Dichiarazioni di Clara Tonoli sul coinvolgimento di Maifredi e Delfino – 3

Nel verbale 2.7.94 , subito dopo aver riferito degli effetti della bomba più devastanti di quelli previsti, la TONOLI ha aggiunto:

“Mi spiegò anche che in quel periodo si erano rotti determinati equilibri nell’ambito della “organizzazione” (lui però non usò questo termine). Io cercai di ottenere maggiori chiarimenti anche perchè ai miei occhi simili affermazioni dimostravano un qualche coinvolgimento del MAIFREDI nei fatti relativi alla strage, ma non ottenni spiegazioni. Nel giorni antecedenti la strage avevo sentito più volte il MAIFREDI lamentarsi del fatto che la manifestazione in P.zza Loggia era stata autorizzata. Si trattava infatti di una manifestazione organizzata dai sindacati contro i fascisti.
A.D.R.: Anche in occasione dei commenti sulla strage il MAIFREDI ha tirato in ballo il nome del Cap. DELFINO. In quel periodo, del resto, era sua abitudine farsi in qualche scudo ai miei occhi con il nome del Cap. DELFINO. Non c’era attività del MAIFREDI che non venisse dallo stesso riferita al Capitano. Da come lui parlava sembrava che lui ed il Capitano fossero i salvatori della patria“.

Ma, considerato che MAIFREDI, secondo la TONOLI riferiva ogni sua attività a DELFINO, e lo ha tirato in ballo quando ha parlato della strage, che cosa dobbiamo concludere se ha autorizzato qualcosa che non doveva autorizzare? E che cosa non doveva autorizzare? La TONOLI parla della manifestazione di Piazza della Loggia, ma è chiaro che non è il comandante del Nucleo investigativo ad autorizzare le manifestazioni. Però, se avesse avuto anche la minima conoscenza dell’esistenza di qualche rischio, avrebbe potuto rivolgersi alle autorità e bloccarla. E’ evidente, però, che alla luce di quanto MAIFREDI si è lamentato con la TONOLI all’indirizzo di DELFINO, il comportamento di quest’ultimo richiama il suo rimanere inerte, e cioè proprio quello che gli viene contestato. DELFINO sapeva, ma non è intervenuto. Doveva intervenire su qualche cosa che era stato autorizzato, ma non lo ha fatto. In ogni caso, ciò che ne emerge è che, il rapporto tra DELFINO e MAIFREDI, come descritto dalla TONOLI, implica un tale collegamento in quel periodo che, se si riscontrano elementi a carico di MIAFREDI in ordine alla strage di Brescia, gli stessi sono riferibili anche all’ufficiale.

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LA TONOLI nello stesso verbale ha fornito anche dichiarazioni su quello che sembrava essere il ruolo di DELFINO con riferimento all’organizzazione di TARTAGLIA e del MAR: e così l’ufficiale traspare come un colluso, un finanziatore, uno che tollera, ma non interviene. E questo è proprio il ruolo del carabiniere che consente all’esplosivo di transitare e che poi, all’improvviso, inaspettatamente tradisce, così come traspare dall’appunto ROMAGNOLI. Dalle dichiarazioni della TONOLI si arguisce che DELFINO finanziava il gruppo direttamente, e non per
interposta persona. Se poi DELFINO è colui che consente a MAIFREDI di recuperare l’esplosivo, ecco che ciò collima perfettamente con quanto dichiara BONAZZI, circa il fatto che il predetto sovraintendesse ai trasporti di esplosivo.

In effetti io ho sempre pensato che la ricostruzione dei fatti secondo quelle che sono state le risultanze del processo relativo al M.A.R., non corrisponda alla realtà, e che DELFINO abbia soltanto finto di infiltrare il MAIFREDI nei ranghi di tale movimento: in sostanza io penso che il Generale abbia svolta una sorta di doppio gioco, in realtà aderendo a quelli che erano i fini ultimi della suddetta organizzazione che soltanto in apparenza combatteva. A tali conclusioni sono giunta valutando gli elementi che erano a mia conoscenza: in effetti il DELFINO, ad esempio, era a conoscenza già da tempo della presenza in Rovereto dell’esplosivo che poi è stato sequestrato il 9 marzo, come ho potuto desumere dal contenuto di quel fogliettino che riproduceva dettagliatamente quel bunker dove poi ho saputo essere custodito l’esplosivo stesso, nonché dai discorsi che i “ragazzi” hanno cominciato a fare con riferimento a quell’esplosivo, ben prima del 9 marzo. Inoltre DELFINO tollerava la presenza delle armi in casa mia ed era al corrente della circostanza che i “ragazzi” si andassero ad esercitare armati: fu il MAIFREDI a riferirmi che DELFINO era perfettamente a conoscenza di detta circostanza, come pure era a conoscenza della disponibilità di armi personali da parte degli stessi; aveva fornito loro del denaro, foraggiando i medesimi (mi riferisco a quei due milioni che il MAIFREDI mi aveva detto di aver ricevuto dal DELFINO con l’incarico di consegnarli ai “ragazzi”). Per concludere, io avevo la visione di un DELFINO che era a conoscenza di ogni particolarità dell’organizzazione, e ciò nonostante non interveniva e tollerava che la stessa svolgesse i suoi programmi. Queste cose ho cercato di dirle di fronte alla Corte d’Assise, nel processo del M.A.R., ma sono stata subito bloccata energicamente dal Dott. TROVATO, che ha detto che io stavo dicendo delle sciocchezze“.

Memoria pm strage di piazza della Loggia

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