Antonio Labruna – dichiarazioni 01.06.1993

A.d.r. conosco da molto tempo Osmani Guelfo. Siamo amici, ma il nostro rapporto non molto stretto. Lei G.I. mi chiede in che epoca l’abbia conosciuto. Ricordo che me l’ha presentato D’Ovidio, il quale ultimo mi venne a sua volta presentato dal gen. Maletti agli inizi degli anni 70, verso il ’72 – ’73. L’Osmani faceva documenti falsi, ma io non mi sono mai avvalso delle sue prestazioni in quanto non ne avevo bisogno. Nel caso avessi avuto necessità di un passaporto potevo rivolgermi alla segreteria dell’ufficio d che me lo procurava attraverso il ministero degli esteri come successo per il passaporto di Giorgi, persona che, come noto, mi accompagno a Barcellona all’appuntamento con Delle Chiaie.

A.d.r. quando Maletti mi presento D’Ovidio quest’ultimo non era ancora entrato al servizio. La presentazione avvenne negli uffici del reparto d. Tornando all’ Osmani spontaneamente faccio presente di averlo incontrato nella giornata di oggi. Mi ero recato a Giulianova a far visita alla famiglia del m.llo Calzonetti, il cui decesso, avvenuto a febbraio, mi era stato comunicato soltanto da poco. Ho dormito in quella località a casa di Calzonetti e quindi, trovandomi in prossimità di tolentino mi sono recato a far visita all’ Osmani che non vedevo dal mese scorso allorquando venne citato per un interrogatorio a Roma. L’ Osmani mi ha detto di essere stato sentito da lei e mi ha detto di aver parlato di cose che io o non ricordavo o non conoscevo.

A.d.r. lei mi chiede se abbia commentato col D’Ovidio o con l’ Osmani l’episodio di camerino. In proposito dico che ricordo un discorso di “palline” acquistate alla Standa e che, sentito detto discorso dissi che quelle erano cazzate, cose da non farsi.

A.d.r. con D’ Ovidio e con l’ Osmani non ho mai parlato di un’agenzia stampa da istituire. Per essere pi chiaro, alcuni anni fa l’ Osmani e sua moglie mi parlarono di queste palline, che l’Osmani aveva acquistato in vari magazzini Standa e che avevano consegnato a D’Ovidio e ad altre persone che lavoravano con lui. Fu allora che appresi che avevano predisposto il deposito di camerino con le palline e le armi. Per parte mia valutai negativamente questa operazione. Sono stato prosciolto per prescrizione dalle imputazioni relative ai fatti di camerino e so bene che di tali fatti vengo accusato dal Delle Chiaie e dal Vinciguerra. Quest’ultimo non l’ho mai conosciuto. Le accuse del Delle Chiaie le inserisco in un più ampio contesto di un attacco nei miei confronti conseguente alle indagini che ho svolto sul Golpe Borghese e alla partecipazione ad esso di avanguardia nazionale. Spontaneamente, poi, a proposito dell’ Osmani dico che questi mi ha passato alcune notizie interessanti che tuttavia, dato che ero già cessato dal servizio, non ho potuto direttamente utilizzare. Ricordo che detenuto a Rebibbia mi contatto tramite sua moglie per dirmi che era a conoscenza di notizie concernenti il sequestro, allora in corso dell’on. Moro. Mi rivolsi al dott. Vitalone, il quale si recò in carcere ed ebbe un colloquio con l’Osmani. Vitalone mi disse poi che Osmani aveva indicato come luogo ove era tenuto l’on. Moro un abitazione di via Gradoli. Mentre lei verbalizza queste mie dichiarazioni, dico che mi sono confuso e che l’appartamento di via Gradoli mi venne indicato da una mia fonte di Francoforte.

aldo-moro

Il p.m. fa presente che il Labruna aveva dapprima affermato che l’ Osmani gli aveva indicato via Gradoli come luogo ove si trovava l’on. Moro e che tale notizia gli era stata poi confermata dalla fonte di Francoforte. Chiestogli chi fosse questa fonte, il teste dichiara che si tratta del capo di un’organizzazione denominata Opus Cristi o qualcosa del genere. Il teste dichiara di aver ricevuto indicazioni dettagliate circa l’ubicazione dell’appartamento e di averle passate poi ad un commissario di polizia, attualmente questore.

A.d.r. attualmente non ricordo il nome di questo commissario che all’epoca lavorava a Roma.

A.d.r. come ho già ripetutamente detto incontrai Delle Chiaie a Barcellona. Questi mi chiese se potevo procurargli un passaporto ed a tal fine mi fece recapitare una sua fotografia. Non credo di avere dato questa foto all’Osmani, anzi sono sicuro di non averla data. Questa fotografia la portai al centro tecnico e me trassi della copie.

A.d.r. chiestomi se abbia avuto rapporti con Mannucci Benincasa, ricordo di averlo incontrato una sola volta, allorquando era capo in sottordine del centro cs di Padova. Maletti mi mando in quella città con l’incarico di recuperare la somma di 10 milioni che il Mannucci Benincasa aveva dato ad un confidente infiltrato nel partito comunista. Fu per discutere questa questione che ebbi un colloquio col Mannucci Benincasa, ma poi della vicenda se ne occupò direttamente il capo reparto gen. Maletti. Circa il Mannucci Benincasa confermo poi che questi e il D’ Ovidio proposero a Maletti di dare fuoco, a Bobbio, all’autovettura del Lazagna e di far reperire all’interno di questa, una volta spento l’incendio, dei documenti compromettenti. Il Maletti mi parlo di questa proposta dei due ma io rifiutai di collaborare all’iniziativa.

A.d.r. ho incontrato Licio Gelli circa sei o sette mesi or sono all’hotel ambasciatori di Roma ove mi trovavo a pranzo con un tale Cosimo. Si tratta di un sardo che possiede un impresa edile. Ho visto Gelli anch’egli all’hotel Ambasciatori, e mi venuto in mente che Gelli si occupava di abbigliamento. Poiché io mi occupavo in quel momento di abbigliamento unitamente a tale Toccacieli, chiesi a Gelli se poteva procurarmi degli stock di vestiario. Lui mi disse di scrivere in tal senso a una serie di ditte che vennero da me annotate su un biglietto che produco.

Il giudice dispone che detto biglietto venga unito a questo p.v.. Il giudice a questo punto chiede al teste che venga fatto il nome di quel cosimo sopra menzionato ed il teste, a ciò autorizzato si allontana dall’ufficio per prelevare dalla propria autovettura un’agenda ove detto nome risulta indicato. Rientra quindi nella stanza dell’interrogatorio, e, consultata detta agenda, dichiara: Cosimo tale Cosimo Merella, residente in Torralba.

A.d.r. riprendo a parlare del mio incontro con Gelli. Dopo avere da lui ottenuto i nomi delle ditte che ho annotato, li ho riferiti al Toccacieli, il quale fece quattro lettere a dette ditte per dichiarare la propria disponibilità ad acquistare stock di abbigliamento. Prima di scrivere queste lettere io ed il Toccacieli ci recammo a villa Wanda per rinnovare la nostra richiesta di aiuto nell’intraprendere questa attività. Purtroppo l’iniziativa non ebbe seguito ed anzi ruppi la società col Toccacieli.

A.d.r. si tratta della società denominata “La cravatta” con sede in Perugia, nella quale peraltro il mio nome non figura risultandone soltanto procacciatore. Metto a disposizione dell’ufficio l’agenda che ho prelevato dalla mia autovettura anche se ritengo che non ci sia nulla di interessante.

L.c.s. ­

 

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