Requisitoria pm Mancuso processo strage di Bologna 11.04.1988 – terza parte

Intanto Gelli inizia parallelamente la sua ascesa all’ interno della massoneria, all’interno della massoneria, sappiamo che chiede la affiliazione alla Romagnosi, la loggia Romagnosi il 06.11.63, e che tale richiesta viene accettata solo un anno dopo, il 6.12.64. Ricordiamoci che sono gli anni del Piano Solo, e che egli inizia la sua attivita’ di massone il 21.01.65, ma a cosa si scrive Gelli: e’ certamente quella nella quale si inserisce una massoneria pesantemente condizionata dalla potente loggia, dalla potente massoneria statunitense e la commissione P2 ci ha spiegato in maniera assai dettagliata come Frank Gigliotti sia intervenuto, sia per consentire la unificazione tra il Grande Oriente e la Gran Loggia degli Alam del principe Alliata di Montereale, personaggio legato alla mafia siciliana, a Sindona, a Elvio Sciubba, e sia come questa unificazione sia stata posta come condizione per l’intervento del Frank Gigliotti nelle trattative, nelle trattative e come lo stesso, la stessa fonte e stata sede di via Giustiniani di palazzo Giustiniani sia stata oggetto di questa vertenza, che vide trattare la questione insieme dal ministro delle finanze Trabucchi, dal gran maestro Cortini, dall’ ambasciatore Usa a Roma Zellerbach. Ma sui collegamenti tra massoneria americana e italiana, che tra i rispettivi servizi segreti vi è una precisa testimonianza ancora una volta, del generale Viviani quando all’epoca capo centro del controspionaggio di Roma, capo del controspionaggio di Roma, affermo’ di avere ricevuto durante il suo servizio, nel Sid, due proposte di entrare nella P2 una nel 1974 dal colonnello Viezzer, che era il segretario dell’ ufficio D, una da un americano iscritto alla P2, ne fa anche il nome Mike Sidnau rappresentante della Cia in Italia. E dunque in questa massoneria così condizionata, che si inserisce il Gelli nel gennaio 1965, ed entra nel Grande Oriente d’Italia con le idee molto chiare, e con dei propositi ben precisi. Quali essi siano stati lo rileviamo da una serie di lettere inviate dal gran maestro aggiunto Roberto Ascarelli al gran maestro Gamberini, e che sono tutte allegate alla relazione della commissione parlamentare. Ma una in particolare mi sembra significativa e cioè quella del 11.8.66, un anno e mezzo dopo il suo ingresso, leggendola apprendiamo che Gelli aveva studiato un progetto di riforma della segreteria del Grande Oriente, e aveva presentato ad Ascarelli 14 domande di iniziazione di persone, come le definisce, estremamente qualificate.

A queste ne sarebbero seguite altre 40 egualmente rappresentative, cosa intendesse Ascarelli con questo termine “estremamente qualificate” lo si evince da una lettera successiva, dove e’ indicato il nome di una di queste persone si tratta di Walter Bruno, della segreteria del presidente della Repubblica, onorevole Saragat Giuseppe. Ascarelli non vede altra possibilita’ se non quella di suggerire a Gamberini di far entrare questa persona nella loggia Hod, nella quale propone di portare lo stesso Gelli affidandogli l’importante responsabilità della segreteria ed è cosi’ che la loggia Hod, altro non era se non l’etichetta distintiva di quel gruppo di iscritti alla loggia Propaganda che usavano riunirsi presso lo studio dell’avvocato Ascarelli sito in piazza di Spagna. Pochi mesi dopo questa lettera, che è dell’agosto, nel mese di novembre la gran segreteria del grande oriente richiede alla loggia Romagnosi il fascicolo personale di Gelli che entra in quello stesso giorno, come si desume dal libro matricola nella loggia Propaganda, o loggia Riservata o loggia P2 di cui in breve tempo diverra’ il padrone assoluto ed incontrastato. Sappiamo oramai anche noi profani libro matricola il piedilista della loggia P2 relativa agli anni che vanno dal 1952 al 1970. Preme sottolineare che Gelli entra in P2 quando gia’ aveva raggiunto una posizione di tutto riguardo portandosi in dote personalità con le quali aveva gia’ stabilito rapporti tali da convincerle a seguirlo nella loggia Propaganda.

A questo punto forse è gia’ possibile capire la direzione verso cui muove Gelli con questo potere che va costruendo attorno a lui se si considera quale sia l’orientamento degli apparati dello stato verso i quali rivolge la sua attenzione in modo prioritario. Siamo all’ indomani del Piano Solo, dei generali Palumbo, Allavena, Bittoni, Picchiotti, dei colonnelli Mingarelli Romolo Dalla Chiesa che troveremo tutti coinvolti nella P2; ed in episodi gravi di deviazioni istituzionali, e siamo soprattutto all’ indomani della elaborazione delle linee portanti della strategia della tensione elaborata nel convegno sulla guerra rivoluzionaria tenutosi al Parco dei Principi sotto l’egida dell’ istituto di studi politici e militari Pollio, tra il 3 ed il 5 maggio del 1965 questo convegno fu finanziato dall’ ufficio rei del colonnello Rocca come rivelera’ tra gli altri Deboquad, e parteciperanno come poi vi riservo di dimostrarvi Merlino ovviamente tra gli altri e Stefano Delle Chiaie, ma intervennero anche De Iorio e Giannettini, era presente il comandante dei carabinieri Sangiorgi, spedi’ un telegramma di adesione il ministro della difesa Tanassi.

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In tale convegno s’incontrano i portatori di quella strategia che deve interagire in chiave anticomunista e’ dichiaratamente eversiva alti gradi delle forze armate l’ intero vertice dei servizi segreti gruppi fascisti a questi organicamente collegati. Per altro solo il rapporto Pike, sul quale verra’ opposto il segreto di stato, rivelera’ che in quegli anni precisamente nel 1972 l’ambasciatore Usa d’ accordo con Kissinger elargì 300000 dollari ad un alto funzionario del servizio segreto italiano chiaramente legato a elementi della destra antidemocratica questo è il rapporto Pike. Tale personaggio, cito tra virgolette «venne coinvolto in un complotto di estrema destra per rovesciare il governo egli è stato incriminato per una cospirazione politica che avrebbe dovuto culminare in un colpo di stato che non ebbe mai luogo», allusione chiarissima alle vicende processuali del generale Miceli.

E verso queste direttrici che si orienta l’ opera di reclutamento di Gelli ad iniziare dalla sua nomina a maestro venerabile della loggia Hod, sappiamo anche che per quanto riguarda la vicenda degli ufficiali egli in una lettera da Bricchi a Salvini del 1969 risultano gia’ quattrocento ufficiali affiliati a filo di spada inoltre sappiamo ancora che egli riesce ad impossessarsi attraverso il generale Allavena P2 di quella formidabile leva di ricatto e di controllo costituita dai fascicoli del Sifar portati in dote da uno dei suoi primi e piu’ illustri affiliati cioe’ l’allora capo del servizio il gia’ capo del servizio il generale Allavena e dal colonnello Viezzer autore della duplicazione dei fascicoli e della loro consegna illecita al comandante generale dei carabinieri generale De Lorenzo, sul contenuto di tali fascicoli ci si richiama a quanto emerge con chiarezza in altri atti di questo processo qui intendo solo sottolineare che questi fascicoli che mai avrebbero dovuto essere istituiti come si pronuncerà  la commissione di inchiesta sul piano solo sulle deviazioni del giugno luglio del 1963 per i contenuti e le finalita’ ricattatorie che li contraddistinguevano e che una volta scoperti avrebbero dovuto immediatamente essere distrutti rimasero invece nella disponibilita’ dei vari De Lorenzo e Allavena dirà Viezzer: «a proposito dei fascicoli Sid distrutti in Fiumicino preciso che negli 1962, 1963 furono compilate delle sintesi piuttosto lunghe del contenuto di ogni fascicolo nella terminologia del Sid si chiamavano si chiamavano galleggianti a cura della 21esima sezione del Sifar. Qualcuno – dice il Viezzer – l’ ho redatto anch’io perche’ all’ epoca parte di quella sezione dette sintesi furono inviate dal generale Allavena allora capo del Sid al generale De Lorenzo all’ epoca comandante generale dei carabinieri ignoro – continua Viezzer – se la circostanza della avvenuta sintesi fosse o meno nota alla commissione che ordinò la distruzione ricordo che le sintesi erano in doppia copia e che l’ originale era stato dato a De Lorenzo mentre la minuta era rimasta nei singoli fascicoli».

Comunque era noto all’ interno della massoneria che, questo non è più Viezzer che lo dice ma Viezzer era massone e piduista, che i fascicoli del Sifar in possesso di Allavena erano stati consegnati a Gelli, così anche Bricchi alla commissione di inchiesta audizione 19.01.82. E del resto lo stesso Gelli ben consapevole del peso delle sue parole e soprattutto delle sue allusioni ha dichiarato ancora recentemente di averne tuttora la piena disponibilità, intervento pubblicato da parte di Gelli sul “Il Giornale” del 12.2.86 e questo archivio che costituisce la chiave di volta del suo potere non solo passato, ma ancora attivo ed operante, come si esprimerà lo stesso generale Lugaresi.

L’avere potuto accumulare un tale patrimonio di notizie riservate compromettenti averle sapute usare all’occorrenza, pilotando linee, campagne di stampa, attacchi personali influenzando e condizionando organi istituzionali e centri delle decisioni, queste in sintesi l’ origine e la qualità del multiforme potere accumulato in pochissimi anni da Licio Gelli. Un potere che doveva salvaguardare e moltiplicare il suo patrimonio iniziale da qui la particolare cura rivolta al controllo sistematico e capillare dei servizi segreti. Controllo sistematico e capillare di cui abbiamo una traccia enorme in occasione di ogni vicenda che lo potesse interessare vi e’ la traccia dell’intervento diretto o indiretto di Licio Gelli. Conseguenza immediata di questo potere assoluto diviene la sua capacita’ di controllare le nomine e di spostare i luoghi di tali decisioni, addirittura in privati appartamenti, segno tangibile del raggiungimento, sin da allora, di quel progetto di clandestinizzazione del potere che rappresenta la caratteristica del suo operare successivo. Ricordo solo alcuni episodi: il generale Rosseti sa della nomina a capo del Sid prima dello stesso Miceli e prima addirittura della nomina. Lo sapra’ attraverso i canali che portano direttamente al segretario dell’ onorevole Tanassi, signor Palmiotti, iscritto alla loggia P2 come peraltro il fratello del ministro. Il generale Bittoni, presidente, al pubblico ministero di Bologna 16.12.81: “Faccio presente che mi misi in rapporto con il ministro della Difesa onorevole Forlani al quali esposi le pratiche clientelari a cui andavano soggette le commissioni militari di avanzamento, per cui molti ufficiali credevano utile chiedere appoggio a Gelli e tanto io dissi al ministro perche’ provvedesse. Nel nostro ambiente era notorio che il Gelli vantava appoggi da parte di Andreotti e questi aveva influenza su molti membri della commissione in quanto per molto tempo ministro della Difesa”.

Ma altro sconcertante episodio è contenuto nel famoso documento Mi.Fo.Biali sottratto alla sede dei servizi e ritrovato presso l’organo dei servizi deviati dell’epoca e cioè “OP” di Mino Pecorelli leggo presidente, e’ contenuto in una discussione all’ interno della commissione P2, seduta del 20 luglio… e’ dal 30 luglio 1975 pagina 329 del Mi.Fo.Biali una conversazione telefonica intercettata dai servizi tra Trisolini e Gelli del seguente tenore: «Trisolini ha invitato Gelli a sondare cautamente in ordine al cambio che i “cugini”, cioe’ i carabinieri, dovranno fare a dicembre, interessandogli conoscere, a Gelli, chi sara’ il sostituto di Mino. Gelli, come se la cosa rientrasse nella sfera della sua influenza – questo e’ il commento -, chiede di eventuali preferenze Trisolini, Zavattaro o Rampaldi. Gelli ha replicato “e Santovito?” – si occupava di Santovito gia’ da allora -, e Trisolini: meglio gli altri due specie il primo piu’ giovane del 1919, e prestante e anche una decorazione».

Tutto questo presidente avviene in casa Memmo non all’ interno del ministero della Difesa e cosi’ avviene egualmente per la nomina del generale Floriani persona assai legata a Licio Gelli di cui per altro non risulta il suo nominativo all’interno della lista P2 a conferma della incompletezza o comunque della insufficienza per quanto riguarda la sfera della complicita’ che si erano create attorno a Licio Gelli. La questione ha un suo rilievo perche’ la signora Lazzerini parlera’ appunto di Floriani come uomo legatissimo a Gelli senza che egli potesse avere il controllo il conforto di una scheda di una lista della P2, peraltro in quella stessa casa di Memmo che vertici politici dello stato elaboreranno alla presenza di questo Memmo anche il tentativo di salvataggio del bancarottiere Sindona. Ecco presidente i risultati operativi di queste nomine.

C’eravamo fermati nel momento in cui indicavamo la capacita’ specifica che ha in quegli anni Licio Gelli nel condizionare le nomine dei vertici militari, i risultati i primi risultati operativi di tale potere li ritroveremo certamente nella costituzione di un gruppo di militari dei vertici della divisione dei carabinieri Pastrengo di cui in maniera estremamente precisa rigorosa e credo vada sottolineato anche coraggiosa contenuta nella testimonianza del tenente colonnello bozzo ma ovviamente anche da altre acquisizioni processuali dunque in quegli anni il comando della Pastrengo divenne il fulcro di un gruppo di potere al di fuori della gerarchia e la questione della creazione di gerarchie reali al di fuori di quelle istituzionali contrassegnera’ la gestione del potere deviato dei vertici deviati dei servizi segreti cosi’ vediamo al vertice di questa gerarchia della divisione Pastrengo il generale Palumbo comandante della divisione il generale picchiotti che diviene addirittura sorvegliante di Gelli vice comandante generale dell’ arma il maggiore poi colonnello Calabrese tutti piduisti.

A riprova dell’ autonomia strutturale del gruppo lo stesso Bozzo ricordera’ la presenza attiva in esso del colonnello Musumeci che cito testualmente “pur dipendendo dal comando dell’11esima brigata dei carabinieri con sede in Roma trascorreva gran parte del suo tempo nell’ ufficio del generale Palumbo che non era il suo superiore diretto”. Ma per quanto riguarda la non rilevanza delle gerarchie militari ritroveremo un altro incarico assolutamente scorretto che il generale Palumbo affidera’ al colonnello Mingarelli nella gestione delle indagini sulla strage di Peteano difatti quella protezione ai fascisti agli eversori ai terroristi nell’ambito di quel rapporto organico elaborato al Parco dei Principi sara’ una cadenza costante di questo immediato racconto degli atti che vi faro’. Già prima in verita’ della Pastrengo avevamo assistito all’ attivita’ dei servizi deviati orientati in questo stesso senso ed anzi va sottolineato come protagonisti di queste iniziali deviazioni siano due militari cioe’ il generale Maletti e il capitano Labruna che certamente nessun tipo di responsabilita’ potevano avere nella strage di piazza Fontana e che pur tuttavia si affanneranno costantemente nell’ assicurare la fuga dell’ intera cellula veneta i cui vertici erano stati catturati.

E sono queste acquisizioni definitive sulle quali è inutile soffermarsi, ma queste deviazioni si articoleranno attraverso le protezioni per fuga all’ estero, troveremo in questo: Pozzan, Freda, Ventura, Giannettini; nei rapporti di collaborazione tra i servizi segreti e il latitante delle Chiaie Stefano, nell’occultamento delle prove da parte dei servizi e cioè dei piduisti e cioè: Miceli, Maletti, Labruna, in questo pero’ la Pastrengo è particolarmente emblematica per la quantita’ di lavoro di tal genere che svolge in quegli anni, le vorrei se riesco a ricorre tutte e numerarvele. Operazione di protezione e di depistaggio di attentati e di attentatori, Santoro lo troviamo coinvolto: il colonnello Santoro, che poi passera’ a dirigere il nucleo di polizia giudiziaria di Milano, lo troviamo coinvolto nelle responsabilita’ degli attentati di Trento per i quali con altri vertici di polizia e guardia di finanza, verra’ addirittura arrestato. Per Peteano assistiamo ad un doppio depistaggio, prima i rossi come vengono definiti, poi i balordi, li troviamo all’ opera ancora Santoro con i suoi rapporti di familiarità con De Eccher Cristiano vertice di AN di Trento, troviamo ancora all’ opera Mingarelli investito personalmente e direttamente al di fuori di ogni gerarchia dal generale Palumbo che gestira’ in prima persona queste deviazioni, avremo poi le deviazioni relative alle bombe di Milano, ancora una volta Santoro il quale avvertirà Loi che suo figlio e’ indicato come uno degli autori del lancio di quelle bombe che costeranno la vita ad un agente di polizia, la cosa e’ particolarmente importante presidente, questa vicenda, perche’ Aleandri la riferisce in questi termini: in occasione di uno di questi incontri in casa di De Felice Fabio, presenti: Santoro, Semerari, ed altri, De Felice rimproverò Santoro per avere consegnato, per avere catturato, per avere arrestato questo Loi e poi Murelli, Santoro secondo il racconto di Aleandri si giustifico’ dicendo: ma non e’ vero questo, pensa che io telefonai al padre dicendogli; guarda che tuo figlio e’ quello che ha lanciato le bombe potevo mai immaginare che il padre portasse il figlio, cioe’ un vero proprio favoreggiamento presidente. Il Loi genitore di colui che aveva provocato il lancio delle bombe e la morte dell’agente, confermera’ questo racconto di Aleandri; e ancora la vicenda incredibile presidente, Zicari Mar Sid. Palumbo che è qui contenuto in un documento agli atti della commissione P2 che raccoglie l’ intero svolgimento della vicenda, Zicari diventa con la autorizzazione dell’ allora suo caporedattore Di Bella, diviene un agente collegato al capo del Sid di Milano Burlando, per conto di costui eseguira’ una serie di intercettazioni telefoniche nella propria auto e nella propria abitazione, cosi’ sentira’ le rivelazioni che gli faranno addirittura Fumagalli e Orlando Gaetano suo luogotenente, le riferirà a Burlando. Al momento in cui ci saranno le bombe di Brescia scandalizzato chiedera’ conto di quello che era successo e del perche’ non erano stati catturati costoro avrà poi un incontro con il generale Palumbo a richiesta di costui ed e’ questo cio’ che racconta al dr Tamburino, il colonnello del Sid ed io e l’ abbrevio, ma la vicenda meriterebbe ben altra ampiezza, entrammo in uno studio il colonnello del Sid e il colonnello Rossi si trattennero da una parte mentre il generale Palumbo ed io entrammo in uno studio, mi riserbo di fornire tutti i dettagli di questo colloquio, il cui tema centrale fu che io non dovevo parlare che poteva succedermi qualcosa, dei fastidi che io avevo tutto da perdere dalla vicenda, che i magistrati stavano tentando di sostituirsi allo stato riempendo un vuoto di potere che non si sapeva che cosa il giudice Tamburino volesse cercare e che non era obbligato a testimoniare. Questo avviene in epoca immediatamente successiva alla cattura da parte del dr Tamburino del generale Miceli, ma Gelli non solo partecipa attraverso i suoi uomini alla strategia eversiva, perche’ non ve ne e’ uno che non sia iscritto in rapporti diretti, personali oltre che con la loggia con Gelli, ma vi prende anche parte direttamente, siamo alla vicenda del golpe Borghese che lo vede addirittura impartire ordini e contrordini come in maniera assai precisa indicando numerose fonti, tutte quante autorevoli, da Berti, a De Felice a Di Iorio e a prove documentali che poi in maniera piu’ dettagliata affronteremo nei prossimi giorni, ecco in questo golpe che si caratterizza per la internità al progetto eversivo di tutti i personaggi iscritti alla loggia in questa situazione Gelli interviene direttamente, impartisce lo stesso contrordine, ne il golpe puo’ ridursi alla notte del Tora – Tora, perche’ esso procede negli anni fra il 1970 -1974, durante i quali si lascia tranquillamente agire l’ eversione nera, nonostante che Labruna e Maletti sin dalla fine del 1972 come dichiara lo stesso Labruna al dibattimento fossero entrati in contatto con eversori del calibro di Orlandini di Drago e di altri che tutto sapevano, non solo della notte della Madonna, ma che continuavano a tramare convinti che Labruna fosse della partita e che il Sid fosse interno o continuasse ad essere interno a qualche attentato eversivo come gia’ ai loro occhi era stato il generale Miceli.

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