Le morti misteriose – Massimo Teodori “La controstoria”

Nel nostro paese ormai da molti anni l’eliminazione individuale è divenuta mezzo normale di soluzione di conflitti. La storia italiana dell’ultimo quindicennio non è solo punteggiata dalle stragi dal terrorismo e dalla grande criminalità organizzata ma anche da delitti individuali centrati usati nella lotta per il potere, la cui soluzione nella maggior parte dei casi è rimasta volutamente irrisolta. Le morti elencate in questa appendice assassini, suicidi , incidenti sono misteriose, nel senso che o non si conosce l’assassino e il mandante, o vi è stata una veloce rubricazione come suicidi nonostante vistose contraddizioni, o vi è stato deliberato rifiuto di indagare sulle modalità dell’incidente. L’elenco dei personaggi uccisi si riferisce all’ambito P2. Ciò non significa che la loggia P2 abbia ucciso o sia stata il mandante dei delitti ma solo che la morte di ciascun personaggio si inserisce, direttamente o indirettamente, in una trama nella quale ha attivamente operato la P2 o alcuni suoi autorevoli esponenti. Seguendo una tipologia ormai consolidata, l’origine delle morti può essere ricondotta a una di queste due categorie: o per eliminare un concorrente in una qualche situazione di potere o per far tacere per sempre qualcuno a conoscenza di pericolose informazioni occulte.

Alcune vicende sono assai note: quelle del colonnello dei servizi segreti Rocca, del giornalista Pecorelli e del banchiere Calvi. Ma l’elenco delle eliminazioni individuali centrate nell’arco di un quinquennio è molto più esteso: le schede contenute in questa appendice sono solo una parte di una lista che potrebbe essere più lunga. Dunque, l’eliminazione fisica è divenuta parte della cultura di potere italiana, forse l’unica, in questo grado, fra i paesi democratici dell’Occidente. Lo strumento dell’assassinio è usato con frequenza non solo nel mondo militare e dei servizi segreti, nei rapporti fra malavita e manovalanza terroristica, ma anche sempre più diffusamente nei grandi casi nazionali di malaffare finanziario e politico come quelli Sindona, Cirillo, Calvi…

La P2 è stata anche questo: il terreno di coltura su cui si è potuta sviluppare la cultura dell’eliminazione centrata individuale. Ecco una serie di morti misteriose.

Danilo Abbruciati (caso Calvi e malavita)
Esponente di rilievo della malavita romana, viene ucciso il 27 aprile 1982 da una guardia giurata dopo che ha sparato a Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano. Non si conoscono i motivi per cui il boss della malavita romana si sia inserito in un affare riguardante la banca di Calvi. Legato a Flavio Carboni, a Domenico Balducci e a Ernesto Diotallevi che portò a Calvi il passaporto falsificato intestato a Gian Roberto Calvini . Era stato implicato nei sequestri della banda dei marsigliesi, in particolare in quelli di Bulgari, Ortolani (figlio di Umberto) e D’Alessio.

Vito Alecci (Esercito e P2)
Il colonnello dell’Esercito Vito Alecci muore suicida nel catanese il 3 marzo 1985. Aveva vissuto per un lungo periodo con Nara Lazzerini, la segretaria di Licio Gelli che aveva assistito per cinque anni agli incontri del venerabile all’Hotel Excelsior di Roma. Il suicidio del colonnello, che era un vecchio iscritto alla P2, per la Lazzerini è un omicidio bell’e buono da far risalire senza esitazione alla Loggia.

Giorgio Ambrosoli (caso Sindona)
Nominato nel 1974 commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ricostruisce con un intenso lavoro di cinque anni gli imbrogli che sono all’origine del crack Sindona. Si oppone decisamente alla sistemazione del dissesto sindoniano per cui lavorano alacremente i piduisti Gelli, Ortolani, Stammati e Memmo, auspice Giulio Andreotti. Dopo mesi di minacce, viene assassinato il 12 luglio 1979 sotto il portone della sua casa. L’indomani avrebbe dovuto testimoniare per i giudici americani sul dissesto in Usa della sindoniana Franklin National Bank. L’esecutore del delitto è identificato in William J. Aricò detto Billy lo sterminatore , e il mandante, secondo l’incriminazione della magistratura italiana, è Michele Sindona (P2)

Antonino Anzà (militari)
Nell’estate del 1977 erano previsti gli avvicendamenti al vertice degli stati maggiori dell’Esercito e della Difesa. A turbare ulteriormente un clima già teso dalle faide interne intervengono in agosto due fatti clamorosi, le dimissioni da comandante dell’Arma del generale Enrico Mino e la fuga di Kappler dall’ospedale militare del Celio. Il comandante dei CC ritira poco dopo le sue dimissioni e sull’onda dell’emozione per Kappler, rafforza la sua posizione all’interno dell’Arma. Sul fronte degli stati maggiori, intorno a ferragosto, un terzo fatto aumenta lo sconcerto: il 12 agosto uno dei concorrenti alla carica di capo di stato maggiore dell’Esercito, il gen. Antonino Anzà, viene trovato morto per un colpo di arma da fuoco nella sua casa romana. La tesi del suicidio, prontamente resa ufficiale, contraddice numerosi elementi di fatto. Tutta la stampa scrive che il suicida si era sparato poco dopo essersi cucinato, senza consumarla, una rapida colazione. Pochi giorni prima, in Sicilia, un collaboratore di Anzà, il colonnello Giansante comandante dei CC di Messina, si era anch’egli suicidato. Il comandante dei carabinieri, generale Mino apparteneva come hanno testimoniato in molti, allo stretto gruppo, gelliano e così alcuni dei pretendenti alla sua successione.

William Joseph Aricò (caso Sindona)
Il presunto assassino dell’avvocato Ambrosoli muore il 19 febbraio 1984 nel carcere di Manhattan, il Metropolitan Correctional Center, tentando una disperata evasione. Secondo la ricostruzione della direzione del carcere, Aricò insieme al suo compagno di cella, dopo aver segato le sbarre si sarebbe calato dal nono piano con lenzuola annodate. Viene trovato cadavere su una terrazza del carcere: il giorno dopo si sarebbe dovuto presentare al tribunale di Brooklyn per il procedimento di estradizione in Italia. Era stato arrestato nel giugno 1982 a Philadelphia.

William Joseph Aricò

Domenico Balducci (caso Calvi e malavita)
Esponente di rilievo della malavita romana, viene ucciso il 17 ottobre 1981 davanti al cancello della sua villa. Amico di Pazienza e finanziatore di Carboni, entra attraverso i due faccendieri nelle tormentate vicende dell’ultimo anno di vita del banchiere della P2. Proprietario di una villa in Sardegna in cui si sarebbe dovuto recare Calvi durante la vacanza organizzata da Pazienza nell’estate del 1981.

Albert Bergamelli (malavita e P2)
Quando lo arrestano nel marzo 1976 dichiara: «Qualcuno mi ha tradito ma si ricordi che sono protetto da una “grande famiglia” ». Fino ad allora era noto come feroce rapinatore e capo, insieme a Berenguer e Bellicini, di una banda di sequestratori.E dopo il suo arresto che il pubblico ministero Vittorio Occorsio comincia a trovare riscontri a un’ipotesi di connessioni fra la banda dei marsigliesi , il terrorismo nero e la loggia P2 (la grande famiglia ). Dopo alcuni anni, Bergamelli, detenuto nel carcere di Ascoli Piceno, stabilisce ottimi rapporti con Cutolo. Bergamelli viene ucciso in carcere nel settembre 1982, a poco più di un anno di distanza dal caso Cirillo e sei mesi dopo il delitto Semerari. L’assassino di Bergamelli si chiama Paolo Dongo, un detenuto comune politicizzatosi in carcere e divenuto seguace della frazione brigatista capeggiata da Giovanni Senzani.

Ermanno Buzzi (neri e P2)
Accusato per la strage di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974, viene strangolato nel carcere di Novara da Pier Luigi Concutelli, assassino del giudice Occorsio, nell’estate del 1981. Questo delitto non impedisce al ministro della Giustizia Mino Martinazzoli di trasferire nello stesso carcere Carmine Palladino che subisce la stessa sorte.

Roberto Calvi
La morte del banchiere della P2 il 17 giugno 1982 è stata analizzata, oltre che dai giudici inglesi, da una moltitudine di articoli e inchieste nella stampa italiana. Eppure tutti gli interrogativi sulla sua fine a Blackfriars Bridge sono rimasti senza risposta. Certo è che la sua fine è legata agli intrighi della finanza speculativa nazionale e internazionale di cui il sistema piduista era partecipe. Gelli e Ortolani, insieme a Pazienza e ad altri, sono stati incriminati per il crack dell’Ambrosiano. Nonostante che il tribunale di Londra abbia ratificato in prima istanza il suicidio, pochissimi sono coloro che hanno creduto a questa tesi assolutamente improbabile.

Body of Roberto Calvi

Maria Fiorella Carraro (caso Cirillo)
Il suicidio del 1° aprile 1982 della segretaria di Aldo Semerari, che avviene contemporaneamente alla scomparsa del criminologo, mentre infuria la polemica per il falso documento sul caso Cirillo pubblicato dall’Unità , lascia sconcertati per alcuni particolari inverosimili. Un’altra collaboratrice del criminologo, Luisa Barlesi, dichiara al magistrato di non credere al suicidio della Carraro che, poco prima della sua morte, aveva dato a vedere di essere tutt’altro che depressa. La stessa arma rinvenuta accanto al corpo, una 357 Magnum, contribuisce ad aumentare i dubbi degli inquirenti, così come la ricostruzione degli ultimi movimenti della donna nel suo appartamento. Il caso viene rapidamente archiviato come suicidio .

Vincenzo Casillo (caso Cirillo)
Il luogotenente di Cutolo è uno dei principali protagonisti del caso Cirillo . Entra ed esce a suo piacimento dal carcere di Ascoli Piceno per condurre la trattativa fra SISMI, camorra, Brigate Rosse e inviati della DC. Un anno e mezzo dopo la liberazione di Cirillo, quando il ìcaso esplode nella stampa, il 29 gennaio 1983 il camorrista salta in aria mettendo in moto un’automobile imbottita di dinamite. Casillo aveva avuto a che fare con il gruppo SISMI diretto da Pietro Musumeci (P2). Al momento della sua morte è latitante: l’esplosione avviene nei pressi del suo nascondiglio di Primavalle a Roma a poca distanza dalla sede del SISMI.

Augusto Ciferri (M.Fo.Biali)
E’ il maresciallo del SID incaricato di effettuare le intercettazioni telefoniche che sono alla base del fascicolo M.Fo. Biali. In seguito all’apertura di un’inchiesta sulla sparizione del fascicolo, il colonnello Demetrio Cogliandro, responsabile del fascicolo, dichiara al magistrato che Ciferri non gli consegnò mai le bobine delle intercettazioni all’origine del dossier ma solo appunti. Due giorni dopo, il 12 ottobre 1979, Ciferri muore finendo contro un albero in un incidente inspiegabile date le condizioni normali della strada e del tempo. Nessuno pensa a fare l’autopsia. Ciferri era l’uomo chiave per l’attendibilità del fascicolo M.Fo.Biali riguardante il generale Giudice (P2) e il generale Lo Prete (P2), il contrabbando del petrolio e l’attività degli uomini del SID, Maletti e Viezzer, tutti della P2. Ciferri conosceva anche Pecorelli (P2) che aveva pubblicato a puntate su OP il dossier M.Fo.Biali.

Graziella Corrocher (caso Calvi)
La segretaria di Calvi si uccide nel pomeriggio del 17 giugno 1982 poco dopo che il consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano ha deciso di privare il presidente dei suoi poteri e di chiedere alla Banca d’Italia il commissariamento. La morte della Corrocher, che lascia sul suo tavolo un biglietto in cui esprime profonda delusione per il comportamento del suo presidente, precede di poche ore quella di Calvi.

Salvatore Florio (Guardia di Finanza e P2)
Il colonnello Salvatore Florio è l’ufficiale della Guardia di Finanza che attiva le indagini su Gelli come responsabile dell’Ufficio I a cui sono dovute tre informative sul capo della P2 nella primavera 1974. Con l’assunzione del comando del corpo da parte del gen. Raffaele Giudice (P2) nell’agosto 1974, il colonnello Florio viene subito trasferito e fatto segno a una campagna diffamatoria attraverso numerose lettere anonime inviate ai suoi superiori. Dopo due anni a Genova, nel 1977 Florio viene mandato a dirigere la scuola sottufficiali di Ostia. Nel luglio ’78 riceve un’ispezione del generale Giudice e fra i due ufficiali vi è un duro scontro di fronte a testimoni. Nei giorni seguenti il colonnello, durante un viaggio in Veneto muore in un incidente stradale dalla meccanica inspiegabile. La sua macchina, guidata da un autista perfettamente riposato, dopo una serie di sbandate si schianta contro il guard rail dell’autostrada. Vengono ufficialmente avanzati sospetti di sabotaggio. Alla famiglia non viene restituita la borsa portadocumenti che il colonnello aveva con sé e dalla sua cassaforte spariscono alcuni dossier col timbro riservatissimo , uno dei quali intestato al generale Giudice. La moglie testimonia in tribunale sulle persecuzioni subite dal marito da parte del gruppo piduista.

Boris Giuliano (mafia e finanza occulta)
Il capo della squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano viene ucciso in un bar il 21 luglio 1979, dieci giorni dopo ii delitto Ambrosoli. L’avvocato Giuseppe Melzi, legale dei piccoli azionisti delle banche di Sindona, ha parlato di un incontro avvenuto verso la metà di giugno 1979 fra Giuliano e il liquidatore della Banca Privata, Ambrosoli. E’ certo che sia l’avvocato Ambrosoli, ricostruendo i giri di denaro delle banche sindoniane, sia il commissario di Palermo, indagando sui percorsi dei denari mafiosi, si sono trovati di fronte al problema del riciclaggio del denaro sporco e ai circuiti finanziari nazionali e internazionali di carattere occulto.

Salvatore Imperatrice (caso Cirillo)
Elemento della Nuova Camorra Organizzata che partecipa alle trattative per la liberazione di Cirillo come accompagnatore di Casillo. Arrestato quattro giorni dopo il rilascio di Cirillo, sembra che in carcere gli sia stata affidata una cassa di documenti sull’affare e sulla trattativa con servizi segreti BR e DC. Viene trovato suicidato nel carcere di Avellino l’11 marzo 1985, dopo che era sopravvissuto ad una fuga da una caserma dei carabinieri nell’ottobre ’84 e ad una serie di coabitazioni forzate in celle con un gruppo di noti killer delle carceri quali Concutelli, Medda, Tuti e Andraous.

Giovanna Matarazzo (caso Cirillo)
Compagna di Vincenzo Casillo, a conoscenza di tutte le vicende del caso Cirillo raccontatele dal luogotenente di Cutolo. Si allontana da Roma dopo la morte del camorrista e viene data per morta tre mesi dopo. Il 2 febbraio 1984, con il ritrovamento di un cadavere sconosciuto, le viene attribuito quel corpo con la dichiarazione di una morte presumibile.

Enrico Mino (militari)
Il nome del generale Enrico Mino non figura negli elenchi di Castiglion Fibocchi anche se negli atti della commissione d’inchiesta in più occasioni egli viene definito uomo vicino a Gelli e a Pecorelli. Ne parlano in questo senso l’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone, in un memoriale inviato alla commissione, e il capitano Antonio Labruna, in un interrogatorio al giudice Sica. Sicuramente, durante il suo comando dell’Arma, Mino entra in conflitto con alti ufficiali dei Carabinieri, in particolare con il generale Arnaldo Ferrara e con l’allora colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa. Per tutta la durata del suo comando si protrasse quel clima di profonde divisioni e di scontro fra gruppi contrapposti, terreno d’incubazione su cui ha prosperato il sistema di potere e di ricatto della P2.

Nel momento più delicato del conflitto interno all’Arma, e in coincidenza con le polemiche sulla fuga di Kappler, Mino perde la vita nel novembre ’77 precipitando con un elicottero durante un viaggio di ispezione nel Sud. I dubbi sulla natura dell’incidente furono rafforzati dalle polemiche ancora in corso sul misterioso suicidio del generale Anzà e su quello del colonnello Giansante. Con Mino muoiono il comandante del gruppo CC di Catanzaro e altri ufficiali dei comandi in Calabria.

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Vittorio Occorsio (malavita e P2)
Il magistrato viene ucciso a raffiche di mitra il 10 luglio 1976: l’omicidio è rivendicato da Ordine Nero . Occorsio si stava occupando di sequestri di persona. A Roma erano stati sequestrati il figlio di Umberto Ortolani (P2), il re del caffè Alfredo Danesi (P2), e Giovanni Bulgari che aveva il negozio in via Condotti sotto la sede della P2. Il segretario della loggia P2, avvocato Gianantonio Minghelli, era stato incriminato, anche se poi prosciolto, per legami con la banda dei marsigliesi. Il giorno prima di essere ucciso il magistrato aveva parlato con un giornalista della coincidenza fra il totale delle cifre dei riscatti delle bande e il costo della sede della costituenda organizzazione internazionale della P2, l’ONPAM, capeggiata da Licio Gelli. Nel covo dove viene successivamente arrestato Pier Luigi Concutelli, esecutore materiale del delitto, la polizia trova banconote provenienti dal riscatto dei sequestri della banda dei marsigliesi e piani per l’evasione di Albert Bergamelli.

Carmine Palladino (neri e P2)
Luogotenente fin dal 1962 di Stefano Delle Chiaie, dopo un periodo di lontananza dalla milizia politica, viene nuovamente arrestato nell’ambito delle indagini sulla strage della stazione di Bologna. Il 12 agosto 1982 viene strangolato nel carcere di Novara da Pier Luigi Concutelli, assassino del giudice Vittorio Occorsio. Dopo il suo arresto, Palladino aveva dato segni di disponibilità a collaborare con i giudici. I rapporti con Concutelli e Delle Chiaie vengono ribaditi successivamente da alcuni pentiti dell’estrema destra. Gli inquirenti hanno riaperto le indagini sull’omicidio Occorsio. Sembra che Delle Chiaie abbia armato la mano di Concutelli con il mitra Ingram che venne usato per l’assassinio del magistrato.

Mino Pecorelli
Il giornalista, membro della P2, è con la sua agenzia OP al centro dell’informazione su tante vicende di malaffare della Repubblica negli anni Settanta. Gran parte del giro di relazioni, di amicizie e inimicizie di Pecorelli sono in ambito P2 oltre che fra i servizi segreti e fra gli uomini politici che se ne servono.  Viene assassinato il 20 marzo 1979. Negli ultimi mesi aveva affrontato su OP alcuni temi particolarmente pericolosi: il passato di Licio Gelli (P2); il contrabbando di petroli e le responsabilità dei generali Giudice e Lo Prete della Guardia di Finanza (P2); gli assegni per alcuni miliardi in riferimento al presidente Andreotti. Due giorni dopo l’assassinio, nell’agenda del giornalista era previsto un incontro con il capo della P2.

Renzo Rocca (servizi segreti)
Fedelissimo del generale De Lorenzo, insediato fino al giugno 1967 alla direzione dell’Ufficio REI (Ricerche economiche e industriali) del SIFAR, il colonnello Renzo Rocca è forse il primo e certamente il più importante della lunga lista degli oscuri suicidi fra gli alti gradi dell’esercito.
Messo in pensione dal capo di stato maggiore della Difesa, gen. Aloja, pochi mesi dopo, nel febbraio 1968, il colonnello apre un ufficio a Roma, formalmente intestato alla Fiat. Il personale che collabora con Rocca proviene tutto dal SIFAR. La sera del 27 giugno 1968 Rocca viene trovato morto nel suo ufficio, si sostiene per un colpo di pistola alla tempia. Il locale viene immediatamente perquisito dal SID, anzi, vi sono due gruppi di ufficiali dei servizi che si recano precipitosamente in via Barberini poco dopo la morte del colonnello. Tre ufficiali sono mandati dal Centro di controspionaggio di Roma, un altro, un colonnello, inviato dal capo dell’ufficio D, generale Viola. Dopo di loro arriva anche un funzionario della divisione Affari Riservati del ministero dell’Interno e, buon ultimo, giunge un semplice commissario che avvisa il magistrato di turno. Questi, appena arrivato, non comprende subito che i precedenti visitatori hanno svuotato i capaci archivi delle quattro stanze dell’ufficio. Qualcosa comunque il sostituto procuratore Ottorino Pesce porterà a palazzo di Giustizia, ma non riuscirà a consultare nemmeno quei pochi documenti perché il procuratore generale di Roma, Ugo Guarnera, su sollecitazione del capo del SID, ammiraglio Henke, finirà per togliergli l’inchiesta che viene affidata al magistrato Ernesto Cudillo, il quale archivierà il caso come suicidio e restituirà al SID le carte sequestrate.

Luciano Rossi (Guardia di finanza e P2)
E’ il capitano della Guardia di Finanza che nel marzo 1974 redige un’informativa su Licio Gelli nell’ambito dell’Ufficio I diretto dal colonnello Salvatore Florio. Con la nomina da parte di Andreotti e Tanassi del generale Giudice (P2) alla testa della Guardia di finanza, viene allontanato dal servizio informativo e va incontro a numerose traversie, analogamente al colonnello Florio. Muore il 5 giugno 1981 con un colpo di pistola alla tempia dopo essere stato interrogato nei giorni precedenti circa l’informativa su Gelli che aveva redatto nel 1974. Non era ammalato, non aveva motivi per suicidarsi e aveva adottato poco tempo prima un bambino. Riferiscono, alla sua morte, che aveva confidato ad amici di essere preoccupato per il suo coinvolgimento nella vicenda della P2, poiché Gelli lo aveva avvicinato, dopo l’informativa, minacciandolo.

Aldo Semerari (servizi segreti, camorra e caso Cirillo )
Viene trovato decapitato il 1° aprile 1982 ad Ottaviano, patria di Cutolo. Notissimo criminologo, viene arrestato il 28 agosto 1980 per associazione sovversiva nell’ambito delle indagini sulla strage della stazione di Bologna. I fascisti pentiti lo qualificano nelle deposizioni come un elemento di spicco del vertice dei gruppi neri clandestini negli anni in cui sono a contatto con Gelli e con altri elementi della P2. E’ stato recentemente svelato che Semerari, fratello massone di Palazzo Giustiniani, oltre ai rapporti con la criminalità organizzata con i terroristi neri e con le varie famiglie camorristiche, in realtà collaborava strettamente con i servizi segreti, il SISMI e il SISDE. Prima di essere ucciso ha cercato la protezione del SISMI attraverso l’avvocato Renato Era e il colonnello Demetrio Cogliandro. La sua morte deve essere messa in relazione con il caso Cirillo e l’intreccio BR Servizi segreti camorra. Nei giorni precedenti l’assassinio, scrisse una lettera rivendicando la paternità di un documento falso pubblicato da l’Unità sui responsabili delle trattative.

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