Relazione sui documenti di Bettino Craxi 26 ottobre 1995 – seconda parte

11. Una testimonianza del collegamento con settori dei Servizi, che forniscono materiale informativo a Craxi, si trova in un promemoria scritto da lui stesso a proposito dello scandalo che aveva coinvolto nel 1983 alcuni amministratori socialisti di Torino. Vengono raccolte notizie sugli accusatori: Adriano Zampini, che con le sue deposizioni ha consentito ai magistrati di smascherare un complesso ed esteso sistema di tangenti, e l’ingegner De Leo, il primo a sporgere denuncia contro quegli amministratori, su consiglio del sindaco Novelli. In particolare, il promemoria contiene ragguagli sul loro passato politico e sui loro affari. Si indica espressamente che queste notizie provengono dai Servizi. Si mette insieme tutto ciò che è possibile (compresa l’insinuazione che il magistrato al quale la denuncia è consegnata sia prevenuto e di parte) allo scopo di delegittimare il processo penale.

12. Numerosi appunti, nella solita forma anonima, contengono accuse contro il PCI, fino all’inizio degli anni novanta, e poi contro il PDS e i suoi dirigenti. Si ricordano ulteriormente i prestiti effettuati dal Banco Ambrosiano, a cui si riferiva l’appunto cifrato già preso in esame. Con particolare attenzione vengono raccolti dati e notizie che possano attestare finanziamenti dall’Unione Sovietica al PCI. Inoltre, sui rapporti tra i due partiti, sono conservati documenti non recenti, provenienti dall’Unione Sovietica.
Alcune note sono dedicate alle cosiddette cooperative rosse, alle quali si afferma che spetterebbe, pressoché ovunque, una quota fissa di appalti pubblici, pari al venti per cento del totale, grazie ad un accordo tra politici ed imprenditori, di cui sarebbe stato parte prima il PCI e poi il PDS. Si segnala il fatto che i dirigenti del PCI e del PDS abbiano compiuto, in passato, viaggi nell’Unione Sovietica. Si descrivono numerosi affari con i paesi dell’est che avrebbero procurato vantaggi a società collegate con il PCI. Infine, si passano in rassegna le difficoltà che sarebbero state da più parti frapposte alle indagini sul “fronte rosso”, condotte dalla dottoressa Tiziana Parenti. È evidente la ricerca di elementi idonei a dimostrare che la corruzione ed il finanziamento lecito erano comuni a tutti i partiti. In massima parte, si tratta di documenti già noti, in relazione ai quali sono stati svolti accertamenti giudiziari. In qualche caso si è perfino proceduto per calunnia contro Craxi.

13. Altre note, in cui si descrivono pretese attività illecite, riguardano invece esponenti politici del PSI, tra i quali Claudio Martelli ed Ottaviano Del Turco. Provenienti da ambienti del partito, queste informazioni servono come mezzi di lotta politica interna e sono state con ogni probabilità utilizzate (per Del Turco anche pubblicamente), tra il 1992 e il 1993, in una fase nella quale il partito esisteva ancora e Craxi cercava di neutralizzare in ogni modo i suoi possibili successori.

14. Un appunto anonimo, su un foglio senza intestazione, riguarda la Lega Nord e precisamente l’acquisto della sede di questo movimento a Milano. Lo schema è sempre quello dei fogli volanti e privi di intestazione, presenti in larga quantità, come si è detto, nei fascicoli dei Servizi e che possono facilmente sparire senza lasciar traccia.
In questo caso vengono raccolte notizie sul prezzo dell’immobile acquistato, sulle persone intervenute nella operazione, sui loro collegamenti e sui loro trascorsi, evidentemente alla ricerca di qualche elemento da usare contro la Lega.

15. Una scheda di tre pagine, senza firma né intestazione, riferisce dati informativi sul professor Romano Prodi e sulla sua gestione dell’IRI. Si valuta negativamente tale gestione e si sollevano dubbi sulla sua correttezza.

16. Due brevi dossier sono dedicati a due associazioni milanesi: “Società civile”, facente capo al professor Nando Dalla Chiesa e “Proposta nuova”, facente capo all’onorevole Ombretta Fumagalli Carulli. Il primo è siglato “F.F.”: ricostruisce la storia di “Società civile” e ricorda alcuni degli aderenti, con una puntigliosa elencazione dei magistrati che hanno partecipato alle sue iniziative. Tra questi viene segnalato il dottor Antonio Di Pietro, si insiste sui suoi viaggi negli Stati Uniti (uno dei quali in compagnia del professor Dalla Chiesa), come se celassero trame misteriose, e si insinua che nelle indagini giudiziarie sulla corruzione abbiano ottenuto un trattamento di favore gli esponenti politici che avevano rapporti con l’associazione.
Il secondo dossier utilizza notizie che non possono venire se non dall’interno dell’Associazione. Chi può averle raccolte? L’appunto anonimo è particolarmente dettagliato. Viene illustrato l’assetto organizzativo di “Proposta nuova” e si indica come di essa abbiano fatto patte, con la onorevole Fumagalli, il dottor Di Pietro e il consigliere comunale Radice Fossati.
In entrambi i casi, appare chiara la ricerca di spunti che servano all’attacco contro i magistrati del pool milanese e soprattutto contro il dottor Di Pietro.

17. Uno speciale rilievo assume il materiale riguardante i magistrati. Esso si inquadra in un contesto di scritti e di annotazioni che definiscono l’azione condotta da varie Autorità giudiziarie contro il sistema della corruzione, come una specie di colpo di Stato: non come la riaffermazione dei diritti negati, dopo una lunga fase di illeciti commessi da esponenti politici, ma piuttosto come un cumulo di illegalità. Tale denuncia, peraltro, rimane genericamente sullo sfondo. Non viene contestato in questi scritti il merito delle azioni penali. A parte una lunga memoria, databile nel 1993, che figura in due diverse stesure, entrambe recanti all’inizio l’intestazione “Previti”, ove si sostiene che il Parlamento dovrebbe programmaticamente negare tutte le autorizzazioni a procedere per ristabilire un equilibrio tra i poteri, non vi sono note che effettivamente riguardino l’esercizio della giurisdizione. Tutto l’impegno è altrove ed è volto a delegittimare i magistrati. Per fermarli si ricorre alla disinformazione, alle insinuazioni spesso inverificabili e perciò capaci di lasciare comunque un segno negativo. Il tutto alla ricerca di eventuali punti deboli (o che appaiano tali) nella vita personale di chi si vuole colpire.
La posta in gioco, per chi come l’on. Craxi è incalzato da numerosi procedimenti penali, è assai alta. Proprio per questo, la fabbricazione degli strumenti informativi da usare nell’attacco presuppone un lavoro complesso e sofisticato.

18. Una nota anonima in diciotto paragrafi contiene accuse di scorrettezza, rivolte al sostituto procuratore della Repubblica di Roma dottor Vittorio Pareggio ed al procuratore della Repubblica dottor Vittorio Mele per una trasferta giudiziaria in Perù che si sarebbe protratta troppo a lungo. Il dottor Pareggio è stato titolare dell’inchiesta sulla cooperazione, che concerneva tra l’altro i rapporti Italia-Perù, ed in questo ambito le relazioni intercorse tra l’on. Craxi e l’ex presidente del Consiglio peruviano Alan Garcia, sottoposto nel suo paese a procedimento penale per fatti di corruzione. Vengono utilizzate e manipolate notizie provenienti dal Perù e Craxi sembra al corrente di tutti i movimenti dei due magistrati.

19. A proposito del dottor Di Pietro, occorre sottolineare che in queste carte egli è più volte indicato come un vero e proprio nemico, con il quale non si può venire a patti. Non mancano anzi gli accenni polemici alla posizione del senatore Cossiga ed alla benevolenza mostrata nei confronti del magistrato. Tuttavia, è lo stesso on. Craxi, in una lettera inviata al suo avvocato il 22 giugno 1995, ad affermare che nel 1992, con la mediazione del presidente del Consiglio Giuliano Amato e su iniziativa del capo della polizia Vincenzo Parisi, si sarebbe stabilita una sorta di intesa con il dottor Di Pietro e che ciò avrebbe indotto il Segretario del PSI a non dire ciò che già sapeva e a non portare fino in fondo le sue critiche e le sue denunce contro gli abusi giudiziari commessi da quel magistrato. In realtà questo preteso accordo non sembra aver prodotto alcun risultato. I procedimenti penali sono anzi andati avanti, senza riguardi per Craxi e per i suoi amici. Sebbene la raccolta di elementi informativi per denigrare Di Pietro sia cominciata presto (i dossier già circolano nel 1993), un vero e proprio attacco frontale si scatena soltanto nel 1994. Durante questo anno si preciseranno le insinuazioni e si farà ricorso ad un elemento informativo nuovo, prima usato riservatamente per esercitare pressioni sul magistrato, e solo recentemente divenuto pubblico.

20. Tra le carte di via Boezio, vi sono diversi appunti relativi al dottor Di Pietro, con notizie che sì riferiscono a tre filoni di ricerca: anzitutto all’epoca in cui – prima di divenire magistrato – egli era nella polizia di Stato; in secondo luogo alle amicizie che egli aveva stretto e coltivato a Milano; in terzo luogo alle modalità con le quali, dal 1992 in avanti, egli aveva condotto le indagini sui fatti di corruzione.
Per quanto concerne il periodo più lontano, le note in possesso di Craxi tentano di suggerire un collegamento tra l’attività di Di Pietro quando era in polizia e le vicende dell’autoparco, sede, come è noto, di traffici illeciti e punto di riferimento di attività mafiose nel centro-nord. Uno degli appunti – redatti in una forma che è consueta per i Servizi afferma, tra l’altro, che il procuratore della Repubblica Borrelli “non poteva non vedere quello che avveniva all’autoparco di Milano” ed avanza dubbi sul comportamento di altri magistrati. Si tratta di affermazioni prive di riscontro e talvolta inverosimili.
Il secondo filone è rappresentato dalle amicizie e dai rapporti personali del dottor Di Pietro. In particolare, gli appunti insistono sul suo rapporto con l’avvocato Lucibello che fin dall’inizio delle indagini sarebbe stato molto vicino al magistrato, con interessi economici in comune, tanto da esercitare un condizionamento su di lui.
Il terzo filone comprende la denuncia di favoritismi e di un atteggiamento non equo nei confronti degli indagati: alcuni di loro avrebbero evitato il carcere o l’avrebbero subìto per pochissimo tempo, altri sarebbero stati trattati assai più duramente. Caratteristico di tutti questi appunti è il fatto che essi non siano raccolti a fini di giustizia, che non vengano usati per chiedere l’intervento della magistratura competente, ma piuttosto per spargere veleno, per cercare di intimidire il magistrato che si considera nemico, per demolirne l’immagine. Una novità interviene nel 1994. Andando al di là delle generiche denunce già note, relative ai collegamenti di Di Pietro con professionisti ed imprenditori, le informazioni riguardano ora un fatto che si presenta come oggettivo. Tra il febbraio e il maggio 1992, nella fase cruciale delle indagini che hanno fatto esplodere il sistema di Tangentopoli, Di Pietro avrebbe effettuato una serie di telefonate, in particolare con gli avvocati Lucibello e D’Adamo, i quali a loro volta avrebbero avuto contatti telefonici con persone coinvolte nei reati su cui vertevano le indagini, il tutto attraverso apparecchi cellulari. Il riferimento alle telefonate è contenuto per la prima volta in una lettera dal tono intimidatorio, indirizzata dall’on. Craxi al dottor Di Pietro, il 25 febbraio 1994. Essa in particolare contesta il trattamento di favore accordato ad alcuni indagati.

Ma l’elenco analitico di quelle telefonate fa parte di un dossier che ha costituito la base di avvio dell’attività ispettiva iniziata nell’autunno del 1994 a carico del dottor Di Pietro e chiusa il 7 dicembre, nel giorno successivo alle sue dimissioni. L’originale di quel dossier, mai protocollato, fu fatto distruggere dal Capo dell’ispettorato del Ministero di grazia e giustizia verso la fine di dicembre del 1994. Fotocopie di documenti in esso inclusi sono state poi trasmesse alla Procura della Repubblica di Brescia da uno degli ispettori.

Mentre l’indagine della Procura di Brescia era in corso, e la vicenda del dossier era già emersa, l’on. Craxi ha reso noto pubblicamente l’elenco delle telefonate, a cui aveva già fatto cenno nella sua missiva di febbraio indirizzata a Di Pietro e che era stato trascritto per intero nel dossier riservato fornito agli ispettori. Il 22 giugno 1995, in una lunga lettera all’avvocato Del Giudice, Craxi ha affermato che i tabulati relativi alle telefonate gli erano stati forniti dal prefetto Vincenzo Parisi. Il Comitato, sulla base della documentazione in suo possesso, rileva che tra le carte conservate dall’on. Craxi e i documenti che componevano il dossier da cui è sorta l’ispezione, vi è una concordanza di ispirazione nonché la coincidenza di alcuni dati informativi. Al di là delle semplici voci e dei veleni, di cui abbiamo già visto numerosi esempi, sembra evidente, da parte di Craxi, il perseguimento di una specifica attività di controllo nei confronti del dottor Di Pietro e di altri soggetti che avevano rapporti con lui. Si è trattato probabilmente di una raccolta di dati relativi al traffico telefonico, che, in assenza di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria, può essersi realizzata soltanto attraverso l’attività illegittima di uno o più funzionari della Telecom. Non può escludersi una intercettazione delle telefonate.

Comunque, anche la semplice acquisizione di tabulati delle telefonate, avvenute in un momento determinato e di particolare delicatezza delle indagini, è una iniziativa mirata: punta, come al solito, a sollevare sospetti e presuppone che í comportamenti e i contatti di Di Pietro fossero tenuti sotto un attento controllo. Craxi sostiene che per ottenere quei tabulati vi è stato un intervento della polizia. Getta così una pesante responsabilità sulle spalle del prefetto Parisi, scomparso alla fine del 1994. Ma le sue parole non trovano alcun riscontro. Riguardo, a questa vicenda è necessario raggiungere, la massima chiarezza. L’acquisizione di dati relativi alle telefonate di più persone non è cosa tanto semplice, che chiunque possa realizzare. Ma è soprattutto impegnativa la scelta del momento e degli interlocutori. E’ possibile che settori o singoli uomini degli apparati dello Stato abbiano lavorato per costruire informazioni riservate su Di Pietro e per tenerlo sotto controllo? Il Comitato ritiene che ciò sia verosimile. E’ compito dell’Autorità giudiziaria indagare, come già del resto sta facendo, su questo punto e sulla eventuale compromissione di funzionari dei Servizi di informazione e sicurezza.

21. Le carte dell’on. Craxi appaiono come un vero e proprio arsenale dei veleni. Alcuni appunti anonimi sono molto recenti e quelli che con maggiore probabilità provengono dall’interno dei Servizi si collocano nei primi anni novanta. Si tratta di un materiale fondamentalmente omogeneo. C’è una somiglianza di metodo ed una continuità politica tra la disinformazione di impronta piduista dell’inizio degli anni ottanta (ad esempio le insinuazioni su Scalfari, le notizie fatte circolare sulle tangenti ENI) e i dossier preparati, più di dicci anni dopo, contro i magistrati, in particolare contro il dottor Di Pietro.
Il casuale ritrovamento di questi frammenti di archivio nelle mani di un ex Presidente del Consiglio consente di conoscere e di valutare un aspetto sotterraneo e nascosto della lotta politica. Siamo di fronte non a strumenti di conoscenza da usare per una competizione leale, ma piuttosto ad armi di offesa: pseudo-informazioni che servono a lanciare avvertimenti oscuri, a ricattare, ad incutere timore, a gettare ombre e sospetti.
Tutto questo ferisce la vita democratica. Le deviazioni dei Servizi di informazione e sicurezza che abbiamo conosciuto in passato dipendevano molto da questa lotta politica sotterranea. Le carte di Craxi rappresentano la conferma di un sistema. Resta da stabilire quanto di questi materiali provenga dall’interno di apparati dello Stato e di chi siano le responsabilità dei singoli comportamenti devianti. L’onorevole Craxi ha continuato ad intrattenere rapporti con i Servizi, anche in anni recenti, come è dimostrato dal fatto che nelle agende sequestrate in via Boezio ricorrono più volte i nomi di funzionari di primo piano, soprattutto del SISDE, come Michele Finocchi o come il suo successore nella funzione di Capo di gabinetto, i cui nomi risultano in più annotazioni.
Al riguardo il Comitato ha richiesto agli attuali Direttori del SISMI e del SISDE e al responsabile del II Reparto della Guardia di finanza se risultassero attività informative e, di conseguenza, formazione di dossier sul conto del dottor di Pietro, ricevendone formale risposta negativa.Il Comitato non ha oggi il potere di compiere un accertamento diretto sui rapporti tra i funzionari dei Servizi e chi ha condotto e conduce la lotta politica attraverso la disinformazione e le manovre occulte, ma si impegnerà a verificare autonomamente se sia stata svolta una attività informativa, evidentemente deviata, nei confronti del dottor Di Pietro. Su tutto ciò il Comitato potrà riferire nel contesto di una successiva relazione al Parlamento. Il Comitato può e deve chiedere all’Autorità di governo che un rigoroso controllo sia esercitato sugli archivi dei Servizi di informazione e sicurezza, per verificare se vi siano ancora tracce di attività illegittime. Alla magistratura spetta il compito di individuare chi abbia agito illecitamente ed al Governo quello di cambiare strutture e uomini.

Se è vero che i veleni e le calunnie non devono essere posti a base della politica, occorre perciò anzitutto garantire che nessun settore o singolo componente degli apparati dello Stato sia indirizzato alla raccolta di quei veleni. Tutta l’organizzazione degli archivi deve essere ristrutturata. La disposizione impartita dal presidente del Consiglio Dini di bloccare la distruzione dei documenti costituisce un primo passo. Occorre prevedere tassativamente che ciascun documento o appunto informativo sia registrato e che ne sia garantita la univoca classificazione, in modo tale che sia reperibile e che non possa essere spostato né occultato. Il Comitato ribadisce l’urgenza di una riforma dei Servizi, che rafforzi da un lato la responsabilità politica dell’Autorità di governo, dall’altro il controllo parlamentare; e che si accompagni ad un radicale mutamento nella composizione di questi apparati. Il cambiamento degli uomini, l’interruzione di prassi consolidate, la temporaneità della permanenza nel Servizio rappresentano fattori essenziali di innovazione.

http://www.camera.it/_bicamerali/sis/documen/xii34_3.htm

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