Giuseppe Albanese – dichiarazioni 28.05.1992

L’ ufficio fa presente al testimone che nel corso di indagini relative all’ attivita’ eversiva di destra negli anni 1970, e’ stato acquisito presso la Digos di Roma un documento apparentemente redatto dallo stesso albanese, da Alborghetti e da Sanzone che contiene numerose notizie di rilevante interesse e gli chiede se sia in grado di spiegare come sia stato redatto e quali siano le fonti ditali informazioni. Il teste risponde: faccio presente che in effetti io sono l’ estensore praticamente di tutte le notizie contenute nel documento e relative ad episodi eversivi di destra, che l’ ufficio mi mostra. Questo documento fu consegnato nel 1984 al maresciallo Incandela, in servizio presso il carcere di cuneo, che noi chiamammo al carcere di Pianosa. In effetti, Alborghetti e Sanzone si aggregarono semplicemente all’ iniziativa poiche’ io non volevo trovarmi da solo ed avevo subito gia’ diverse aggressioni in carcere alla mia persona. Alborghetti e sanzone, in sotanza, non avevano alcuna conoscenza specifica sui fatti riportati nel documento mentre io avevo avuto parecchie notizie a seguito della mia detenzione comune con detenuti di estrema destra, ed avevo ritenuto giusto fare un lavoro di chiarimento e di controinformazione. Mi ero completamente dissociato, a partire dal 1980, da qualsiasi forma di criminalita’ e spontaneamente, dopo un lavoro di ricerca e di riflessione critica, avevo deciso di fornire alla autorita’ competente, al momento in via confidenziale, tutte le informazioni di cui disponevo.

Sarei stato disposto, all’ epoca, a rendere precisi interrogatori all’ autorita’ giudiziaria e specificamente a magistrati che si occupavano delle istruttorie relative a fatti di strage. Ma di fatto nessuno si e’ occupato di valutare la mia disponibilita’ . Al contrario il mio atteggiamento mi ha creato solo problemi perche’ sono stato sballottato in varie carceri, ad esempio sono stato spostato dal carcere di Spoleto dove avevo un pieno sviluppo una attivita’ di reinserimento come scultore del legno e la mia posizione non e’ stata minimamente valutata dall’ autorita’ giudiziaria di sorveglianza fino a questo momento.

Dopo la stesura del documento, che posso precisare fu battuto personalmente a macchina da un agente di custodia di Pianosa tale Papi Salvatore a cui personalmente dettai, io rischiai addirittura di essere trasferito a Reggio Calabria e ad essere detenuto con persone degli ambienti che io indicavo nel mio memoriale rifiutai il trasferimento, mentre Alborghetti e Sanzone furono brevemente trasferiti a Reggio Calabria in questa situazione di pericolo e cioe’ senza essere messi in isolamento, e allorche’ furono portati in tribunale per essere sentiti, ovviamente non resero alcuna dichiarazione per non esporsi a rischi gravissimi. A parte questo intervento dell’ AG di Reggio Calabria, praticamente le notizie che io potevo fornire non sono state approfondite e utilizzate dagli organi competenti. Non mi risulta che sia stato effettuato nessun serio riscontro. A Pianosa ebbi un colloquio con il tenente dei carabinieri di Reggio Calabria, che ricordo si chiamava Di Sena Luigi o Di Sera, insieme al dr Carbone Giuseppe di quella procura. In sostanza, pero’ , io in quell’ occasione parlai solo con il tenente in quanto ovviamente un magistrato non poteva raccogliere notizie inizialmente a livello confidenziale, ma tale visita nonebbe seguito ed anzi mi trovai nella situazione di essere trasferito a Reggio Calabria nelle circostanze che ho appena descritto.

Per quanto concerne il contenuto del documento faccio innanzitutto presente che il nome indicato nell’ elenco dei detenuti politici di destra presenti all’ Asinara e’ il mio. Si trattava di un elenco pubblicato sul documento di giugno o luglio 1979 del bollettino “Noi Europa” che veniva pubblicato in Sudafrica. Questo perche’ allora io stavo sempre con detenuti di destra e mi consideravo uno di loro. In sostanza ero un po’ un anarchico di destra che i detenuti di destra avevano preso un po’ in simpatia. Posso ancora far presente, e questa e’ cosa facilmente riscontrabile che sono io la persona che nel novembre del 1971 fu registrata con il mio nome all’ hotel Gambetta di Marsiglia. E’ interessante sapere il motivo per il quale io mi ero recato a Marsiglia. Io avevo il compito di consegnare a Marsiglia una busta contenente dei documenti di carattere politico, almeno cosi credo poiche’ la busta era chiusa.

La busta mi fu consegnata da un ex repubblichino di Reggio Calabria abitante a Pellaro, il mio paese. Si chiamava Antonio, ma in questo momento mi sfugge il suo cognome, comunque aveva un negozio di cartoleria nella piazza del paese. Il mio compito era quello di consegnare la busta a Marsiglia all’ hotel Gambetta ad una persona che mi era stata indicata con alcune caratteristiche. Proprio per portare a termine la mia missione io mi resi di fatto di nuovo latitante in quanto fui fermato, prima di partire dai carabinieri presso un distributore di benzina e io per non farmi perquisire feci resistenza e minacciai con una pistola il maresciallo e gli altri carabinieri che erano con lui. Fuggii sparando un colpo in aria, e raggiunsi Marsiglia in treno riuscendo a passare regolarmente la frontiera con il mio documento in quanto non risultava ancora formalmente ricercato. La persona a cui io diedi la busta mi fece capire che faceva parte dell’ organizzazione di destra denominata “la catena” che serviva a tenere i collegamenti tra i vari gruppi europei. Mi invito’ a prendere parte ad un campo paramilitare, ma io preferii ritornare in Italia. Rientrai a Reggio Calabria e la notte stessa del mio arrivo, alla stazione di Reggio Calabria, fui arrestato, esattamente 16.11.81.

L’ ufficio mi chiede se io abbia conosciuto Azzi Nico. Posso rispondere che io l’ ho conosciuto abbastanza bene nel carcere dell’ Asinara. Entrammo in confidenza; eravamo detenuti insieme tra il 1978 ed il 1979 ed eravamo nella stessa sezione. Fra le altre cose mi disse che egli, nella zona di Savona, aveva, durante il servizio militare, sottratto e nascosto due casse di bombe a mano. Addirittura mi diceva che in parte potevano essere recuperate.Del suo gruppo, “La Fenice” , egli mi diceva che altro non era che la struttura milanese di Ordine Nuovo e che da molto tempo il suo gruppo faceva riferimento al gruppo di Freda. Diceva che prima dell’attentato al treno per cui fu arrestato, lui con il suo gruppo avevano compiuto attentati a Milano e in Lombardia e che egli personalmente era assai pratico di esplosivi e quello che gli era accaduto era stato solo un banale incidente. Faccio presente che sempre Azzi Nico, oltre a Freda Franco, mostrava stima nei confronti di Orsi Claudio. Questo Orsi io lo avevo conosciuto abbastanza bene nel 1973 a San Vittore allorche’ vi era detenuto anche Freda. Orsi, dopo essersi assicurato della mia disponibilita’ ad entrare in un movimento di destra, mi disse che il loro gruppo non aveva non aveva difficolta’ a rifornirmi di armi qualora io fossi uscito. Posso aggiungere che durante la mia permanenza a San Vittore avevo notato una certa confidenza tra Freda e Bertoli Gianfranco he in quel periodo era pure detenuto li’.

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Ricordo che Azzi mi disse che uno dei numerosi attentati commessi a Milano e in Lombardia fu commesso da lui personalmente contro la struttura del carcere di San Vittore con il lancio di bombe a mano. Azzi Nico mi disse anche che il suo gruppo era stato molto aiutato sul piano economico, soprattutto per strutturarsi per stampare le pubblicazioni, di camerati francesi. Mi disse questo quando io gli dissi dell’ esperienza he avevo avuto a Marsiglia con l’ elemento della “catena”. Confermo altresi’ di aver sentito nell’ ambiente di Ordine Nuovo che era stata progettata una strage all’ Arena di Verona e che l’ ordigno, o meglio gli ordigni, erano stati collegati sul posto. Era stato Buzzi a preparare questo attentato insieme ad un gruppetto di persone vicine a lui. Ma i capi di ordine nuovo avevano bloccato l’ iniziativa mandando direttamente degli uomini a Verona per obbligarlo a recuperare gli ordigni, poiche’ l’ attentato non era stato disposto da loro ed erano contrari. Seppi che due delle persone che avevano agito con Buzzi erano stati prelevati ed eliminati nella stessa zona di Verona per dargli un avvertimento. Durante questa operazione, tra le persone che provenivano da Roma per bloccare l’ attentato c’ era Ferro Gianfranco come autista.

L’ episodio si colloca in un momento assai prossimo alla strage di Brescia, penso pochissimo dopo questa. Faccio presente che nonostante il mio totale distacco non solo da questi elementi di destra, ma da ambienti di qualsiasi tipo, giungono ancora in relazione ai benefici previsti dalla legge Gozzini pareri negativi dalle autorita’ di Reggio Calabria e di Pisa in merito alla mia persona, come se ancora coltivassi contatti di questo tipo. Si parla di possibili contatti con la criminalita’, nascondendo il fatto che io da tempo, anche se sinora in via confidenziale, collaboro con le autorita’ inquirenti. Del resto, anche in questo istituto, il 901002, il dr Gallo Gennaro, della questura di Parma, e’ venuto di propria iniziativa per raccogliere informazioni da me su vicende che hanno attinenza con l’ ambiente calabrese che io conoscevo bene. Io ho fornito anche a lui tutte le informazioni di cui disponevo.

 

L.c.s.