L’attentato di piazza della Loggia – sentenza appello strage di Brescia 1982

28 maggio 1974. La manifestazione antifascista in Piazza della Loggia ha inizio alle ore 10.00 precise. Dopo poche parole del presentatore ufficiale sale sul palco degli oratori, allestito nella parte ovest della piazza, il sindacalista Franco Castrezzati. Secondo il programma era prevista l’affluenza di quattro cortei provenienti rispettivamente da Piazza Cesare Battisti, Piazza Garibaldi, Piazza della Repubblica  e Piazza Arnaldo. Quando Castrezzati prende la parola sono appena arrivati i cortei provenienti da Piazza Battisti e da Piazza della Repubblica; quello di piazza Garibaldi, formato da oltre 5000 persone, sopraggiungerà a discorso già iniziato. La folla presente è valutabile in 2000 persone. Il tempo non è clemente. La fitta pioggia disturba la manifestazione e induce un numero elevato di partecipanti a riparare sotto i portici che delimitano il lato est della piazza. Per far posto alla gente i carabinieri e le guardie di pubblica sicurezza in divisa, che abitualmente stazionano sotto l’arcata centrale dei portici (…) si ritirano più a nord. In conformità all’ordinanza emanata dal questore tre giorni prima, il funzionario incaricato di dirigere il servizio di ordine pubblico raggiunge la piazza alle ore 8.30 e prende contatto col tenente dei carabinieri e col maresciallo di pubblica sicurezza già presenti con gli uomini da essi rispettivamente comandati. Non essendo stata segnalata una situazione particolare di pericolo e di allarme la ispezione dei luoghi considerata misura eccezionale, non è compresa tra gli adempimenti previsti. Il funzionario provvede tuttavia personalmente ad ispezionare il palco destinato agli oratori come avviene sempre per ragioni di evidente cautela. Nessuno si è dato pensiero di controllare le cassette metalliche portarifiuti distribuite nella piazza e sotto i portici; i netturbini peraltro avevano provveduto al loro svuotamento tra le 6.45 e le 7.00.
Il sindacalista Castrezzati sta parlando da circa dieci minuti. Nella parte iniziale del suo intervento collega il MSI alle organizzazioni eversive di estrazione nera e deplora che l’on. Almirante, del quale ricorda la adesione alla Repubblica di Salò e la attività di fedele servitore al governo fantoccio asservito ai nazisti, possa apparire e far sentire la propria voce sugli schermi della televisione nazionale. Sono le dieci e dodici. L’oratore sta iniziando un nuovo capoverso “ A Milano…” ed in questo momento si avverte una specie di boato. Nel lato est della piazza, dove ci sono i portici, molte persone sono scaraventate per terra come succedeva al tempo della guerra durante i bombardamenti aerei ma sono le più fortunate; le altre sono uccise o ferite. Una bomba è scoppiata in una delle cassette metalliche portarifiuti addossate alle colonne del porticato provocando gli effetti devastanti che non è difficile immaginare. La colonna è prossima a quella arcata centrale dalla quale si è detto che la Forza Pubblica si era ritirata per far posto ai manifestanti. Lo spettacolo è terrificante. Il sangue è dappertutto. I morti sono atrocemente sfigurati e mutilati. I lamenti dei feriti si intrecciano con le urla di coloro che, rimasti illesi, danno sfogo alla paura, alla collera, alla stessa gioiosa sensazione di essere salvi. Molti piangono, molti sono impietriti. Chi può descrivere la varietà di atteggiamenti e di reazioni che l’angoscia è capace di suscitare? La confusione e lo smarrimento sono al massimo, voci incontrollate contribuiscono ad accrescere il panico: tra queste la voce che altre  bombe scoppieranno da un momento all’altro.

Non tutti per fortuna hanno perduto la testa. Si cerca di stabilire un minimo di ordine, di provvedere alle necessità più immediate, di organizzare i soccorsi. Gli automezzi della Croce Bianca, dei Vigili del Fuoco, della Polizia, dei carabinieri si susseguono senza tregua e l’ululato delle sirene contribuisce a rendere più allucinante la scena, a serrare gli animi in una  morsa più dolorosa. L’eccidio ha causato otto morti e più di cento feriti. Ricordiamo i nomi della vittime:
Giulia Danzi Bazoli
Livia Bottardi
Clementina Calzari Trebeschi
Alberto Trebeschi
Euplo Natali
Bartolomeo Talenti
Luigi Pinto
Vittorio Zambarda

Il decesso e stato istantaneo per i primi sei. Pinto è morto il 10 giugno, Zambarda il 16 giugno, in conseguenza delle lesioni riportate.
Brescia è una città ferita e umiliata e con essa l’intera nazione è partecipe della tragedia.

 

Sentenza di appello strage di Brescia 1982 pag 64-67