“Hanno tentato di deporre il capo di Palazzo Giustiniani” – L’Espresso 13.04.1975

Milano. L’opposizione di destra ha mosso un violento attacco contro Lino Salvini, gran maestro della massoneria di Palazzo Giustiniani, ma ne è uscita battuta. Lo scontro è avvenuto sabato 22 marzo all’hotel Hilton di Roma, dove si svolgeva la gran loggia, cioè l’annuale adunata dei massoni, cui hanno partecipato un migliaio di persone fra dignitari delle massime cariche della massoneria e rappresentanti delle 436 logge italiana. Gli oppositori di Salvini attendevano questa occasione; volevano costringere l’avversario a dimettersi prima della scadenza del suo mandato (marzo 1976). In realtà la corrente che si oppone al gran maestro Salvini ha un carattere prevalentemente politico e raccoglie soprattutto elementi di estrema destra. Il leader di questa opposizione è Licio Gelli, responsabile della Loggia Propaganda 2, alla quale aderiscono molti militari e alcuni personaggi implicati nelle varie trame golpiste che si sono sviluppate negli ultimi due anni in Italia. Da qualche mese però Gelli era riuscito ad allearsi con Francesco Bellantonio, che fu il gran maestro della massoneria di piazza del Gesù fin quando questa non si fuse con la massoneria di palazzo Giustiniani. La manovra contro Salvini appariva molto insidiosa.
Durante la riunione all’Hilton, l’attacco è partito dal rappresentante di una loggia di Messina, Giuffrida, il quale ha accusato Salvini di eccesso di potere e di aver tratto vantaggi personali dalla sua carica. I seguaci di Salvini respingevano queste accuse; il dibattito era infuocato. Si è arrivati così a votare una mozione di fiducia nei confronti di Salvini, a cui hanno partecipato poco meno di 300 con diritto al voto. Il risultato è stato questo: 185 voti a favore d Salvini, quasi 50 contrari e alcune decine di astenuti. Ma la polemica non è finita: alcuni membri della giunta, che è il massimo organo collegiale della massoneria, vogliono proporre provvedimenti disciplinari contro quegli affiliati che avrebbero denigrato il gran maestro.

Renzo De Rienzo, L’Espresso 13.04.1975

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