I neofascisti toscani – sentenza G.I. Minna 1984 attentato di Vaiano

Questo gruppo toscano ebbe come obiettivo l’abbattimento dello Stato repubblicano e democratico, e prese perciò di mira immediatamente le Istituzioni. Ne fanno fede:

1.Brogi, per il quale agli inizi del 1974 l’organizzazione —articolata in tre livelli non tutti ostensibili anche a tutti gli aderenti- doveva compiere quest’ordine di attentati:
a- contro ambienti di informazione;
b- contro ambienti che «spolpano i cittadini» come esattorie e roba del genere;
c- contro obiettivi di collegamento come ponti, tralicci e trasporti;
d- contro ambienti militari;

2.i manoscritti di Affatigato prodotti il 16.10-1985 dal Tornei, dove si legge che a fine 73 in una riunione fra lucchesi, aretini (Batani e Cauchi ) e pisani «salta fuori il discorso di azioni programmate contro la polizia o obiettivi statali in tutta la Toscana lo stesso giorno»;

3.Affatigato, il quale il 2-3.1.1985 afferma, salvo pentirsene subito, che prima del dicembre 1974 il gruppo Tuti aveva fatto attentati, e poi il 14.2.1985 dichiara che gli attentati del gennaio 1975 in Lucca all’esattoria comunale, alla sede della D.C., agli uffici delle Guardie Forestali «rientravano nelle iniziative del livello clandestino di Ordine Nuovo», trovandosi l’attentato dell’1.1.1975 a Lucca ad esser consumato nelle stesse ore in cui la medesima organizzazione a Pistoia attentava a un traliccio della elettricità ed in Arezzo impiegava molto esplosivo contro la immancabile, rotaia dei treni: né sono possibili discussioni sul fatto per cui (v. posizioni Affatigato, Franci , Pera, Tuti, Malentacchi) gli attentati di Lucca, di Pistoia e di Arezzo del gennaio 1975 sono stati compiuti con lo stesso esplosivo, di cui il gruppo aveva. notoriamente voluto il possesso congiunto poco tempo prima;

4.il ritrovamento nel -febbraio 1975 sull’auto di Cauchi di notizie sull’attentato di poco precedente contro l’abitazione romana dell’avvocato Di Giovanni, anche in questa istruttoria prima Affatigato e poi il Pugliese avendo mormorato su Cauchi e soci per plausibili autori di questo crimine romano.

Sul programma del gruppo, ancora, costituiscono prova inoppugnabile le fonti documentali acquisite agli atti: «le prossime bombe puniranno Roma dal putridume parlamentare ladro nessuno si salverà dal fuoco purificatore della Rivoluzione», «Questi sono i metodi di lotta, della disubbidienza civile al tritolo, adatti agli avvenimenti in corso», «seppelliremo la dittatura democratica sotto una valanga di morti », «con la bomba al tritolo che abbiamo messo sull’espressa Roma/Firenze abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado dì mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora in qualsiasi luogo dove e quando ci pare», «il nazismo ritornerà per la salvezza d’Italia rinascerà», «l’attentato al tratto ferroviario di Prato è il primo risentimento popolare contro questa regime»: questo vollero propagandare di se stessi, lungo tutto il 1974 e -fin dentro il 1975 i toscani associati in quell’imprese criminose.
E’ solo il caso -o meglio l’arresto a fine gennaio 1975 di Franci e soci in Arezzo e il susseguente scompigliamento del gruppo con le fughe di Cauchi, Donati, Affatigato e con la fuga tragica di Tuti che a questo fine uccise ex abrupto due poliziotti- impedì a tutti costoro di eseguire l’attentato dinamitardo contro Palazzo Vecchio di Firenze, che avevano già abbondantemente preparato.

sentenza G.I. Minna 1984 attentato di Vaiano pag 86-89