“Italia ’74, a un passo dal tintinnar di sciabole” – La Repubblica 15.03.1997

Il governo era già pronto. Ma Edgardo Sogno solo ieri – e cioè 23 anni dopo – ha diffuso l’ elenco dei nomi. In quello stesso istante ha rivelato che nell’agosto del 1974 l’ Italia fu a un passo da un pronunciamento militare. Un “colpo di Stato? Sogno preferisce non chiamarlo così. Lo definisce “l’ accantonamento temporaneo della rissa dei partiti sulle riforme, l’ elaborazione in un comitato ristretto della nuova costituzione di modello semipresidenzialista alla francese da sottoporre all’ approvazione dei cittadini con referendum, per avviare, con nuove elezioni, una vita democratica normale”. La lista dei ministri del “governo Pacciardi” è l’ appendice di una relazione scritta da Sogno per un convegno su Charles De Gaulle. Il colpo di Stato, o “l’accantonamento temporaneo della rissa tra i partiti”, era infatti il tentativo di fare in Italia nel 1974 quanto De Gaulle aveva fatto in Francia nel 1958.

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Pacciardi – repubblicano, antifascista, presidenzialista della prima ora, espulso dal Pri e poi riammesso – doveva essere il De Gaulle nazionale. Golpe o non golpe, dunque? Con la lista dei ministri, Sogno ha diffuso anche un elenco di generali che aderivano al progetto. Vi si leggono i nomi del comandante militare del Sud, Ricci, dei comandanti della scuola di guerra (Zavattaro Ardizzi) e della Guardia di Finanza (Borsi di Parma). C’ è Santovito allora comandante della ‘Folgore’ poi direttore piduista del Servizio segreto militare. E compaiono pure i generali dei carabinieri Picchiotti e Palumbo i quali nel 1964 si erano già distinti per le loro attività accanto al generale Giovanni De Lorenzo, l’ ex capo del Sifar che nel 1964, come disse Pietro Nenni, fece “frusciar le sciabole”. Non basta. Leggiamo a Edgardo Sogno un articolo apparso nel 1976 che sintetizza il suo progetto: si parla di una azione “spietata e rapidissima” per far prigioniero il capo dello Stato Giovanni Leone e obbligarlo a dare l’ incarico a Pacciardi”. “E’ una ricostruzione – conferma – di quello che i militari potevano fare”.
Ma come si fa a non chiamare tutto questo “golpe”? La risposta è l’ inizio di un’ altra storia: “In quegli anni c’ erano militari democratici, che condizionavano il loro intervento a una chiamata del presidente della Repubblica. Ce n’ erano altri che non la pensavano così. Potrei raccontare molti colloqui con ufficiali che erano propensi a una soluzione di tipo cileno, che facevano discorsi da far paura: dicevano che era necessario far fuori i politici e i comunisti. Li abbiamo tenuti fuori dal nostro progetto”. Prende così forma l’ ossimoro del “golpe democratico” dove l’ aggettivo annulla il sostantivo. I gollisti italiani ritenevano che l’ alternativa fosse tra un governo comunista e un golpe cileno. Mettevano le due cose sullo stesso piano: non aveva alcuna importanza che il Pci andasse democraticamente al governo. Dice oggi Sogno: “Nel 95 per cento dei casi in cui i comunisti sono andati al governo, non ne sono più usciti. Noi eravamo consapevoli di questo. E in quegli anni crescevano i consensi del Pci e la destra era stanca”. Questo pensava il gruppo variopinto raccolto attorno a Randolfo Pacciardi. C’ erano due ex comunisti come Eugenio Reale e Aldo Cucchi, repubblicani mazziniani quali Antonio De Martini e Mauro Mita, uomini di destra radicale quali Giano Accame e Ivan Matteo Lombardo, personalità del calibro dell’ ex segretario generale della Nato Manlio Brosio e di Luigi Durand de la Penne, l’ uomo che affondò la ‘Valiant’ . E dello stesso Sogno, il leggendario comandante ‘Franchi’ della Resistenza.
C’ erano anche giovani che avrebbero fatto strada come Giuseppe Zamberletti, Bartolo Ciccardini e l’ economista liberista d’ assalto Sergio Ricossa. Il progetto per fortuna non andò in porto. Fu aperta una inchiesta giudiziaria alla fine della quale Sogno e Pacciardi furono prosciolti. Violante, il pm, qualche anno dopo cominciò una fortunatissima carriera politica. Sogno negli anni successivi non perse occasione per attaccarlo, ricordando i 45 giorni di carcere e la successiva assoluzione. I due non si sono mai parlati. Ma oggi – ed è questa la novità che arriva con la lista dei ministri – il comandante Franchi respira un’ aria che forse gli ricorda i giorni drammatici della caduta del fascismo e della fine della guerra. Ora ritiene che il Pds, per la sua struttura, per la sua storia recente, possa essere utile al paese. E riconosce che Violante è un uomo determinante in questa nuova prospettiva. Stamane, a Brescia, in un altro convegno, spiegherà perché.

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