Augusto Cauchi – estratto sentenza Vaiano 1984

Cauchi -ripete ancor oggi il professor Rossi – fu “il capo di quelle teste calde”. Per Affatigato il Cauchi fu tutt’altro che secondario sia nella serie di riunioni della fine del 1973 che nelle riunioni e nelle attività del gruppo tra la fine del 1974 e gli inizi del 1975. Per Brogi il Cauchi fu l’artefice di una serie di attentati, quali quella ai tralicci del 6.3.1974 dalle parti di Barberino del Mugello, la strage di Vaiano del 21.4.1974 e il danneggiamento alla Casa del popolo di Moiano del 3.4.1974: per i quali attentati esso Cauchi, scelse gli obiettivi, fece i sopralluoghi, predispose i piani di attacco e diresse l’azione materiale. Per Brogi, ancora, il Cauchi fu parte determinante in un rilevantissimo approvvigionamento di armi ed esplosivi che il gruppo operò nella primavera 1974.

Per Affatigato il Cauchi fu ben presente —non come esecutore di ordini altrui- nella progettazione e nella esecuzione degli attentati del gennaio 1975 a Lucca, Pistoia ed Arezzo. Per Brogi, Sanna, Ciolli, Rossi e Batani il Cauchi tenne i collegamenti con i dirigenti romani dì ORDINE NUOVO. Per Rossi, Batani, Castori Euro, Castori Marco, Brogi , il Cauchi fu determinante per intrecciare e mantenere i collegamenti con il gruppo di ORDINE NERO. Per Brogi, Gallastroni Malentacchi, Batani, il Cauchi finanziò il gruppo con denari di Gelli (v. punto 7 di questo provvedimento).
E certo dunque, che Cauchi , col ruolo determinante che ebbe nella costituzione e nella direzione di quel gruppo, fu organizzatore di essa banda armata. Brogi ha accusato se stesso – né manca chi come Rossi, Batani, Ciolli, Franci, Malentacchi, Sanna lo sostanziano per qualità e quantità di fatti addebitatigli di aver operato come alter ego del Cauchi.
Certo è, dunque, che Brogi fu presente ed attivo sia a riunioni che ad attività dinamitarde della banda armata fino al maggio 1974, quando non v’è dubbio che usci’ (o lo fecero uscire) dal gruppo. Eppertanto, anche ad esso Brogi spetta in questa istruttoria la qualifica di organizzatore. (…)

In questa istruttoria Brogi ha specificato che l’attentato di Moiano –reato dichiarato prescritto, come danneggiamento, dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna (v, fase. nr. 2, voi. V, atti G. l.) , sul punto confermata dalla Suprema Corte- fu opera di esso stesso Brogi, del Cauchi, di Ciolli, di Rinaldini e di alcuni perugini.
Su Cauchi in particolare è emerso che, se la polizia spagnola a suo tempo avvertì l’Autorità Italiana che un Cauchi arrestato in Spagna per spaccio di dollari falsi non era questo Cauchi, invece fu proprio il Cauchi oggi qui processato ad aver spacciato in Spagna quelle monete false. La persona di Cauchi richiama i rapporti fra la eversione di destra e comunemente si dice «pezzi di Stato».

Né fa fede il Brogi che vide Cauchi incontrare prima Birindelli, poi Gelli e per questo ottenere l’assistenza del maggiore Pecorella, ufficiale superiore dell’Arma, fra i quali Carabinieri, però, più d’uno ne’ sapeva ne’ voleva intese scellerate. Sostanzia ma anche allarga il punto la posizione globale di Vinciguerra per il quale, come in Argentina dove nel ’78 riparo’ anche il Cauchi, anche in Italia un gruppo di persone, fra cui il più’ conosciuta e’ Gelli, strumentalizzò gli eversori di destra perche’, a furia di attentati, in piazza reagisse la sinistra e alla fine la situazione si arroventasse al punto da evocare da se sola un governo d’ordine. Nei fatti, e al di là di strumentali polemiche personali, anche il troppo riservato Calore comprova le asserzioni di Vinciguerra, quando detto Calore mette in bocca a Signorelli per la fine del 1974 un piano d’azione identico alle indicazioni di Vinciguerra anche nel fatto per cui Signorelli fece lavorare i suoi , e pure il Calore, con ambienti argentini e proprio in Argentina. (…)

Epperò, ritiene il G.I. che questa compromissione abbia nel processo anche una specifica coloritura. Infatti :

1)è vero che Cauchi ed Affatigato misero per iscritto tutto quanto occorso in Italia, incluso l’Italicus, ad opera della destra eversiva nel 74 ad indirizzarono i loro scritti a Delle Chiaie e a Graziani;
2)è vero che Vinciguerra afferma che:
a)Orlando “confermò” la realta’ di un golpe per la primavera del 1974;
b)gli autori della strage di piazza della Loggia -almeno tre- confessarono per iscritto quel nefando crimine;
c)la mano che agì in piazza della Loggia e sul treno Italicus è italiana ed è sempre la stessa;
3- è vero che Calore addossa sempre a Signorelli rapporti sia con appartenenti alle Forze dell’ordine sia con esponenti di partiti ufficialmente democratici;
4) è vero che addosso a Signorelli furono anni dopo travati dei segni che, decrittati, risultarono essere i recapiti di ufficiali superiori dell’Arma, fatto non risultato estraneo in altri processi non lontani da questo.

Quindi, e’ sicuro che Calore e Vinciguerra almeno conoscono di prima mano più fonti primarie, qualificate e dirette sulle azioni della destra eversiva nei 1974, ivi incluse tutte le stragi. Ma queste prove anche documentali vengono oggi negate al G.I.: così Pugliese è dal giugno 1986 che si è impegnato a chiedere a Graziani di mandare le carte di Cauchi ed Affatigato, ma fino ad ora in Tribunale non e’ pervenuto nulla; e Calore sfuma anche troppo i suoi ricordi; e Vinciguerra non va oltre affermazioni che rimangono soprattutto politiche difendendosi con il non dichiararsi un pentito.
Allora – prima di discutere quali possano essere le posizioni e le intenzioni personali di Calore e Vinciguerra, e senza dimenticare che al momento giusto in troppe carceri italiane corrono caffè’ alla stricnina- non può’ non chiedersi ai poteri decisori del Collegio giudicante in pubblico dibattimento di concludere l’alternativa per cui: o Calore e Vinciguerra (e con loro i Graziani e i Delle Chiaie cui quei due si son sempre ispirati) non parlano perché per dimostrare la colpa di uomini dello Stato occorre prima mostrare la colpa di uomini della destra eversiva che con quei pezzi di Stato vollero e seppero colludere; oppure Calore e Vinciguerra usano un silenzio che vale come obiettiva protezione degli uomini dello Stato compromessi con i misfatti dell’eversione nera.

L’operato di Cauchi nel 74, ancora, ha introdotto in questa istruttoria la presenza del Servizi Segreti italiani. Difatti, già’ Rossi ha riportato un armeggio del Cauchi in quella direzione nella primavera 1974; e Batani sin dal 1975 ammise di aver avuto insieme a Cauchi un appuntamento con ufficiale dei Servizi, cosa operata anche nei confronti dei perugini. Poi, al P.M. di Bologna —e con nome e cognome propri- un ufficiale dei Servizi ha affermato di aver incontrato Cauchi nella primavera del 1974 non meno di due volte e di averne avuto una telefonata da Milano a fine gennaio 1975, telefonata allora comunicata alla Magistratura di Arezzo.
Purtroppo, però-, anche in questa istruttoria- i Servizi non sembrano usciti in generale da un canone di comportamento tanto rigido quanto non concreto. Già il 29 aprile 1975 il generale Maletti, in allora uno dei vertici del Servizio, annotò, in merito ad una richiesta di notizie avanzata da un G.I., che secondo il capo dell’epoca del Servizio si discuteva se dare al Giudice «tutto, niente, parte» della verità.
Ed ancora Maletti -che riportava queste annotazioni in una agenda personale (o in qualcosa di simile) annotò il 30,7.1973 di aver discusso con quel capo di «elenco magistrati controindicati e politicamente e per onestà, ma in nessuna parte il Maletti ricordo’ per iscritto che anche i Servizi si impegnavano fattivamente, fra l’altro, a trovare gli autori delle stragi.

Così, Ghiron, Vecchiotti, Marzollo, Genovesi-persone per il 74 tutte riconducibili ai Servizi—hanno riferito che già’ nel 73 e nel 74 i Servizi si interessavano di un Gelli che a sua volta si presentava ad arabi come il capo dei Servizi italiani; ed essi Ghiron, Vecchiotti, Marzollo, Genovesi hanno convalidato la prova —gia’ in altra istruttoria raccolta di aver avuto notizie per il 74 sull’attività di Nardi ed Esposti e di essersi attivati per la cattura -almeno di Nardi: ma, in luogo di concludere, i testimoni si sono irretiti nel proporre una storie di conflitti interni fra uomini del Servizio (…). Con riferimento non al solo Cauchi, poi, il G.I., oppostogli dal Servizio il segreto di Stato, successivamente convalidato dal Capo del Governo, sollevò il conflitto di attribuzione di poteri avanti la Corte Costituzionale. Il G.I., cioè , conveniva col PM sul fatto per cui il segreto di Stato non può proteggere persone imputate di strage, perché il compiere stragi nulla ha di quei mondi diplomatici e politici che governano gli Stati. E quindi, se per ipotesi il Servizio conosce chi capeggia gli estremisti toscani che sono in attività’ dal 1974, qui non cape nessun segreto processualmente rilevante o rilevabile.
Ne’ al Presidente del Consiglio il G.I. oppose per svellere il canonico segreto dei Servizi talune ragioni di opportunità, come l’avere il Suo Governo iniziato il cursus honorum l’8.8.1983 e quindi solo poche ore prima della strage del 9.8.1983 dove, per un miracolo d’iddio, i morti non si contarono a centinaia; su nessuna opportunità ritenne il G.I. di argomentare perché palesemente, avrebbe sconfinato in ragioni politiche che rimangono sempre processualmente non esauribili. Ma il G.I. indicò come il II comma dell’art.12 L. N.801 del 24.10.1977 testualmente reciti: «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell’ordine costituzionale” e con un modesto ragionamento giuridico -che però non si vede contraddetto da nessuna parte – il G.I. affermò che i fatti previsti e puniti dall’art. 285 C.P. rientrano de plano nella categoria dei fatti eversivi dell’ordine costituzionale sui quali non ci sarà mai segreto. E, difatti, la Corte Costituzionale ha sì dichiarato inammissibile il ricorsa del G.I., ma in nessun modo ha contrastato la valenza di quei pronunziati giuridici, perché la Corte ha censurato -se pure fu tale- un errore secondario del G.I.; di conseguenza, se il problema ex se rimane in piedi, quei termini della questione come indicati dal G.I. non sembrano ancor oggi scalfiti.

Sentenza ordinanza attentato di Vaiano 1984 pag 93-106

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