Il ruolo dell’Aginter Press, della C.I.A. e dell’estrema destra nella strategia delle stragi

“E’ poi estremamente probabile che l’AGINTER PRESS disponesse di canali stabili di collegamento e di forme di reciproco aiuto con la C.I.A. e altre strutture americane. Americano e reduce dal fallito sbarco a Cuba, alla Baia dei Porci, era Jay Simon SALBY, detto CASTOR, uomo di fiducia di GUERIN SERAC sul piano operativo.
Di stretta pertinenza delle strutture militari americane era l’esplosivo “C4” utilizzato per l’attentato all’Ambasciata d’Algeria a Bonn dell’estate del 1975. In uno degli appunti a firma ARISTO, acquisiti ed esaminati nella perizia (cfr. pag.161 dell’elaborato e allegato n.115), questi scrive che, per esplicita affermazione di GUERIN SERAC, la struttura di Lisbona ha rapporti con la destra del Partito Repubblicano statunitense guidata dal senatore GOLDWATER e che i mezzi finanziari per le iniziative dell’AGINTER PRESS in Africa provengono a Lisbona direttamente dagli Stati Uniti (cfr. ff.81-82 allegati alla perizia).

Inoltre, in un documento del S.D.C.I. (servizi segreti portoghesi del periodo successivo alla Rivoluzione dei Garofani) acquisito da personale del R.O.S. e steso nel 1975 sulla base di materiale appartenente all’AGINTER PRESS e alla P.I.D.E., si annota che Robert LEROY, braccio destro di GUERIN SERAC con la sigla in codice T-BIS, dopo la sua scarcerazione a seguito dell’amnistia per i reati di collaborazionismo, si era specializzato nel contro-spionaggio e aveva raccolto, dal 1958 al 1966, informazioni per la N.A.T.O. (cfr. analisi del R.O.S. sul documento, acquisito in data 7.5.1994, vol.43, fasc.6, in particolare ff.6-7 e 46-47).
In sostanza è molto probabile che l’AGINTER PRESS abbia funzionato come una sorta di sub-agenzia, sia in Africa e in Sud-America sia in Europa, incaricata delle azioni meno confessabili che dovevano essere eseguite senza una compromissione diretta di organismi ufficiali per non creare problemi nè nei rapporti fra Stati nè, eventualmente, nell’opinione pubblica (cfr. pagg.180-181 della perizia).
La diretta provenienza di gran parte del gruppo dirigente dell’AGINTER PRESS dall’esperienza dell’O.A.S. (uno dei cui punti fermi era, fra l’altro, la cooperazione tra civile e militari, come avrebbero tentato di fare in Italia ORDINE NUOVO e i NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO) garantiva di per sè la massima affidabilità nel lavoro di infiltrazione e nelle “azioni coperte” e cioè le forme di lotta che, secondo la teoria della guerra non ortodossa, risultavano particolarmente idonee, sino alla metà degli anni ‘70, a fronteggiare l’insidia rivoluzionaria (pag.181 della perizia).
In conclusione, l’AGINTER PRESS, lungi dall’essere una struttura lontana ed estranea, sembra essere stata uno dei “segmenti” che hanno fattivamente contribuito, in modo complementare (non potendosi contrapporre quella che è stata chiamata la “pista internazionale” alla “pista interna”), con l’intervento sia di strutture ufficiali sia di strutture apertamente illegali, a quella che nel nostro Paese è stata chiamata la “strategia della tensione”.
Sintetizzando, senza pretesa di completa esattezza, quelle che sono state in questi anni le acquisizioni della presente istruttoria e delle indagini collegate, potrebbe affermarsi che:
– l’AGINTER PRESS ha fornito, a partire dalla fine degli anni ‘60, un “protocollo di intervento, valido anche per gli altri Paesi europei, alle organizzazioni dei singoli Paesi, fra cui l’Italia, in termini di tecniche di infiltrazione e di addestramento all’uso degli esplosivi, ispirando probabilmente anche singoli attentati o campagne terroristiche;
– ORDINE NUOVO è la struttura prevalentemente responsabile, in termini di esecuzione materiale, degli attentati del 12.12.1969 e di quelli che li hanno preceduti ed ha continuato ad operare successivamente attuando, tramite Gianfranco BERTOLI la strage alla Questura di Milano del 17.5.1973, molto probabilmente la strage di Piazza della Loggia a Brescia e la catena di attentati maggiori e minori, comprese alcune mancate stragi su convogli ferroviari, proseguita sino all’inizio degli anni ‘80;
– AVANGUARDIA NAZIONALE è probabilmente responsabile degli attentati “minori” del 12.12.1969 e, tramite il suo leader, Stefano DELLE CHIAIE, ha garantito, in una prima fase a Madrid e in seguito in Sud-America, il rifugio e la latitanza dei componenti di entrambe le organizzazioni, che venivano via via colpiti da provvedimenti giudiziari, in cambio della disponibilità degli stessi a rendersi complici
e parte attiva nelle azioni “sporche” dei servizi di sicurezza di tali Paesi;
– l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, cui anche tramite Armando MORTILLA (alias ARISTO) era ben conosciuta l’attività dell’AGINTER PRESS e dei suoi referenti italiani, ha verosimilmente reclutato e attratto nella propria orbita alcuni elementi operativi dell’estrema destra (fra cui, secondo le dichiarazioni di Vincenzo VINCIGUERRA e Martino SICILIANO, Delfo ZORZI a partire dal 1968), garantendo protezione ed instradando consapevolmente sulla pista anarchica le indagini concernenti i fatti del 12.12.1969;
– il S.I.D., autore dell’appunto di “compromesso” del 16.12.1969 (comunque non trasmesso in tempo utile all’Autorità Giudiziaria che stava indagando), è intervenuto soprattutto in una fase successiva, garantendo fra l’altro l’espatrio e la sottrazione agli inquirenti di Guido GIANNETTINI e di Marco POZZAN e, come si è esposto nella prima sentenza-ordinanza del 18.3.1995, “chiudendo” nel 1975 la fonte Gianni
CASALINI, interna alla cellula di Padova;
– la struttura informativa americana ha infine controllato da vicino, tramite i suoi agenti, lo sviluppo degli avvenimenti attuando in parte un “controllo senza repressione”, garantendo in parte un aiuto logistico (soprattutto al casolare di Paese tramite il prof. Lino FRANCO e più volte tramite Sergio MINETTO e Carlo DIGILIO) guardando con favore ad una possibile svolta in senso autoritario in Italia, favorita dagli attentati che venivano via via progettati e interrompendo, o quantomeno rallentando, tale attività di controllo e collusione solo alla metà degli anni ‘70 in
ragione del mutato quadro internazionale.
Gli ulteriori sviluppi istruttori e dibattimentali, attesi a Milano, a Brescia e in altre sedi giudiziarie, diranno in quale misura tale chiave di interpretazione potrà essere ritenuta esatta.

 

Sentenza G.I. Salvini 1998 pag 420-422

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