Edgardo Bonazzi – dichiarazioni 15.03.1994

L’ ufficio fa presente al testimone che e’ sentito nell’ ambito di un procedimento concernente l’ attivita’ del gruppo “La Fenice”, a Milano, ed i contenuti di un documento attribuibile a Azzi Nico e riguardante numerose notizie sull’ attivita’ de La Fenice e i suoi rapporti con apparati dello stato. L’ ufficio fa altresi presente che nel corso delle indagini sono stati acquisiti numerosi elementi circa la responsabilita’ del gruppo Veneto dell’ area di Ordine Nuovo in merito agli attentati del 12.12.69 e che di conseguenza e’ interessato a verificare la credibilita’ di talune notizie gia’ acquisite.

Faccio presente innanzitutto che io sono stato detenuto dall’ agosto 1972 sino al 1986 in quanto responsabile con altri militanti del Msi di Parma della morte dell’ operaio di Lotta Continua Lupo Mario, episodio che si inquadra negli scontri fra giovani di opposte tendenze che caratterizzavano quel periodo. Io ero un militante del Msi e come tale non sono mai stato coinvolto in episodi eversivi, ma in seguito, durante la mia lunga detenzione, ho vissuto in carcere con molti esponenti di destra via via arrestati nel corso delle varie indagini e con molti di essi ho avuto rapporti di buona amicizia e confidenza.

Personalmente non ho mai condiviso la strategia delle stragi ne’ collusioni fra elementi di destra ed elementi degli apparati dello stato perche’ ho sempre avuto del fascismo l’ idea del movimento popolare che doveva radicarsi fra la gente per cambiare le cose. Ho partecipato, a partire dal 1978, all’ esperienza della rivista “Quex”, convincendo alcuni responsabili di tale rivista a consentire la partecipazione di Izzo Angelo, persona che ritenevo potesse essere recuperata nonostante il crimine da lui commesso e a cui del resto ero legato da profonda amicizia. Alla luce di questa premessa mi sento in grado di rispondere alle domande che concernono taluni aspetti degli episodi di strage che si riferiscono in sostanza a notizie che io ho appreso durante la mia detenzione. Innanzitutto posso dire che ho conosciuto bene Azzi Nico nel 1974 a Volterra, poi in seguito l’ ho rivisto a Campobasso nel 1975, ancora nel 1978 all’ Asinara, poi nel 1980 a Nuoro e ancora in seguito a Novara dove erano stati concentrati molti detenuti di destra all’ Asinara io ero in cella con Azzi e De Min e in una cella vicina c’ erano Concutelli e Ferro. A Nuoro, oltre ad Azzi c’erano Giannettini e Tuti. Io ero in cella con quest’ ultimo.Ho conosciuto invece Freda solo nel 1975 nel carcere di Brindisi.

azzi

Era in una cella a fianco della mia e lo aiutavo a correggere le bozze delle sue pubblicazioni. Tornando ad Azzi, posso dire che era sicuramente un elemento importante, uomo di fiducia di Rognoni, politicamente molto determinato e sicuramente elemento molto importante nel gruppo La Fenice sul piano operativo. De Min e Marzorati erano elementi di secondo piano che dipendevano da lui. Azzi era abbastanza portato a confidarsi soprattutto perche’ in questo modo voleva recuperare la sua immagine di militante con grossa esperienza e determinato, nonostante la chiamata in correita’ che aveva fatto a Rognoni dopo il fallito attentato sul treno.

Giustificava questo suo ultimo comportamento con il fatto che comunque Rognoni aveva abbandonato al loro destino De Min e Marzorati lasciandoli arrestare. Del suo gruppo Azzi diceva che La Fenice era in contatto con i gruppi veneti di Padova ed altre citta’ e che tutti tali gruppi provenivano dal centro studi ordine nuovo, rientrato nel Msi gia’ dal 1969. Sia il gruppo La Fenice sia i gruppi del veneto facevano quindi riferimento a Rauti e a Signorelli ed era stato Rauti a indicare questa strategia di rientro nel Msi al fine di avere maggiore copertura anche da eventuali iniziative giudiziarie, in quanto vi era il rischio che fossero presto sciolti i gruppi di estrema destra. Azzi diceva che il suo gruppo cioe’ La Fenice era in contatto con i servizi anche se non mi specifico’ quale fosse il tipo di rapporti o perlomeno ora non lo ricordo. Anche Rauti, secondo Azzi, era da molto tempo in rapporto con i servizi, anche da prima del 1969, e proprio per questo era stato in grado di conoscere e prevenire con il rientro nel Msi lo scioglimento del suo gruppo ricreandolo nel Msi stesso.

In ordine all’ attentato al treno, Azzi mi ha sempre detto che non volevano fare una strage in quanto erano gia’ pronte le telefonate per avvertire le forze dell’ ordine. Disse anche che benche’ egli avesse parlato di Rognoni gli inquirenti si erano dovuti fermare allo stesso Rognoni in quanto lo stesso Azzi si era appunto limitato a parlare di Rognoni per le ragioni pocanzi dette. Mi fece capire che Signorelli come elemento sovraordinato a Rognoni era sicuramente informato del progetto anche perche’ si incontrava soprattutto con Rognoni. Azzi mi disse anche che alla fase operativa dell’ attentato al treno Torino – Roma era presente anche un altro militante che era riuscito a rimanere al di fuori dalle indagini.

Certamente il significato dell’ attentato era far ricadere la responsabilita’ dell’ attentato sui gruppi di sinistra. Mi accenno’ ad una cassetta con esplosivo che doveva essere fatta ritrovare a tal fine, ma in merito non sono in grado di ricordare altro. Ricordo invece con maggiore precisione il progetto di cui mi parlo’ Azzi di fare mettere per poi far ritrovare in una villa di proprieta’ di Feltrinelli gli stessi timers che erano stato usati dal gruppo Veneto di Freda per gli attentati del 12.12.69. Ovviamente anche questa era un’ attivita’ di provocazione nei confronti della sinistra perche’ avrebbe creato una pista di sinistra nelle indagini per la strage di piazza Fontana. Questo progetto, come mi disse Azzi, falli’ all’ ultimo momento a causa di una perquisizione o di un altro inconveniente che ne rese impossibile l’ esecuzione.

Questa confidenza di Azzi risale al 1974 o 1975 e cioe’ quando eravamo a Volterra o a Campobasso ed essendo in particolare isolati parlavamo molto.Ricordo che di questo progetto Azzi parlo’ anche con Giannettini a Nuoro. Ricordo che in seguito, nel 1978, parlai di questa confidenza di Azzi ad Izzo Angelo che credo l’ abbia riferita all’ autorita’ giudiziaria. Sempre con riferimento ai timers, posso aggiungere che Concutelli, con cui non subito ma a partire dalla fine del 1980 ho avuto un buon rapporto anche sul piano umano, mi disse che Freda, in carcere a trani alla fine del 1978, gli aveva proposto di farlo passare per il capitano Hamid al fine di sgravarsi della responsabilita’ della detenzione dei timers.

Concutelli aveva rifiutato tale proposta anche perche’ avrebbe screditato la sua figura politica di combattente rivoluzionario a cui teneva molto. Concutelli mi disse che proprio dinanzi a questa proposta si era convinto della colpevolezza del gruppo Freda e aveva allentato i rapporti con Freda stesso che inizialmente erano stati buoni. Tornando ad Azzi e poiche’ mi e’ stato comunicato dallo ufficio che egli, in una certa fase della sua detenzione, si e’ lasciato andare a varie confidenze, posso dire che egli a Volterra, nel 1974, era diventato molto amico di un detenuto politico di sinistra, friulano o veneto, con cui pranzava e faceva la socialita’.

Quando sono arrivato io e il rapporto con la persona di sinistra si e’ allentato. E’ possibile che confidenze fatte da Azzi provenissero da questo detenuto del quale francamente non ricordo il nome. Con Freda Franco sono rimasto detenuto a brindisi per un periodo di circa cinque o sei mesi prima di partire per il processo a mio carico indubbiamente, essendo io anche molto giovane, sono rimasto inizialmente affascinato dalla sua figura che per noi era quella di un uomo colto, teoricamente preparato e per noi vittima del sistema che lo stava perseguitando. Lo aiutavo a battere a macchina e a correggere le bozze dei suoi scritti e lo stesso Freda mi consigliava letture in campo ideologico e culturale.

In seguito e’ rimasto tra noi un saltuario rapporto epistolare e del resto ho da poco gettato o forse ho ancora una sua lettera che egli mi scrisse dopo l’ aggressione che egli subi’ a Novara nel 1982. La stima nei confronti di Freda da parte mia con il tempo e’ diminuita perche’ da’ un lato mi sembrava inconcepibile la sua maschera aristocratica, quel suo disprezzo nei confronti degli altri, e dell’ altro mi ero convinto che egli avesse avuto una qualche parte nell’ organizzazione della strage di piazza Fontana.

Con me Freda non si confido’ molto anche se vi e’ una circostanza che ricordo in questi termini o Freda o Giannettini, quando eravamo detenuti a Nuoro insieme, mi disse, con riferimento al processo in cui erano imputati, che nei giorni della strage era presente a Milano un militante di destra sosia di Valpreda Pietro. Non specificarono altro. Io in seguito, ovviamente, ricollegai tale circostanza con la vicenda del riconoscimento di Valpreda da parte del taxista Rolandi. Sempre in relazione al gruppo veneto, posso dire che assai genericamente ho sentito da Freda o da Giannettini parlando con Azzi di un magistrato veneto amico del gruppo Freda e che poteva aiutarli ma non ho saprei dire altro.

Per quanto concerne Giannettini io lo vidi a Nuoro e con lui ci fu un discreto rapporto legato anche alla volonta’ di alcune persone di destra, fra cui io, di sapere la verita’. In particolare Azzi parlo’ molto con Giannettini chiedendogli molte spiegazioni. Giannettini sosteneva di essere un infiltrato della destra nei servizi e di averlo fatto per aiutarli a combattere l’ estrema sinistra. Diceva di essere da lunghissimo tempo in rapporti con Fachini e che le parziali confessioni di Ventura erano un espediente per guadagnare tempo e ottenere la decorrenza dei termini di carcerazione. Secondo Giannettini la strage aveva di fatto paralizzato un progetto golpista poiche’ una serie di attentati dimostrativi avrebbe spinto verso una risposta d’ ordine, mentre la strage di fatto aveva portato ad una risposta di solidarieta’ e di pacificazione nel paese. Disse infatti che la strage non doveva essere voluta, ma che qualcuno mettendo l’ ordigno in una cassetta metallica aveva aumentato la potenza dell’ ordigno stesso causando un gran numero di vittime. Non si espresse comunque mai sulle materiali responsabilita’ dell’ episodio. Ritengo quindi che sia inesatta la verbalizzazione avvenuta dinanzi al GI di Bologna, in data 28.02.94 a pagina 5. Di Fachini come responsabile materiale della strage, certamente in termini generici, parlarono altri militanti fra cui Izzo, Calore ed Azzi ma certamente non Giannettini.

In questo senso quindi correggo e preciso quanto ho dichiarato dinanzi al GI di Bologna. Prendo atto che nel documento in possesso dell’ ufficio attribuibile a Azzi Nico si accenna al tentativo mio e degli altri responsabili dell’ omicidio avvenuto a Parma di prendere contatti durante la fuga con l’ ambiente di Rauti pino e che tale aiuto fu negato. Effettivamente questo accenno e’ vero in quanto io, Ringozzi, Saporito e Ferrari fuggimmo da parma e dopo una tappa a Perugia ci recammo a Roma. Qui Ferrari prese contatto con l’ ambiente di Rauti recandosi personalmente alla redazione del tempo dove Rauti lavorava. Ci disse pero’ che l’ aiuto era stato negato. Io allora, essendo responsabile della coltellata a lupo mariano, mi costituii a Roma, anche per alleggerire e chiarire la posizione dei miei camerati che non avevano responsabilita’ dirette. Ferrari torno’ in Emilia, mentre Ringozzi e saporito proseguirono per Torre Annunziata, luogo di origine del Saporito. In quella zona furono arrestati in quanto, come mi dissero, furono venduti da camerati che avevano finto di ospitarli e aiutarli.
A domanda dell’ ufficio, sempre con riferimento a quanto contenuto del documento Azzi, questi mi disse che per incontri politici nella area di ordine nuovo egli aveva girato diverse citta’ del Veneto, fra cui anche Padova, anche se non sono in grado di dare ulteriori particolari.

Giancarlo Rognoni

Per quanto concerne la strage di piazza della Loggia a Brescia, posso dire quanto segue. Ebbi confidenze in merito da Azzi Nico, nelle circostanze di comune detenzione cui ho gia’ accennato, nonche’ da Zani Fabrizio quando fummo detenuti insieme a Rebibbia nel 1984 -1985. Soprattutto in questa seconda fase si parlava molto fra camerati della responsabilita’ nelle stragi. Sia Azzi sia Zani indicavano in Ferri il responsabile della strage di Brescia. Preciso che mentre le affermazioni di Zani in qualche momento potevano essere dettate da motivi di astio personale, cosi’ non e’ mai stato per Azzi che affrontava sempre con molta obiettività simili argomenti, come io stesso, nella mia lunga conoscenza con lui, ho avuto occasione di constatare. Tale indicazione non fu comunque mai accompagnata da altri particolari. Il discorso con queste due persone da parte mia nacque probabilmente da una sorta di mia richiesta di conferma delle indicazioni che mi erano gia’ venute da Izzo o Calore. In modo assai sfumato, da altri discorsi con Azzi, si fece cenno ad una possibile ispirazione di tale episodio da parte di Rognoni quando era latitante in Spagna.