Riscontri su Clara Tonoli – dichiarazioni Giovanni Arcai

Il Dr. Giovanni ARCAI, già giudice istruttore nell’ambito del processo che aveva visto come imputati Carlo FUMAGALLI e gli altri esponenti del M.A.R., veniva sentito in particolare con riferimento al significato di un documento, dal medesimo fornito alla P.G. nella primavera del 1994, contenente tutta una serie di sintetiche affermazioni che la TONOLI aveva fatto davanti a lui e agli Avvocati SECHI e PINNA, il 29.10.1977, presso lo studio legale di questi ultimi, nell’ambito di una sorta di atipica escussione testimoniale extraprocessuale, concernente i rapporti tra MAIFREDI e DELFINO, con particolare riferimento alle vicende strettamente connesse con la strage di Brescia.

Il Dr. ARCAI confermava l’episodio e in particolare che gli appunti riproducevano effettivamente, sia pure in modo sintetico, quanto dichiarato dalla donna; forniva delucidazioni su ciascuno dei 52 punti nei quali il documento si articolava. Il predetto, pur evidenziando che la TONOLI si presentava animata da “ sentimenti di rancore nei confronti non tanto di Gianni MAIFREDI, quanto del Cap. DELFINO, assumendo che il marito era stato rovinato da quest’ultimo”, ha riferito, in sostanza, che in presenza sua e dei legali, la donna, rilasciò a carico dei due predetti, delle dichiarazioni molto decise nel senso di un loro coinvolgimento nella strage di Brescia; dichiarazioni che, così come descritte dal Dr. ARCAI, risulterebbero molto più “pesanti” di quelle di cui alle deposizioni testimoniali della TONOLI, e addirittura di quelle enucleabili dagli appunti di cui al documento consegnato dal primo.

In particolare il Dr. ARCAI ha chiarito che la medesima “prospettava accuse gravissime nei confronti del suo convivente Gianni MAIFREDI, come, a suo dire, autore della strage di Brescia” (verb. 19.5.97) ;che “lei peraltro era ben certa che la bomba fosse stata approntata da MAIFREDI in casa, con esplosivo da lui detenuto…..” (verb 21.5.97) ; che “ il senso complessivo del discorso della donna era che il MAIFREDI e il DELFINO erano responsabili della strage di Brescia” (verb. 2.6.97).

L’avvocato PINNA, al quale è stato sottoposto il documento nel corso dell’escussione del 5.7.99, nel confermare in sostanza la genesi dello stesso fornita dal Dr. ARCAI, ha precisato:
“ Il documento dattiloscritto, dopo la sua redazione da parte del dott. ARCAI, mi venne sottoposto; io lo lessi e ricordo ancora che nella sua sintesi rappresentava effettivamente quello che aveva riferito la donna”

Ha quindi aggiunto:
“ Torno tuttavia a ribadire che quel documento all’epoca mi venne sottoposto nella sua integralità e, se avessi notato qualche discordanza tra quanto riferito dalla donna e quanto sintetizzato nei numerosi punti dal dott. ARCAI, certamente lo avrei fatto correggere”.

francesco delfino

I punti più qualificanti del documento
Si è detto che trattasi di un documento articolato in 52 punti, i cui “protagonisti” sono contraddistinti da una sigla corrispondente alla prima lettera del loro cognome, il cui significato è stato esplicitato dal Dr. ARCAI nel corso dell’escussione, anche se, pur senza detta chiave di lettura, l’identificazione sarebbe stata comunque agevole. Si tratta di affermazioni che hanno una certa valenza, in quanto risalgono al 29.10.1977. Tra i punti più qualificanti ricordiamo i seguenti:

-Al punto 1 si ribadisce che la conoscenza tra DELFINO e MAIFREDI risale ad un anno e mezzo prima rispetto al dicembre 1973.

-Al punto 2 si riafferma il ruolo di istruttore di armi e di tiro che il MAIFREDI aveva svolto nei confronti di quel gruppo di giovani, aggregatisi al MAR, alcuni dei quali arrestati.

-Al punto 7 si afferma che l’esplosivo sequestrato a SPEDINI e BORROMEO era stato fatto trovare da MAIFREDI.

-Al punto 8 si afferma che MAIFREDI conosceva ESPOSTI, circostanza fondamentale, alla luce delle dichiarazioni dei testi che ricollegano ESPOSTI a DELFINO e delle dichiarazioni di PITARRESI che ricollega ESPOSTI ad un attentato che avrebbe dovuto essere realizzato a Brescia.

-Al punto 15) si afferma la conoscenza tra MAIFREDI e Silvio FERRARI, della cause della cui morte sarebbe stato al corrente.

-Dai punti 17, 18, 19, 25, 26, 31,47 si ricava una sorta di ricostruzione della strage di Piazza della Loggia e dei rapporti che con detto fatto delittuoso avrebbero avuto MAIFREDI e DELFINO:
MAIFREDI si sarebbe allontanato il giorno del fatto raccomandando che nessuno uscisse di casa: ciò richiama l’idea di un MAIFREDI già preventivamente a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Pochi minuti dopo l’esplosione sarebbero intervenuti i Carabinieri che avrebbero portato al sicuro i bambini, mentre MAIFREDI e la TONOLI si sarebbero rifugiati nel cabinato di cui disponevano, ormeggiato sul lago. MAIFREDI avrebbe commentato che la bomba aveva avuti effetti inattesi. La stessa sarebbe stata ordinata da alcuni industriali bresciani che erano soliti riunirsi una volta alla settimana . L’attentato sarebbe stato ordinato quale azione dimostrativa in funzione antisindacale. Le morti, tuttavia, non sarebbero state volute e tutto sarebbe dipeso da un errore tecnico. Gli industriali avrebbero stanziato 40 milioni a favore di BUZZI, perché tacesse, inquinasse e a garanzia della sua difesa. BUZZI, comunque, non sarebbe stato colpevole ed altri sarebbero stati gli autori materiali.

La TONOLI ha parlato di industriali (22.6.94), ma pur attribuendo loro attività antisindacale, in relazione alla quale partecipavano ad alcune “tavole rotonde”, non ha confermato che fossero loro alla base dello stesso attentato di Brescia. Anzi, ha escluso che ci sia stato uno stanziamento da parte di detti industriali a favore di BUZZI, come emerge al punto 31.

A.D.R.: Il MAIFREDI svolgeva in sostanza anche funzioni di guardaspalle del PASOTTI ed era il suo confidente; ricordo che mi diceva di controllare addirittura l’amante del predetto industriale. Proprio per tale motivo il MAIFREDI era molto conosciuto dagli industriali. In tal modo aveva appreso di una sorta di tavole rotonde che si svolgevano, ricordo anche al “Residence Europa” di Brescia, durante le quali i predetti discutevano e si organizzavano con riferimento alla sistemazione di persone, che venivano prevalentemente dalla Calabria, che avevano bisogno di lavorare, e che pertanto venivano assunte nelle fabbriche per contrapporsi a coloro che organizzavano gli scioperi. Non ho una cognizione precisa di quali, in concreto, fossero i compiti dei soggetti calabresi: anzi, il MAIFREDI mi diceva che costoro dovevano fare i crumiri quando gli altri scioperavano e dovevano effettuare una sorta di repressione, penso utilizzando anche la forza. Nel corso delle suddette riunioni alle quali partecipava lo stesso MAIFREDI, gli industriali discutevano appunto sull’organizzazione del fenomeno appena descritto.
Voglio spiegarmi meglio: attorno al settembre-ottobre 1974, cioè dopo che MAIFREDI si era già allontanato in Liguria, ho vissuto due o tre mesi al “Residence Europa”, ed ho notato alcune cene di industriali (li conoscevo ormai quasi tutti), che mi hanno riportato a quanto mi aveva rivelato MAIFREDI stesso; ho pensato, cioè, che si trattasse di riunioni del genere di quelle che MAIFREDI mi aveva descritto. In realtà quest’ultimo non mi ha mai riferito dove in concreto si riunissero gli industriali per il fine appena descritto. Tra gli industriali che il MAIFREDI mi indicava ricordo, tra gli altri, PASOTTI, LUCCHINI, STEFANA e PIETRA.

 

Memoria pm strage di piazza della Loggia

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