Giovanni Bandoli

Secondo DIGILIO si trattava del referente della CIA di Marcello SOFFIATI. Fu quest’ultimo a presentarglielo. Il nome reale era Gianni, ma si faceva chiamare Johnnie. DIGILIO riteneva, infatti, che si trattasse di un italo-americano di origine italiana. (27.11.93 GI MI). SOFFIATI (GI MI 16.12.96) aveva detto a DIGILIO di far riferimento, oltre che al MINETTO, anche al BANDOLI. Pur non essendo il suo vero referente, infatti, in un’occasione BANDOLI lo invitò quando un gruppo appartenente ai Nuclei di Difesa dello Stato (strutture esistenti in diverse regioni, costituite da ex sottufficiali, ex Carabinieri, ex combattenti che si addestravano con finalità di difesa del territorio e compiti anti insurrezionali- Il Nucleo più importante, quello di Verona, era comandato dallo SPIAZZI) fece un’esercitazione al Poligono di Avesa alla quale parteciparono SOFFIATI, BESUTTI, MASSAGRANDE, SPIAZZI, RICHARDS. Lui e BANDOLI verificarono la serietà e l’affidabilità del gruppo, per riferire al Comando di Verona. In un’occasione lui e SOFFIATI fecero accesso alla Base NATO di Verona proprio per mezzo del BANDOLI (7.3.95 GI MI). SOFFIATI era pagato in dollari, che riceveva da BANDOLI. SOFFIATI (2.12.96) accompagnò BANDOLI presso la base americana di Livorno di CAMP DARBY, perché questi doveva seguire un corso di aggiornamento in materia d lanci con paracadute, trasmissioni, topografia ed armi. DIGILIO ricorda che tale spostamento ebbe luogo attorno al ‘70/’71.
DIGILIO ha parlato di BANDOLI il 14.3.2001, nel corso dell’incidente probatorio:
tra SOFFIATI e BANDOLI c’era anche cameratismo ed amicizia. Il BANDOLI aveva la responsabilità di un certo numero di depositi e di materiale militare di Verona. Il suo grado era quello di sergente, tanto è vero che un giorno lo vide in divisa da sergente dei marines degli USA.
In occasione dell’udienza del 5.6.2002, DIGILIO ha ricordato di aver collaborato con SOFFIATI e con BANDOLI anche in occasione del sequestro DOZIER: avevano girato assieme , usando un pulmino, nei pressi dei caselli ferroviari disabitati e di casupole di contadini. Ciò era accaduto in un periodo in cui DIGILIO non faceva più parte della rete.

 

I  riscontri su Giovanni Bandoli
BANDOLI, come ha riferito il Col. GIRAUDO all’udienza del 18.3.2010 (da pag.70) era un tecnico audiovisivo della base NATO SETAF. Era un cittadino italiano e non era un militare. Mai avrebbe potuto vestire l’uniforme americana perché non poteva esercitare alcuna attività per l’esercito americano. Non aveva neanche la doppia cittadinanza. Ciò nonostante è stato visto non solo da DIGILIO, ma da vari testi, indossare l’uniforme americana. Il predetto, negando di aver mai svolto qualsivoglia attività informativa, ha negato altresì che anche i SOFFIATI ne abbiano mai svolta, e addirittura che se ne siano mai vantati, circostanza, quest’ultima, che a differenza delle prime non può non sorprendere.

Numerosissimi sono infatti i testi che hanno riferito del continuo riferimento di Marcello SOFFIATI alla sua collaborazione con i servizi americani. Pur nell’ambito di questo atteggiamento, ha finito comunque per fornire conferma a tutta una serie di circostanze emergenti dalle dichiarazioni di DIGILIO di SOFFIATI e dell’esistenza attorno ai predetti di un panorama che comunque molto attingeva da strutture militari americane.

I suoi verbali sono stati acquisiti. Il predetto ha dichiarato di aver lavorato per moltissimi anni prima al Comando SETAF di Verona e poi a quello di Vicenza (i comandi SETAF sono basi americane), svolgendo le funzioni di istruttore di audiovisivi, con una qualifica “civile” corrispondente al grado di capitano. Le sue funzioni sarebbero state civili, ed ha escluso di aver mai indossato la divisa americana; anzi, ha dichiarato di non essere stato neanche autorizzato a farlo. In realtà Sergio MINETTO, che lo ha riconosciuto in fotografia, e che lui ha ammesso di aver conosciuto, in un verbale del 22.5.95, lo ha ricordato in divisa americana, fino al punto che il suo soprannome era, non a caso, il seguente: “L’americano”, e veniva chiamato, piuttosto che Giovanni, “John BANDOLI”.

Peraltro lo ha chiamato così anche Charlie SMITH, quando è stato sentito negli USA, nel corso delle indagini difensive. Ecco che, quindi, questo ruolo civile” di BANDOLI lascia qualche perplessità. Tanto più che anche il VIGNOLA lo vide in divisa americana. BANDOLI ha ammesso di essersi spostato “innumerevoli volte” su vetture targate AFI. Ha ammesso di aver conosciuto anche Sergio MINETTO, già attorno al 60-61, nel ristorante o presso l’abitazione di Bruno SOFFIATI. Dopo Bruno SOFFIATI, BANDOLI ha ammesso di aver conosciuto anche Marcello, anche quest’ultimo ricollegato alla trattoria. A casa di SOFFIATI conobbe, già nei primi anni 60, anche Carlo Maria MAGGI, medico in Venezia, assiduo frequentatore del ristorante di Colognola ai Colli. Ha conosciuto anche Dario PERSIC, la cui trattoria ebbe pure a frequentare. Ha riconosciuto nella nota foto del 72, nr. 10 , il sottufficiale americano Charly SMITH, da lui indicato come responsabile del circolo sottufficiali prima alla Caserma PASSALACQUA di Verona e poi al Comando SETAF di Vicenza, e la moglie Dolores.

Del gruppo seduto ad un tavolo ha riconosciuto anche PERSIC e la moglie. Ha ammesso di essersi recato anche due volte all’anno alla base americana di Camp Derby. SOFFIATI venne a trovarlo in un’occasione in cui lui insegnava e si tratteneva alcune settimane. Oltre a Charly SMITH ha intrattenuto rapporti di amicizia anche con un altro americano, Charles OVI, sposato ad un’italiana. Peraltro i due predetti americani frequentavano la trattoria dei SOFFIATI di Colognola ai Colli sia con lui, sia autonomamente. BANDOLI ha ammesso di aver conosciuto Amos SPIAZZI e, pur non avendolo frequentato, ha comunque avuto rapporti tali da poterlo definire “una persona molto a posto”.

Vi è un significativo elemento che depone per un’appartenenza di BANDOLI ai servizi americani, così come ha affermato DIGILIO: a seguito di perquisizioni operate nel maggio del ’95 presso l’abitazione di BANDOLI, è stata rinvenuto non solo un tesserino di un’associazione militare americana a lui intestato, ma anche un documento, datato 16.8.1950, che attesta l’appartenenza di BANDOLI al TRUST EXCHANGE SERVICE di Trieste, a firma John HALL. Attraverso il S.I.S.Mi è stato possibile accertare che John Luis HALL, cittadino statunitense, è noto come agente dei servizi informativi americani. Ovviamente si tratta di un agente americano “non ufficiale”, che svolge, quindi, un’attività per organi informativi clandestina. HALL era Presidente della Società AVIPA (American Sales and Import Agency). Si tratta di una società che aveva sede in Trieste che agli atti del S.I.S.Mi risulta essere stata oggetto di interesse, in quanto indicata per attività di coperture informative statunitensi. Peraltro alla società AVIPA era interessato anche Joseph PAGNOTTA, che è altro soggetto indicato da DIGILIO come facente parte della rete americana. Nel corso della perquisizione è stato anche trovato un biglietto da visita che fa riferimento ad un’agenzia di viaggi denominata “THE PROFESSIONAL TRAVEL AGENT SERVING THE PROFESSIONAL PERSON”. Il biglietto da visita era di Bob Johns, identificato in Robert Edward Johns, che avrebbe prestato servizio presso la base SETAF di Vicenza. Analoga agenzia operante nel territorio libero di Trieste era coinvolta in attività informative statunitensi.

Memoria Pm strage piazza della Loggia pag 285-286