Il telefono del centro CS di Roma di via Aureliana

E i misteri si infittiscono allorché ci si accentra, per cercare di capire questo andirivieni della Aiello per le telefonate, nella dotazione telefonica dell’ufficio. Il primo riferimento lo troviamo nel verbale di istruzione sommaria del 12.6.74 davanti al sostituto procuratore Dell’Anno. Dice la Aiello:  “nella stanza da me occupata nell’ufficio non c’è apparecchio telefonico. Quando per la prima volta sono giunta in detto ufficio mi è stato esplicitamente detto che i locali erano privi di telefono e che per eventuali conversazioni dovevo provvedere dal telefono pubblico. Si aggiunse anche che il telefono sarebbe stato installato in futuro”.

Il secondo è del portiere dello stabile: “So che in detto ufficio esistevano due apparecchi telefonici poiché venivano consegnate a me le rispettive bollette” (8.11.74).

Poi ancora la Aiello (8.11.74): “Solo qualche giorno prima della mia partenza per le ferie, che è avvenuta mi pare verso il 12 Agosto, venni a sapere che in una stanza di quell’ufficio vi era il telefono; lo constatai personalmente e per caso; una persona che avevo già incontrata in quell’ufficio, che suppongo fosse un carabiniere, mi disse che se io desideravo sentire la radio potevo andarla a prendere nel suo ufficio anche in sua assenza. Così un giorno vi entrai e constatai che in quell’ufficio vi era un telefono della cui funzionalità mi accertai sollevan­do la cornetta. Tale constatazione mi mandò in bestia ed espressi il mio risentimento al Cap. Sasso e al Mr.llo Agostini”.

La Aiello ritornerà più volte sull’argomento: “mi meraviglia che il Mr.llo Costantini abbia dichiarato di aver appreso della esistenza del telefono solo in occasione della deposizione davanti al giudice Vella, perché le mie rimostranze furono immediate e vivaci” (9.11.82, interrogatorio in Pretura).

“Non so chi dei due (Sasso o Costantini) ebbe a replicarmi che me ne avevano nascosto la presenza per tema che io potessi comunicare col mio fidanzato in Grecia, gravando così la Amministrazione di spese indebite” (21.1.74).

“Un telefono che controllai essere apparecchio inserito sulla rete urbana perfettamente efficiente con la particolarità che era munito di una levetta di deviazione. Infatti quando sollevai la cornetta la linea era chiusa; azionandola poi il telefono si sbloccò e la linea fu libera”. (20.11.74).

“Non mi sono mai avvalsa per le telefonate predette dell’apparecchio esistente nell’appartamento, prima perché ne ignoravo la esistenza, quando poi appresi dello stesso, per normale correttezza”.

Quindi è dato rilevare dalle dichiarazioni della Aiello che prima della deposizione davanti al giudice Dell’Anno, coincidente con l’inizio delle sue ferie, scoprì l’esistenza del telefono e se ne lamentò con i suoi superiori. Tacendo poi di questo al giudice. Taceranno anche gli altri. Non sappiamo, non essendo stato verbalizzato, cosa disse in proposito il Col. Lo Stumbo, il quale si trattenne nell’ufficio del giudice Dell’Anno “per spiegare la storia del telefono che esisteva nell’ufficio” (interrogatorio Aiello 9.11.82).

Ma il Mr.llo Costantini “Agostini” era il suo nome di copertura) afferma: “fino al giorno in cui sono stato interrogato da Lei io ho ignorato che nell’ufficio di Via Aureliana vi fosse un telefono” (22.11.74).

E questa è la persona che era a più diretto contatto con la Aiello, che la accompagnò a Forte Braschi per il contratto, che la sistemò in Via Aureliana, che andava ogni mattina ad aprirle l’ufficio quando la Aiello non disponeva ancora della chiave, e che si recava colà di frequente per portarle il materiale e per risolvere i problemi del­la macchina da scrivere.(…)

E il Col. Marzollo che, evidentemente informatosi, fa una prima precisazione con carattere di ufficialità: “L’ufficio dove lavorava la Aiello dispone di due apparecchi telefonici; uno comune collegato alla rete urbana che però è chiuso e del quale nessuno del personale di ufficio è autorizzato a servirsene. L’altro invece è un apparecchio collegato direttamente con il nostro centro e limitatamente al quale e consentito l’uso al personale occupato in quell’ufficio” (8.11.74). Non è, stato chiesto perché la Aiello non fosse almeno autorizzata a servirsi di tale derivazione per comunicazioni interne riguardanti il suo lavoro.

Al dibattimento in Pretura il Gen.  Marzollo, rispondendo alla relativa domanda, ha ipotizzato prima non comprensibili, e non spiegati, motivi di sicurezza, per poi ripiegare, allineandosi alle precedenti dichiarazioni del Col, Venturi, sui motivi economici. Solo i sottufficiali presenti ih Via Aureliana erano autorizzati a telefonare ma non la Aiello che, essendo traduttrice, non fruiva della stessa fiducia. Appare ben strano che una dipendente raggiunta dagli apprezzamenti contenuti nell’appunto per l’Ufficio D, premiata con un contratto annuale per un lavoro ormai inutile, goda di cosi poco credito. (…)
Per chiedere un nastro si costringerebbe la Aiello a interrompere il lavoro per scendere a telefonare da un pubblico esercizio, facendole perdere tutto questo tempo per risparmiare uno scatto sulla derivazione interna? Non ha alcun senso. Non è sostenibile. E infatti non verrà più sostenuto. Il Gen. Marzollo, invitato a do­cumentarsi meglio, su questo come su altri punti, azze­rando tutte le sue deposizioni precedenti, dimenticando persino di avere appena detto che l’ufficio di via Aureliana venne smobilitato perché “bruciato” dall’episodio Aiello (udienza 21.1.83), annuncia trionfalmente ci ave­re risolto tutto. L’ufficio era in realtà già in via di abbandono da mesi in relazione all’episodio degli atten­tatori arabi di Fiumicino (che vennero condotti lì per l’interrogatorio) e i telefoni erano stati disattivati. Ma chi avrebbe disposto la disattivazione? Non Venturi, che ha dichiarato il contrario. Marzollo all’insaputa del responsabile del centro? Non lo ricorda e, in ogni caso, sarebbe assurdo.

Sentenza pretura di Bologna 1982