Alberto Volo – dichiarazioni 30.03.1989

“Dopo la mia liberazione a seguito del fermo per l’omicidio MATTARELLA, non ebbi modo di commentare a fondo con MANGIAMELI e con altri detto omicidio, né tantomeno appresi nulla di significativo circa gli autori dell’omicidio stesso. Fra l’altro, il MANGIAMELI, pur ritenendomi “un camerata di sicura fede”, non mi metteva a parte delle sue attività più segrete. Non mi disse in particolare, poiché Lei me lo chiede, nulla circa i tempi e i modi con cui egli venne in contatto con quelli che io conoscevo come Riccardo e Marta, e cioè Valerio FIORAVANTI e Francesca MAMBRO. Non mi ha mai detto nulla, inoltre, circa la pretesa di FIORAVANTI di coinvolgerlo in una rapina in armi che Lei mi dice essere avvenuta a Padova. Ignoravo anche che, dopo il fallito tentativo di evasione del novembre ’79, i contatti fossero proseguiti per tentare un assalto al furgone che trasportava CONCUTELLI dall’Ucciardone al Palazzo di Giustizia di Palermo; progetto che avrebbe dovuto essere realizzato, come Lei mi dice, nella primavera del 1980. Piuttosto, di un tentativo del genere, da effettuare però a Taranto, il MANGIAMELI mi parlò nell’estate del 1980; anzi, io stesso gli prestai il danaro che gli occorreva per recarsi a Taranto e prendere in affitto una casa da utilizzare come appoggio logistico per detto progetto. Al ritorno dal viaggio, mi comunicò che era riuscito a procurarsi la casa. Debbo dire che io ero contrario a tale progetto e che non mancai di esprimere al MANGIAMELI il mio dissenso, perché ero e sono profondamente convinto che un assalto al furgone avrebbe inevitabilmente procurato diversi morti fra la scorta del CONCUTELLI e ciò avrebbe causato reazioni fortemente negative nei riguardi degli ambienti autori dell’evasione. Ovviamente, ero assolutamente favorevole per qualsiasi altro tentativo che non fosse così cruento.

A D.R. In ordine al tentativo di evasione di Taranto, il MANGIAMELI mi disse che avrebbe dovuto essere operato da Riccardo, cioè da Valerio FIORAVANTI e da altri suoi amici, senza specificare il nome di questi ultimi. Anche tale tentativo fallì, secondo quanto dettomi dal MANGIAMELI, per una improvvisa modificazione del carcere presso il quale il CONCUTELLI doveva essere ristretto. Non ricordo se doveva andare a Trani e fu destinato a Bari o viceversa. Sta di fatto che anche questo improvviso mutamento, intervenuto quando già era in atto il tentativo di evasione, fu interpretato dal MANGIAMELI come fortemente sospetto, nel senso che egli mi confidò che pensava che una “soffiata” dell’ultimo momento avesse indotto le forze dell’ordine a modificare il piano di traduzione del detenuto.

A D.R. Il MANGIAMELI mi disse chiaramente di sospettare che nel gruppo di fiancheggiamento del Riccardo, cioè nei N.A.R., si fosse infiltrato un agente dei servizi segreti e convenimmo quindi, ciascuno per la propria parte, di svolgere degli accertamenti riservati per identificare l’infiltrato. Era molto strano, infatti, secondo il MANGIAMELI, che proprio nell’ultimo momento, sia nel progetto di Palermo, sia in quello di Taranto, fosse intervenuto qualcosa di imprevisto quando già la fase operativa del progetto di evasione era in atto.

A D.R. Il MANGIAMELI mi esternò questo suo dubbio sia a casa mia, nella quasi immediatezza del fallito tentativo di Taranto, sia nel breve periodo di vacanza che trascorremmo insieme a Cannara. In quest’ultima occasione, anzi, ricordo che mi disse che il 9 settembre 1980, aveva intenzione di parlarne a Roma con quelli di “Terza Posizione”.

A D.R. Il MANGIAMELI cominciò a dialogare più chiaramente con me e ad avviare una seria riflessione su quanto stava accadendo, a seguito di gravi episodi che minacciavano di coinvolgerlo, a cominciare dall’omicidio del Giudice Mario AMATO. La strage di Bologna, poi, e l’intervista rilasciata da Amos SPIAZZI ad un settimanale, in cui si parlava di un certo “Ciccio” chiaramente orientando l’attenzione verso il MANGIAMELI, ci indussero a ritenere l’esistenza di un progetto in atto per addossare indiscriminatamente alla destra extraparlamentare la responsabilità di gravissimi episodi di terrorismo. Ancor più, quindi, maturò in noi la convinzione circa l’esistenza di infiltrati che manovravano le cose in guisa da addossare, soprattutto a “Terza Posizione”, la responsabilità per detti episodi. La gravità del momento indusse MANGIAMELI ad essere finalmente pii chiaro con me e, in questo contesto, egli mi fece quelle confidenze riguardanti, fra l’altro, l’omicidio MATTARELLA, di cui ho detto. Il primo momento di apertura del MANGIAMELI è avvenuto dopo il disastro aereo di Ustica, da cui egli era rimasto particolarmente colpito e sconvolto. La sera successiva o due sere dopo il disastro aereo, egli, nel commentare l’accaduto disse: “siamo stati noi” e a mia  implicita richiesta di precisazione, si limitò a soggiungere che erano stati i NAR e che erano dei pazzi incontrollati.

A D.R. Ignoro, come ho già detto, attraverso quali canali MANGIAMELI e il gruppo di Terza Posizione si erano posti in collegamento con i N.A.R.. A mio avviso, però, di sicuro il collegamento è stato operato attraverso centri di potere extraistituzionale e ne ho avuto la conferma quando, commentando l’omicidio di MATTARELLA, egli mi disse che l’ordine era partito dalla massoneria, con ciò intendendosi riferire, non già semplicemente alla massoneria in genere, bensì a gruppi occulti di cui già io allora subodoravo l’esistenza, occultati all’interno della massoneria.

A D.R. Faccio presente che io ho parlato di queste cose, sia pure in termini non così espliciti, al Dr. GUARDATA, P.M. di Roma, dopo l’omicidio MANGIAMELI, quando ancora le indagini dei Giudici di Milano non avevano fatto emergere l’esistenza della P2. Preciso, altresì, che io parlai della massoneria al Dr. GUARDATA quando mi chiese se ero a conoscenza che il MANGIAMELI fosse o meno un massone.

A D.R. Come ho già detto, escludo che il MANGIAMELI fosse appartenente alla massoneria. Tuttavia, all’incirca nel periodo dell’estate ’80, mi chiese se avessi gradito di entrare a far parte di un’associazione segreta, di cui non ricordo il nome o meglio di cui non mi fece mai il nome, che si ispirava ai principi dei Templari e del Santo Graal. Era, per quel che mi ha detto, una associazione che si ispirava a principi del cattolicesimo e che in qualche modo era vicina ai Provisionals dell’I.R.A.. Soggiunse che mi avrebbe presentato all’associazione quel Gaspare CANNIZZO che io avevo conosciuto nella casa di “Tre Fontane” del MANGIAMELI, quando ne erano ospiti Valerio FIORAVANTI e Francesca MAMBRO. Io avevo già accettato e la mia ammissione sarebbe stata formalizzata al nostro rientro da Cannara dopo un breve periodo di ferie, agli inizi del settembre ’80. In quell’occasione il MANGIAMELI mi fece vedere anche una mantellina dell’Ordine di cui sarei entrato a far parte, dicendomi che avrei dovuto farmene fare un’altra identica per la cerimonia di iniziazione e mi indicò anche un negozio di Corso Vittorio Emanuele nel quale mi sarei dovuto recare a tal fine.

A D.R. Circa l’incontro col FIORAVANTI e la MAMBRO a “Tre Fontane”, debbo dire che lo stesso fu del tutto casuale. Io e la mia moglie attuale ci eravamo recati lì per trascorrere una giornata al mare in compagnia del MANGIAMELI ma non lo avevamo preavvisato, per cui ignoravamo la presenza di ospiti a casa sua. Vi erano presenti, infatti, i due suddetti nonché il CANNIZZO con moglie e figli. Quella è stata l’unica volta che io incontrai FIORAVANTI, prima del suo arresto. Potei notare, come già ho avuto modo di riferire, un comportamento strano e poco cortese della coppia FIORAVANTI-MAMBRO ma non attribuii al fatto eccessiva importanza, anche se mi lamentai del comportamento dei due col MANGIAMELI.

A D.R. Quando cominciammo a parlare approfonditamente dei gravi episodi delittuosi che in quel periodo stavano accadendo, il MANGIAMELI mi diceva, con toni di assoluta certezza, che i N.A.R. erano gruppi eversivi composti de pazzi irresponsabili, sicuramente guidati da una parte deviata dei Servizi, orientata contro di noi dalle massoneria, con ciò riferendosi a quel concetto di massoneria che ho già spiegato. Si diceva assolutamente convinto, altresì, della presenza tra di noi, e cioè in sene a Terza Posizione (di cui peraltro io non facevo parte), di infiltrati. Egli mi diceva in particolare di guardarmi bene, perché in qualche modo collegati con la parte deviata dei Servizi, da Paolo SIGNORELLI, da Stefano DELLE CHIAIE, da Massimiliano FACHINI e da Marco AFFATIGATO. Tutto ciò non mi sorprendeva, data la mia trascorsa esperienza nei Servizi, di cui parlerò in seguito”.

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