La responsabilità di A.N. negli attentati del 21-22 ottobre 1972 ai treni diretti a Reggio Calabria – 2

Vincenzo Vinciguerra quindi limitando come già in altri casi la rivelazione del suo patrimonio di conoscenze, non ha voluto indicare il nome del terzo militante con cui aveva parlato della questione dei timers, ma tale colloquio si era certamente svolto in un contesto di piena affidabilità reciproca in quanto entrambi gli interlocutori erano in quel momento esponenti di alto livello dell’organizzazione. Dal racconto di Vinciguerra si trae la conclusione che Avanguardia Nazionale era coinvolta in entrambi i gruppi di attentati: corresponsabile insieme a Ordine Nuovo di quelli del 12 dicembre 1969 (ad A.N. era stata probabilmente affidata l’esecuzione dei due attentati all’Altare della patria), diretta responsabile della serie di attentati del 21/21 ottobre 1972 che d’altronde erano avvenuti per buona parte in Calabria, storico punto di forza dell’organizzazione.

Ovviamente nel corso dell’istruttoria sono stati cercati tutti i possibili riscontri obbiettivi e testimoniali al racconto di Vinciguerra Vincenzo. Apparentemente l’esame dei rapporti giudiziari e dei rilievi tecnici relativi agli episodi del 21/22 ottobre 1972, non ha consentito alcun riscontro delle confidenze di Stefano Delle Chiaie, almeno sul piano della verità intrinseca della stessa in quanto ben difficilmente l’attendibilità dello spontaneo racconto di Vinciguerra può essere messo in discussione. Infatti, secondo i rapporti giudiziari i due attentati avvenuti in Lazio, nei pressi di Velletri e nei pressi di Latina, sarebbero stati commessi utilizzando un sistema di innesto elettrico costituito non da un timer ma da una pila collegata ad una sveglia. In entrambi i casi, infatti, erano state rinvenute sui binari pile marca Sole e una sveglia di marca Ruhla in occasione dell’attentato di Velletri e di marca Vityaz in occasione dell’attentato di Latina.
Gli attentati di Monasterace, di Palmi e quello fallito sul tratto di binario fra Eranova e Gioia Tauro erano poi stati certamente commessi utilizzando per l’innesco micce inserite in detonatori (cfr. nota Digos Milano, 19.3.1992, vol.5, fasc.3, ff. 23 e ss.).

Solo in relazione all’attentato avvenuto nel tratto di binario fra San Pietro Maida e Lamezia Terme, gli atti di polizia ancora disponibili presso la locale Questura non avevano consentito di acquisire alcuna notizia sulle modalità di innesco dell’ordigno (nota Digos Milano cit., f.24). Gli ulteriori approfondimenti disposti da questo Ufficio hanno tuttavia evidenziato due circostanze alquanto singolari. Infatti, con riferimento all’ultimo attentato citato e cioè quello avvenuto tra le stazioni di San Pietro Maida e Lamezia Terme, non risultando dai pochi atti di polizia ancora disponibili (più che altro telegrammi e comunicazioni interne) alcuna notizia sulla composizione dell’ordigno, si è ritenuto opportuno procedere all’acquisizione del fascicolo processuale presso il Tribunale di Lamezia Terme, fascicolo che certamente doveva contenere i verbali di sequestro di quanto repertato, i rilievi tecnici operati dalla polizia e forse una perizia.

Erano del resto già stati acquisiti senza difficoltà presso gli archivi dei Tribunale di Latina e di Velletri i fascicoli relativi ai due attentati avvenuti in Lazio (cfr. vol. 25, fasc. 1 e 2). La ricerca del fascicolo relativo all’episodio di Lamezia Terme si presentava del resto assai facile in quanto, essendo stati all’epoca indiziati per tale episodio due militanti di Avanguardia Nazionale (Natale MUNAO’ e Emilio GAY), il fascicolo era registrato come fascicolo con imputati noti e quindi, a differenza dei procedimenti a carico di ignoti, destinato ad essere archiviato e conservato senza limiti di tempo. Tuttavia, la Cancelleria del Tribunale di Lamezia Terme, dopo aver svolto su richiesta di questo Ufficio accurate ricerche, comunicava che il fascicolo processuale n. 62/73 G.I., definito con sentenza di proscioglimento nei confronti dei due indiziati in data 15.7.1974 ed archiviato il successivo 5.8.1974, non era stato rinvenuto al suo posto nell’archivio e, in assenza di qualsiasi altra annotazione, risultava quindi irrintracciabile (cfr. nota Tribunale di Lamezia Terme, 30.5.1992, vol.25, fasc.3, f.2).

Il fascicolo processuale relativo all’attentato di Lamezia Terme è quindi misteriosamente scomparso. Presso la Polfer di Lamezia Terme, grazie alle ricerche effettuate dalla Digos di Catanzaro, era stato invece possibile acquisire la relazione di tale Ufficio n.1220 del 22.10.1972 contenente, fra l’altro, gli esiti degli accertamenti svolti da un artificiere della Polizia nell’immediatezza del fatto (cfr. nota di trasmissione della Digos di Milano 23.4.1992, vol.25, fasc.3, f.4).

Da tale relazione risulta che sul luogo dell’attentato, che aveva causato gravi danni ai binari, non era stato rinvenuto alcun frammento di miccia né alcun altro reperto utile ad accertare le modalità di innesco dell’ordigno (vol.25, fasc.3, f.6). In conclusione con riferimento a tale attentato tutte le ipotesi in merito alle modalità di innesco del congegno restano aperte e non verificabili ed è anzi improbabile che sia stata utilizzata una miccia posto che in casi del genere qualche frammento della miccia stessa viene normalmente recuperato e repertato. E’ quindi possibile che per tale attentato sia stato utilizzato un timer i cui frammenti si confondono facilmente dopo l’esplosione, con schegge e altri materiali metallici. Tale circostanza rende più inquietante la sparizione del fascicolo processuale ed è lecito ipotizzare che quel fascicolo dovesse essere sottratto perchè qualche fotografia o la traccia nel verbale di sequestro di qualche minuscolo reperto poteva contenere l’indizio rivelatore di una verità che un militante esperto come Stefano Delle Chiaie, anche secondo le parole dei suoi camerati, avrebbe dovuto tenere assolutamente segreto: ad esempio l’utilizzo, quella notte, di un timer.

Inoltre, dopo l’acquisizione dei fascicoli processuali relativi agli attentati avvenuti nei pressi di Latina e nei pressi di Velletri, contenenti i verbali di sequestro di quanto repertato intorno ai binari danneggiati e i rilievi fotografici, si decideva di effettuare un più scrupoloso approfondimento grazie all’esame di tale materiale documentale, del confezionamento e delle modalità di innesco dei due ordigni.

Infatti, come già accennato, alla luce dei rapporti giudiziari, la descrizione di quanto repertato contrastava con la confidenza fatta da Stefano Delle Chiaie a Vincenzo Vinciguerra in quanto in entrambi i casi risultavano rinvenute sul posto una pila elettrica e parti di una pila e di una sveglia (nonchè, in relazione all’attentato avvenuto vicino a Velletri, spezzoni di miccia detonante) e cioè componenti per un innesco non compatibili con l’utilizzo di un timer.

Veniva quindi effettuata dal dr. Alessandro Massari, del Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale della Polizia Criminale, una consulenza tecnica e all’esperto veniva consegnata tutta la documentazione presente nei due fascicoli processuali. Gli esiti della consulenza, depositati in data 11.1.1993 (cfr. vol.25, fasc.3. ff.13 e ss.), sono quantomeno sorprendenti:

1° episodio (attentato sulla tratta Colleferro/Valmontone avvenuto alle ore 23.52 del 21.10.1972; cfr. vol.25, fasc.2) … Sul sito dell’attentato, a seguito di vari sopralluoghi, venne repertato il seguente materiale:

– uno spezzone di miccia della lunghezza di cm.51;

– due spezzoni di miccia della lunghezza rispettivamente di cm.220 e di cm.44;

– una batteria marca “SOLE” da 4,5 volt, collegata a due spezzoni di reofori di cui uno bleu, lungo cm.42, e l’altro rosso, lungo cm.17;

– un quadrante di sveglia;

– un residuo di sveglia.

I tre spezzoni di miccia, tutti in ottimo stato di conservazione, analizzati, risultarono provenire da una miccia detonante alla pentrite (PETN) contenente gr.9 di esplosivo per metro lineare e conseguentemente una velocità di detonazione pari a circa 6000 metri al secondo.

Questo manufatto, come indicato anche dal nome, contiene un esplosivo (PETN e a volte T4) detonante che genera una esplosione con una velocità di propagazione dell’ordine di 2-10 chilometri per secondo……

Per ottenere una detonazione, è necessario utilizzare un innesco detonante (detonatore) che a causa della sua ridotta quantità e potenza deve essere coadiuvato da un elemento intermedio (miccia detonante) in modo da avere la certezza del coinvolgimento nella detonazione dell’intera carica. Inoltre, quando il sistema da attivare è costituito da più cariche, esse vengono collegate fra loro per mezzo di una miccia detonante in modo da provocare con un solo punto di attivazione l’esplosione simultanea di tutte le cariche. Nel caso in esame sembra strano che siano stati repertati tre spezzoni di miccia detonante integri ed in buono stato di conservazione. Infatti, per quanto sopra esposto, è praticamente impossibile, essendosi verificata l’esplosione, che la miccia detonante non sia stata coinvolta e che quindi sia stata repertata integra.

L’unica spiegazione possibile consiste nel fatto che i tre spezzoni di miccia non facevano parte della carica esplosa, e, se essi erano presenti all’atto dell’esplosione, dovevano trovarsi ad una distanza di sicurezza dall’esplosivo valutabile, sulla base della potenza dell’ordigno desumibile dai danni riportati dal binario, in qualche decina di metri. Inoltre, anche le altre parti repertate, facenti parte di un eventuale sistema di temporizzazione, presentano danni molto limitati per essere stati coinvolti nell’esplosione. Considerando in modo particolare l’esigenza che il sistema a tempo, necessario per attivare il detonatore, deve essere collocato il più vicino possibile all’esplosivo, le parti della sveglia e la batteria non presentano nè annerimenti nè deformazioni tipiche di oggetti sottoposti all’azione violenta di elevate temperature, ma solo danni conseguenti ad urti.

Infine, sembra impossibile che sia stata repertata la batteria con i reofori collegati ancora integri, dal momento che questi ultimi, essendo collegati al detonatore, subiscono per primi l’onda esplosiva. In questo caso, essi non solo non presentano nessuna traccia dell’esplosivo, ma sembrano avere le guaine di rivestimento plastico praticamente integre.

2° episodio (attentato sulla tratta Campoleone/Cisterna di Latina avvenuto alle ore 22.05 circa del 21.10.1972 (cfr. vol.25, fasc.1) ……

L’esplosione causava un avvallamento nella massicciata, l’asportazione di una traversa di legno della linea ferroviaria e, su entrambi i binari, di un tratto degli stessi per una lunghezza di circa cm.30-35 ognuno.
Sul luogo dell’esplosione vennero rinvenuti i seguenti reperti:

– un quadrante bianco di una sveglia “VITA 2-4 RUBIS MADE IN URSS” sul quale, in corrispondenza del n.3, era sistemata una vite di ferro. Su questa, fissata con nastro adesivo, era collegato un filo elettrico con guaina in plastica di colore rosso lungo cm.37, a sua volta collegato ad una delle due linguette metalliche di una batteria “SOLE – Diana” da 4,5 volt;

– cerchietto di plastica;

– vite a punta tronca lunga circa cm.1;

– corpo della sveglia.

Tutto il materiale si presentava in condizioni abbastanza buone e recava solo tracce di un forte colpo. Particolarmente interessante è il fatto che, come chiaramente si evince dalla foto n.8 del verbale dei rilievi tecnici della Questura di Latina, il quadrante della sveglia e la batteria risultano ancora collegati.

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