Malfa, allora ministro del tesoro, nutriva un antagonismo personale e politico per Michele Sindona, basato sul fatto che quest’ultimo appoggiava la libera impresa ed era con­trario alla nazionalizzazione dell’economia.
Come ho già rilevato, la situazione in Italia ha raggiunto livelli minimi e sta deteriorandosi rapidamente a causa dell’infiltrazione della sinistra. In base alla mia conoscenza della situazione italiana, se Michele Sindona dovesse rien­trare in Italia egli non avrebbe un equo processo e la sua ¡¡tessa vita potrebbe essere in grave pericolo.

Fonte: “Il Mondo” 11.1.1977

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in P2. Contrassegna il permalink.