Piero Citti – dichiarazioni 28.12.1984

Confermo integralmente i miei precedenti interrogatori ed in particolare quelli da me resi al dr Minna il 15.10.821015 ed il 25.01.83 ed al dr Imposimato l’ 12.05.83. Preciso che quando accompagnai ad albano con la mia auto Delle Chiaie Stefano mi fu detto che questo era ricercato per falsa testimonianza. Come ho detto, nella riunione di Albano furono Signorelli e Delle Chiaie i protagonisti della giornata ed i più accesi sostenitori della necessita’ di unificare ON (Ordine Nuovo) AN (Avanguardia Nazionale) per evitare che ci fossero delle forze sulla destra divise e per superare antichi contrasti. Nel 1978 io smisi la mia attivita’ di padroncino di autotreno e nel 1979 mi associai con i fratelli Palladino alla Odal – prima.
In verità il vero gestore della attivita’ era Palladino Carmine nel mentre suo fratello Roberto appariva subalterno a lui. In precedenza Roberto faceva parte della societa’ saga con sede a Roma via Nicotera nr 29, diretta dal dr Mece in contatto con la Sofint (Societa’ Fiduciaria Internazionale) .

Quando fu costituita la Odal prima tra i clienti della societa’ che si occupava di amministrazione e contabilita’, vi fu appunto la Sofint che costituiva anche il cliente che assorbiva tutta l’ attivita’ della Odal. La Sofint faceva capo a Carboni Flavio che era in contatto, sia con personaggi malavitosi quali i noti Balducci Domenico, Diotallevi Ernesto, Angelini Filomena, detta “Minuccia”, sia con esponenti politici come l’ onorevole Roich presidente della regione sarda, ed il  sottosegretario onorevole Pisanu e il figlio dell’ onorevole Fanfani.
Preciso che io ero impiegato alla Sofint ed il sabato raccoglievo tutte le telefonate. Delle persone che ho indicato ho conosciuto personalmente Diotallevi Ernesto e l’Angelini Filomena che praticamente si comportavano da padroni alla Sofint ed il Pisanu che frequentava gli uffici. La vera mente della Sofint era il fratello di Carboni Flavio a nome Andrea. Infatti mi disse pellicani che Flavio interpellava il fratello in occasione delle decisioni più importanti. Carboni Andrea aveva stretti rapporti con il mondo ecclesiastico ed in particolare con il monsignor Ilari.

Carboni Andrea era anche un grosso massone. Per quanto Pazienza Francesco devo dire che non l’ ho mai visto nell’ ufficio, anche se telefonava spesso cercando di Carboni Flavio.
Era interessato al progetto “Prato verde” che era costituito da un’attività speculativa su terreni in Sardegna. Fu quello lo specchietto delle allodole che attiro’ nella societa’ ormai in difficoltà ingenti capitali di Calvi Roberto. Anche i noti corona armando e l’ editore Caracciolo frequentava l’ ufficio della Sofint. Ricordo poi che in occasione dell’ assassinio del noto De Cristina, fu rinvenuto sul suo cadavere un assegno della Sofint. Quando seppi da Sortino Luigi che aveva saputo da Palladino Roberto della mia condanna a morte pronunciata da ambienti della P2, perche’ ero entrato in contrasto con la Sofint nel tentativo di recuperare mie competenze di lavoro, era presente in cella con Palladino anche Tilgher adriano il padre risulto’ iscritto alla P2.

Dopo l’ irruzione nell’ appartamento – covo di via Sartorio – di cui io ero affittuario, irruzione che avvenne quando gia’ Giorgi Maurizio mi aveva cacciato da quella abitazione per ragioni a me non note, fui portato in spagna dal Giorgi stesso e da uno spagnolo che non conosco venuto appositamente a Roma per prelevare me e Mieville Andrea. In questo modo si voleva impedire che io venissi catturato e potessi rivelare quanto era in mia conoscenza e dall’altro lato si voleva fare di me il capro espiatorio per tutte le attivita’ collegate al materiale rinvenuto in via Sartorio. La cosa mi fu’ poi piu’ precisa al dibattimento allorche’ si scagliarono contro di me con inusitata violenza sia i miei coimputati che gli avvocati.
Io rimasi senza difensore perche’ Giorgi e già Delle Chiaie mi avevano detto di non preoccuparmi perche’ avrebbero provveduto loro alla mia difesa.
Fu addirittura nominato mio difensore d’ufficio, e fu’ poi pagato dai miei familiari, il noto avvocato vitale paolo dello studio di Arcangeli che difendeva gli altri imputati. Con una sentenza paradossale fummo assolti tutti. Ho riferito il commento che vi fu’ in occasione della sentenza negli stessi ambienti giudiziari. Tilgher all’epoca era presidente di Avanguardia Nazionale, struttura ancora legale. Fu peraltro Delle Chiaie, in una fase del processo, a dirmi che Tilgher andava salvato ad ogni costo e che io avrei dovuto assumermi tutte le responsabilità.

Giorgi frequentava, assieme agli altri e cioe’ Di Luia, Casale Carola e il fratello di lei, Tilgher, l’appartamento di via Sartorio. Prelevai Delle Chiaie Stefano, in occasione del viaggio ad Albano, in casa di suo cugino Delle Chiaie Enrico in via Topino a Roma.

Letto confermato e sottoscritto.

Si da atto che subito dopo la chiusura del verbale il teste afferma:

– per dare una idea del giro di affari della Sofint che agiva altre che spendendo tale ragione sociale facendo intervenire personalmente Carboni Flavio ed Pellicani Emilio, devo dire che nello spazio di un anno, cioè tra il 1979 e il 1980, o forse il 1981, c’era un movimento di denaro con la Banca del Cimino – sede unica via Veneto – di circa 30 miliardi.
Mi passo poi tra le mani il documento con il quale, a fronte di un prestito di circa 300000000, ottenuto da Annibaldi Fausto, titolare di un autosalone in Roma, l’Annibaldi, attualmente ricercato, consegnò un brillante (diamante) di 17 carati alla Sofint. Voglio anche indicare le circostanze del mio inverosimile arresto. Fui denunciato da Carboni e pellicani per tentata estorsione poiche’ costoro cosi’ qualificarono la mia richiesta di ottenere le competenze di lavoro. Non sapevo della denuncia quando mi telefono’ Pellicani, anzi quando telefonai io a pellicani sentendomi dire che il denaro che mi spettava era pronto perche’ mi aveva preparato un assegno.
Andai da lui e trovai un assegno di lire 50000000 che mi venne consegnato dal Pellicani. Ad un tratto questi si allontano’ dalla stanza e immediatamente dopo comparve il dr Pompò che allora dirigeva il primo distretto di polizia e quindi territorialmente non competente ad intervenire in zona Parioli, il quale mi dichiarò in arresto poiché sorpreso, a suo dire, in flagranza di reato. Fui portato prima in un commissariato e poi in carcere. Dopo un paio di giorni venni interrogato dal sostituto procuratore dr rossini al quale raccontai tutta la mia vicenda che lasciò perplesso il magistrato ed incredulo.
La stessa storia la raccontai al GI dr Siotto. Tutto cio’ che anticipai a loro si e’ poi verificato due anni fa. Seppi poi che il dr Pompò era interessato alla speculazione edilizia denominata “Costa delle ginestre” in Sardegna unitamente a Abbruciati Danilo e gli altri personaggi che ruotavano intorno a Carboni Flavio e Pellicani, a Calvi, a Balducci, a Diotallevi, ad Annibaldi eccetera. Ripeto che tali notizie, come pure l’appartenenza del Pompò e di Calvi alla P2 le appresi dai giornali. E’ chiaro pero’ che io, allorche’ seppi di Pompò collegato agli interessi di Carboni e Pellicani, capii il motivo di quel mio incredibile arresto ad opera del Pompò.
Aggiungo che tutti i miei interrogatori resi, anzi il mio primo interrogatorio reso dr rossini, e’ scomparso dal fascicolo processuale, come pure tutti i documenti della Sofint da me esibiti per chiarire i fatti.

Letto confermato e sottoscritto­

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