L’attentato e il volantino di Ordine Nero – Gruppi Anno Zero

I gravi accadimenti e la crescente provocazione dei neofascisti avevano, nel frattempo, determinato la mobilitazione delle Forze democratiche, inducendo le Segreterie delle Confederazioni C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. di Brescia à prendere posizione e a proclamare, nel corso di una riunione del 22 maggio, uno sciopero generale provinciale di 4 ore “per protestare contro gli attentati di chiara marca fascista e le continue Provocazioni che tentano di capovolgere le istituzioni democratiche'” del paese”.

L’iniziativa informava un comunicato – veniva a porsi, più precisamente, “nel quadro dell’impegno di tutte le forze democratiche bresciane volte a sottolineare la volontà delle popolazioni di rifiutare con forza il clima di tensione voluto dalla destra eversiva e di sollecitare il pronto e rigoroso intervento delle autorità a salvaguardia delle libertà costituzionali “.Lo sciopero veniva stabilito per la mattina del successivo 28 maggio e ciò in sintonia con la decisione del (Comitato Permanente Antifascista di Brescia di indire, per le ore 10 dello stesso giorno, una manifestazione unitaria antifascista da tenersi in Piazza della Loggia e prevedente discorsi ad opera di sindacalisti ed esponenti delle forze politiche bresciane. La notizia della manifestazione veniva diffusa, con ampio risalto, dai quotidiani locali il giorno 23 maggio con l’invito del Comitato alla cittadinanza ad intervenire “allo scopo di dimostrare la decisa volontà di Brescia antifascista di rispondere con fermezza alle provocazioni fasciste ”

La mattina del 28 maggio, poco dopo l’inizio della manifestazione, precisamente verso le ore 10,12, mentre era in corso l’orazione del sindacalista Franco Castrezzati, una violenta deflagrazione, causata da un potente ordigno esplosivo occultato in un cestino metallico porta rifiuti posto a ridosso di una colonna dei portici di via X Giornate, troncava il comizio, seminando la morte ed il terrore tra i partecipanti. L’ordigno, creando un vuoto nella folla accalcata sotto i portici al riparo della pioggia, faceva scempio della siepe umana, causando la morte di sei persone ed il ferimento di altri 102 manifestanti, due dei quali (Pinto Luigi e Zambarda Vittorio) venivano, peraltro, a morte di lì a pochi giorni.

brescia strage

Alle ore 11.45 ultimata da poco l’opera di soccorso delle vittime e la sommaria raccolta dei più grossi frammenti delle cose sparse al suolo, l’allora V. Questore Dr. Diamare Agnello, preposto alla direzione del servizio di ordine pubblico, impartiva ai Vigili del Fuoco l’ordine di procedere allo sgombero dei detriti e al lavaggio della piazza, causando forse la dispersione di preziosi reperti e suscitando, comunque, inquietanti interrogativi sulla fretta dell’operazione.
La mattina stessa della strage, pressoché in concomitanza con il suo verificarsi, il Questore e il Procuratore Generale di Brescia, le direzioni dei due quotidiani locali, e due privati cittadini ricevevano un messaggio anonimo intestato “Ordine Nero – Gruppo Anno Zero – Sezione Brixien Grau” risultante datato  27.5.1974 e riportante timbro d’impostazione dello stesso giorno.
Il comunicato, esordendo con il proposito di “portare armi e morte nella propria terra” e “muovendo accuse alla teppaglia comunista” e alla “polizia e alla magistratura rossa” nonché ai due cittadini, indicati come corruttori della gioventù e colpevoli di sodomia e di uso e smercio di droga, decretava, a “tutela” della “Italia, fascista e corporativa, l’Italia dei Cesari e dell’ultimo dei Cesari “, gravi azioni di rappresaglia e, precisamente, la morte di costoro e la distruzione di taluni ritrovi, tra cui il Blue note. Il comunicato, riproponendo la tesi dell’assassinio del Ferrari ad opera degli avversari politici, concludeva con la farneticante affermazione “questa è la risposta per la morte del camerata Ferrari, vittima inconsapevole delle trame rosse, sotto le vesti camuffate”.

Sentenza ordinanza Strage di Brescia 1977 pag 39-42

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