Relazione sui documenti di Bettino Craxi 26 ottobre 1995 – prima parte

1. La recente acquisizione di un’ampia raccolta di documenti, sequestrati per disposizione dell’Autorità giudiziaria di Milano presso l’ufficio romano dell’ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi e trasmessi al Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, dà luogo ad alcuni rilievi e valutazioni che il Comitato intende sottoporre con immediatezza al giudizio del Parlamento.
Il sequestro è avvenuto in data 8 luglio 1995, nella sede della organizzazione “Giovine Italia”. È stato lo stesso on. Craxi, in un colloquio telefonico con il dottor Paolo Ielo, avvenuto nel corso della perquisizione, ad indicare come propri i locali dell’associazione e gli apparecchi esistenti presso di essa, confermando così che anche le carte là rinvenute erano a lui riconducibili.
Vista la natura di esse, la Procura di Milano ha ritenuto che il Comitato fosse competente ad esercitare un proprio controllo ed ha offerto tutti gli elementi a ciò necessari, con encomiabile tempestività e con spirito di collaborazione istituzionale.

2. Nei tre faldoni che contengono 3849 pagine sono compresi materiali tra loro diversi. Si tratta in larghissima parte di informazioni: alcune tratte da documenti ufficiali o comunque custoditi in uffici pubblici, altre di incerta origine o incluse in comunicazioni private.
Tra le informazioni offerte da documenti ufficiali sì segnalano:

a) quelle provenienti dal SISDE e relative a delitti del terrorismo rosso;

b) quelle relative alla loggia massonica P2 e alle deviazioni dei Servizi di informazione e sicurezza, tratte da una serie di passi della requisitoria del dottor Libero Mancuso nel processo di primo grado per la strage del 2 agosto 1980 (la requisitoria è del 14 maggio 1986: i passi sono stati stralciati seguendo un filo logico e sottoposti all’allora Presidente del Consiglio);

c) quelle, provenienti dal CESIS in data 7 marzo 1985, che si riferiscono ad un caso di apposizione del segreto di Stato, nel procedimento penale per strage riguardante il terrorista nero Augusto Cauchi: la decisione, sollecitata allora dal vertice del SISMI, fu assunta da Craxi in qualità di Presidente del Consiglio (il segreto si riferiva all’identità di informatori del SISMI, vicini a Licio Gelli ed in collegamento con il capocentro di Firenze, Federico Mannucci Benincasa; la posizione di quegli informatori e i rapporti Cauchi-Gelli non sono stati finora chiariti, sebbene il segreto sia stato tolto nel 1991; e certamente il ritardo ha nuociuto alle indagini).

3. I documenti sul terrorismo rosso riguardano la fase terminale del fenomeno brigatista. L’ex Presidente del Consiglio ha conservato, oltre ad un corposo materiale propagandistico proveniente dai gruppi terroristici, anche una serie di analisi elaborate dal SISDE.
In particolare sono stati rinvenuti:

a) un documento SISDE ed un appunto del Capo della polizia sull’omicidio del professor Tarantelli avvenuto il 27 marzo 1985, con alcune dettagliate informazioni sull’impegno politico e culturale di questo studioso (sono elencati i convegni ai quali aveva partecipato e perfino le critiche avanzate alle sue tesi nel corso di una tavola rotonda: evidentemente l’attenzione al suo lavoro che sembra, sulla base di queste note, essere stata precedente all’assassinio, non era giunta fino ad avvertire la necessità di proteggerlo);

b) un documento SISDE sull’omicidio di Lando Conti, avvenuto il 10 febbraio 1986;

c) un documento SISDE sull’attentato ad Antonio Da Empoli, avvenuto il 21 febbraio 1986.

Assieme a queste carte, l’on. Craxi conservava il comunicato del Partito comunista combattente sulla uccisione del senatore Roberto Ruffilli, avvenuta il 16 aprile 1988; un ritaglio di stampa ed una lettera personale ed amichevole a lui indirizzata da Toni Negri il 10 febbraio 1982, sulle posizioni che allora emergevano all’interno delle carceri tra gli imputati di terrorismo; un opuscolo a contenuto ideologico del 1981, elaborato da un sedicente “Collettivo marxiano-comunista” e – in correlazione con questo – un ritaglio di stampa relativo all’esistenza di “stretti legami a Rovigo tra fascisti ed autonomi”.

4. Per quel che riguarda le carte ufficialmente trasmesse dai Servizi, non spetta al Comitato, ma all’Autorità giudiziaria stabilire se si tratti di documenti classificati e se sia lecito averli conservati in un ufficio privato. Al Comitato compete, in ogni caso, la valutazione della rispondenza di ciascun atto ai fini istituzionali. Di natura completamente diversa sono invece le numerosissime note informative di cui era in possesso l’on. Craxi e che sono contenute in appunti privi di qualsiasi sigla o firma. Risulta anzitutto evidente che si tratta di insinuazioni, volte a gettare ombre su esponenti della vita pubblica, offrendo la possibilità di attaccarli e di delegittimare la loro azione. Siamo di fronte a notizie prive di riscontri. Di alcune di esse, pubblicizzate dallo stesso Craxi, è stato già ampiamente dimostrato il carattere calunnioso.
C’è da domandarsi quale sia l’origine e quale, di volta in volta, la finalità di questi appunti anonimi, commissionati ed ottenuti con lo scopo di creare veleni e per disporre, nella lotta politica, di strumenti di disinformazione e di pressione sleale sugli interlocutori e sugli avversari.
A giudizio del Comitato, una parte del materiale presenta caratteristiche tali da far ritenere che esso possa provenire dall’interno dei Servizi di informazione e sicurezza.
Inoltre, sono i contenuti peculiari di alcuni tra i documenti sequestrati e la tecnica espositiva adoperata a far credere legittimamente che essi non siano il frutto di occasionali collaborazioni private, ma che possano aver avuto una origine interna agli apparati di sicurezza. Su questi aspetti della documentazione occorre che si faccia piena luce.

5. Il Comitato parlamentare ha il compito di vigilare sulle attività che si svolgono nell’ambito dei Servizi e sulla loro corrispondenza alle finalità istituzionali. I criteri in base ai quali il Comitato formula le proprie valutazioni discendono dai principi costituzionali e dalle norme fissate nella legge n. 801 del 1977.
Sotto il controllo del Comitato ricadono le attività proprie dei Servizi. Possono essere oggetto di esame, sulla base della legge, le operazioni compiute (quando esse si siano definitivamente concluse) e la relativa produzione di informazioni (fatta salva la copertura delle fonti e degli agenti). Di tutto ciò si dovrebbe conservare un’affidabile memoria negli archivi, proprio perché il controllo possa essere più tardi esercitato. In questa prospettiva, il Comitato ha uno specifico interesse ad individuare e segnalare al Parlamento, ogni volta che ne abbia notizia, le iniziative illegittime realizzate nell’ambito degli apparati di sicurezza. Il controllo è tanto più efficace quanto più è in grado di mettere a nudo le deviazioni, affinché vengano rimossi i responsabili e vengano modificate le. regole che hanno reso possibili gli abusi.
Tra le attività illegittime vi è certamente la composizione di appunti riservati e di dossiers, ad opera di appartenenti ai Servizi, con lo scopo di costruire strumenti di disinformazione, di pressione politica o addirittura di ricatto. Non mancano, per il passato, esempi della elaborazione e dell’uso di questo tipo di documenti. I vecchi fascicoli del SIFAR, finiti in parte nelle mani di Licio Gelli, servivano proprio alla disinformazione e al ricatto.
Come il Comitato ha già rilevato nel “Primo rapporto sul sistema dl informazione e sicurezza”, la distorsione e la strumentalizzazione delle attività informative per scopi di parte ed extra-istituzionali erano rese possibili da una gestione arbitraria degli archivi, volutamente sottratta ad ogni criterio certo e controllabile.
La funzione degli archivi dovrebbe essere quella di raccogliere puntualmente tutti i documenti prodotti, in base a criteri e con modalità tali da consentirne il reperimento. Ma non si può dire che nell’arco degli ultimi decenni questa funzione si sia correttamente realizzata. Anzi, sono state frequenti le manipolazioni, i depistaggi, gli episodi di informazioni occultate, di fascicoli relativi a fatti di eversione che riapparivano a distanza di anni, dopo che ne era stata negata l’esistenza.
In particolare, è invalsa l’abitudine di riversare i risultati delle attività informative in appunti non protocollati né il più delle volte siglati, in modo che la loro origine non sia esattamente identificabile. Si tratta, come il Comitato ha potuto verificare in numerosi casi, di note informative accompagnate da lettere di trasmissione, ma tali da poter essere destinate autonomamente, a seconda dei casi e delle convenienze, all’uno o all’altro incartamento. Ciò evidentemente rende assai difficile ogni controllo.
È opportuno ricordare che era proprio questo lo schema di composizione dei dossier relativi a partiti e ad esponenti politici, rinvenuti negli archivi dei Servizi, concernenti il periodo 1977-1981 e di cui fu ordinata la distruzione nel 1987, in seguito ad una disposizione del presidente del Consiglio Goria. Alcuni di quei fascicoli, che mostravano di avere una rilevanza penale, sono stati acquisiti dall’Autorità giudiziaria e poi da questa trasmessi al Comitato. Essi contenevano notizie, voci incontrollate e pettegolezzi sulle vicende politiche italiane, per scopi molto lontani da quelli istituzionali. Appariva chiaro che erano stati raccolti a vantaggio di gruppi interni allo schieramento di governo.
Il medesimo schema – sia per quanto riguarda la disposizione formale delle carte, sia in qualche caso per i contenuti estranei ai fini istituzionali – si ritrova nei 21 fascicoli del SISDE, riguardanti esponenti politici, ed impiantati nel periodo di direzione del prefetto Domenico Salazar (10 agosto 1993 – 12 luglio 1994). Ad essi il Comitato parlamentare ha dedicato un’apposita Relazione presentata alle Camere il 27 luglio 1995 (Doc. XXXIV n. 2). Anche in questo caso siamo di fronte ad appunti anonimi, conservati in uno stato di estremo disordine, tanto da non poter escludere una manipolazione dei fascicoli ed una sottrazione di fogli.
Almeno per due documenti anonimi conservati da Craxi – una nota sulla “Operazione Gladio” ed una che contiene riferimenti cifrati, nella quale cioè si parla di persone non nominate, ma individuate con numeri ed asterischi – sembra indubbia la provenienza dall’ambiente dei Servizi. È opportuno esaminare questi documenti per primi. Essi hanno comunque la stessa ispirazione e la stessa funzione di tutti gli altri: richiamano fatti che si presumono non noti, anzi segreti, e la cui divulgazione può servire a denigrare gli avversari. In generale, molti tra i documenti presentano caratteristiche di struttura e linguaggio assai simili a quelle dei dossier illegittimi o irregolari che il Comitato ha avuto in passato occasione di conoscere.

6. L’appunto dal titolo “Operazione Gladio” si riferisce a vicende ed attività del Servizio segreto militare, in gran parte ancora oggi oscure. Questa nota – al di là della rozzezza del linguaggio – rivela un duplice scopo: fornire argomenti e notizie riservate utilizzabili contro l’on. Giulio Andreotti, che aveva svelato l’esistenza della struttura Gladio, e al tempo stesso dare di questa una visione riduttiva.
“Tale presunta operazione – è scritto – che è prevista peraltro fin dal 1949, sia pure sotto nome di codice diverso, ricorda tanto quella con cui l’on. Andreotti provvide a buttare per aria i Servizi quando voleva riassumere il controllo completo (caso Miceli-Maletti). L’on, Andreotti sottoscrisse infatti, già all’inizio degli anni sessanta, quale Ministro della difesa, i piani segreti NATO per contrastare un’eventuale invasione da parte russa e gli uomini che hanno seguito quest’aspetto, peraltro del tutto marginale dell’attività dei Servizi, sono sempre stati uomini a lui legati, finché l’ammiraglio Martini non ha provveduto a sostituirli con persone diverse”.
Per sminuire la portata di Gladio si segnala inoltre l’esistenza, nel Servizio segreto militare, di una struttura simile, ma più occulta ed efficiente. “Un superservizio in realtà è sempre esistito, ma non è quello di cui si parla ed aveva ed ha compiti informativi, non certo assegnati agli uomini della Gladio … “.
L’appunto é databile tra la fine del 1990 e gli inizi del 1991: cioè nella fase in cui per ordine dell’on. Andreotti la struttura Gladio veniva smobilitata. Proprio allora si andava acuendo la tensione tra il Presidente del Consiglio e il direttore del SISMI, ammiraglio Martini, che sfocerà nella mancata proroga del trattenimento in servizio di questi e, quindi, in pratica, nel suo allontanamento dalla Direzione del SISMI in data 26 febbraio 1991. La tesi sostenuta è che Andreotti abbia compiuto qui la stessa operazione di liquidazione di alcuni centri di comando dei Servizi, già realizzata negli anni settanta. In particolare, nel 1974, egli aveva provocato una crisi nel SID, sia attraverso un’intervista a Massimo Caprara, per il settimanale “Il Mondo”, rivelando la identità del neofascista Guido Giannettini, confidente del Servizio, sia attraverso iniziative contro il generale Vito Miceli (allora Direttore del SID), in rapporto alle vicende del cosiddetto golpe Borghese e della “Rosa dei venti”, sia offrendo, dal marzo 1974, come Ministro della difesa, un attivo sostegno al generale Gianadelio Maletti (allora Capo dell’Ufficio D), nello scontro interno che lo contrapponeva a Miceli.
L’accenno ai piani segreti NATO, sottoscritti da Andreotti, pur nella sua genericità, deve riferirsi a due episodi, concernenti collegamenti di Gladio nel quadro NATO. Il primo è del giugno 1959: il Servizio italiano entrò allora a far parte del “Comitato di pianificazione e coordinamento”, organo di SHAPE. Il secondo del 1964: in quell’anno il Servizio entro a far parte del “Comitato clandestino alleato (ACC)”, emanazione del suddetto Comitato di pianificazione e coordinamento e costituito tra paesi che intendevano organizzare una resistenza sul proprio territorio, in caso di aggressione dall’est e, a quanto sembra, anche nell’eventualità di “sovvertimenti interni”. Quando furono realizzate queste due intese con gli alleati, il Ministro della difesa era l’on. Andreotti. Dunque egli sapeva e questo è un argomento da usare contro di lui.
Rispetto agli accertamenti che sono stati in varie sedi condotti, la nota contiene due notizie all’apparenza nuove:

la nascita di Gladio nel 1949;
l’esistenza di un “superservizio”.
Sul primo punto, occorre ricordare che nel protocollo d’intesa tra il Servizio italiano e quello statunitense del 26 novembre 1956, per la costituzione di Gladio, vi era stato un esplicito riferimento ad accordi preesistenti. Nella relazione inviata dal presidente del Consiglio Andreotti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulle stragi il 17 ottobre 1990, verrà segnalato che con quella intesa tra SIFAR. e CIA erano stati “confermati tutti i precedenti impegni intervenuti nella materia tra Italia e Stati Uniti”. In base a quanto risulta dalle indagini giudiziaria è fuor di dubbio che in epoca precedente alla creazione di Gladio sia esistita un’altra organizzazione denominata “Duca”, con le stesse finalità e struttura analoga, di cui sappiamo ben poco e che dovrebbe essere stata sciolta intorno al gennaio 1995 (ma in vari documenti acquisiti dall’Autorità giudiziaria si parla di organizzazione “Duca – Gladio”).

Sul secondo punto, va sottolineato che la notizia della esistenza di un superorganismo occulto all’interno del Servizio segreto militare non poteva considerarsi nel 1990-1991 del tutto inedita, essendo già più di una volta affiorata nella tormentata vicenda delle indagini giudiziaria sui fenomeni di eversione e di deviazione degli apparati dello Stato. Alcune testimonianze a proposito di una struttura occulta operante nel SID furono raccolte nel 1974 dal giudice Giovanni Tamburino che indagava sulla organizzazione eversiva “Rosa dei venti”. Il 14 dicembre 1977, il generale Vito Miceli, interrogato nel processo per il golpe Borghese, che si svolgeva davanti alla Corte d’assise di Roma, ammise esplicitamente l’esistenza di un organismo occulto nell’ambito de Servizio segreto italiano. Vi fu anche una specifica indagine giudiziaria conclusasi con l’archiviazione in data 22 febbraio 1980. Il presidente del Consiglio Andreotti aveva risposto, il 4 ottobre 1978, all’interpello della Procura della Repubblica di Roma, escludendo con una formula estremamente ambigua l’esistenza dell’organismo occulto.
La questione riemerse proprio quando fu portata alla luce la struttura Gladio ed è tuttora oggetto di accertamenti da parte dell’Autorità giudiziaria. Tra l’altro, l’istruttoria condotta dal giudice istruttore di Milano Guido Salvini, relativa ad attentati collegati con la strage di Piazza Fontana, ha individuato l’esistenza di una struttura clandestina predisposta ad attività di guerriglia (e denominata “Nuclei di difesa dello Stato”), che sarebbe stata coinvolta in azioni terroristiche e i cui componenti erano reclutati nell’ambiente della destra eversiva. Il giudice istruttore di Milano ha deciso la trasmissione degli atti alla Procura di Roma per i necessari approfondimenti, anche riguardo alle eventuali connessioni con Gladio.
L’appunto in possesso dell’on. Craxi si riferisce a questo groviglio di situazioni non chiarite. Ed è anzi questa, ad avviso del Comitato, un’occasione per sottolineare come troppe volte nel passato sia stato assente l’impegno del Governo a conoscere la verità e sia mancata una leale collaborazione con l’Autorità giudiziaria. Perciò oggi è necessario un orientamento nuovo che rompa la continuità con quel passato. L’appunto inoltre contiene implicitamente un elogio dell’Ammiraglio Martini che avrebbe contrastato il potere di Andreotti. L’autore conclude scrivendo: “… poiché raccontarle lo sviluppo di tutta questa storia comporterebbe svariate cartelle, oltre l’uso di dati classificati COSMIC, resto a sua disposizione per farlo ove ella ne avvertisse la necessità. Allo stato attuale mi bastava significarle la mia idea, peraltro condivisa nel mio ambiente, che Andreotti stia agendo unicamente per riunificare il Servizio (esigenza sempre più imprescindibile) sotto mano a lui fedele”.
Queste frasi inducono a credere che l’estensore dell’appunto fosse inserito (tra la fine del 1990 e gli inizi del 1991) nelle sfere più elevate del Servizio informativo militare. Peraltro l’on. Craxi, nell’audizione svoltasi davanti al Comitato il 28 novembre 1990, pur ribadendo la propria piena fiducia personale nei confronti di Martini (che aveva nominato a capo del SISMI), dichiarò di non aver mai avuto, quando era Presidente del Consiglio, una effettiva conoscenza della struttura Gladio né delle sue attività e dei suoi collegamenti in ambito NATO, sottolineando la limitatezza e il carattere formale dei controlli previsti in questa materia.
L’appunto esaminato dimostra come, al momento opportuno, il segretario del PSI potesse ottenere notizie più precise (anche se manipolate, in relazione alle manovre politiche a cui servivano) dall’interno del Servizio. Il Comitato ritiene che proprio in questo quadro di controlli insufficienti e di deleghe in bianco siano maturate le deviazioni più gravi nella complessiva esperienza dei Servizi e si siano determinati rapporti anomali ed extraistituzionali tra esponenti politici del sistema di governo (come era l’on. Craxi) e funzionari chiamati a dirigere questi apparati,

7. La denigrazione degli avversari è la finalità posta a base di un altro documento che contiene riferimenti cifrati.
Esso segnala incontri di dirigenti del Partito comunista italiano, tra i quali Enrico Berlinguer, con persone che vengono indicate mediante numeri. Non è chiaro se si tratti di notizie indirette, aggiustate o inventate, oppure del risultato di una vera e propria attività di pedinamento. E’ assai grave che, in una recente intervista ad un organo di stampa, l’ammiraglio Martini abbia voluto fornire una inaccettabile giustificazione di simili attività di controllo ad opera dei Servizi, realizzate nei confronti di esponenti politici e parlamentari.
Questi appunti sono ovviamente databili nella prima metà degli anni ottanta (prima della morte di Berlinguer, che è del giugno 1984, e in una fase in cui egli era nettamente schierato contro la politica craxiana).
Si richiama la vicenda del prestito del Banco Ambrosiano a favore del quotidiano Paese Sera e si comunica che un ex giornalista di quella testata, rimasto senza lavoro, sarebbe pronto a parlare dei finanziamenti al PCI.
Una nota cifrata ed altrettanto oscura, nello stesso foglio, si riferisce a presunte informazioni utilizzabili contro il ministro del lavoro Franco Marini; e vi è infine un cenno a foto e filmini, che sarebbero nelle mani di una persona, anch’essa indicata soltanto con un numero:
I termini usati e la configurazione del documento portano a ritenere che esso abbia origine all’interno di uno dei Servizi di informazione e sicurezza e che i nomi coperti da cifre siano quelli di uomini collegati con la struttura, i quali hanno collaborato alla raccolta di notizie manipolate o costruite artificialmente contro determinati obiettivi politici. L’appunto sul ministro Marini, a differenza degli altri inseriti nel documento, è di epoca recente. E’ sicuramente posteriore al 13 aprile 1991 (data di nomina del Ministro che rimase in carica fino al 22 aprile 1992) e può essere ancora più vicino nel tempo. È verosimile che, l’onorevole Marini sia divenuto oggetto di particolare attenzione, quando ha assunto funzioni di direzione nel Partito popolare, vale a dire nel 1994.

8. Vi sono poi alcuni documenti che contengono voci ed affermazioni infamanti, in gran parte già emerse negli anni ottanta ed in vario modo connesse alle operazioni di intossicazione informativa che si sono sviluppate attorno alla loggia massonica P2.
Un dossier, costituito da quattro documenti, si riferisce al caso delle tangenti che, alla fine degli anni settanta, sarebbero state pagate ad esponenti politici italiani sulle importazioni di petrolio greggio dall’Arabia Saudita. Al centro dell’affare erano l’ENI ed i suoi dirigenti. Il dossier contiene anzitutto un Appunto anonimo, del 27 febbraio 1980, redatto in una forma che è consueta per i Servizi, identica a quella di altri documenti irregolari già in possesso del Comitato. Anzi, nei fascicoli illegittimi del periodo 1977-1981, sono comprese alcune note anonime dello stesso genere redatte tra l’autunno 1979 ed i primi mesi del 1980, inviate al CESIS, che si riferiscono a questa vicenda, in rapporto alla politica del PSI. “Il caso delle tangenti ENI – è scritto nel testo – starebbe per tornare alla ribalta. Questa volta sarebbe corredato da elementi più particolareggiati di quanto non lo fosse prima. Colui che avrebbe in mano tutta la faccenda sarebbe il giornalista Zicari, capo ufficio stampa di Monti”. La nota si riferisce ad un vero e proprio conflitto che si stava svolgendo per il controllo dell’ENI, Le informazioni sui percettori delle tangenti (come quelle che sembravano in possesso di Zicari, il cui nome risulterà nelle liste della P2) servivano come armi nel conflitto. Il dossier comprende altri documenti che riguardano le vicende interne dell’ENI, in particolare l’allontanamento di Mazzanti e la nomina di Grandi come presidente e di Leonardo Di Donna come vicepresidente (altro nome incluso nelle liste P2). Craxi ha raccolto notizie o pseudo-notizie utili per intervenire in questo scontro di potere e perfino un anonimo a carico del Di Donna, del qule questi appunti segnalavano, nei primi mesi del 1980, il progressivo avvicinamento alla segreteria del PSI.

9. Tra le carte conservate fino ad oggi vi è una lettera privata di Francesco Pazienza. Già “collaboratore” del SISMI e tra gli “affiliati coperti” del Grande Oriente d’Italia, legato ad ambienti mafiosi e ad esponenti della banda della Magliana, egli era stato al vertice di una catena di comando parallela nel Servizio segreto militare, realizzatasi ai tempi in cui questo era diretto dal generale Santovito e sostanzialmente controllato dalla P2. La lettera, piena di insinuazioni e dal tono ricattatorio, risulta inviata il 7 febbraio 1983 ad Eugenio Scalfari e non può che provenire dallo stesso Pazienza. Altre affermazioni calunniose contro Scalfari sono contenute in un appunto anonimo dal titolo “Scandalo Flavio Carboni (1980-1989)”, più vicino nel tempo, redatto con il medesimo stile della lettera e che può avere identica origine.

10. L’interesse ancora attuale di Craxi per le vicende dolla P2 è dimostrato da un promemoria, scritto di recente per difendersi dalle accuse relative al conto “Protezione” ed ai rapporti con Gelli.
Egli ha inoltre conservato un lungo documento riguardante quella loggia massonica, Il testo è stato certamente redatto tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate,1984. Contiene l’annotazione a mano “Copia fu data ad Andò”.
L’autore intende dimostrare che Licio Gelli sia stato collegato al PCI e che sia stato un agente manovrato dai Servizi segreti sovietici. Per sostenere questa tesi, viene taciuto il fatto, documentalmente certo, che Gelli è stato, durante l’ultimo periodo della guerra, collaboratore a Pistoia del Counter Intelligence Center, organo periferico dell’OSS (Office of Strategic Services), il Servizio statunitense addetto alle informazioni, al controspionaggio e ad attività oltre le linee nemiche.
Si ricostruiscono inoltre le vicende che hanno portato Gelli ad occupare in breve tempo un posto di primo piano nella massoneria (e precisamente nel Grande Oriente d’Italia). Si sostiene come, in tutti gli affari di cui è stato partecipe, egli abbia sempre mantenuto una propria autonomia, “senza mai dipendere direttamente da nessuno”. Si approda così ad una visione riduttiva e fuorviante del sistema piduista, con la quale, tra l’altro, si sdrammatizza il fatto che di quella loggia facessero parte tutti i Capi dei Servizi segreti.

http://www.camera.it/_bicamerali/sis/documen/xii34_3.htm

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in P2. Contrassegna il permalink.