Giacomo Lauro – dichiarazioni 16.06.1993

“Ho conosciuto Vito SILVERINI negli anni 1969/70 perchè era venuto a chiedere lavoro presso l’impresa Lauro che all’epoca gestiva servizi di pompe funebri, ambulanze e fiori… durante i moti di Reggio Calabria era stato arrestato per aver partecipato attivamente alla rivolta e rimase in carcere per circa tre o quattro mesi. Silverini è un fascista di provata fede anche se era analfabeta.
Dopo essere uscito dal carcere lavorò presso la mia impresa come operaio generico e mangiava a casa mia quasi tutti i giorni perchè viveva da
solo. In quel periodo frequentava il “Comitato d’Azione per Reggio capoluogo” e quindi frequentava tutti gli esponenti del gruppo tra cui Renato MEDURI, Natino ALOI, Amgelo CALAFIORE, Ciccio FRANCO ed altri.

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Frequentava anche tale Vincenzo CARACCIOLO di Gallico Marina, proprietario di una moto ape con la quale era solito commettere furti all’interno di negozi e tabaccherie.
Nel 1979 venne arrestato, non ricordo per quale motivo, e rimase in carcere per due o tre anni prima di ottenre la semi-libertà, beneficio
che ottenne perchè gli rilasciammo una attestazione secondo la quale egli era dipendente della nostra impresa. Anch’io nel 1979 ero in carcere per il famoso furto della Cassa di Risparmio e durante il periodo della comune detenzione, che durò oltre due anni, dividemmo la cella. Durante questo periodo gli chiesi se avesse problemi economici dal momento che viveva con una misera pensione e lui mi rispose che aveva un piccolo gruzzolo da parte, depositato presso la Banca Nazionale del Lavoro, frutto di alcuni “lavori” che aveva eseguito in passato.
In particolare per aver messo una bomba sui binari lungo la tratta Bagnara – Gioia Tauro, che provocò il deragliamento di un treno che
proveniva dalla Sicilia che provocò la morte di 7 – 8 persone.
Mi raccontò che aveva portato la bomba insieme a Vincenzo CARACCIOLO sulla moto ape di quest’ultimo e che lui stesso aveva confezionato
l’ordigno, composto da candelotti di dinamite con accensione a mezzo miccia.
Silverini era pratico della preparazione di ordigni esplosivi perchè, come lui stesso mi aveva detto, aveva fatto il militare presso il Genio a
Bolzano. Mi disse che si era nascosto nei pressi del luogo ove aveva collocato la bomba per vedere gli effetti della stessa e di aver visto il Questore Santillo, giunto poi sul luogo, che gridava infuriato. Mi disse ancora che la bomba aveva provocato la distruzione di circa 70 metri di linea ferrata e che l’incarico gli era stato conferito dal “Comitato d’Azione”.

Emilio Santillo
Io ricavai l’impressione che a dare materialmente i soldi a Silverini fosse stato Renato Meduri, con il quale, sia prima che dopo questo
episodio, manteneva rapporti strettissimi. Silverini mi parlò anche di un’altro attentato al pilone dell’elettrodotto che si trova a S. Trada di Scilla. Anche tale attentato fu compiuto insieme a CARACCIOLO, ma questa volta non riuscì perchè lo stesso Silverini mi disse che aveva sbagliato la carica, anche se il pilone si era inclinato.
Anche questo attentato venne eseguito su mandato del “Comitato d’Azione”. Silverini morì in carcere nel 1987 per ischemia cardiaca…. Silverini
teneva il materiale esplosivo, i detonatori e le micce nei pressi della sua abitaizone, sotterrati nel cortile comune, tanto chè nel 1985 circa,
furono bruciate delle sterpaglie lungo la strada, incendio che provocò l’esplosione del materiale esplosivo nascosto ed il crollo di un
muretto”.

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