Alessandro Danieletti – dichiarazioni 8.11.1985 seconda parte

Adr: non ho difensore.
E’ presente l’ avvocato Orlandi difensore ufficio. Preliminarmente viene data lettura della parte finale dell’interrogatorio di ieri (quella iniziata alle ore 20.50) in modo che anche il difensore ne abbia conoscenza.

Danieletti dichiara: intendo rispondere, e riconfermo innanzitutto la parte dell’ interrogatorio di ieri svolto in assenza del mio difensore e della quale e’ stata data ora lettura. Tornando ancora al risentimento di Ferri nei confronti di D’Intino a me fu chiaro, dalle parole di Ferri, che la ragione di quel suo risentimento era tutta nel fatto che in conseguenza delle dichiarazioni fatte da D’Intino a Pian di Rascino, la foto di Ferri venne pubblicata dai giornali cosi’ che un prete poi lo riconobbe e quindi lui corse un grosso rischio. Questa fu la vera ragione e non tanto quella che, a causa delle dichiarazioni di D’Intino, gli tocco’ fare qualche giorno di galera, come pure mi disse che accadde. Anche se a distanza di tanto tempo non sono in grado di ricordare con precisione, sono portato in qualche modo a legare il fatto del riconoscimento del prete alle difficoltà tecniche operative che il Ferri mi riferi’ di avere incontrato nella fase di esecuzione del fatto, nel senso che, stando al racconto di Ferri, cosi’ come ora lo posso ricordare, egli nella fase esecutiva teste’ citata incontrò delle difficolta’ che comportarono per lui la necessita’ di muoversi in un certo modo e che nel corso di tali movimenti e spostamenti e’ da collocare la possibilita’ di un riconoscimento da parte di quel prete. Questo grosso modo e’ il senso del racconto fattomi da Ferri cosi’ come io lo ricordo.

Adr: ho gia’ parlato delle fotografie di Ferri trovate in dosso ad Esposti, dicendo che fu lo stesso Ferri a confermarmi di avere dato personalmente quelle sue fotografie a Giancarlo perche’ gli procurasse un passaporto falso. Riconfermo tali mie dichiarazioni così come preciso nuovamente che io solo dopo la morte di Giancarlo venni a sapere che lui aveva quelle fotografie. Ora non rammento se Ferri mi parlò delle fotografie nel corso di quei nostri colloqui a San Giovanni in Monte o successivamente, anche se e’ molto probabile che se ne sia parlato in detti colloqui.

Adr: tornando a quanto detto circa l’ esplosivo che Ferri mi disse essere stato fornito a lui ed allo Zani in un certo quantitativo e che io ritenni essere proprio l’ esplosivo usato a Brescia, devo precisare che la consegna di tale esplosivo certamente avvenne prima che io, Giancarlo e gli altri partissimo per il centro – Italia, perche’ da quel momento in poi non mi risulta, essendo stato quasi sempre vicino a Giancarlo, che questi si sia piu’ incontrato con il Cesare o con lo Zani. Piuttosto devo aggiungere che quella mia ipotesi, secondo cui l’esplosivo di cui sopra potesse veramente essere quello poi impiegato a Brescia, mi fu confermata e dunque rafforzata da cose che successivamente, in altro carcere di bologna, quello del Pratello,

Ebbe a dirmi Zani Fabrizio. Devo in proposito premettere che anche costui mi confermo’ apertamente che la strage l’ aveva fatta Cesare (dopo che io, seguendo una precisa raccomandazione di Ferri, avevo fatto finta di non saperne niente, destando con cio’ la meraviglia dello Zani che mi disse essere una cosa risaputa, perlomeno nella ristretta cerchia delle persone o meglio alcune delle persone imputate nel processo ordine nero presenti in quel momento nel carcere del Pratello; in effetti posso confermare che in tale ambito quella cosa era un po’ come il segreto di pulcinella, nel senso che all’ innocenza del Cesare non credeva nessuno); ricordo proprio la sua frase: “ma come, tu non lo sai ?”. Aggiunse: “proprio tu che eri insieme a Giancarlo. Ma non sai che l’ esplosivo ce lo aveva dato proprio Giancarlo?”, cosi’ confermando, come ho detto, quella mia ipotesi. Aggiunse anche lo Zani, in conclusione di quelle sue confidenze, che anche lui (intendo lo Zani) avrebbe dovuto essere presente a Brescia quel giorno, ma per una qualche ragione non pote’ venire e dunque partecipare direttamente all’ operazione.
Alla fine, visto che me ne aveva parlato cosi’ apertamente e dato anche che Zani, nell’ ambito di quel suo discorso, mi disse chiaramente di essere pure lui a conoscenza del fatto del Parco Lambro (aggiungo incidentalmente che di questo fatto, oltre al Ferri e allo Zani, erano pure a conoscenza Benardelli, e naturalmente esposti, D’Intino e Vivirito), io smisi di fingere con lo Zani e ammisi che in effetti anche io sapevo che Cesare aveva fatto la strage perche’ me lo aveva detto lui. A questo punto devo aggiungere che pure da un’ altra persona, sempre nel carcere del Pratello, ebbi la conferma che la strage l’ aveva fatta Cesare e che l’ esplosivo fornito a lui esposti Giancarlo. Tale persona fu Benardelli Luciano.

VIVIRITO

A questo punto il Danieletti viene invitato a raccontare dettagliatamente il fatto del Parco Lambro, che nei suoi tratti essenziali e’ gia’ stato esposto e verbalizzato.

Danieletti dichiara: tengo innanzitutto a ribadire che la ragione che principalmente mi ha spinto, dopo tante e piu’ che comprensibili resistenze, a parlare del fatto di cui sopra e’ rappresentata da esigenza mia personale di liberarmi completamente la coscienza da ogni scoria del passato e dunque anche da quella che piu’ mi pesava da undici anni a questa parte. Faccio anche notare che io forse non avevo del tutto bisogno di tirare fuori questo capitolo della mia vita per dirvi le cose che vi ho detto in ordine alla strage di Brescia. Se dunque l’ ho fatto per quella mia esigenza interiore di totale rigenerazione. Comunque non vi e’ dubbio che se non avessi deciso questo passo, avrei cosi’ potuto, come ho detto, dirvi quelle altre cose che sapevo su Brescia, ma non avreicerto potuto dare alle stesse una spiegazione ed una giustificazione completa perche’ come avete visto, in certa misura e’ stato proprio attraverso un discorso riguardante anche il fatto del Parco Lambro e nel contesto di simile discorso, che sono venute fuori quelle altre cose su Brescia che vi ho riferito. Vi e’ stata dunque anche questa seconda ragione, legata alla necessita’ di bene spiegare come avessi appreso le altre cose che sapevo su Brescia.
In questo senso, era per me necessario affrontare il “passaggio” del fatto del Parco Lambro, se volevo, come ormai sentivo di dover fare per la decisione ormai assunta di togliermi ogni fardello e di dire tutto quello che sapevo anche sul fatto di Brescia, perche’ questa e’ la strada senza ritorno che ho deciso di imboccare per sentirmi definitivamente a posto con la mia coscienza e per potere iniziare veramente una nuova vita, pagando prima il mio debito con la giustizia e vivendo poi senza piu’ alcun timore che carabinieri o polizia possano venire a bussare alla mia porta.

Merita infine di essere nuovamente sottolineato il particolare contesto, di reciprocità nell’ omerta’, in cui io, che ero stato totalmente estraneo al fatto, venni ad apprendere quelle ulteriori cose sulla strage di Brescia che vi ho riferito e, a mia volta, con il mio interlocutore, dovetti affrontare e discutere dell’ episodio del Parco Lambro. Voglio dire che i due “segreti” facilitarono il dialogo per carpirgli il suo segreto (perche’ la cosa non mi riguardava, ne’ mi interessava) ma fu lui il primo a tirar fuori il mio, usandolo come leva per sapere da me le cose che gli interessavano, e cosi’ dovette, per instaurare una condizione di reciprocità (che a quel punto anche a me premeva di avere), a tirar fuori il suo segreto.

Si da’ atto che a questo punto interviene il pm dr Besson.

Danieletti prosegue: venendo dunque a una descrizione dettagliata del fatto del Parco Lambro e riprendendo cose gia’ dette e verbalizzate, dichiaro quanto segue: il fatto avvenne nel marzo del 1974, pochissimi giorni prima dell’ episodio della casa dello studente. Avvenne una sera e c’ era gia’ buio. Vi ho gia’ detto che al fatto furono presenti, oltre a me, al Pastori e al Rizzi che ho citato, anche altri due ragazzi. Questa e’ un’ altra delle tante ragioni che inizialmente mi hanno trattenuto dal parlare delle altre cose che sapevo su Brescia e dunque del fatto del Parco Lambro: perche’ e’ evidente che, parlando di tale fatto, avrei esposto a rischi non solo me stesso, ma anche quelle altre due persone, che come me furono puramente presenti al fatto e che ora con ogni probabilita’ stanno vivendo una vita del tutto normale e tranquilla e dunque mi spiaceva doverli tirare in ballo. Preciso subito che anche il Rizzi fu semplicemente presente, in maniera passiva, come me e gli altri due a quel fatto; il suo nome pero’ l’ ho detto subito perche’ non potevo tacere il particolare del colpo di pistola che lo raggiunse al piede. Tornando a quegli altri due, sono senz’ altro disposto a fornirvi tutta una serie di indicazioni al riguardo, ma consentitemi di non farne i nomi in questo momento e in questa sede; mi riservo di farli, se occorrerà, nella sede opportuna. Venendo al fatto, ora non ricordo esattamente per quale ragione noi cinque finimmo al Parco Lambro quella sera.
Devo pero’ dire che il Rizzi e il Pastori in quell’ epoca erano latitanti in quanto da qualche tempo erano evasi dal Beccaria; Vivevano di furti e di altri espedienti e, se non ricordo male, dovevano recarsi al Parco Lambro quella volta per incontrarsi o con il loro ricettatore o comunque con qualcun altro del loro giro. Non saprei dire se il Parco Lambro fosse il luogo abituale di quegli incontri, ma ricordo che il Pastori ed il Rizzi dissero di esservi stati altre volte. Io con loro era la prima volta che ci andavo. Ci si ando’ con la vettura di uno dei due ragazzi di cui non ho fatto il nome: era una Fiat 127 di colore chiaro, beige o senape o qualcosa del genere. Devo dire che in quel momento io ero piu’ amico dei due ragazzi che non ho nominato che del Pastori e del Rizzi; il Rizzi infatti l’ avevo conosciuto proprio in quei giorni durante la sua latitanza, mentre il Pastori l’avevo si gia’ conosciuto frequentando San Babila ma non ero gia’ in stretta amicizia con lui. Non saprei dire se quegli altri due che non ho nominato fossero gia’ legati da stretta amicizia con il Pastori ed il Rizzi o li conoscessero cosi’ come li conoscevo io. Comunque anche quei due erano frequentatori di San Babila . Fatto sta che quella sera ci si incontrò credo per caso da qualche parte (che ora non ricordo, forse in San Babila) ed insieme poi con quella fiat 127 si andò al Parco Lambro.

Arrivati al Parco Lambro, parcheggiammo la macchina, che era condotta dal proprietario. La lasciammo all’ imbocco del Parco Lambro in una via laterale al medesimo; non rammento come si chiami questa via e forse riuscirei ad individuarla se avessi sotto gli occhi una cartina topografica della citta’. Faccio presente che la zona del Parco Lambro non l’ ho mai conosciuto molto bene, anche perche’ parecchio distante dalla zona dove io ho sempre abitato. Lasciata la macchina ci inoltrammo nel parco percorrendo una stradina e a precederci di alcuni metri fu Pastori Marco, che come ho detto doveva incontrarsi con qualcuno. Successe che, ad un certo punto (avevamo percorso solo un breve tratto di quella stradina, direi non piu’ di cento metri o giu’ di li’), il Pastori, che come ho detto era piu’ avanti di noi venne a diverbio con una persona. Preciso che noi eravamo piu’ indietro e stavamo chiacchierando tra di noi mentre camminavamo. La zona non era illuminata ma ad un certo punto vedemmo il Pastori fermo con qualcuno; subito dopo iniziò un diverbio seguito immediatamente da un inizio di colluttazione. Fu in realta’ questa cosa ad attirare la nostra attenzione e a spingerci ad accorrere verso il Pastori che si trovava in quel momento ad una certa distanza da noi che non saprei esattamente indicare, ma che colmammo con una breve corsetta. Il primo a raggiungere il punto fu il Rizzi che era un pochino più avanti di me e degli altri due. Quando ancora stavamo correndo si udirono gli spari e gli urli.

A questo punto l’ interrogatorio viene brevemente sospeso per consentire al Danieletti di pranzare. Il verbale viene riaperto alle ore 13.00.

Danieletti dichiara: i colpi di pistola furono alcuni ma non rammento quanti. Chi urlava era colui che era venuto a colluttazione con il Pastori ed anche il Rizzi, che infatti fu raggiunto ad un piede da uno dei colpi. Devo precisare che tutto si svolse in una successione molto rapida, dall’ incontro tra Pastori e quella persona, al breve scambio di battute tra gli stessi, alla colluttazione, ai colpi di pistola. Senza realizzare bene cosa fosse accaduto. Anche appunto per la fulmineita’ della cosa, e nel vedere Rizzi Michele che urlava di dolore e zoppicava, scappammo tutti immediatamente e indistintamente cercando di aiutare il Rizzi che non riusciva a correre.
Tornammo alla macchina e ci allontanammo dalla zona. Ad un certo punto ci dividemmo: il Pastori ed il Rizzi se ne andarono per conto loro e raggiunsero, immagino, il luogo ove stavano rifugiati in quel periodo (luogo che ignoravo e non so indicare); Io me ne tornai a casa (non ricordo se accompagnato in macchina dagli altri due o da solo); gli altri due tornarono a casa loro (faccio presente che in quel periodo i due vivevano insieme perche’ da qualche tempo se ne erano andati di casa). Devo fare un passo indietro per dire che gia’ nel corso della fuga del parco e quindi nella immediatezza, tutti chiedemmo al Marco che cosa cavolo gli era venuto in mente di fare, insultandolo e prendendocela con lui per quello che aveva fatto, anche perche’ aveva ferito il Rizzi. Marco rispose che non se lo sapeva spiegare  neppure lui e che aveva perso la testa.
Siccome non c’ eravamo ben resi conto di cosa fosse successo ed eravamo molto preoccupati al riguardo, chiedemmo al Marco dove avesse sparato a quella persona e lui rispose che aveva sparato alle gambe. Ovviamente gli chiedemmo anche subito perche’ avesse sparato, chi fosse quel tipo e cosa fosse successo per arrivare a quel punto. Marco rispose che quel tipo non lo conosceva assolutamente, che gli si era avvicinato troppo e con un fare sospetto ed ambiguo (si tenga presente che Marco era evaso e dunque era sempre diffidente e si muoveva con cautela), che per tale ragione, e con tono evidentemente irritante gli aveva intimato di andarsene, che cio’ aveva provocato la reazione di quell’ altro e la colluttazione che ne seguì. Quanto al fatto che estrasse l’ arma ed esplose i colpi, disse che fu per una specie di raptus improvviso che gli fece perdere la testa. Che quel tipo purtroppo fosse morto lo scoprimmo poi dai giornali. Rividi Pastori Marco credo il giorno stesso in cui lessi la notizia del fatto sui giornali, quindi non il giorno immediatamente successivo al fatto, ma due giorni dopo.

L’ incontro avvenne nei pressi della casa di quei due che non ho nominato, in via Castel Morrone. All’ incontro fu presente anche uno di quei due, non il proprietario della macchina. In noi c’ era rabbia verso il Pastori perche’ ci aveva coinvolto in un fatto completamente assurdo. Gli contestammo la sua affermazione di aver sparato solo alle gambe, visto che il tipo era morto, ed egli spiego’ la cosa dicendo che evidentemente mentre quello si accasciava dopo i primi colpi alle gambe venne raggiunto da altri colpi in altre parti del corpo. Disse che non era stato assolutamente sua intenzione quella di uccidere, ma solo di ferire alle gambe; si giustificò nuovamente dicendo che aveva perso la testa e che non si era reso ben conto neppure lui di quello che stava accadendo. Sentite queste giustificazioni, e pur continuando ad essere arrabbiati con lui, credemmo anche noi effettivamente che egli non avesse avuto alcuna intenzione di uccidere e che tutto fosse accaduto perche’ aveva perso la testa, tanto da colpire ad un piede pure il Rizzi. A quel punto io non ero ancora in contatto con Vivirito e D’Intino, anche se li avevo visti qualche volta in San Babila, e li conoscevo solo per nome (Sandro e Umberto). Seppi successivamente dal Rizzi, che ritrovai anche lui rifugiato in via Airolo (nell’ appartamento a nome di Orlando, che poi come è noto scoprii essere uno del giro di Fumagalli Carlo), che per la ferita al piede riportata al Parco Lambro aveva avuto modo di avere delle cure grazie allo interessamento di Vivirito Umberto. Non ricordo se tra la notte del Parco Lambro e l’ incontro in via Airolo ebbi occasione di rivedere il Rizzi, ma non mi pare. Certo in via Airolo la sua ferita era già guarita ed egli camminava normalmente. Non rammento se ebbi modo di vedere il piede del Rizzi e le tracce che la ferita aveva lasciato. Immagino che almeno una cicatrice gli sia rimasta, neppure rammento quale piede fosse, ne’ se il colpo di pistola l’ avesse preso al collo del piede o avesse trapassato la scarpa.

Adr: la pistola del fatto era una beretta calibro 22 lungo automatica. Sapevamo che in quel periodo Pastori aveva sempre con se’ questa pistola che ci disse di avere comprato da Sommacampagna Romeo, che era anche il ricettatore del Pastori e del Rizzi.

Adr: Pastori Marco lo rividi casualmente il 25 marzo in San Babila. Mi trovavo al bar Borgogna e lo vidi sul marciapiede di fronte. Mi avvicinai a lui perche’ meravigliato del fatto che da latitante si facesse vedere in San Babila (anche se prima ho detto che pure la sera del fatto di Parco Lambro forse ci si era incontrati in San Babila). Mi disse che aveva con se’ la pistola ed io mi meravigliai che non avesse provveduto ad eliminarla, cioe’ a disfarsene. Mi disse che quella infatti era la sua intenzione, ma prima di farlo e, dato che doveva buttarla via (quella era la sua prima pistola), voleva fare ancora qualcosa, nel senso di andare a sparare qualche colpo per intimorire i “compagni”. Io mi lasciai convincere e lo accompagnai. Prima rubammo una macchina davanti il tribunale, una Fiat 128 a gas che trovammo con le chiavi dentro; era nel parcheggio esterno del palazzo di Giustizia e ricordo che nell’ andar via pagammo pure il posteggiatore. Ho gia’ detto che solo cosi’ noi sapevamo rubare le macchine, prendendo cioe’ quelle aperte con le chiavi dentro. Facemmo un giro passando prima vicino alla societa’ umanitaria, dove pero’ non trovammo nessuno. Ci dirigemmo quindi alla facolta’ di Architettura dove ci limitammo a sparare dei colpi ad una certa altezza. Preciso che io guidavo ed il Pastori sparava dal finestrino. Quindi giungemmo fuori della casa dello studente, dove c’ era gente. Quelli che ho indicato sono i luoghi in cui in genere andavamo a far casino con gli avversari politici.
In particolare avevamo un conto aperto con quelli della casa dello studente. Li’ appunto il Pastori sparo’ degli altri colpi, sempre tenendo la mira abbastanza alta, e disgraziatamente uno dei colpi rimbalzando ando’ a ferire una bambina. Scappammo immediatamente, o meglio ripartimmo immediatamente ma la nostra vettura fu bloccata da una mini che ci venne proprio addosso per bloccarci. Scendemmo dalla macchina e ci demmo alla fuga inseguiti dalla folla. Io riuscii a cavarmela mentre il Pastori fu bloccato.

Adr: non so quanti colpi Pastori avesse sparato, certo e’ che al momento della fuga la pistola era ormai scarica tant’ e’ che egli la butto’ via cosi’ fu poi rinvenuta. Il Pastori venne dunque subito catturato ed io seppi il giorno stesso che aveva fatto il mio nome perché la sera telefonai a casa ed appresi che gia’ vi era stata la polizia.

A questo punto essendo le ore 14.40 l’ interrogatorio viene sospeso e rinviato per la prosecuzione a lunedì 11 novembre ore 15.30, in questo luogo.

L.c.s. ­

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