Carmine Dominici – dichiarazioni 30.11.1993

E’ comparso Dominici Carmine il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l’ imputato che rifiuta di dare o da’ false indicazioni sulla propria identita’ personale (artt, 651, 495 cp) ed avvertito che ai sensi dell’ art. 78 cpp ha la facolta’ di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte cui fatti per cui e’ processato ma che in ogni caso l’ istruttoria proseguirà, risponde:
Sono e mi chiamo Carmine Dominici, nato a Bagnara calabra il 03.04.41 ed attualmente detenuto presso la casa di reclusione di Lecce.
Invitato quindi a nominare un difensore di fiducia e ad eleggere domicilio per le notificazioni, risponde: Avvisato, non presente, l’ avv Francesco Vitale del foro di Milano.

Interrogato sui fatti di cui al proc. Pen. 721/88f exart 348 bis cpp, risponde: L’ ufficio comunica al Dominici che, a seguito delle dichiarazioni rese nell’ ambito del presente procedimento da Vinciguerra Vincenzo e lauro giacomo, egli risulta essere stato, nella prima meta’ degli anni ‘70 militante di Avanguardia Nazionale a Reggio Calabria e in tale veste egli risulta altresì essersi recato a Roma e in Spagna per incontrare militanti dell’ organizzazione ed in particolare Stefano Delle Chiaie.

Invita percio’ a riferire quanto a sua conoscenza in merito all’ organizzazione Avanguardia Nazionale e in particolare in merito agli attentati ai treni che si verificarono nel 1970 e nel 1972 in Calabria e agli ordigni che furono usati.
Faccio presente che io ho militato sin da giovane nella destra e in particolare simpatizzando per la Giovane Italia che era una delle organizzazioni giovanili del MSI, parliamo quindi di un periodo che risale alla meta’ degli anni ‘60. In seguito, ho fatto parte dell’ organizzazione Avanguardia Nazionale all’ incirca dal 1967 / 1968 sino al 1976, anche quando l’ organizzazione ufficialmente era stata sciolta a seguito del decreto di scioglimento del ministro dell’ Interno.

Faccio presente che io ho sempre vissuto a Reggio Calabria svolgendo l’ attivita’ di ferroviere e solo per alcuni anni sono stato mandato in servizio a Crotone in anni assai lontani, fra il 1962 e il 1965. Per entrare in Avanguardia Nazionale fui avvicinato da felice genovese Zerbi che era un ricco possidente di casta nobile, proprietario e anche curatore di numerose terre. Aderii con entusiasmo in quanto l’ attivita’ politica in avanguardia soddisfaceva il mio credo politico e partecipai quindi negli anni seguenti, attivamente e concretamente, alle riunioni e a tutte le attività. Faccio presente che il leader indiscusso a livello di Reggio era proprio lo Zerbi e intorno a lui c’ era un nucleo di militanti piu’ ristretto che sostituiva “l’ apparato” dell’ organizzazione. A Reggio Calabria le persone vicine a Zerbi erano quindi Pasquale Cristiano, Benito Sembianza, Francesco Ligato, il sottoscritto e Giuseppe Sarletta, detto pino. Noi quindi costituivamo lo staff dirigente e decisionale della citta’. C’ erano molti giovani simpatizzanti che facevano riferimento poi ad Avanguardia Nazionale Giovanile di cui per un certo tempo, sino al suo assassinio per opera di un missino, fu segretario mio fratello Benvenuto. C’ era anche un bel gruppo a Catanzaro di cui era capo Antonio Benefico, detto Totò, a Cosenza c’ era un gruppetto piu’ formato da intellettuali, interessati piu’ allo studio ideologico che ad altro.

Avanguardia Nazionale di Reggio Calabria faceva riferimento ovviamente alla leadership Romana di Stefano Delle Chiaie, il quale veniva spesso in Calabria accompagnato talvolta da Mino D’Agostino a da altri militanti, lo stesso ho conosciuto i piu’ importanti militanti romani, partecipando anche a Roma ad alcune riunioni in appartamenti dove potevano convergere anche persone latitanti.

Dei militanti Romani ho conosciuto, fra i piu’ vicini a Stefano Delle Chiaie, il medico Cesare Perri, Carmine Palladino, Giulio Crescenzi detto “er panza”, Bruno Di Luia, Fausto Fabbruzzi, Maurizio Giorgi e Vincenzo Vinciguerra, quest’ ultimo che ho incontrato a Roma in via Sartorio, in altro appartamento dove si tenevano queste riunioni si trovava alla “tomba di Nerone” che è una zona di Roma, ma non saprei dire in quale via esattamente. Ho partecipato a queste riunioni a Roma fra la fine del 1971 e il 1975. Vi fu anche una riunione intorno al 1974 che si svolse in un appartamento diverso dai due che ho citato e a cui erano presenti anche Delle Chiaie, Massimiliano Fachini che mi fu presentato come tale, Maurizio Giorgi e altri militanti di Avanguardia.

In quell’ occasione, Delle Chiaie diede a Fachini una bella mazzetta di denaro, ma non sono in grado di dire per quale ragione. Faccio presente che non sono in grado di collocare precisamente tutti gli appartamenti di Roma nella disponibilita’ di Avanguardia in quanto per le riunioni io raggiungevo il bar Sergio di piazza Tuscolo e lì qualcuno, varie volte Fausto Fabbruzzi altre volte Carmine Palladino, venivano a prendermi e mi portavano al luogo della riunione, d’ altronde Stefano Delle Chiaie era latitante e le riunioni venivano fatte con la dovuta riservatezza.

Ho pero’ soggiornato per circa un mese stabilmente a Roma, ospite di Leda Minetti, allorche’ una mia zia fu ricoverata all’ ospedale Gemelli per una grave malattia di cui poi e’ morta. L’appartamento della Minetti era sulla via Tuscolana. Poiche’ l’ufficio mi chiede se io abbia conosciuto altri militanti veneti oltre a Fachini, posso dire che ho conosciuto De Eccher a una riunione che si tenne successivamente a quella in cui conobbi Fachini.

Ricordo che questo De Eccher era un giovane sul biondo, alto e distinto. Questa riunione si tenne in una villa di Pomezia, messa a disposizione da una persona estranea all’ ambiente politico, e in cui doveva discutere dell’ unificazione fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Poiché l’ ufficio mi chiede in particolare di Fausto Fabbruzzi, posso dire che era una persona poco appariscente, ma in realta’ uomo di grandissima fiducia di Stefano Delle Chiaie, direi fra i primi tre considerando oltre a lui Tilgher e Giorgi. Era lui a portare messaggi e ad esempio introdurmi nei primi tempi quando non ero ancora conosciuto. Lo conoscevo abbastanza bene e lo andavo a trovare anche presso la banca dove lavorava.

Nel 1976 effettuai anche un viaggio in Spagna, mi sembra in aprile, inizialmente per motivi di piacere e poi andai a trovare Stefano Delle Chiaie e Madrid. Passai il confine per conto mio con un passaporto falso. In proposito posso dire che avevo comunque saputo che c’ era una localita’, e precisamente Port Bou, tra la Francia e la Spagna, ove era facile passare il confine in quanto c’ era un appoggio costituito da persone vicine a Delle Chiaie. A Madrid dormii in un appartamento che ora non sono in grado di indicare e incontrai assieme a Delle Chiaie anche Maurizio Giorgi, Piero Carmassi, Carlo Scarpa e un altro calabrese di nome Mario. Avrei dovuto partecipare con loro alla manifestazione di Montejurra invitato specificamente da Stefano, ma dovetti rientrare in quanto avevo una pendenza a Messina relativa ad uno scontro politico.

Dopo il mio rientro in italia ando’ a Madrid pino barletta per questioni organizzative di Avanguardia. Posso aggiungere che alla pizzeria “El Apuntamiento” a Madrid ebbi modo di conoscere il maggiore De Rosa, ex repubblichino, Gaetano Orlando del gruppo Fumagalli, e Salvatore Francia che lavorava presso il locale.

A domanda dell’ ufficio. In Spagna ho sentito parlare di Guerin Serac in quell’ ambiente, pur senza mai conoscerlo. Ritornando all’ ambiente di Reggio Calabria posso dire innanzitutto quali fatti significativi, in ordine cronologico che prima del mio ingresso in Avanguardia Nazionale, vari camerati affissero sui muri manifesti del Partito Comunista e di un Partito Comunista Marxista Leninista a scopo, di provocazione e di creare scissione nelle fila avversarie. Siamo intorno al 1965 1966. Vi fu poi, nel settembre 1969, un comizio del principe Borghese a Reggio Calabria che fu proibito dalla polizia. In quell’ occasione c’ era anche Delle Chiaie e il divieto da parte della Questura provocò scontri a cui tutti partecipammo vi fu anche un assalto alla Questura per protesta.

Nel dicembre 1970, e cioe’ pochi mesi dopo tale fallito comizio, vi fu il tentativo noto appunto come “Golpe Borghese”. Anche a Reggio Calabria eravamo in piedi tutti pronti per dare il nostro contributo. Zerbi disse che aveva ricevuto delle divise dei carabinieri e che saremmo intervenuti in pattuglia con loro anche in relazione alla necessita’ di arrestare avversari politici che facevano parte di certe liste che erano state preparate. Restammo mobilitati fin quasi alle 2 di notte, ma poi ci dissero di andare tutti a casa.

Il contrordine a livello di Reggio Calabria venne da Zerbi. Nel luglio 197o, peraltro, era già scoppiata la nota rivolta di Reggio Calabria, scoppiata al momento di un comizio di un onorevole democristiano, Battaglia, che stava parlando a Reggio. Devo dire che io fui uno dei primi a iniziare la sommossa durante questo comizio e fu questa la prima scintilla dei moti di Reggio Calabria.

La rivolta durò fino al 1972 con una interruzione, ad un certo punto, a seguito di assicurazioni che erano state date circa le richieste dei rivoltosi. A riprova della mia parte attiva in tali episodi, posso dire, ad esempio, che io feci un attentato alla sede della Democrazia Cristiana vicino all’ opera maternità e infanzia a Reggio Calabria nella medesima notte in cui con un piano coordinato vi furono altri tre attentati a sedi politiche e uno alla Standa. Ricordo che riuscii ad entrare nel palazzo della sede Dc con uno stratagemma.

Partecipai anche a numerosi scontri di piazza a Reggio Calabria per i quali in alcune occasioni fui arrestato, in particolare durante un assalto ad una sede del Pci. A livello organizzativo ricordo un’ altra serie di attentati, contemporanei ad un comizio di Almirante, che fu organizzato da me e da altri elementi di Avanguardia in danno della Prefettura di Reggio, degli uffici amministrativi dell’ Enel in zona Reggio / Campi e della chiesa di San Brunello che non era distante da casa mia. Parlando degli elementi di Reggio Calabria, posso aggiungere che un altro elemento di spicco era certamente Giuseppe Schirinzi, che era studente universitario a Roma e faceva la spola tra Roma e Reggio Calabria. Costui, in una certa fase, si infiltrò in un gruppo extraparlamentare di sinistra di Reggio di cui non sono in grado di ricordare il nome. Cio’ avvenne su richiesta di Zerbi.

Poiche’ l’ ufficio mi chiede se io sia a conoscenza delle responsabilita’ per gli attentati all’Altare della Patria a Roma il 12.12.69, posso dire che si diceva nel nostro ambiente che fosse opera della destra, ma non posso essere piu’ preciso. A domanda dell’ ufficio, nulla so di preciso in merito agli attentati in danno di une serie di convogli ferroviari diretti a Reggio Calabria nell’ ottobre 1972. Anzi, io all’ epoca ero detenuto a Cosenza per fatti connessi ad una aggressione contro elementi di sinistra, e addirittura fui erroneamente indiziato per tali attentati. A domanda dell’ ufficio, non ho dati precisi in merito al disastro di gioia tauro del 22.07.70. Posso pero’ confermare che non si tratto’ di un errore dei ferrovieri ma di un attentato riconducibile all’ ambiente dei “Boia chi molla”. Quella sera eravamo a Reggio Calabria e arrivarono dalla zona di Gioia Tauro Silverlni, detto “Ciccio il Biondo”, e Giuseppe Scarcellai quali addussero quale motivo della loro presenze in quella zona delle riunioni politiche. Nell’ ambiente vi furono insistenti voci circa una loro corresponsabilita’ nell’ episodio. Entrambi sono ormai deceduti.

Posso anche dire questo e cioe’ che nei 1979 io mi trovavo detenuto a Reggio Calabria nella cella insieme a Giacomo Lauro, Silverlini e altri due calabresi, entrambi poi uccisi per vicende di malavita comune. Restammo insieme in carcere per circa 11 mesi. Silverini, ad un certo momento, ci disse che era stato lui a compiere l’ attentato a Gioia Tauro in un contesto in cui io gli parlavo delle mie motivazioni politiche ed egli rispose che anche lui faceva riferimento in parte alla politica e al movimento dei “Boia chi molla” per conto dei quali aveva fatto l’attentato.
E’ indubbio che Avanguardia Nazionale a Reggio Calabria disponesse di molto esplosivo. Avendo nella sua disponibilita’ tre tipi di esplosivo. La gelignite, proveniente dalle cave, e poiché l’ ufficio mi fa il nome dell’ ing. Musella come uno dei proprietari di queste cave, posso confermare che parte di questa gelignite proveniva dalle sue cave. L’ ing. Musella è in seguito morto per un attentato di origine malavitosa.
Inoltre, tritolo, micce e detonatori provenivano da militanti di AN che facevano il servizio militare come paracadutisti e facevano fuoriuscire tale materiale dalle caserme. E così anche per le bombe a mano SRCM. Inoltre c’ era esplosivo al plastico del tipo color rosso mattone che mi fu dato in varie occasioni da Zerbi e credo provenisse da Roma. Io ho detenuto anche buona parte di questo materiale nella mia abitazione e l’ho consegnavo quando ce n’ era bisogno. Un fatto particolare fu il timer che io ricevetti durante una riunione qualche tempo dopo la morte di mio fratello che avvenne nel maggio 1972. Questa riunione si stava svolgendo a Reggio a casa di Zerbi, quindi, nel 1972 o 1973. Era una riunione del cosiddetto “apparato”, con la presenza mia, di Francesco Ligato, di Pino Barletta, naturalmente di Zerbi e forse di Pasquale Cristiano.

Ad un certo punto della riunione, Zerbi mi prese da parte e mi fece vedere una cosa che mi disse essere un timer e che era un oggetto, credo di bachelite, di colore nero, di forma rettangolare e con una specie di manopola graduata abbastanza simile a certe manopole delle radio. In alto a sinistra c’ era anche una spia lampeggiante rossa di verifica del circuito interno. Credo che si trattasse di’ un congegno elettronico. Il timer era grande più o meno come un pacchetto di sigarette, ma un po’ piu’ spesso. Zerbi mi chiese se per caso conoscessi qualcuno in grado di riprodurlo o di farne degli altri simili. Io gli risposi che avrei potuto tentare con una persona che conoscevo. Si trattava di Giovanni Cuda, elettrotecnico e militante di avanguardia, il cui nome però non feci a Zerbi.

Presi il timer e lo mostrai a Cuda il quale pero’ non accetto’ la mia proposta, non perche’ non ne fosse capace, ma perche’ mi disse che avendo un fratello carabiniere temeva che un timer del genere potesse essere usato in attentati che coinvolgessero militari dell’ arma o anche personalmente suo fratello.
Ricordo che tenne per un po’ il timer in mano e poi me lo restituì. Io nel giro di pochissimo tempo restituii il timer a Zerbi. A domanda dell’ ufficio, non posso dire con certezza da dove provenisse il timer in quanto Zerbi non me lo disse. Comunque non era roba locale. Posso supporre che come altre cose delicate, ad esempio il plastico di cui ho parlato, provenisse da Roma. Posso precisare che mostrai il timer a Cuda fuori dal bar comunale di Reggio Calabria ove ci eravamo appartati.

Lcs ­

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