Lettera di Nicola Falde a Licio Gelli 8.4.1976

Caro Licio,

da qualche tempo non ci vediamo: come sai, io vivo sempre più ritirato, limitando la mia attività al lavoro necessario alla “sussistenza fisica”.
Nel ritiro, come puoi immaginare, riflessioni e meditazioni, ti sono compagne di tutte le ore. Anche l’esperienza che ho avuto con la massoneria, io la ascriverei nella colonna del negativo. Ti sono estremamente preciso. Nel 1966, fui sollecitato da più parti ad entrare nella massoneria di Palazzo Giustiniani, invitato da amici della Farnesina e da Elvio Sciubba, ispettore generale al Tesoro.
Nella “Loggia” ho fatto la conoscenza di qualche brava persona, ad esempio il Gen. Tanferna, un vecchio repubblicano ancora tutto fervore.
Il primo impatto negativo l’ho constatato in occasione di una strana difesa fatta da Sciubba in favore di alcuni giovani di “Europa Civiltà” fermati a Mosca. Per me, quei giovani, erano fascisti e provocatori, per Sciubba, invece, la più bella ed eroica espressione della gioventù italica. Da quell’epoca hanno inizio i forti dubbi nei confronti della massoneria da me concepita come associazione democratica, nella quale il riserbo e la discrezione dovevano tener luogo al segreto, oramai del tutto superato dai tempi. Il riserbo e la discrezione, quali condizioni indispensabili per favorire intese e migliorare i rapporti tra esponenti e forze genuinamente democratiche.
Una tradizione questa, che forse si ritrova in un filone tradizionale della massoneria italiana, la cui storia quasi tutta del secolo scorso, avvolta di mistero e di leggenda, è ancora, in buona parte da chiarire e definire sul piano della conoscenza scientifica e storica.

Successivamente, da te più volte pregato, sono passato alla Loggia denominata P2. Da questo momento non ho partecipato, siamo nel 1970, ad alcuna riunione, come avveniva nella loggia ordinaria, dove la liturgia del rito ti serbava ancora qualche curiosa sorpresa. Che cosa è avvenuto col mio passaggio a questa P2?
Ci siamo visti tante volte, ho ascoltato quello che tu mi dicevi e cioè della tua frenetica attività d’iniziazione e di iscrizione di personalità di altissimo rango in tutte le pubbliche amministrazioni. Un ruolo cioè, dei “plaudatores”. Non c’era oramai più nulla da fare: faccio tutto, per tutti. Io rimanevo sempre in attesa delle realizzazioni dei grandi programmi per il rilancio della massoneria nel paese, da me, come ricordi, concepita come supporto alle forze democratiche.  Che cosa posso osservare?
Ogni iscritto ha il diritto-dovere di conoscere chi sono coloro che, al pari di lui, sono iscritti a questa commendevole associazione. Ma tu imponevi il segreto, senza discussione. Si vedevano, talvolta, alcuni personaggi che tu ricevevi e che ti giravano dattorno e che, anche senza fantasia e senza particolari doni di intuizione, erano da ritenersi, tuoi “dipendenti” cioè tuoi iscritti. Non ti nascondo che una prima sorpresa l’ho avuta quando tu mi dicesti che dovevi assistere fratelli in difficoltà. I fratelli in difficoltà erano il Gen. Casero fermato per sospetto golpismo ed altri associati. Tu ricordi del mio desiderio di avviare un proficuo colloquio di intesa e di collaborazione con il Lino Salvini, Gran Maestro. Non se ne è fatto nulla: anzi, si è venuti allo scontro. Per quanto riguarda la causa della mancata intesa, all’origine, con Lino Salvini, sta in appunto che mi rivolse a seguito di chiacchiere raccolte, evidentemente alla Fiat dal suo fido Cerchiai, dal noto Mario Imperia.

Io con Imperia, di Salvini, non ne avevo mai parlato. Imperia, è noto, vive svolgendo una strana, equivoca e ben nota attività di faccendiere politico. Da tempo, come si sa, gode dei favori di Vittorino Chiusano. A questa immotivata animosità dell’ombroso Salvini contro di me, si innesta la guerra dei trent’anni tra te e Salvini stesso. Probabilmente Salvini mi attribuirà chissà quali sotterranee manovre mie con te, contro di lui. La storiia dei tuoi rapporti con Salvini, per quanto mi è dato conoscere, riguarda esclusivamente i vostri rapporti.
Le accuse che tu hai sempre mosso a Salvini sono note.
Salvini, tramite Cerchiai, ha ritirato il contributo annuale Fiat (sui 70 milioni), per più anni. Salvini ha acquistato un palazzo a Firenze dove si è trasferito. Salvini, beve troppo, anche di mattina. Cerchiai è uno dei suoi manutengoli. E la lista continua.

Di fronte alle animosità di Salvini, tu ricorderai la mia reprimenda, molto aspra, fatta a Cerchiai, te presente, davanti a Doney. In quell’occasione, ribadii bene le ragioni del mio risentimento sul piano personale pur dichiarandomi  vicino, sul piano politico a Lino piuttosto che a te. Col Cerchiai avevo avuto un incontro in precedenza, nel corso del quale mi aveva ripetuto le balle di una mia presunta “guerra” a Salvini. In conclusione, chiacchiere, intrighi di bassa bottega, per il “popolo massonico” (dico bene?). Per voi invece, litigi a parte, la massoneria non era avara di soddisfazioni. Mi hai sempre parlato d’incarichi nel settore della stampa. Di fatto, non c’è stato niente di niente. Una volta tu, mi hai pregato di prepararti una memoria sulla repubblica presidenziale da te ritenuta come la panacea di tutti i mali. Mi hai detto, che dovevi preparare uno studio e una proposta per il Presidente Leone!

La mia breve memoria, invece, non solo non condivideva l’iniziativa, ma la paventava come forma pericolosa d’involuzione politica. Non ho fatto altro. Avevo proposto di organizzare una larga assemblea per discutere e confrontare idee e pareri organizzativi e di programmi di attività politica, anche per dare una ragione e un motivo alla nostra appartenenza alla Massoneria. La proposta in esame si esaurì nel momento stesso in cui venne esposta.
Tu hai, tra i tuoi “dipendenti” iscritti all’obbedienza ( è giusta la terminologia?) secondo quanto tu stesso mi dicevi, Ministri, Direttori Generali, militari di alto rango, Carabinieri, Pubblica Sicurezza, Guardia di Finanza, personalità in ogni campo di attività. Sindona, ad esempio, pende dalla tua volontà!

In campo internazionale, spadroneggi in Argentina, in Brasile, in Liberia, in Portogallo, in Spagna, mi limito a  ricordare solo quanto mi viene a mente mentre scrivo. Hai fatto una sede sfarzosa a Via Condotti, con i tuoi mezzi. Hai organizzato, come ci informi, le “Nazioni Unite Massoniche” collegate con l’O.N.U., sotto la tua egida. Hai acquistato un grosse immobile nella zona di via Veneto per ulteriori, grandiosi sviluppi della tua attività. Ma scusa, caro Licio, qualcuno degli iscritti, forse, è stato mai preventivamente interpellato o ha espresso, in qualche occasione il proprio voto, pubblico o segreto?
Sei diventato un personaggio chiave, a quel che sembra, in questa repubblica di cartone. Ahimè, che delusione: ben altra, libera Repubblica, sognavamo negli anni lontani di questo dopoguerra.
Ti sei circondato di fedeli e aficionados tutti di estrema destra. Ti ho te telefonato addirittura di allontanare. dalla tua cerchia Minghelli, il Generale di P.S.. Che cosa io osservo? L’acquisizione della obbedienza di “pubblici ufficiali” cioè di dipendenti dello Stato a livello così alto, non contribuisce al deterioramento di quello Stato che vorremmo invece veder rinnovato, ammodernato, democraticizzato nelle sue strutture, cioè in concreto, lasciando alla belle parole, alle frasi ad effetto, il solo valore che esse hanno? Nessuna organizzazione e nessun individuo può invadere settori di competenza che spettano unicamente allo Stato.
A questo punto che cosa si può fare? Il diavolo mi ispira sempre grandi idee che hanno la sorte di non essere mai accolte, alle quali il destino, che si prende sempre giuoco di tutti noi, riserba, quasi sempre, il riconoscimento nel tempo, della loro validità. Sono questi i tempi delle rifondazioni e delle “costituenti”. Le parole, hanno scarso valore, ciò che conta, è il loro contenuto. La Massoneria deve fare oggi, in Italia, un pubblico esame di coscienza. Nelle condizioni storiche e sociali, ha, la Massoneria tradizionale ancora un suo ruolo da svolgere nell’ambito della società italiana? Lasciamo da parte i clubs o i superclubs di potere politico e finanziario che interessano cerchie ristrettissime di persone. Il termine massoneria, per circoli di tal genere, è solo indicativo. Si potrebbe usare anche la parola “mafia”. Tuttavia, questi circoli, se esistono, sono, a mio avviso, unica fonte di legittimità. Il Parlamento deve rivendicare tutte le prerogative e le competenze che gli spettano. Il Parlamento deve adeguarsi a poter e a saper svolgere tutte le attività che gli competono. Perché, ad esempio, tu, Licio, non ti candidi al Parlamento? In quella sede, la tua voce si legittima.
Tornando alla Massoneria, è necessario un referendum tra tutti gli iscritti. Questi, con votaziore democratica, devono nominare i loro rappresentanti ad un “Assemblea generale straordinaria ” per definire la nuova carta della Massoneria di oggi, partendo dalla carta fondamentale di questo Stato, cioè della Costituzione repubblicana.
Tutto ciò che è al di fuori di questa attività, anche quella ordinaria di oggi, può essere inficiato per manifesta illegittimità. Le mie, come vedi, sono osservazioni di costanza, tanto più , a mio avviso, che i tempi incalzano. Il vero dopoguerra, Licio, incomincia oggi: la società italiana deve rispondere a tutti i suoi interrogativi e risolvere tutti i suoi problemi.
Il tempo delle “trovate” e delle gherminelle forse, per buona sorte, potrebbe essere finito, speriamo per sempre. Intanto, per incominciare, tu, non continuare a difendere i “crociani” e assimilati, nel tempo.

Ti prego gradire i miei cordiali saluti.

N. Falde
Atti commissione parlamentare di inchiesta sulla P2 – Vol 3 Tomo IV parte 2 pag 453

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