Il caso Aiello: gli sviluppi nell’inchiesta Italicus bis

Comunque sia, molte erano le ragioni per chiedere al Servizio qualcosa di più su Claudia AIELLO ed il Servizio, effettivamente, in data 17.6.85 fece pervenire a questo Ufficio, tramite p. g. , il testo integrale dell’ appunto 19.11.74, “depurato solo degli elementi riguardanti l’ordinamento del Servizio”.
A parte l’arbitrarietà di questa “depurazione” , non autorizzata dal Giudice e non giustificata dal segreto di Stato, cui -si ripete- nel caso in esame non si era fatto ricorso, il documento in questione aggiungeva a quanto sino allora acquisito un elemento di sicuro interesse. Cioè che Claudia AIELLO era stata impiegata -unitamente al padre ed alla madre- nelle operazioni “Palla” e “Morfeo”, in direzione rispettivamente dell’ Ambasciata Greca a Roma ed ambienti ad essa legati, nonché di appartenenti al fuoriuscitismo ellenico.

In altre parole l’AIELLO aveva tradotto bobine riproducenti conversazioni telefoniche intercettate sull’ Ambasciata Greca e in “ambienti ad essa legati” e si era infiltrata fra i dissidenti del regime dei Colonnelli (evidentemente per schedarli e segnalarli), venendosi cosi oggettivamente a collocare in un contesto certo contiguo a chi aveva ordito la provocazione di Camerino. Possibile, dunque, che Claudia AIELLO -inserita in questo contesto- abbia raccolto notizie su un imminente attentato ferroviario a Bologna e che le abbia comunicate, per telefono, alla madre (pare assodato fosse lei la sua interlocutrice), che proprio in quei giorni doveva transitare il treno per Bologna nel corso di un viaggio di piacere. E’ possibile che per fare ciò si sia servita di un telefono pubblico anziché dei telefoni -certo compromettenti- che si trovavano nel suo ufficio.

Possibile soprattutto in considerazione della sequenza di falsità imbastite dai suoi superiori gerarchici e ben evidenziate dalla sentenza del Pretore di Bologna del 27 gennaio 1983, nonché dall’ ordinanza di rinvio a giudizio emessa da questo G. I. nel procedimento contro MARZOLLO ed altri, grazie alle quali venne frustrata ogni possibilità di ulteriore indagine. L’ argomento restò a lungo in sospeso e molto più tardi, a seguito di un approfondito esame del materiale del DELLE CHIAIE e di iniziative del R.O.S. dei Carabinieri di Roma, si decise infine di fare un ulteriore tentativo richiedendo al Servizio l’esibizione del fascicolo concernente Claudia AIELLO. Per l’esame di tale materiale, fra cui si segnala un documento parzialmente strappato e con il numero d’ archivio cancellato e sostituito con un altro, si fa rinvio al rapporto 30.10.93 del R.O.S. dei Carabinieri di Roma, che qui parzialmente si trascrive:

“…Il primo fascicolo che veniva esaminato, intestato alla AIELLO, era quello prodotto dalla Divisione Personale. Lo stesso si presentava privo della copertina indice e, con all’interno, più atti riprodotti più volte. In realtà l’utilizzo della terminologia “atti” è errato in quanto il progressivo fascicolare si presentava, in effetti, come un susseguirsi di pagine… Tale circostanza, unitamente alla mancanza della copertina indice nonché della reiterazione di numerose pagine, non ha consentito una sufficiente comprensione della successione e della progressione degli atti… Da questo fascicolo sono stati acquisiti due “atti” (pagine?) estremamente significativi: quelli indicati nel verbale con i numeri 9 e 10. I due atti sono posti uno di seguito all’altro, il primo porta la data del 18.07.1974 e l’altro quella del 23.11.1974, e sono, quindi, da considerarsi consecutivi.
Tra l’uno e l’altro atto avviene uno degli avvenimenti più importanti nella vita dell’agente AIELLO: la sua vera professione viene resa pubblica ed è in circostanze che ben avrebbero potuto giustificare un carteggio, interno al Servizio, teso a valutare, ad esempio, l’opportunità di sospenderla, di trasferirla ad altra sede od altro.
Allo stato degli atti la Divisione personale ufficialmente ignora quanto accaduto. Altresì importante è l’atto indicato con il n. 8, esso attesta, come era già emerso processualmente che la stessa, nel 1974, era già alle dipendenze del Servizio in forma “non ufficiale” da oltre sei anni. Di questi sei anni non vi è alcuna traccia cartacea, l’agente AIELLO nasce documentalmente nel 1974. Lo scrivente richiedeva al Dott. LEHMANN e al Dott. MAZZANTI di esibire un qualunque atto amministrativo riferentesi alla AIELLO e prodotto nel periodo 1968-1974, ad esempio richieste di rimborso spese, ricevute di emolumenti, informazioni raccolte sulla stessa. Gli stessi facevano presente che nulla vi era agli atti del Servizio.

“…Sempre nello stesso atto (il n. 8, n.d.r.) il MALETTI chiarisce immediatamente che la donna lavora per il suo Reparto “a tempo pieno”.

“…L’atto 1 chiarisce definitivamente quanto rimasto processualmente nel dubbio: il trasferimento dell’AIELLO dalla casa della madre all’appartamento di via Casalbertone non fu frutto di una ricerca casuale della stessa… L’atto 2 sembra far ritenere che l’iscrizione dell’AIELLO al Partito Comunista non fosse stata genuina ma, guidata, ai fini di una penetrazione informativa.
Inoltre si evince chiaramente come anche la madre, CREUSI Maria, avesse fatto, oltre al lavoro di interprete e traduttrice, anche l’ascolto di bobine e nastri…Si noti come la sera precedente l’audizione (dell’AIELLO, n.d.r.,) vi fosse stata una riunione tra il MALETTI, il MARZOLLO ed il SASSO per concordare quanto dire, con il parere favorevole del COGLIANDRO (atto n. 4, n.d.r.,). L’atto è utile proprio perchè attesta la “sorpresa” del SASSO, uno dei pochi dai quali traspare l’esistenza interna al Servizio di due diverse vedute sulla gestione dell’affaire AIELLO...L’atto 7 è estremamente singolare. Trattasi di copia del contratto di locazione della AIELLO per l’immobile di via Casal Bertone. L’atto è datato 30.03.1973, tuttavia si trova tra due atti del 1983 che con esso non hanno nulla a che vedere. A specifica richiesta, il Dr. LEHMANN e il Dr. MAZZANTI spiegavano che non era prassi del Servizio procurarsi copia dei contratti di locazione dei propri dipendenti.
Si noti che, in ogni caso, il contratto avrebbe dovuto situarsi non in un fascicolo “operativo”, ma in quello della Divisione Personale, inoltre il 30.03.1973 la AIELLO, ufficialmente, per il Servizio non esisteva. Il contratto presenta alcuni fogli privi della parte superiore, ove chiaramente vi erano riportate delle annotazioni, come può desumersi dalla porzione inferiore di alcune lettere che è rimasta sui fogli protocollo. Poiché gli strappi effettuati non sarebbero potuti sfuggire neanche ad un esame documentale superficiale, attirando anzi, su di essi, la curiosità, v’è da chiedersi la ragione di tale comportamento. In via ipotetica sarebbe stato molto più semplice sostituire il contratto con altro atto, anche perché nessun legame vi era con ciò che seguiva e ciò che precedeva. Questo avrebbe comunque anche dovuto comportare la sostituzione della copertina indice, ove il contratto è indicato, pur non essendo precisato da dove proviene (alla voce specifica è presente la parola “mancante”). Se, come a questo punto appare molto probabile, l’appartamento era di pertinenza del Servizio è chiaro che il contratto dovesse essere per forza conservato, vuoi per motivi contabili, vuoi per motivi di amministrazione interna.

Poiché il numero di posizione fascicolare è chiaramente stato cambiato, è ipotizzabile che chi non dovesse vedere le annotazioni poste in testa al contratto fosse qualcuno interno al Servizio e che immediatamente avrebbe potuto accorgersi della mancanza del contratto. E’ anche evidente che la situazione dovette precipitare, in quanto, evidentemente, i tempi non consentirono il ricorso a più eleganti strumenti di eliminazione della scrittura…L’atto 12 riporta l’annotazione del MALETTI riferita alla necessità di eseguire un contropedinamento sugli agenti della Questura (che a loro volta pedinavano l’AIELLO n.d.r.). L’atto 13 rappresenta l’ordine esecutivo per la contro osservazione, del MALETTI al MARZOLLO. Si noti come il MALETTI relazioni la gravità di quanto sta accadendo alla notorietà di ciò alla magistratura. Anche questa volta sono documentati dei dubbi: il Servizio, oltre a tutto, consentirà anche di seguire le mosse della donna. Non si era quindi certi dell’assenza di un doppio gioco. L’allarme novembrino del MALETTI non appare in sintonia con la normalità che un organo di Polizia provveda ad un controllo dell’AIELLO, stante il suo presunto coinvolgimento in una strage…”.

Si vedrà poi, prendendo in esame la deposizione del Gen. PUCCI, già direttore del S.I.S.M.I., quali siano i problemi concernenti gli atti acquisiti presso il Servizio e quali limiti abbiano tali acquisizioni. Certo non si possono compiere generalizzate attribuzioni di responsabilità, ma resta il fatto che il fascicolo dell’ AIELLO presenta le anomalie cosi accuratamente evidenziate nel rapporto citato e che un documento è stato strappato e cancellato prima che venisse consegnato ai Carabinieri.

Gli atti relativi a questo episodio vanno quindi trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma, competente per materia e territorio circa i reati che si dovessero ravvisare, con l’amara constatazione che nelle forme paludate del segreto di Stato o in quelle più dimesse di un ignoto funzionario che strappa un foglio, comunque un elemento di conoscenza, per quanto piccolo, è stato sottratto alla valutazione del Giudice di un processo per strage.

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 116-119

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