La dinamica dell’omicidio Pecorelli – prima parte

La sera del 20.3.1979 nella sua auto, parcheggiata in via Orazio alcuni colpi di pistola tolgono la vita al giornalista Carmine Pecorelli. Gli elementi probatori acquisiti al dibattimento per la ricostruzione dell’evento sono:

  • la sera del 20.03.1979 intorno alle ore 20.30/20.35 Carmine Pecorelli, Franca Mangiavacca e Paolo Patrizi lasciavano la redazione di OP sita in via Tacito 50.
  • Paolo Patrizi e Carmine Pecorelli accompagnavano Franca Mangiavacca al posto ove era parcheggiata l’auto di questa ultima. In particolare i tre si erano diretti verso la macchina della Mangiavacca, parcheggiata sulla sinistra uscendo dalla redazione di OP all’angolo tra via Tacito e via Ennio Quirino, ove si erano salutati;
  • Di lì Paolo Patrizi si recava in via Cicerone per prendere l’autobus, ma poiché non aveva moneta tornava indietro e si recava nel bar sito nelle adiacenze della redazione di OP per rifornirsi di moneta spicciola, mentre Carmine Pecorelli, attraversava via Tacito per andare alla sua macchina che era posteggiata in via Orazio, strada parallela a via Tacito.
  • Franca Mangiavacca, dopo essere salita in macchina, in retromarcia si era immessa in via Tacito, l’aveva percorsa obbligatoriamente per svoltare poi a sinistra in via Plinio, e quando aveva attraversato l’incrocio di via Plinio con via Orazio, ove era parcheggiata la macchina di Pecorelli aveva visto vicino allo sportello anteriore, quello della guida, una figura con un impermeabile chiaro (circostanza riferita solo nel 1984) e la macchina con le ruote posteriori sul marciapiede.
  • Avendo però superato l’incrocio, aveva frenato e a retromarcia era tornata sull’incrocio, ma non aveva più visto la persona con l’impermeabile bianco ma aveva visto, in quel momento all’incrocio opposto a quello ove si trovava una figura vestita di scuro(circostanza riferita, anche questa tardivamente).
  • Franca Mangiavacca si era diretta verso la macchina di Carmine Pecorelli; era scesa dalla macchina e lo aveva visto sanguinante, ma non ricordava esattamente la posizione del corpo. L’aveva chiamato una prima volta e Carmine Pecorelli aveva risposto rantolando, la seconda volta non aveva più risposto.
  • Franca Mangiavacca era ripartita cercando la persona con l’impermeabile bianco, ma non l’aveva rivista. Era ritornata all’altro quadrivio (quello ove aveva parcheggiato la sua macchina e aveva visto di nuovo Paolo Patrizi che stava uscendo dal bar ove si era recato a cambiare moneta, e con lui, che era salito in macchina, era ritornata sul posto. Qui aveva toccato il corpo di Pecorelli (la circostanza è riferita anche da Paolo Patrizi il quale ha affermato che al tocco di Franca Mangiavacca il corpo di Carmine Pecorelli si era mosso.
  • In quel frangente, anche se Franca Mangiavacca e Paolo Patrizi non sapevano indicare il tempo trascorso, era passato di lì l’allievo carabiniere Ciro Formuso, diretto alla caserma esistente nei pressi, al quale Franca Mangiavacca aveva chiesto aiuto e con il quale si era recato nel bar esistente all’angolo di via Orazio (diverso da quello ove Franca Mangiavacca e Paolo Patrizi si erano incontrati prima di ritornare sul luogo del delitto). Ciro Formuso avvisava la centrale dei carabinieri.
  • Nel ritornare sul luogo del delitto Franca Mangiavacca, sebbene avvisata da Ciro Formuso di non toccare nulla, aveva raccolto due bossoli e subito dopo li aveva rimessi sul terreno.
  • Anche Ciro Formuso aveva toccato il cadavere che si era mosso.
  • Nessuno dei tre presenti e cioè Franca Mangiavacca, Paolo Patrizi e Ciro Formuso aveva aperto (a loro dire) la portiera destra dell’auto ed il cassetto portaoggetti.
  • Nel giro di pochi minuti erano arrivati sul luogo del delitto il colonnello Cornacchia, il capitano Tomaselli, il tenente Mascia e il tenente Alfieri.
  • Nessuno sparo era stato udito da Franca Mangiavacca.
  • Veniva avvisato il sostituto procuratore di turno e il medico legale e successivamente, poiché il colonnello Cornacchia riteneva che potesse trattarsi di un delitto delle Brigate Rosse, veniva rintracciato anche il PM Domenico Sica, che all’epoca si occupava di terrorismo di sinistra, il quale si trovava a cena a casa di Maria Di Bernardo insieme a Claudio Vitalone, al Procuratore capo di Roma Giovanni De Matteo, al colonnello Antonio Varisco e a Walter Bonino.
  • Mentre il capitano Tomaselli si recava nella caserma dei carabinieri, ove erano stati portati Franca Mangiavacca e Paolo Patrizi, i PM intervenuti e gli ufficiali di polizia giudiziaria si recavano nella redazione della rivista OP, anche dopo avere aperto una cassaforte ivi esistente, ove veniva sequestrata la documentazione esistente. La perquisizione veniva estesa anche alla abitazione di Carmine Pecorelli.
  • Venivano eseguiti i rilievi del caso che portavano per quello che qui interessa ai seguenti accertamenti:

Lungo via Orazio, sulla destra per chi la percorre secondo il suo senso unico di marcia, all’altezza del civico 10/F, in corrispondenza di un fabbricato completamente occupato dall’Ufficio del registro – le cui stanze a piano terra sono protette da una inferriata – era stata rinvenuta l’auto tg. ROMA R 08195, posta trasversalmente alla sede stradale e sul marciapiede, che con la parte posteriore toccava la saracinesca di protezione del civico 10/F, e che presentava tracce di urto contro detta saracinesca.

Sul marciapiede, prima della fiancata sinistra dell’auto erano stati trovati quattro bossoli di pistola cal 7,65; di essi due erano di marca G.L.F. E due GEVELOT. L’auto, di colore verde, si presentava con i fari anteriori e posteriori accesi e con la luce direzionale intermittente di destra in funzione. Le sue ruote anteriori poggianti sulla strada accanto al marciapiede, erano rivolte verso la destra. I due sportelli anteriori erano aperti ed i vetri alzati. Il cristallo dello sportello anteriore sinistro si presentava squamato e con una rottura a forma irregolare con margini frastagliati nella porzione mediana e con andamento trasversale rispetto allo sportello.

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La rottura presentava, nei limiti più estremi, una lunghezza di cm 52 e una altezza di cm 15 e sul bordo superiore un contorno a semicerchio del diametro di cm 1 contornato da una raggiera fitta con le venature del cristallo protese verso l’alto. Sul marciapiede antistante lo sportello dell’auto erano sparsi frammenti di vetro appartenenti al cristallo frantumato. Nella parte posteriore, in corrispondenza del fanale posteriore sinistro, e sul paraurti sinistro vi era una lieve ammaccatura prodotta dall’urto della vettura contro la saracinesca. All’interno dell’auto giaceva il corpo di Carmine Pecorelli che poggiava con il torace sul sedile anteriore destro e con le gambe stese e unite tra il sedile ed il pianale sinistro.

Il corpo era disteso nella quasi totalità e leggermente obliquo rispetto all’asse trasversale della autovettura mentre i piedi erano bloccati contro la parete anteriore sinistra del vano guida alla quale rivolgevano la pianta. Il corpo poggiava con la fronte sulla cornice interna e sulla guarnizione in gomma del sotto porta dello sportello anteriore destro in parte sporco di sangue. L’arto superiore destro era piegato sotto il torace mentre il sinistro era addotto al corpo e leggermente piegato. Sotto il torace, sul sedile anteriore destro, vi erano alcuni quotidiani “Paese Sera” in parte sporchi di sangue. Sul marciapiede, appena sotto l’autovettura, in corrispondenza della testa del cadavere, vi era la dentiera accanto alla quale vi erano piccole macchie di sangue e frammenti di denti. Il cadavere aveva ancora occhiali da vista.

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Veniva disposta perizia necroscopica/balistica, confermata a dibattimento, che portava ai seguenti risultati. L’esame esterno dei vestiti aveva posto in evidenza:

– una soluzione di continuo nella parte posteriore della giacca a cm 10 dal margine inferiore, immediatamente a destra della cucitura mediana del diametro di circa mm 5;

– altra soluzione di continuo immediatamente alla sinistra della cucitura mediana del diametro di circa mm 8 e a quota dal margine inferiore di cm 34;

– altra soluzione di continuo in corrispondenza della cucitura laterale sinistra a quota cm 41 dal margine inferiore;

– nella parte posteriore dei calzoni a cm 3 circa a destra della cucitura mediana posteriore una soluzione di continuo del diametro di circa mm 6; nella parte anteriore sinistra nel terzo inferiore una macchia rotondeggiante di materiale ematico e inferiormente a tale macchia è adeso un frammento di circa mm 6, di forma triangolare, riferibile a frammento osseo.

– In corrispondenza dell’emilabro superiore sinistro veniva notata una soluzione di continuo di forma allungata con asse maggiore di cm 1,5 e l’altro di cm 0,8 contornato da orletto ecmotico escoriato con margine regolare prodotto da colpo da arma da fuoco in entrata.

– Il viso presentava anche zone di soluzione di continuo.

-Nella regione sacrale veniva notato un foro di entrata prodotto da colpo di arma da fuoco e altro foro di entrata veniva osservato nella regione scapolare. Infine un quarto foro di entrata di colpo sparato da arma da fuoco veniva repertato nella regione toracica laterale sinistra.

L’esame radiologico aveva posto in evidenza:

– presenza nel cavo orale di corpo estraneo radiopaco riferibile a proiettile di arma da fuoco;

-presenza nel torace di tre corpi estranei radiopachi riferibili due a proiettili di arma da fuoco ed il terzo a piccolo frammento di proiettile di arma da fuoco. Uno dei due proiettili si rilevava a livello del margine superiore della scapola sinistra in posizione anteriore; l’altro alla altezza della quinta costola di sinistra in posizione anteriore a livello della parasternale di sinistra; il frammento a densità metallica si rileva sul margine superiore della seconda costola di sinistra a cm 3 circa al di sotto del corpo estraneo radiopaco descritto per primo e sulla sua verticale.

– fratture della terza, quarta e quinta costola di sinistra.

– intaccatura del margine superiore della scapola di sinistra.

– presenza nell’addome di un corpo estraneo radiopaco riferibile a proiettile di arma da fuoco a livello della apofisi spinosa della quinta vertebra lombare in posizione lievemente spostata verso sinistra.

L’esame esterno del cadavere aveva posto in evidenza, per quello che qui interessa:

– in corrispondenza dell’emilabro superiore sinistro, a cm 1 dal margine superiore dello stesso e a cm 1,5 dalla commissura labiale una soluzione di continuo di forma ellittica con asse maggiore di mm 15, quasi parallelo all’asse longitudinale del corpo, e asse minore di mm 8 circondato da un orletto ecchimotico; in corrispondenza della soluzione si diparte un tramite che si approfonda in cavità….

– nella regione zigomatica sinistra piccole soluzioni di continuo nelle quali sono infissi piccoli cristalli a consistenza vetrosa e trasparente.

– analoghe soluzioni di continuo con presenza dei piccoli cristalli vi sono nella regione mentoniera sinistra.

– frattura delle ossa proprie del naso con lesione lacero contusa a carico del terzo superiore del naso prevalentemente a sinistra.

– nella faccia posteriore dell’emitorace sinistro, a cm 9 dalla plica ascellare, a cm 17,5 dalla spina vertebrale e a cm 130 dal piano calcaneare sinistro, soluzione di continuo di forma lievemente ovale con asse maggiore di mm 9 contornato da orletto ecchimotico-escoriato a cui faceva seguito un tramite che si approfondiva in cavità.

– sempre nella stessa zona altra soluzione di continuità con analoga struttura, sita a cm 10 inferiormente all’angolo scapolare, a cm 11 dalla apofisi spinosa della 12ø vertebra dorsale e a cm 121 dal piano calcaneare.

– in regione sacrale destra, immediatamente a destra della linea mediana, a cm 95 dal piano calcaneare altra soluzione di continuo con le stesse caratteristiche prima descritte.

L’esame autoptico aveva posto in evidenza per quello che qui interessa:

– sul margine infero-laterale sinistro della lingua, immediatamente a lato della punta, una soluzione di continuo cui fa seguito un tramite al cui fondo viene repertato un proiettile da arma da fuoco a cm 159 dal piano calcaneare.

– frattura della 3ø, 4ø e 5ø costola sinistra sulla emiclaveare, intaccatura del margine superiore della scapola di sinistra;

– emotorace sinistro con soluzione del pericardio.

– due soluzioni di continuità… nella parete anteriore del cuore che rappresentano una il foro di entrata e uno il foro di uscita di un proiettile di arma da fuoco con andamento dal basso verso l’alto, da sinistra a destra e lievemente postero-anteriore.

– polmone sinistro collassato con due soluzioni di continuo in contiguità tra loro di cui quella inferiore è verosimilmente riferibile al foro di entrata e quella superiore al foro di uscita di un proiettile da arma da fuoco; polmone destro espanso per enfisema vicariante.

– nello spessore delle parti molli dell’emitorace di sinistra , parte alta, vengono repertati due proiettili da arma da fuoco; uno a livello del piano di proiezione anteriore del margine superiore della scapola di sinistra a cm 143 dal piano calcaneare e l’altro a livello della 5ø costola di sinistra, sulla parasternale sinistra a cm 137 dal piano calcaneare.

– a sinistra della apofisi spinosa della 5ø vertebra lombare viene repertato un proiettile da arma da fuoco. Sulla base dei dati su indicati i periti ritenevano che la causa della morte di Pecorelli, avvenuta intorno alle ore 20 del 19/3/1979, era da attribuire alla lacerazione di organi interni – cuore e polmoni – con conseguente emorragia interna e anemia generalizzata prodotte da proiettili di arma da fuoco che avevano attinto Pecorelli in varie parti del corpo e che erano stati repertati al fondo del loro tragitto all’esito dell’esame necroscopico.

Gli elementi utili per la individuazione del mezzo che aveva causato la morte del Pecorelli era costituita da:

– quattro bossoli con capsula percossa, ritrovati sul luogo dell’omicidio.

– 4 proiettili estratti dal corpo di Pecorelli durante la perizia necroscopica.

L’esame dei bossoli aveva evidenziato:

– i bossoli repertati sul luogo dell’omicidio erano risultati essere due recanti sul fondo il marchio “+GEVELOT+ 7,65” provenienti da cartucce calibro 7,65 Browning/.32 Auto fabbricate dalla ditta francese Gevelot S.A., 50 Rue Ampere e due recanti il marchio “G.F.L. 7,65 mm” provenienti da cartucce calibro 7,65 Browning/.32 Auto fabbricate dalla ditta Giulio Fiocchi di Lecco Italia.

– i quattro proiettili potevano essere esplosi da una pistola semiautomatica o automatica avente cameratura specifica per il calibro 7,65 Browning/32 Auto.

– i bossoli marca “GEVELOT” avevano caratteristiche anche metallurgiche di identità perfetta.

– i due bossoli marca Fiocchi sono simili a quelli Gevelot ma si differenziano per la struttura micrometallografica, ma sono identici tra di loro presentando un piccolo difetto di impronta di punzonatura delle lettere G e L.

-I bossoli marca “+GEVELOT+7,65” facevano parte di un lotto fabbricato in epoca successiva al 1976 e facevano parte di bossoli assemblati in cartucce con proiettile di tipo mantellato. Essi non erano molto comuni.

– i bossoli marca “G.F.L. erano parte di un lotto fabbricato dopo il 1976 e facevano parte di lotti di fabbricazione per l’interno.

– tutti i bossoli erano stati espulsi dalla stessa pistola per le caratteristiche comuni riscontrate su di essi.

L’esame dei proiettili aveva evidenziato:

– il proiettile estratto dalla lingua di Pecorelli era della marca “G.F.L.” e la sua comparazione con materiale di sicura origine indicava per la sua struttura merceologica e quantitativa che era stato esploso da una cartuccia calibro 7,65 Browning/.32 Auto. Si presentava deformato con inglobati dei microcristalli di consistenza vetrosa con indice di rifrazione identico a quello dei cristalli di auto Citroen. La deformazione era attribuibile all’impatto primario contro il cristallo della portiera anteriore sinistra dell’auto di Pecorelli.

– Anche il proiettile estratto dal torace ( quello più in basso ) era un proiettile marca “G.F.L.” ed aveva le stesse caratteristiche individuate per il primo proiettile.

– in sede sacrale ed in sede pettorale alta i due proiettili erano merceologicamente diversi e erano riconducibili a cartucce marca “GEVELOT” di fabbricazione recente. Anche tali proiettili avevano inglobati microcristalli del vetro Citroen.

– tutti i proiettili, per le caratteristiche riscontrate, erano stati sparati dalla stessa arma munita di silenziatore posto oltre il vivo di volata.

– l’arma che aveva esploso i colpi era una pistola automatica o semiautomatica corta calibro 7,65 e non anche una pistola che per tolleranza di cameratura può sparare proiettili dello stesso calibro; conclusione a cui si perveniva dall’esame delle caratteristiche riscontrate sia sui bossoli che sui proiettili a meno che non fosse provato che la canna era stata sostituita.

– sulla base dell’esame di tutti i modelli di pistola aventi caratteristiche riscontrate sui bossoli e sui proiettili il modello della pistola che aveva esploso i colpi erano solo sette e precisamente : l’astra 300, frommer mod 37, M.A.B. modelle “D”, Llama mod X o Franchi Llama 7.65/.32, H&K mod. 4, Mauser mod 1914 e mod HSc, Savage mod 1907,1915,1917, Erma mod KGP 68.

– L’uso di un silenziatore, la morfologia della superficie della testa dell’espulsore, la cameratura perfetta e ben rettificata, la percussione sferica, l’andamento delle fresature di rettifica, la formazione della rigatura di tipo moderno a forgiamento riducevano il tipo di arma impiegato per gli spari ai seguenti modelli: MAB mod “D”, Astra 300 e Erma KGP 68. Modelli che permettevano la filettatura della canna – se usata quella originale – per l’applicazione del silenziatore.

– i primi due colpi sparati erano quelli con proiettili marca “G.F.L.” ed avevano attinto Carmine Pecorelli al labbro e alla schiena mentre i successivi due proiettili marca “GEVELOT” avevano attinto Carmine Pecorelli alla schiena e alla regione sacrolombare. Tutti avevano impattato il vetro della Citroen.

– l’individuazione del modello di arma usato non escludeva che fosse stata usata altra arma assemblata con canna non di fabbrica.

– i colpi erano stati sparati da una distanza ravvicinata e comunque non superiore a m 1/1,5 dal vetro della Citroen ( altrimenti un colpo non avrebbe potuto attingere Pecorelli nella schiena quando era oramai riverso sul sedile anteriore destro ).

– la traiettoria dei colpi dall’alto in basso per quanto attiene a quelli che avevano colpito Pecorelli alla schiena e alla spalla sinistra, il foro di entrata dei proiettili attraverso il vetro indicavano che la persona che aveva sparato aveva una statura compresa tra cm 170 e cm 180.
Sentenza di primo grado omicidio Pecorelli 1999

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