Attentati fascisti ai treni: Gelli non va processato 03.12.1989 “La Repubblica”

Licio Gelli clamorosamente comincia a segnare punti nelle aule dei tribunali. Le complicate procedure di estradizione con la Svizzera hanno evitato all’ ex maestro venerabile una condanna per sovvenzione di banda armata. Non si può procedere per questo reato ai sensi della convenzione europea di estradizione, ha sentenziato ieri la seconda sezione della Corte d’ assise d’ appello di Firenze chiamata a giudicare Gelli e un gruppetto di neofascisti per attentati ai treni avvenuti in Toscana a metà degli anni Settanta. In primo grado, il 15 dicembre del 1987, il capo della P2 era stato condannato a otto anni di reclusione per aver finanziato, con una manciata di milioni, un gruppo di neri aretini, guidati dal latitante Augusto Cauchi, i quali secondo le imputazioni usarono quel denaro per acquistare armi ed esplosivi impiegati per gli attentati sulla linea ferroviaria che collega Firenze a Roma. Ma la sentenza d’ appello con un colpo di spugna cancella le accuse di strage e banda armata contestate a buona parte degli imputati. Per tutti ha pagato il pentito del gruppo, Andrea Brogi, che aveva confessato e ricostruito il quadro della strategia della tensione, che aveva raccontato l’ incontro tra Cauchi e Gelli.

E’ l’ unico che è stato riconosciuto colpevole di strage e che si è visto infliggere otto anni di reclusione. Per il Venerabile di Arezzo invece è stato anche revocato il divieto di espatrio. Per i giudici della corte d’ appello può girare tranquillamente il mondo. E forse è quello che accadrà. Processato per calunnia Gelli in questo momento è processato a Bologna per calunnia aggravata da finalità di terrorismo. Ma anche per questo reato le autorità elvetiche non hanno concesso l’ estradizione e dall’ assise emiliana probabilmente arriverà un secondo non doversi procedere. Non sono arrivati commenti dai difensori che al momento della lettura della sentenza non erano presenti nell’ aula bunker, dove giudici togati e non si erano ritirati giovedì. Il dispositivo è stato letto dal presidente Magnelli poco dopo le 19. La camera di consiglio si è protratta per ben 56 ore.

E’ evidente che all’ interno c’ è stata battaglia, uno scontro durissimo soprattutto sulle dichiarazioni del pentito Brogi. Non è stato creduto tanto che è crollata anche l’ accusa di banda armata e il latitante Augusto Cauchi, il cui comportamento è almeno in parte coperto dal segreto di Stato, non è stato condannato per banda armata ma per associazione sovversiva: 9 anni e sei mesi di reclusione contro i 16 inflittigli in primo grado. E’ stato infatti assolto insieme ad Alessandro Danieletti e Fabrizio Zani dall’ accusa di strage. Le richieste avanzate dall’ accusa, il sostituto procuratore generale Francesco Fleury, non sono state accolte. Il magistrato, che è apparso piuttosto turbato, ha annunciato che presenterà un ricorso in Cassazione. Piuttosto duro il commento delle parti civili, i comuni dove avvennero gli attentati (Vernio, Vaiano), la Provincia di Firenze, la Regione Toscana: una sentenza illogica e contraddittoria. Un bruttissimo messaggio nei confronti di chi ancora oggi cerca di fare luce su quel tragico periodo. Brogi ha fornito particolari precisi e circostanziati. Contro il pentito si erano scagliati i difensori degli imputati: lo hanno accusato di essere un agente provocatore, probabilmente un infiltrato dei servizi segreti nei gruppi dell’ estremismo nero. Questa tesi sembra essere stata accolta dalla corte d’ assise d’ appello che ha scardinato le conclusioni a cui erano arrivati, dopo lunghe e difficili indagini, due magistrati tra i più preparati in materia di terrorismo: il procuratore aggiunto Piero Luigi Vigna e il giudice istruttore Rosario Minna. La sentenza, tra l’ altro, ha salvato un altro imputato, Mauro Tomei: anche per lui non doversi procedere perché la Francia non ha concesso l’ estradizione. Avvolti nella nebbia.

E così tornano ad essere avvolti da una nebulosa gli attentati che fecero scattare l’ allarme in tutta la penisola e portarono l’ esercito a sorvegliare i binari della ferrovia. Ora è senza colpevoli il tentativo di strage avvenuto il 21 aprile del 1974 nei pressi della stazione di Vernio, che si trova a pochi chilometri da Prato. Saltò un pezzo di binario e soltanto per caso fu evitata una tragedia. Pochi mesi dopo, ad agosto, ci fu la tremenda esplosione dell’ Italicus. Oggi per i giudici della corte d’ appello la banda dei neri toscani era poco più di un gruppetto di teppisti. Eppure, stando ai risultati delle indagini condotte dai magistrati Vigna e Minna, aveva progettato anche di far saltare in aria Palazzo Vecchio, un eccidio spaventoso che rientrava in una precisa strategia: a furia di attentati far reagire la sinistra, provocare la richiesta generale di un governo d’ ordine. Un golpe insomma che secondo una parte della magistratura fiorentina portò la P2 a stringere rapporti con i gruppi neofascisti. Ma secondo la corte d’ appello tutto questo non è provato. Gli indizi raccolti nel corso di lunghe e accurate indagini non erano sufficienti.

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